
Questa è davvero una brutta notizia per il (piccolo) mondo dell’informazione di qualità. Diario della settimana, il periodico diretto da Enrico Deaglio, chiude i battenti. Avevo letto la notizia qualche giorno fa su Calabria Ora, e l’amica Maria Teresa mi ha appena inviato una mail per informarmi di quanto accaduto. Credo che una come lei, che nel mondo della cultura e dell’informazione di qualità ci lavora, sia rimasta male almeno quanto me. Ricordo che fui tra i testimoni dell’inizio della rivista, undici anni fa. Col tempo migliorò, ma fu sempre più difficile trovarla in edicola, soprattutto con una certa regolarità. Sono onesto, negli anni me ne dimenticai. Poi la ritrovai nella sala d’attesa dello studio di un avvocato. Rimasi affascinato dalle sue “inchieste vecchio stile”, lunghe, coinvolgenti e dettagliate. La rivista non conteneva pubblicità, e questo la rendeva unica. La scommessa iniziale, quella di creare una rivista di “buona lettura” era stata vinta, eccome. Decisi di abbonarmi all’inizio di quest’anno, sicuro che una sua lettura attenta ogni settimana, mi avrebbe insegnato qualcosa e migliorato il mio stile di scrittura. Per la verità, però, la “gustai” poco questa rivista, della quale leggevo solo i pezzi più importanti, per assoluta e cronica mancanza di tempo. Ricordo uno degli ultimi numeri, in cui dopo la strage di Duisburg, dedicarono la copertina ai fratelli Pergola, o quello in cui si svelavano alcuni scomodi retroscena del G8 di Genova, oltre che le numerose rivisitazioni storiche assai interessanti. Sinceramente non credevo che quei numeri che ho conservato gelosamente nel mio comodino, certo che in un futuro neanche troppo remoto avrei trovato il tempo di leggerli e apprezzarli appieno, diventassero ben presto delle rarità, dei numeri da collezione. Ero orgoglioso di essere uno dei due abbonati a Diario dell’intero comprensorio locrideo. Lo scoprii per caso, quando in un unico legaccio arrivarono la mia copia e quella di Margherita Milanesio, sovraintendente ai beni culturali (se ben ricordo…). Ovviamente, recapitai alla Milanesio la copia di sua competenza, tramite una sua collega incontrata e conosciuta per caso a una cena al Blu Tango. La chiusura di Diario è sintomatica di un periodo buio per l’informazione in Italia. Attraverso la lettura della stampa gratuita e le iniziative commerciali delle riviste popolari (assieme ai giornali si compra di tutto : cosmetici, magliette, canotti, materassini ecc.) abbiamo capito che pubblicità non fa rima con qualità e che le buone letture si pagano e andrebbero sostenute, non solo dai lettori, ma anche dagli enti governativi che finanziano qualsiasi foglio che sia organo di partito politico e così via. Deaglio promette che lui e il suo team torneranno presto. Lo spero. E con me tutti quelli che amano le buone letture. A proposito…ma questi quattro mesi di abbonamento pagati e non fruiti? Li perderò? Ma allora è vero che «cù paga avanti, mangia pisci fetenti»..
“Diario” chiude i battenti
Settembre 10, 2007Ci sarà mai giustizia per Carlo Giuliani?
Settembre 10, 2007

Ieri sera, fortunatamente, è ricominciato Blu Notte, il programma di Carlo Lucarelli, in onda ogni domenica sera alle 21 su Rai Tre. Come al solito, la ricostruzione dei fatti è stata illuminante. Tema della puntata il G8 di Genova di sei anni fa, il fallimento del programma di ordine pubblico e la morte violenta di Carlo Giuliani, un ragazzo che era sceso in piazza solo per dire insieme ad altri milioni di ragazzi come lui che un altro mondo era possibile. Immagini agghiaccianti, quelle mostrate dalla Tv. Dalla violenza gratuita dei Black Block, respinti dalla stragrande maggioranza del corteo, a quella bruta delle forze dell’ordine sui manifestanti nella palestra della scuola Diaz. Giovani, anziani, donne, professionisti, studenti. Non delinquenti. Tutti lì a riposare dopo una giornata di caldo torrido passata a manifestare, e tutti lì ad essere picchiati selvaggiamente da esaltati che, nascosti da casco, divisa, giubbotto protettivo e manganello, davano sfogo ai propri istinti più bassi, scandendo slogan truculenti, inneggianti a Hitler e Pinochet. Quel giorno, quindi, carabinieri e polizia non avevano il volto umano del maresciallo Rocca o del commissario Montalbano. Ma lo sguardo poco vivace di un carabiniere ausiliario che spara e uccide e poi con la sua camionetta, passa e ripassa sul cadavere di Carlo Giuliani. E poi lo scaricabarile tra le responsabilità, gli omissis, le dichiarazioni prima rese e poi ritrattate, le calunnie, le armi portate dalle squadracce di poliziotti alla Diaz, per poi dimostrare che erano i manifestanti ad essere armati, le parziali ammissioni di alcuni funzionari di polizia col cuore in mano. I tempi della giustizia in Italia sono lunghi, si sa. Spero che un giorno anche Carlo possa ottenerla. Qui di seguito, c’è il testo di “Piazza Alimonda”, canzone scritta da Francesco Guccini su quei giorni. Un testo che fa riflettere :
Francesco Guccini – “Piazza Alimonda” (dall’album “Ritratti” del 2004)
Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
respiro al largo, verso l’orizzonte.
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale,
d’anima forte.
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
Genova, quella giornata di luglio, d’un caldo torrido
d’Africa nera.
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
Nera o blu l’uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;
facce e scudi da Opliti, l’odio di dentro come una scabbia.
Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane
guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;
una voce spezzava l’urlare estatico dei bambini.
Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.
Uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere d’incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.
Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
Si rompe il tempo e l’attimo, per un istante, resta sospeso,
appeso al buio e al niente, poi l’assurdo video ritorna acceso;
marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite
dissipate e disperse nell’aspro odore della cordite.
Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Per quanti giorni l’odio colpirà ancora a mani piene.
Genova risponde al porto con l’urlo alto delle sirene.
Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
una vita troncata, tutta una vita da immaginare.
Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare,
c’è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.
La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l’onda.
Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.
La “salvia splendens” luccica, copre un’aiuola triangolare,
viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.
Dal bar caffè e grappini, verde un’edicola vende la vita.
Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita
Pubblicato da gianlucalbanese
Pubblicato da gianlucalbanese
