Diventa anche tu family banker!

Settembre 21, 2007

Nel mondo del lavoro, o meglio, in certi ambienti dove il fumo prevale di gran lunga sull’arrosto, è, ahinoi, in voga l’uso, anzi, l’abuso di espressioni anglosassoni, spesso usate a sproposito, e da soggetti che non conoscono la grammatica italiana…figuriamoci quella inglese! E così, il procacciatore di affari, o agente di banca di una società finanziaria si chiama “family banker” (in questo caso c’è l’attenuante generica del berlusconismo che ha grande presa su certi fessacchiotti), mentre i manager delle multinazionali dicono “bypassare”, “Splittare” (alzi la mano chi sa cosa significa), periodicamente fanno un “audit interno”, si riuniscono velocemente in un “briefing” in preparazione di un “meeting”. Ma questi sono solo alcuni esempi. Quel che più mi addolora, però, è leggere certi articoli di celebri colleghi del mondo dell’informazione, che nei loro articoli usano espressioni becere tipo “location” invece di “posto” o “luogo”. Giuro solennemente che non userò mai l’espressione “location” e non arrecherò mai alcun danno (men che meno biologico) alla lingua italiana. Che bello però, se certi manager che celano le carenze lessicali con un abuso di espressioni anglosassoni si dedicassero all’agricoltura. Sì, insomma, andassero a zappare i campi di fave. O almeno due “solchi” per i pomodori :-)


Comunicazione di servizio

Settembre 21, 2007

Per le ore 18 di oggi è prevista la manutenzione programmata dei blog di wordpress. Si potrebbero, quindi, creare dei disagi nella navigazione per max. un paio d’ore.


Inizia l’autunno

Settembre 21, 2007


“Veni l’autunnu, scura cchiù prestu, l’arburi peddunu i fogghji e accumincia ‘a scola” iniziava così la canzone “Veni l’autunnu” di Franco Battiato, tratta dall’album “Fisiognomica” del 1988. Ricordarla oggi, che inizia la stagione in cui cadono le foglie, ci risparmia lo strazio di un incipit da temino delle scuole elementari. Io abito sul mare, sullo Jonio di preciso. Lo dico a quelli che grazie ai link stanno scoprendo il mio blog, che, evidentemente, sta superando la lettura da parte delle ristretta cerchia dei miei amici più cari. Quindi, esco dal cancello di casa e dopo 4-5 metri di carreggiata di una strada sterrata, sono in spiaggia. Una bella situazione, diranno molti di voi. D’estate di sicuro, ma d’inverno… Guardate le foto. Sono tipiche scene invernali. La forza delle mareggiate non ha bisogno di commenti, ma non è degli eventi naturali che voglio parlare.
Quando anche l’incuria dell’uomo ci mette del suo, allora nasce l’indignazione. Già, perchè il problema è proprio la strada sterrata, che in direzione nord finisce dopo una trentina di metri da casa mia, mentre in direzione sud si collega alla strada statale attraverso una curva che passa per la foce di un torrente che in inverno deborda quasi sempre, rendendo di fatto inagibile la strada, e quindi,l’unica via di accesso alla statale rimane un ponticello della ferrovia che consente al massimo l’accesso di un’autovettura, essendo inagibile a mezzi di soccorso, ambulanze e anche ai fornitori di Gpl. Ovviamente, noi residenti non siamo rimasti con le mani in mano. Raccolte firme, incontri con i vari sindaci che si sono succeduti alla guida della città ecc. Nessun risultato. E pensare che l’estremità sud della strada sterrata è divisa dal lungomare cittadino da soli cinque metri. Insomma, con un ponte di cinque metri si collegherebbe la popolosa frazione al resto del mondo. “Non ci sono i soldi” ha detto il primo cittadino, perchè abbiamo investito tutte le nostre risorse nella costruzione del teatro. Sarà. Ma intanto, gli abitanti di quella zona, si preparano a un altro inverno di isolamento quasi certo. Chi chiamare? Le Iene? Il Gabibbo? E’ possibile che per far ascoltare la propria voce bisogna rivolgersi sempre ai personaggi televisivi? E’ questa la pseudodemocrazia mediatica?