Settembre 30, 2007
Per una volta pubblico una notizia seria. Si capisce che è tale perchè non l’ho scritta io, ma il mio amico Giovanni Certomà. E vale proprio la pena di leggerla!

«Gebresilassie è il nuovo detentore del record del mondo di Maratona
L’atleta etìope ha sempre avuta la consapevolezza di poter abbassare il primato di 2h04’55” fatto nel 2003 a Berlino da Paul Tergat. Nel corso dei vari tentativi GebRESILASSIE ha sempre incontrato degli imprevisti che gli avevano impedito il raggiungimento dell’obiettivo. Finalmente, preannunciandolo alla vigilia, proprio a Berlino, alla sua 34esima edizione, con circa 40000 partecipanti, GebRESILASSIE ha corso la distanza in 2H04’26”, esprimendosi questa volta come lui avrebbe voluto e, per quanto ha dimostrato, di poter essere al momento il maratoneta in grado di poter abbattare il muro delle 2h04»
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Settembre 30, 2007

Per il secondo anno consecutivo, Paolo Bettini è campione del mondo di ciclismo. Grandissima la sua impresa odierna che restituisce un’immagine positiva del ciclismo sempre più inquinato dagli scandali legati al doping.
Poco fa, alla Domenica Sportiva, si lascia andare a una battuta “politicamente non corretta” che lo rende più vero, più autentico, più uomo. «Finora avete parlato di una partita di calcio che dura 90 minuti, ma noi oggi abbiamo corso per sette ore». Insomma, l’orgoglio di praticare uno sport tra i più duri al mondo, le cui gesta atletiche costano una fatica che è sicuramente superiore a quella di altri sport più celebrati, calcio compreso.
Grazie campione. Grazie toscanaccio impenitente e senza peli sulla lingua. Il mondo, e non solo quello dello sport, ha bisogno di gente come te!
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Settembre 30, 2007

Ho appena finito di vedere il derby della Mole. A onor del vero, sono riuscito ad assistere soltanto al secondo tempo. Ora la mia squadra è sola al secondo posto in classifica, solo un punto in meno della multimiliardaria Inter di Moratti e 6 in più del Milan di Berlusconi. Insomma, questa Juve operaia non finisce di stupire. Gioca una partita grintosissima “alla Toro”, appunto e vince con un goal di Trezeguet nei minuti di recupero. Il francoargentino non è nuovo a queste imprese, e nel 2000 con la maglia della Francia, diede a noi italiani un gran dispiacere agli europei di Belgio e Olanda. Grandissimo attaccante che per fortuna è rimasto in bianconero. Il punto è che questa sera non mi va proprio di esultare. Forse non meritavamo la vittoria. E non mi riferisco all’azione del goal, convalidato dopo qualche dubbio di telecronisti, moviolisti ed ermeneuti del gioco del calcio (sarà fuorigioco o no?). Mi riferisco ai deprecabilisissimi incidenti scoppiati tra pseudo tifosi nel prepartita, ma soprattutto allo svolgimento della gara, nella quale il Torino ha offerto un mirabile esempio di quello che dev’essere il gioco del calcio : grinta, cuore, determinazione. Senza fronzoli, senza opportunismi. Le telecamere di Sky hanno regalato alla nostra visione il portiere granata Sereni abbracciare ugualmente i propri compagni dopo la partita. Questi ragazzi hanno dimostrato di meritare il plauso degli amanti del calcio e di essere degni della gloriosa maglia granata. Trovo altresì di pessimo gusto vedere i giocatori bianconeri saltare sotto la curva al grido di «chi non salta è un granata». E’ bella la simbiosi squadra-pubblico, ma dopo una partita giocata con questo spirito, avrei preferito vedere strette di mano e scambio di magliette tra calciatori. Sono sempre più convinto che gli esempi migliori debbano venire dal campo e i giocatori della Juve hanno perso una buona occasione. Bravi e cinici, comunque, fino al 95′. Mi è piaciuto tanto Del Piero, che non era il “solito” Del Piero abulico degli ultimi tempi, ma un bravo ispiratore della manovra d’attacco che ha altresì sfoderato un’inusitata grinta “alla Gattuso”. Non è che sotto la maglia bianconera ne aveva una granata? Scherzi a parte, onore al merito al Torino. Onore al merito al Vecchio Cuore Granata. E la Juve? Esultanza discutibile a parte, penso che debba continuare con questa umiltà. Vedo delle analogie con la prima Juve di Lippi. Ma non diciamolo in giro… 
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Settembre 30, 2007

