
“Passa correndo lungo la statale, un autotreno carico di sale. Adelante, adelante, c’è un uomo al volante, ha due occhi che sembra un diavolo…”. Vi ricordate questa canzone di Francesco De Gregori? E’ del 1992 e si intitola “Adelante Adelante”. Se guardiamo al periodo storico in cui è stata scritta, capiamo, pur nello stile ermetico del cantautore romano, che descrive il tempo di Tangentopoli, con Di Pietro che assumeva le sembianze del guidatore di un autotreno carico di sale da spargere sulle ferite del sistema politico italiano. Quindici anni dopo, sit in in piazza contro il trasferimento del Pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Ieri scoppiava il bubbone con le tangenti su una casa di riposo, il Pio Albergo Trivulzio. Oggi, è la mancata costruzione di un ecomostro (Europaradiso) a tener banco. Dispiace dover constatare, però, che a distanza di quindici anni, le istanze di giustizia ed equità del popolo degli onesti siano quasi interamente riposte su magistrati, che diventano eroi, giustizieri, idoli in toga. Nel ‘92 si faceva il tifo per Di Pietro e i leghisti (oggi suoi avversari politici) sventolavano le manette in Parlamento; oggi a sostegno del Pm “macho” convergono il gruppo di Aldo Pecora, quello di Beppe Grillo e tanta tanta gente comune. Insomma, viene da pensare che in fondo Tangentopoli non è mai finita. Vuoi per la demonizzazione che i ladruncoli dell’epoca, di oggi e di sempre fecero di quell’azione; vuoi perchè la classe politica non ha saputo rigenerarsi a dovere, se è vero come è vero che la gente ha più fiducia nella magistratura che nella politica, e ritiene giusto che il potere giurisdizionale possa influire su quello politico per contribuire a moralizzarlo, alla faccia della divisione dei poteri come base dello stato moderno teorizzata da Montesquieu già nel ‘700. Già, perchè se Tangentopoli non è mai finita, probabilmente la colpa è da attribuire al fatto che è la Prima Repubblica a non essere mai finita. E allora, tutti in piazza a sostenere Grillo, De Magistris e, perchè no, Woodcock. Personalmente, apprezzo molto il lavoro di De Magistris, e sono con lui. Però, se proprio devo manifestare in piazza a sostegno di un magistrato, preferisco sostenere Nicola Gratteri o il coordinatore della Dda Salvatore Boemi, sempre oggetto di minacce di morte da parte della ‘ndrangheta. Sono uomini con le palle che sanno, soprattutto Gratteri, che serve una rivoluzione culturale per estirpare il fenomeno mafioso dalla Calabria, partendo dalle scuole, dai libri, dalle forme di arte e creatività. A memoria mia, nessuno ha mai manifestato in Calabria e favore di un magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia. Sarebbe un bel segno dei tempi che cambiano. E un modo di apprezzare il loro lavoro quando sono nel pieno della loro carriera,non solo se diventano eroi.
Pubblicato da gianlucalbanese
