Caro Beppe, erano altri tempi!
Dicembre 2, 2007Ho appena finito di guardare uno dei rari programmi Rai per i quali valga la pena pagare il canone. Sto parlando dello speciale Tg1 dedicato a Beppe Viola, a 25 anni dalla sua scomparsa. Ne è stato ricordato lo stile unico, ironico, inconfondibile. Lo ricordo vagamente. Morì a soli 43 anni, nel 1982, poche settimane dopo la vittoria nei mondiali di Spagna. Curava una rubrica su “L’intrepido” in cui rispondeva alle lettere dei lettori. Una volta gli scrissi. Gli rivolsi una domanda semplice, quella di un ragazzino di poco più di undici anni che già sognava di fare il giornalista. Gli chiesi quale fosse, secondo lui, il miglior giocatore della Juventus e della Nazionale. Ricordo la mia grande emozione quando vidi che mi rispose su “L’intrepido”. Non fu tanto il piacere di vedere il mio nome e il mio cognome sulla rivista, quanto la soddisfazione di sapere che un grande come lui trovò il tempo e la voglia di rispondere alla mia domanda. Mi disse che secondo lui il migliore era Gaetano Scirea. Che strano il destino. Entrambi sono morti giovani, improvvisamente. Da piccolo non capivo appieno il suo valore, la sua ironia. Rivedere quei filmati in età adulta mi fa provare una grande nostalgia di un tempo che non ho mai vissuto. In cui la domenica sportiva era un programma autorevole, si dava il giusto peso alle cose e Milano era ancora quella città “col cuore in mano” che oggi non c’è più. E così Beppe manca anche a me, che l’ho conosciuto solo di sfuggita. Era anche un’altra televisione, col Novantesimo minuto condotto da Paolo Valenti, le partite della nazionale con la voce di Nando Martellini, il giro d’Italia commentato da Adriano De Zan e con Gianfranco de Laurentiis, ultimo grande signore del giornalismo sportivo televisivo, nel pieno della sua carriera. Le scene patetiche di Galeazzi che fa il trenino, i pettegolezzi stuzzicati da Piccinini a Controcampo, le strafighe scosciatissime (Canalis in testa) che s’improvvisano conoscitrici di calcio, le ridondanze di certi prepartita di Caressa, che si fa affiancare da Bergomi (quest’ultimo parla ai telespettatori di Sky come se si stesse rivolgendo ai propri nipotini), sarebbero venuti dopo. E io, quando c’era Beppe Viola, ero troppo piccolo. Che peccato!

Pubblicato da gianlucalbanese