Oggi è il 30 settembre 2007. Manuele compie tre anni (auguroni biondino dello zio!). Qualche ora fa l’ho visto durante la videochiamata con Skype ed era tutto serio nel suo gilet gessato, come se avvertisse il peso del tempo che passa…
Le emozioni che suscitano i bambini sono indescrivibili, con la loro disarmante imprevedibilità. Finisce anche il primo mese di vita di questo inutile blog. Dopo le prove tecniche di agosto (a proposito, non finirò mai di ringraziare Annalisa per avermi dato l’idea ed avermi insegnati i rudimenti della gestione di un blog) sono partito i primi di settembre solo con l’idea di tenere un diario on line, di gestirlo con toni semiseri e di ironizzare su tutto e su tutti, in primis su me stesso. Con mia grande sorpresa, scopro che circa 1500 volte c’è stata gente che ha visitato il mio blog e ha letto le stupidaggini che scrivo. Roba da arrossire! Ho sentito dire che perfino quest’insignificante diario ha da tempo varcato la soglia degli amici più cari per arrivare sugli schermi di persone insospettabili, che ringrazio sin da ora per l’attenzione dimostratami. Ma sì, solo a pensarci, mi viene in mente un verso di una bellissima canzone di Vasco Rossi, e a pensarci «sorrido e abbasso gli occhi un istante. Poi dico “non credo d’essere così importante”», solo che a differenza della protagonista di “Una canzone per te”, «non dico una bugia» e poi «non scappo via». Sarà che sono cresciuto leggendo “Cuore”, la rivista satirica di Michele Serra e Claudio Sabelli Fioretti, e che ho sempre guardato con ammirazione la Gialappa’s band, il Trio Medusa e tutti quei perdigiorno come me che non riescono proprio a non dire la loro, ma il senso del blog è proprio questo : cazzeggio, trastula, coglionella e chi più ne ha più ne metta.
BUON BLOG A TUTTI! (senza rima…)
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Settembre 29, 2007

Trovo delle grandi analogie nella scelta della classe dirigente di Forza Italia e in quella della parodia del politicante calabrese interpretata magistralmente da Antonio Albanese. Sì, insomma, un pò di pilo non guasta mai, e il Berlusca, da quando esiste il suo partito azienda, non ha mai fatto mistero di preferire una bella immagine a dei contenuti programmatici, che rimangono comunque (ovviamente dal mio punto di vista) scarni, semplici e ovviamente pro domo sua. Il tutto, prestando massima attenzione al ricambio generazionale. E così, è capitato che Ombretta Fumagalli Carulli, forzitaliota della prima ora e soprannominata da Bossi “la nonna di Barbie”, una volta raggiunti gli “anta” sia migrata verso altri lidi politici, sostituita, tra le altre, da Elisabetta Gardini, che dà ancora dei punti alla Prestigiacomo (a proposito, devo ricordarmi di metterla in “ciò che detesto”) e poi dalle varie Mara Carfagna (ex valletta di Mengacci a Retequattro) della situazione. L’ultimo fenomeno del populismo mediatico “Made in Arcore” si chiama Michela Vittoria Brambilla. Quarant’anni ben portati, capelli rossi per non guastare la par condicio interna al partito azienda tra bionde e more e una fabbrichetta di famiglia che produce fil di ferro. Trascorsi da reginetta di bellezza anni ‘80, MVB fonda, su stigma del cavaliere,(lo scrivo minuscolo apposta) i “Circoli della Libertà”, associazioni di giovani imprenditori stanchi dell’eccessiva pressione fiscale e, apparentemente non schierati politicamente, anche se ce l’hanno con Prodi e col governo. Con questa etichetta, che sa di novità, la Brambilla e la sua lingerie conquistano la prima serata televisiva dei talk show politici. Addirittura, MVB millanta la presenza di 5000 circoli presenti in tutto lo Stivale. Un’inchiesta di Diario della settimana (ahimè una delle ultime prima di chiudere bottega) rivela che in realtà il numero dei circoli sul territorio è stato gonfiato a dismisura, specie se pensiamo che a Milano (in tutta la City produttiva) ce ne sono soltanto 8, mentre a Roma (quella “ladrona” e capitale della politica) 12. Insomma, l’ennesimo fenomeno creato a tavolino, come i club Forza Italia messi su in pochi mesi nel 1994. Solo che allora sorsero veramente. Stavolta…mah! A proposito, ma a Casal di Principe, i giovani imprenditori che hanno contestato lo scrittore antimafia Saviano dicendo che «la camorra non esiste», lo avranno fondato già un Circolo della Libertà? Mi informerò…
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Settembre 28, 2007

