Grillo o non Grillo?
Settembre 13, 2007
Non si è ancora spenta l’eco del “V-day” di qualche giorno fa, quando numerose piazze d’Italia furono festosamente invase dai sostenitori di Beppe Grillo, uniti nell’urlare il proprio disprezzo nei confronti dei politici attuali, specie di quei parlamentari condannati con sentenza passata in giudicato, che siedono sugli scranni di Montecitorio o Palazzo Madama. Nella stessa sede, è stata promossa una raccolta di firme per mandare subito a casa i politici condannati e per fissare un limite massimo a due legislature per tutti i parlamentari, oltre le quali non sarà possibile essere rieletti. Il mondo politico ha discusso parecchio di questi megaraduni. Molti hanno dimostrato attenzione al fenomeno, altri hanno bollato tutto come una trovata demagogica e populista. Se ci fosse stato un raduno dalle mie parti, però, avrei partecipato. In fondo,quelle migliaia di cittadini hanno gridato in piazza quello che, singolarmente, ognuno di noi dice nella vita di tutti i giorni, ed il “vaffanculo” alla “casta” dei politicanti va inteso come un momento di liberazione che però deve diventare qualcosa di duraturo e che possa crescere e tramutarsi in proposta politica. Che poi a promuoverlo sia Beppe Grillo è anche comprensibile : è benestante, famoso e dalle indubbie capacità mediatiche (il suo blog è veramente la Mecca degli scontenti e degli indignati d’Italia), però, in quel momento, quando ci sentiamo delusi dalla politica, siamo tutti Beppe Grillo. Io ho provato a fare politica per più di un anno. Ci ho rimesso tempo, soldi, energie e ora non mi va più di fare politica attiva. Cominciai nel nome degli ideali, dei valori, dei simboli. Scoprii che in fondo era solo questione di voti, incarichi pubblici, federazione. Mi feci anche un sacco di nemici, anche nella mia stessa coalizione, e credo di stare parecchio antipatico a molti, per la mia condotta “politically uncorrect” ma sicuramente genuina e trasparente. Così com’è la politica non si può fare. Se c’è ancora spazio per un movimento civico importante che entri nel ventre molle della politica e contribuisca a migliorarla e purificarla, quindi, ben venga. Anche se l’iniziativa giunge da un comico, che si è guadagnato l’appellativo di “Michael Moore italiano”. C’è bisogno di gente animata da buone intenzioni, anche se “politicamente scorretta”. Di gente che dica che la legge Biagi è stata una gran fregatura, che il precariato non ha creato nuova occupazione, ma soltanto insicurezza sul futuro di tanti giovani che vogliono costruirsi una famiglia e un’avvenire. Che poi il giuslavorista non dovesse fare quella fine, è scontato. Ma un conto è valutare gli effetti negativi di una legge, un conto è oltraggiare la memoria di un defunto. Casini, nella fattispecie, è stato retorico e stucchevole. Ma del resto, lui, parlamentare di lungo corso e convivente della figlia di un magnate del cemento e dell’editoria (Caltagirone possiede, tra l’altro, la Cementir e il Messaggero), che ne sa di lavoro precario e sottopagato?
Pubblicato da gianlucalbanese
