W la Juve operaia!


Una Juve operaia. Quasi un ossimoro per questa squadra e soprattutto per la società il cui nome è da sempre sinonimo di nobiltà. Eppure, la squadra che oggi ha strappato un prezioso quanto non totalmente meritato pareggio sul campo della squadra più forte del campionato, piace proprio per questo. Sono lontani i tempi della triade e degli acquisti stratosferici. Ora c’è solo spazio per chi ha i coglioni e li tira fuori, per chi ha voglia di emergere e per chi vuole dimostrare al mondo intero di non essere un campione finito. Certo, la difesa è tutt’altro che impenetrabile e lo si è visto in occasione delle due reti messe a segno dall’odioso pupone, ma quando c’è il carattere c’è molto. Claudio Ranieri è un grande allenatore e lo sa. Ha messo in campo una squadra a trazione anteriore, priva del suo giocatore dotato di maggiore fantasia, Camoranesi. E quindi, a parte i “soliti” campioni Buffon, Nedved, Trezeguet e un Del Piero in netto declino, che a mio modesto avviso deve rendersi conto che non è uno scandalo se qualche volta dovesse iniziare la partita dalla panchina, è stato il trionfo dei gregari, del sempiterno Birindelli, del settepolmoni Cristiano Zanetti, di Chiellini, dei giovani scalpitanti Nocerino e Palladino e soprattutto di Vincenzo Iaquinta da Crotone, colui che se Del Piero avesse realizzato il rigore concesso a inizio ripresa, sarebbe stato il match winner. Era dai tempi di Ravanelli che non si vedeva un giocatore così. Quando si ricomincia un ciclo, non servono nomi altisonanti e campioni capricciosi come Ibrahimovic. Ci vuole gente motivata, che lotta fino all’ultimo e fino alla fine crede nella possibilità di cambiare le sorti di una gara che sembrava irrimediabilmente compromessa. Il suo goal è da antologia. Ma quel che mi è piaciuto di più, sono state le sue corse disperate lungo tutto il fronte offensivo, alla ricerca (spesso vana) di spazi e, perchè no, quell’esultanza incontenibile davanti ai propri tifosi. L’anno scorso, Marcello Lippi ha dimostrato che di calcio ne capisce più di me (bella scoperta) preferendolo a Lucarelli nella scelta dei 23 da portare in Germania. Io tifavo per il livornese. La storia, quella dei mondiali, ha dimostrato che il buon Marcello aveva ragione. Ora comincia un’altra storia, forse più affascinante. Quella di una Juve che risorge dalle ceneri di una cattiva gestione e ritrova carattere, determinazione e di nuovo voglia di vincere. E il simbolo di questa squadra è Vincenzo Iaquinta da Crotone. Uno che parte dalla panchina e non si lamenta mai. Un campione del mondo che ha tutta la voglia di diventare campione d’Italia, con una squadra sulla quale pochi sarebbero pronti a scommettere. Lui no. Lui ci crede.

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