Da un anno e mezzo, il comune di Siderno è senza difensore civico. L’argomento, qualche mese fa, scatenò una grande bagarre in consiglio comunale, ma poi non se ne fece nulla. Pare, infatti, che il nome che circolava fosse incompatibile con una norma statutaria. Ora, le grandi manovre sono in corso e l’apposita commissione consiliare starebbe risolvendo l’annosa questione. Ma, visto che non c’è ancora nulla di ufficiale, mi permetto anch’io di suggerire, sommessamente, un potenziale ombudsman. Si tratta di Fabio (nella foto), giovane napoletano di 34 anni, bella presenza, automunito e con esperienza specifica nel settore “difesa”. Attualmente lavora in Spagna, ma potrebbe all’uopo liberarsi. Andrà bene?
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Settembre 27, 2007

Quanto sta accadendo in questi giorni in vista delle primarie del Pd, dà il polso di quanto la politica sia amorale, machiavellica, incoerente, inumana. I nemici di ieri diventano amici e sponsor di oggi, e viceversa. L’anomalia calabrese, a questo proposito, è emblematica. Unica regione d’Italia ad avere un solo candidato alla segreteria regionale (Marco Minniti), la situazione calabrese presta il fianco a tutte le possibili contraddizioni : hanno proposto le primarie come il principale strumento di democrazia diretta e invece l’elezione a segretario regionale è un plebiscito! Alla faccia della democrazia. E per l’elezione delle assemblee costituenti regionale e nazionale? Un braccio di ferro tra correnti, nel quale Roma (leggasi ex Botteghe Oscure) preme per rinnovare il gruppo dirigente di matrice diessina e in Calabria, i colonnelli locali, (Peppe Bova e Nicola Adamo in primis) cercano di mantenere il loro territorio, di dimostrare che in Calabria i più forti sono loro e che Roma si dovrà adeguare al responso delle urne calabresi. Per preparare delle primarie vincenti, hanno avviato, diversi mesi prima, una corposa “campagna acquisti”, grazie alla quale candidano nelle loro liste soggetti ritenuti elettoralmente forti, indipendentemente dal contributo che i militanti di sempre hanno fornito. Più di vent’anni fa, Maurizio Ferrini in “Quelli della notte” faceva la parodia del militante tipico del Pci, vittima del centralismo democratico e delle decisioni prese dall’alto. Arrostiva salsicce alla Festa de L’Unità e di fronte alle scelte degli organi federali, ripeteva perplesso : “Non capisco ma mi adeguo”. Evidentemente, i “caporioni” diessini credono che “la base” sia composta da tanti Ferrini che “non capiscono ma si adeguano”. Credo che non sarà più così. In ogni caso, il Partito Democratico in Calabria nasce male, molto male. Un plebiscito per eleggere il segretario regionale, e il trionfo della partitocrazia e delle correnti per l’elezione delle assemblee costitutenti. Altro che politica nuova. Qui stanno rifacendo la Dc!
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Settembre 26, 2007

