Trentasette

Ottobre 8, 2007


9 ottobre 1970. In Inghilterra, John Lennon festeggiava il suo trentesimo compleanno. In Bolivia, tre anni esatti prima, un soldato ubriaco uccideva l’eroe rivoluzionario Ernesto “Che” Guevara. In Romagna, il neonato Samuele Bersani trascorreva il suo nono giorno di vita. Ah, dimenticavo, a Casalmaggiore, sponda settentrionale del Po, nel punto d’intersezione delle provincie di Cremona, Parma e Mantova, nascevo io. Certo che un pò megalomane lo sono stato. Almeno all’inizio, nella scelta del giorno in cui nascere. Ma tant’è. Chissà che atmosfera c’era quel giorno in quell’ospedale. Immagino le bottiglie stappate alla trattoria di nonno Nino, che sarebbe morto pochi mesi dopo, con l’energica nonna Ida a reggere la “baracca” come sempre, senza fronzoli, senza smancerie. Sono nato da padre calabrese e da madre lombarda. Questo mi ha instillato un sano spirito internazionalista, quasi apolide. Sì, insomma, come cantavano i Beatles, mi sento «A real nowhere man, sitting in my nowhere land», senza particolari legami a un posto, a una città, a un’area geografica, ma con lo sguardo verso l’Europa, il mondo. Senza percepire il prossimo come un potenziale ladro, nemico, stupratore, ma come essere vivente da rispettare, almeno fino al punto in cui lui rispetterà me. Quindi, non dedico la mia esistenza alla crescita del mio paese o a rendere più fertile il mio orticello. Guardo oltre. «Ma questa - come direbbe il grande Carlo Lucarelli - è un’altra storia». Ogni anno che passa, ogni giro di campo che compio, provo a ripercorrere i frammenti principali della mia vita. Così, senza particolari rimorsi o rimpianti. Poche settimane dopo la nascita, mi trasferii a Siderno. Ricordo l’infanzia felice giocata tra la spiaggia sotto casa e l’orto di Nonno Rocco, che viveva nella casa dove attualmente abito con mia madre. Poi la scoperta “traumatica” dell’asilo, della scuola, delle regole, della disciplina. Potrei ricorrere ad un’antica tecnica giornalistica, accostando gli eventi della mia vita a quelli della storia contemporanea del Paese, ma è inutile e mi soffermo solo su quel giorno di ottobre di trentasette anni fa. Chissà se là c’era la nebbia, in quella pianura padana magistralmente descritta dai film di Guareschi, nei quali il parroco don Camillo e il sindaco comunista Peppone si affrontavano in maniera aspra ma leale, se le davano di santa ragione in pubblico ma, sotto sotto, si rispettavano. Mi viene da pensare, dunque, a un giorno tutto sommato felice, con la gente in giro tra l’immensa piazza principale, il lungopo, l’oratorio e i giardinetti pubblici. Sono questi i luoghi che ricordo maggiormente del mio paese natale, che non vedo ormai da nove anni. In questi trentasette anni, sono successe un sacco di cose e tante ne sono state inventate. Ricordo ancora lo stupore davanti alla prima Tv a colori, mentre oggi ci si incazza se la linea Adsl non funziona cinque minuti o c’è una temporanea avaria del segnale Tv satellitare. Ricordo i sogni da bambino, da adolescente e un futuro da immaginare che, come tutte le cose che da giovanissimi proviamo ingenuamente a programmare, non si realizza mai come avremmo voluto. Ma il bello è proprio quello : è sapere che un giorno ti alzi e un incontro, una telefonata, qualcosa di inatteso, possono cambiarti la vita. E così, poco importa se forse mi immaginavo diverso a questa età. Alla fine tutto passa, quello che resta sono le esperienze, quello che hai imparato e di cui fare tesoro.

E quindi, ho imparato che se la società propone disvalori, io mi tengo ben stretti i miei valori;
che opportunismo non significa mai opportunità
che se altri viaggiano a velocità sostenuta in autostrade verso nuove scorciatoie,
io preferisco sempre scarpinare in qualche vecchia mulattiera
è quella la mia strada e so che a guidarmi ci sarà sempre la bussola del mio cuore

Ogni anno è come un giro di pista, ma guai a guardare troppo l’orologio per valutare la prestazione raggiunta.
Meglio godersi ogni passo, ogni metro, nel migliore dei modi, senza mai doparsi,
ma stando bene attenti a non farsi sgambettare.

«…noi corriamo sempre in una direzione, ma, qual sia e che senso abbia chi lo sa?
Restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
le luci nel buio, di case intraviste da un treno.
Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa
e il cuore di simboli pieno». (Francesco Guccini “Incontro”)

«…what is a man? what has he got? if not himself, then he has naught
to say the things he truly feels, and not the words of one who kneels.
The record shows I took the blows, and did it my way». (Frank Sinatra “My way”)
TRADUZIONE : «…cos’è un uomo? cosa possiede? se non sè stesso, tutto il resto non conta.
E dire le cose che sente veramente, e non le parole di uno in ginocchio.
Questo disco dimostra che ho preso fiato e l’ho fatto a modo mio».


Il Csm chiede il time out

Ottobre 8, 2007

La sezione disciplinare del Csm ha rinviato al prossimo 17 dicembre la decisione riguardante il trasferimento cautelare del Pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Non conosco le dinamiche e le ragioni che possano aver ispirato tale decisione, ma anch’io ho una modesta opinione ed una chiave di lettura :

1) L’aver rinviato la decisione di oltre due mesi significa che il provvedimento proposto da Mastella non aveva carattere d’urgenza;
2) Si vede che l’organo di autogoverno della magistratura ha molte cose da approfondire e vuole vederci chiaro su tante vicende non proprio cristalline.

Insomma, per ora De Magistris resta, si mette subito al lavoro, come suo antico costume, e incassa gli applausi dei ragazzi presenti al sit-in davanti a Palazzo dei Marescialli, quelli miei e delle altre decine di migliaia di firmatari dell’appello contro il suo trasferimento. Dunque, il Csm ha chiesto un time out. Ha preso tempo. Mastella, e i soloni che si sono affrettati a difenderlo (compreso Luciano Violante, grande delusione) incassano una decisione che probabilmente smonta parecchie delle loro tesi.

Alè