Nessuno tocchi Raciti
Novembre 11, 2007Oggi un tifoso della Lazio è stato ucciso in autostrada da un agente di Polizia che inavvertitamente ha sparato, nel tentativo di sedare una rissa tra due piccoli gruppi tifosi, laziali e juventini. Non ci voleva. La morte di una persona è sempre un fatto che riempie di sgomento e di tristezza. Non essendo stata fatta ancora piena luce su quanto accaduto all’autogrill nei pressi di Arezzo, preferisco non entrare nel merito della vicenda. Quel che più amareggia e preoccupa, però, è il fatto che l’episodio abbia dato la stura a tutta una serie di manifestazioni di vandalismo e odio vero le forze dell’ordine. A Milano, uno striscione scritto con caratteri dall’aspetto neofascista recitava «Per Raciti fermate il campionato, la morte di un tifoso per voi non ha significato». Gli stessi pseudotifosi hanno urlato slogan terribili. Uno di questi diceva «Noi vogliamo un altro Raciti». Insomma, è l’altra faccia del «10, 100, 1000 Nassiryia» di qualche tempo fa. Questi individui, riuniti in branco con la fisionomia occultata da sciarpe e cappucci, volevano la sospensione di tutte le gare di campionato, così come accadde a inizio anno, per la morte dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti, durante gli scontri fuori dallo stadio di Catania in occasione del derby tra Catania e Palermo. Abbiamo un sospetto. E’ quello che il dolore per il lutto del giovane tifoso laziale, sia per molti (mi auguro non per tutti) l’occasione di strumentalizzare l’episodio per sfogare i propri istinti di odio verso le forze dell’ordine. Tra gli innumerevoli commenti da parte degli addetti ai lavori, quello più saggio è stato sicuramente il commento di Renzo Ulivieri, allenatore della Reggina e decano dei tecnici professionisti, che ha detto «non bisogna criminalizzare le forze dell’ordine, che vivono le proprie domeniche sotto pressione». Giusto. Così come giusta è stata la decisione di non sospendere l’intero campionato. Non per usare due pesi e due misure, ma la dinamica dei due episodi, quello che ha portato alla morte di Raciti e quello di stamattina, appare estremamente differente. Raciti non aveva attaccato briga con nessuno, stava soltanto facendo il proprio lavoro, fronteggiando una marea di teppisti travestiti da tifosi. Da quanto appreso dai telegiornali, invece, sembra che stamani il poliziotto sia intervenuto nel tentativo di sedare una rissa. Se ha delle colpe, sarà la giustizia a stabilirlo. Di certo, cogliere l’occasione per lasciarsi andare a manifestazioni di violenza e devastazione, per sfogare il proprio odio nei confronti delle forze dell’ordine, non fa bene al calcio, e nemmeno all’Italia intera. Pensiamoci. Senza ipocrisie.

Pubblicato da gianlucalbanese