“Passa correndo lungo la statale, un autotreno carico di sale. Adelante, adelante, c’è un uomo al volante, ha due occhi che sembra un diavolo…”. Vi ricordate questa canzone di Francesco De Gregori? E’ del 1992 e si intitola “Adelante Adelante”. Se guardiamo al periodo storico in cui è stata scritta, capiamo, pur nello stile ermetico del cantautore romano, che descrive il tempo di Tangentopoli, con Di Pietro che assumeva le sembianze del guidatore di un autotreno carico di sale da spargere sulle ferite del sistema politico italiano. Quindici anni dopo, sit in in piazza contro il trasferimento del Pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Ieri scoppiava il bubbone con le tangenti su una casa di riposo, il Pio Albergo Trivulzio. Oggi, è la mancata costruzione di un ecomostro (Europaradiso) a tener banco. Dispiace dover constatare, però, che a distanza di quindici anni, le istanze di giustizia ed equità del popolo degli onesti siano quasi interamente riposte su magistrati, che diventano eroi, giustizieri, idoli in toga. Nel ‘92 si faceva il tifo per Di Pietro e i leghisti (oggi suoi avversari politici) sventolavano le manette in Parlamento; oggi a sostegno del Pm “macho” convergono il gruppo di Aldo Pecora, quello di Beppe Grillo e tanta tanta gente comune. Insomma, viene da pensare che in fondo Tangentopoli non è mai finita. Vuoi per la demonizzazione che i ladruncoli dell’epoca, di oggi e di sempre fecero di quell’azione; vuoi perchè la classe politica non ha saputo rigenerarsi a dovere, se è vero come è vero che la gente ha più fiducia nella magistratura che nella politica, e ritiene giusto che il potere giurisdizionale possa influire su quello politico per contribuire a moralizzarlo, alla faccia della divisione dei poteri come base dello stato moderno teorizzata da Montesquieu già nel ‘700. Già, perchè se Tangentopoli non è mai finita, probabilmente la colpa è da attribuire al fatto che è la Prima Repubblica a non essere mai finita. E allora, tutti in piazza a sostenere Grillo, De Magistris e, perchè no, Woodcock. Personalmente, apprezzo molto il lavoro di De Magistris, e sono con lui. Però, se proprio devo manifestare in piazza a sostegno di un magistrato, preferisco sostenere Nicola Gratteri o il coordinatore della Dda Salvatore Boemi, sempre oggetto di minacce di morte da parte della ‘ndrangheta. Sono uomini con le palle che sanno, soprattutto Gratteri, che serve una rivoluzione culturale per estirpare il fenomeno mafioso dalla Calabria, partendo dalle scuole, dai libri, dalle forme di arte e creatività. A memoria mia, nessuno ha mai manifestato in Calabria e favore di un magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia. Sarebbe un bel segno dei tempi che cambiano. E un modo di apprezzare il loro lavoro quando sono nel pieno della loro carriera,non solo se diventano eroi.
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Settembre 25, 2007

Sui giornali di oggi sono uscite le liste per le elezioni degli organismi nazionali e regionali del nascente Partito Democratico. La parola “primarie” mi fa venire in mente il 16 ottobre del 2005, quando fummo chiamati a decretare Romano Prodi leader del Centrosinistra in vista delle elezioni del 2006. A parte il tragico epilogo di quella giornata, ovvero l’omicidio Fortugno (del quale pubblicherò presto in “scritti mitici” un articolo uscito sullo speciale di Calabria Ora del 16 ottobre 2006) il ricordo di quell’evento era quello di una giornata di festa. La legittimazione popolare di Prodi a leader dell’Unione, infatti, era scontata. Quel che ricordo con maggiore gioia, infatti, furono le lunghe file nel seggio che presidiavo (allora ero nel pieno della mia breve e insignificante militanza politica) di gente che non ne poteva più di Berlusconi e dei suoi intrallazzi, dei suoi conflitti di interesse mai sanati, della politica fiscale a favore delle classi più abbienti, dei condoni che favorivano i furbetti e i disonesti. Insomma, quella gente era lì per cambiare l’Italia e votare alle primarie dell’Unione era una sorta di “prova generale” in vista delle elezioni della primavera, che tutti credevamo trionfali. Lungi da me compiere valutazioni sui risultati di un anno e mezzo di governo. Men che meno parlare di aspettative deluse e risultati raggiunti. Lascio questo compito ai Giovanni Sartori del caso. Certo è, che quell’atmosfera, quell’entusiasmo delle primarie del 16 ottobre del 2005, difficilmente torneranno. Se guardiamo alla fase preparatoria alle primarie del Pd, specialmente in Calabria, notiamo contrasti sulle candidature a segretario regionale, delle quali molte sono state presentate e sbandierate, per poi essere ritirate, e una infinita partita a Risiko sulla composizione delle sette-otto liste per le elezioni degli organismi territoriali. Insomma, con un solo candidato a segretario regionale (Marco Minniti) e una pluralità di liste, sembra che l’unico significato da dare alle primarie del Pd sia quello di capire quale peso politico all’interno del costituendo partito, avranno i singoli gruppi che fanno capo ad altrettante personalità politiche. Insomma, una lotta intestina per chi conterà di più all’interno del Pd. E questa sarebbe la più grande novità politica della storia d’Italia? Questo servirebbe a riavvicinare i delusi alla politica, restituendo loro l’entasiasmo ormai sopito dopo la politica del governo Prodi, costretta a limitare la sua azione politica per rispettare il Patto di stabilità, i parametri di Maastricht e i richiami della Banca Centrale Europea? Così facendo, il Pd riconquisterà il cuore dei progressisti italiani? Ma va là! Non vi lamentate, poi, quando Grillo riempe le piazze!
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Settembre 23, 2007

