Settembre 14, 2007

Oggi, durante un viaggio in macchina ho ascoltato un album al quale sono molto affezionato. E’ “Parade” degli Spandau Ballet (nella foto). Risale alla metà degli anni ‘80 e contiene alcuni brani di un rock molto raffinato che a distanza di vent’anni e passa, ancora piace. Tra le sue hits, ricordo “I’ll fly for you”, di cui conosco a memoria il testo, “Only when you leave” e “With the pride”. Ma non è dei contenuti musicali che voglio parlare. Ascoltandolo oggi, infatti, mi è venuta in mente la prima volta che ho riprodotto quel suono in un apparecchietto tutto mio. Un mio compagno di scuola, infatti, me lo duplicò in una cassetta Tdk D 46. Tdk è il marchio, “D” il modello (il più semplice di cassetta “al ferro”) e 46 la durata. Già, perchè le misure standard erano 46 minuti, 60, 90 e 120. Ma già in alcuni modelli di walkman le 90 e 120 si rovinavano facilmente, col nastro che veniva “masticato” da testina e capstan. Oggi la musica la si scarica da internet e si ascolta sugli I Pod o su qualsiasi lettore mp3. Il Cd è un supporto magnetico superato, figuriamoci le musicassette e i dischi in vinile! Io però, ai ventenni di oggi voglio raccontare dei dibattiti di vent’anni fa sulla qualità delle cassette vergini. La Tdk andava per la maggiore, seguita dalla Maxell, con le altre, dalle Sony in giù che venivano disdegnate. I più faceti registravano su cassette “al cromo” che costavano un pò di più ma avevano una maggiore fedeltà, mentre i maniaci registravano su cassette “metal” che costavano quasi quanto le originali, ma avevano un’alta fedeltà. Questi valori di fedeltà del suono, ovviamente, sono riferiti agli standard del periodo. Niente di paragonabile ai Cd o ai file mp3 e similari, che hanno livellato verso l’alto la qualità del suono. Allora variava anche la qualità delle cassette originali. Proprio così : la qualità del suono dipendeva dalle case discografiche. E così quelle della Cbs erano incise su nastri al cromo, quelle della Emi privilegiavano i toni acuti e il sound panoramico, quelle della Rca una qualità più normale, mentre quelle di altre case sfigate come la Fonit Cetra, non avevano neanche il dolby sistem, sistema di riduzione del rumore di fondo che funzionava negli apparecchi appositamente dotati. A proposito di apparecchi. Io il primo “stereo” l’ho avuto a 29 anni. Allora, era roba da ricchi o giù di lì e spesso era composto da pezzi di varie marche, con le leggende metropolitane che vantavano le virtù delle piastre Aiwa, dei piatti Technics, e così via. I vecchi dischi in vinile, così fragili e ingombranti, avevano una qualità del suono maggiore rispetto alle cassette, ma per ascoltarli ci voleva lo stereo. Io non ce l’avevo, come detto. Ma in compenso ho avuto diversi walkman, Philips, Sony (il nome commerciale “Walkman” era proprio una prerogativa dell’azienda giapponese) e altre marche minori. Difficilmente ero soddisfatto da uno di loro e ricordo l’incredibile quantità di cuffie acquistate. Roba da ridere oggi, coi minuscoli lettori mp3 che ti permettono di ascoltare ore e ore di musica in poche decine di grammi. Una cosa però la rimpiango : i pomeriggi interi passati ad ascoltare la musica in cuffia, magari sdraiato sul letto. Fu allora che mi feci una “cultura musicale” imparando un sacco di testi a memoria. Oggi ho stereo, lettore mp3, autoradio con cd, computer di ultima generazione ecc. Ma quel gusto di sdraiarmi sul letto, ascoltando una cassetta dall’inizio alla fine (alzi la mano chi non manda avanti senza ascoltare un brano non particolarmente gradito in mp3 o Cd) non l’ho più provato. Allora si gustava tutto di più. Anche fantasticare ad occhi semichiusi su un ingombrante walkman e una musicassetta col nastro che rischiava di “masticarsi” da un momento all’altro. Conservo ancora gelosamente le mie 500 e passa cassette. Ma non le ascolto mai. Un pò per paura che anche lo stereo possa masticarle, un pò perchè non ho tempo. Ma mi mancano tanto.
