Segnali di risveglio civile

Settembre 17, 2007


Quanto è accaduto ieri allo stadio Olimpico di Torino rappresenta un’ovvietà assoluta che, nel panorama dell’inciviltà diffusa in tutta la penisola, viene salutata come una svolta epocale. Ma accontentiamoci. Un idiota matricolato, capelli lunghi e fascia in testa, sguardo davvero poco vivace e aria da bollito in preda a sostanze psicotrope, nel bel mezzo della partita ha lanciato in campo un petardo la cui esplosione ha fatto sobbalzare i tifosi vicini, tra i quali molte famiglie con bambini piccoli. Gli altri tifosi, lo hanno subito individuato e consegnato a uno steward, che in diretta mondiale gli ha fatto fare una figura di merda, che credo sia una pena molto più efficace e dura della detenzione alla quale tuttora è sottoposto. Dovrebbe essere così in tutti gli stadi, ma poi basta cambiare canale e si vede la curva della Reggina (quella dei seggiolini in campo di qualche hanno fa) che stavolta lancia centinaia di bottigliette d’acqua, la curva juventina che condanna i tifosi intelligenti che hanno individuato l’idiota del petardo, la rissa tra un giornalista romano e uno steward a Reggio Calabria, e, scendendo nei tornei dilettantistici, l’ormai tristemente consueta zuffa in campo, come se la morte del povero Ermanno Licursi non fosse mai avvenuta, e i soliti soloni della pseudotolleranza a dire che “quando c’è agonismo in campo sono cose che possono succedere”. E nelle tribune del calcio nostrano? Quasi spesso c’è il peggio del peggio del peggio, con la mafiosità dilagante che si sposa con la stupidità intrinseca dei più e genera la fugura del tamarro da stadio, un frustrato che la domenica va a sfogare i propri istinti più beceri e, col sempre collaudato metodo del cento contro uno, offende il prossimo, lancia qualsiasi oggetto in campo, chiama “zingari” gli avversari e così via. Perfino il patron del Roccella, il notaio Achille Giannitti, durante uno spareggio della scorsa stagione, è stato definito da uno pseudo dirigente della squadra avversaria :”notaru i mmerda”, un singolare insulto urlato a squarciagola dal cretino di turno. A me è stato riservato un semplice “vavalaciaru i mmerda”.Già, perchè il cretino da stadio è mosso anche dal senso dell’equità e applica il principio della progressività fiscale. Un notaio guadagna più di un vavalaciaro, questo si sa, e quindi a lui l’insulto si urla a squarciagola, ai poveri cacciatori e rivenditori di lumache, invece, l’odio viene manifestato con parole dette tra i denti.