La pazienza della Democrazia

Ottobre 23, 2007


La puntata di Ballarò che mentre scrivo si avvia alla conclusione, ha regalato agli spettatori un Oliviero Diliberto in forma smagliante. Determinato, ironico, pungente e con la risposta sempre pronta sia nei confronti dei modesti interlocutori (Brambilla e Maroni) che degli alleati forse mal sopportati, come il socialista Boselli che ironizzava sul fatto che il segretario del Pdci andrà all’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre sulla piazza Rossa di Mosca. «Troverai meno gente che alla manifestazione del 20 a Roma». Fulminea la risposta : «guarda che il Partito Comunista russo è al 18%, molto più dei socialisti in Italia». Il leader dello Sdi resta di stucco. Alla Brambilla, che parlava di “Casta degli ambientalisti” (che è la cazzata delle 23.05), risponde che la doverosa concertazione del Governo con i cittadini sulla costruzione di opere pubbliche non proprio ben accette dal territorio (vedi la Tav) non era altro che “La pazienza della Democrazia”, espressione geniale e semplice quasi quanto il richiamo ad abbassare sì le tasse, ma solo ai lavoratori dipendenti che sono gli unici a pagare fino in fondo, che strappa l’applauso di tutta la platea del programma di Floris. Ma soprattutto, apre i suoi interventi, dando notizia di una proposta di legge per ridurre i costi della politica presentata proprio ieri dal Pdci. Insomma, passione, dialettica e anche molti contenuti quelli dimostrati dal professore di Istituzioni di Diritto Romano alla Sapienza che è anche segretario del Pdci. Ieri l’ho bacchettato per quel propagandistico richiamo al mantenimento del simbolo di falce e martello che sembra preludere a una mancanza di volontà di fusione con Rifondazione, Verdi e Sinistra democratica. Ne sono tuttora convinto, ma il Diliberto ammirato a Ballarò resta sempre il leader per il quale domani voterei ancora. Anche se da un paio di anni non ho più in tasca la tessera del suo partito. Tra qualche giorno andrà a Mosca per festeggiare la Rivoluzione. Ci spedisca idealmente un cartolina. Poi, però, tornato in Italia torni ad impegnarsi per i contenuti e lasci perdere i simboli, agevolando il processo di unificazione di quella che ora chiamano “Cosa Rossa”. La speranze di chi ancora crede che non ci sia solo del marcio in politica, vengono riposte solo in quelli come lui. Aiò.


Ecco le larghe intese

Ottobre 23, 2007

Il civico consesso sidernese di ieri, ha dato prova di quella che è la sua interpretazione del concetto di “larghe intese”. Bisognava abrogare, infatti, quella norma dello statuto comunale vetusta e illiberale, bolscevica e menscevica, stalinista e trotzkista; antidemocratica e antilegalitaria che impediva la nomina a difensore civico di un parente stretto di consiglieri e assessori comunali. Lo statuto è stato quindi modificato e che nessuno si azzardi a dire che è stata una modifica ad hoc, visto che la revisione della carta fondamentale del comune di Siderno avrebbe riguardato anche altri importanti punti, come, ad esempio, quello che concerne la denominazione di Città, recependo un Dpr di qualche tempo fa. Ricordiamoci sempre di questo momento storico, specie quando un locrese ci darà dei “vavalaciari”, noi potremo rispondere che siamo “cittadini” come loro, e se non ci credono gli facciamo vedere lo statuto…tiè! Presto, quindi, Siderno potrebbe avere finalmente un difensore civico e noi, da questo nostro inutile blog, rilanciamo la candidatura avanzata qualche settimana fa, ovvero quella di un giovane napoletano di nome Fabio, 34 anni, uno che di difesa se ne intende e non vede l’ora di tornare in Italia, visto che è stufo di fare l’emigrato all’estero. Vediamo.
Tutto questo, ovviamente, è stato possibile grazie alle larghe intese tra la maggioranza e metà della minoranza consiliare, con l’altra metà dell’opposizione ridotta a due unità presenti. D’Alema, D’Alema, tu volevi fare le riforme costituzionali con la tua Bicamerale e hai fatto fiasco. Impara come si fa, tu che stai studiando da leader occulto del Pd.