Una Juve operaia. Quasi un ossimoro per questa squadra e soprattutto per la società il cui nome è da sempre sinonimo di nobiltà. Eppure, la squadra che oggi ha strappato un prezioso quanto non totalmente meritato pareggio sul campo della squadra più forte del campionato, piace proprio per questo. Sono lontani i tempi della triade e degli acquisti stratosferici. Ora c’è solo spazio per chi ha i coglioni e li tira fuori, per chi ha voglia di emergere e per chi vuole dimostrare al mondo intero di non essere un campione finito. Certo, la difesa è tutt’altro che impenetrabile e lo si è visto in occasione delle due reti messe a segno dall’odioso pupone, ma quando c’è il carattere c’è molto. Claudio Ranieri è un grande allenatore e lo sa. Ha messo in campo una squadra a trazione anteriore, priva del suo giocatore dotato di maggiore fantasia, Camoranesi. E quindi, a parte i “soliti” campioni Buffon, Nedved, Trezeguet e un Del Piero in netto declino, che a mio modesto avviso deve rendersi conto che non è uno scandalo se qualche volta dovesse iniziare la partita dalla panchina, è stato il trionfo dei gregari, del sempiterno Birindelli, del settepolmoni Cristiano Zanetti, di Chiellini, dei giovani scalpitanti Nocerino e Palladino e soprattutto di Vincenzo Iaquinta da Crotone, colui che se Del Piero avesse realizzato il rigore concesso a inizio ripresa, sarebbe stato il match winner. Era dai tempi di Ravanelli che non si vedeva un giocatore così. Quando si ricomincia un ciclo, non servono nomi altisonanti e campioni capricciosi come Ibrahimovic. Ci vuole gente motivata, che lotta fino all’ultimo e fino alla fine crede nella possibilità di cambiare le sorti di una gara che sembrava irrimediabilmente compromessa. Il suo goal è da antologia. Ma quel che mi è piaciuto di più, sono state le sue corse disperate lungo tutto il fronte offensivo, alla ricerca (spesso vana) di spazi e, perchè no, quell’esultanza incontenibile davanti ai propri tifosi. L’anno scorso, Marcello Lippi ha dimostrato che di calcio ne capisce più di me (bella scoperta) preferendolo a Lucarelli nella scelta dei 23 da portare in Germania. Io tifavo per il livornese. La storia, quella dei mondiali, ha dimostrato che il buon Marcello aveva ragione. Ora comincia un’altra storia, forse più affascinante. Quella di una Juve che risorge dalle ceneri di una cattiva gestione e ritrova carattere, determinazione e di nuovo voglia di vincere. E il simbolo di questa squadra è Vincenzo Iaquinta da Crotone. Uno che parte dalla panchina e non si lamenta mai. Un campione del mondo che ha tutta la voglia di diventare campione d’Italia, con una squadra sulla quale pochi sarebbero pronti a scommettere. Lui no. Lui ci crede.
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