Anno Zero di ieri sera. Tra sceriffi e “punkabbestia”
Ottobre 11, 2007Anche la puntata di Anno Zero di stasera era una di quelle che valeva la sua quota di canone annuale Rai. Prima di arrivare al tema principale (la sicurezza al nord con approfondimento particolare sul caso Bologna dello “sceriffo” Cofferati che avrebbe perso dalla sua maggioranza consiliare i partiti della sinistra radicale, proprio per divergenze riguardanti il metodo per affrontare l’emergenza sicurezza in città) c’è stata un’appendice della puntata precedente, con un’approfondimento sulla decisione del Csm di rinviare al 17 dicembre ogni decisione sul trasferimento di Lombardi e soprattutto di De Magistris.
Aldo Pecora, leader del movimento “Ammazzateci tutti” ha dato un’intepretazione identica alla mia e pubblicata su questo inutile blog qualche ora dopo la decisione dell’organo di autogoverno della magistratura. Il ragazzo di Polistena si è dimostrato sempre più padrone della scena e della telecamera, anche se di fronte ad un’opera d’arte come Beatrice Borromeo (quella si che è una donna affascinante, altro che quella radiografia della Prestigiacomo) ha fatto gli occhi da pesce lesso, ma lo capisco perfettamente. Di fronte a cotanto splendore… Non ho mai conosciuto Pecora di persona. Ci ho parlato al telefono un paio di volte per motivi di lavoro. Mi è sembrato un ragazzo come tanti, sorretto da un sincero anelito di giustizia. Certo che è proprio un peccato che quel movimento unitario, spontaneo e pulito dei “Ragazzi di Locri” abbia dovuto presto fare i conti con lacerazioni e veleni, sui quali non entro nel merito, sia per la mia lontananza anagrafica da loro, e sia perchè non ho mai vissuto esperienze del genere. Ai miei tempi, poi, il terreno non era proprio fertile, specie all’ITC “Marconi” che ho frequentato. Ero uno dei pochi a interessarmi di politica, nell’accezione più ampia del termine. Allora di strada da fare ce n’era parecchia, perchè nella seconda metà degli anni ‘80 venivamo da un decennio di vuoto totale e mi sono limitato, per un anno in cui sono stato rappresentante d’istituto a fare di quella scuola “Un istituto normale”, ripristinando il comitato studentesco e le assemblee d’istituto. Ma quelli che avevamo a cuore queste cose eravamo lo 0.1% dell’intera popolazione studentesca. Dico sul serio. I ragazzi dei paesi interni erano molto semplici e pensavano a studiare o a marinare la scuola. I più brillanti facevano ambedue le cose ed ora sono affermati professionisti. A molti di loro sono molto affezionato. Quelli “metropolitani” (di Siderno, Locri o Bovalino) pensavano a vestirsi da “tozzi” (versione centromeridionale dei milanesi “paninari”) e non gliene fregava un cazzo della politica. L’anno dopo ci fu qualche timido segnale di risveglio (la c.d. “pantera”) ma il movimento dei Ragazzi di Locri e affini è stata una novità di tutt’altra levatura. Siccome questo inutile blog ospita gli interventi di una di Loro (Maria Grazia Messineo) mi piacerebbe leggere il suo parere sulla storia di quel movimento, anche se forse ne avrà abbastanza di parlare di lacerazioni e scissioni varie, dopo due anni dall’assassinio di Fortugno che diede origine a tutto.

Tornando ad Anno Zero, si è parlato, come detto, di Bologna, che non sembra essere più la città di quella “Bohème confortevole, giocata tra case e osterie, quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie” cantata da Guccini. Il servizio di Sandro Ruotolo offriva le immagini di periferie degradate, furti in casa, schiamazzi e bivacchi in centro. Io non ho avuto la fortuna di vivere a Bologna, men che meno da studente a tempo pieno. I miei amici che hanno vissuto qualche lustro fa, sembrano avallare la tesi di Cofferati e i suoi. Sì, insomma, Bologna non sarebbe più una città tranquilla e sicura. Ma di certo non per colpa dei punkabbestia o degli studenti che la notte vanno a suonare la chitarra, bevono qualche birra e si passano una canna. Il problema sarebbe la microcriminalità diffusa. Ricordo un episodio, che risale all’agosto del 2001, l’ultima volta che visitai Bologna. Dopo una giornata passata a zonzo per la città col mio amico Claudio, ci stavamo riavvicinando alla stazione, poco dopo il tramonto. Una signora che non arrivava a sessant’anni, dopo aver compiuto un rapido e sommario esame visivo delle nostre facce, ci classifica nella gloriosa categoria dei “bravi ragazzi” e chiede il permesso per fare un pezzo di strada con noi. Ovviamente, acconsentiamo, rimanendo sorpresi dai suoi ringraziamenti per l’inattesa prestazione da “Bodyguard”. Quel che più rattrista, alla fine della storia, è che la gente ha paura. E stiamo parlando di Bologna, non dei Quartieri Spagnoli di Napoli, di Bari Vecchia o altro. Forse, Cofferati non ha tutti i torti, e una certa sinistra sbaglia con questi atteggiamenti di aprioristica chiusura di fronte a certe tematiche.
Pubblicato da gianlucalbanese