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Pubblicato da gianlucalbanese
Settembre 14, 2007


Mi rendo conto che l’ultimo che è stato definito in questo modo ha fatto un sacco di danni per un Ventennio e quindi, lungi da me qualsiasi accostamento e comparazione diacronica. La definizione, però, scaturisce dalla Conferenza dei sindaci della Locride presso l’As che ha avuto luogo questa sera a Siderno. La mia impressione (quella che, per intenderci, non posso riportare sul giornale perchè deborderei dai miei doveri di cronista) è quella che delle tre ore di discussione sul problema della sanità della Locride, salvo solo i venti minuti dell’intervento di Pietro Fuda, senatore che non ho mai votato e che sicuramente non rappresenta il mio politico ideale (troppo pragmatico e poco idealista per i miei gusti), ma oggi è stato l’unico a dire cose concrete e in maniera assai chiara. Prima ha rivolto un’interrogazione ai ministri della Sanità e dell’Interno sull’emergenza sanità della Locride e poi le ha cantate al commissario De Luca, che come testimonia la foto, lo ha guardato in cagnesco. «L’As di Locri è stata commissariata per infiltrazioni mafiose. Anche le As di Palmi e Reggio avrebbero dovuto essere commissariate, ma non è stato fatto, perchè l’esempio di Locri ha dimostrato che il commissariamento non produce risultati positivi in termini di servizi sanitari. Non posso sentire da De Luca le stesse lamentele che farebbe un direttore generale dotato di poteri ordinari. I commissari devono essere affiancati da alte professionalità che capiscono di sanità. Voglio un atto concreto che indichi con chiarezza il futuro della sanità nella Locride e non un atto preconfezionato che aspetti solo la firma dell’assessore Lomoro. Quest’atto deve’essere discusso e approvato dai sindaci e dalla comunità locale». Parole schiette, chiare che hanno suscitato gli applausi dei presenti. Peccato per quel richiamo iniziale agli organi di stampa, rei, a suo dire, di aver travisato alcune sue dichiarazioni. Non essendosi spiegato fino in fondo, non so a chi si riferisse. Per quanto mi riguarda, non ricordo di aver mai fatto una cosa del genere e se un giorno dovesse riferirsi a me, saprei cosa rispondergli. Per il resto, le tre ore precedenti non hanno prodotto proposte concrete, men che meno documenti unitari. Solo attribuzioni di responsabilità a chi conveniva e difese del proprio orticello (Caulonia e Monasterace hanno chiesto più attenzione a guardie mediche e abulatori specialistici sul territorio, Locri ha respinto le accuse di aver dato il placet all’attuale atto aziendale e Siderno ha chiesto il ripristino dello status quo ante), o generici richiami ad una sanità di qualità, indipendentemente dall’ubicazione degli ospedali (come il sindaco di Bovalino Zappavigna) e pareri personali di sindacalisti politicizzati, come Firmo Micheli, noto militante di destra. Per il resto, provocazioni come quella di Luciano Racco (Salviamo l’esistente che funziona e se necessario chiudiamo quello che non funziona come Ortopedia a Locri), e generici richiami a risolvere il problema delle urgenze (come neurologia e rianimazione) come quelli di Liliana Frascà, coi commissari che hanno difeso il loro lavoro, addossando alla Regione le colpe della mancata indizione dei concorsi per i primari e la mancata disponibilità di macchinari di primaria importanza. Ma quel che sorprende, in negativo, è che dai sindaci non sia giunta alcuna proposta. Credo che la ragione sia da ricercare nella mancanza di unità d’intenti tra i vari sindaci. Quindi, l’immagine unitaria della Conferenza dei primi cittadini è uscita malconcia e se Zito è stato chiaro almeno quanto Fuda «Noi possiamo soltanto fare delle proposte ed esercitare un’azione di pressione su chi ha il potere di prendere decisioni», se non fosse stato per Fuda e per la sua interrogazione, la conclusione che si può trarre è che si è trattato di un’altra riunione interlocutoria. Insomma, i sindaci si riuniscono, ma poi è un senatore che fa gli atti concreti. Alla faccia del concetto di vicinanza col territorio e con la comunità!
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Pubblicato da gianlucalbanese