Caro Beppe, erano altri tempi!
Ho appena finito di guardare uno dei rari programmi Rai per i quali valga la pena pagare il canone. Sto parlando dello speciale Tg1 dedicato a Beppe Viola, a 25 anni dalla sua scomparsa. Ne è stato ricordato lo stile unico, ironico, inconfondibile. Lo ricordo vagamente. Morì a soli 43 anni, nel 1982, poche settimane dopo la vittoria nei mondiali di Spagna. Curava una rubrica su “L’intrepido” in cui rispondeva alle lettere dei lettori. Una volta gli scrissi. Gli rivolsi una domanda semplice, quella di un ragazzino di poco più di undici anni che già sognava di fare il giornalista. Gli chiesi quale fosse, secondo lui, il miglior giocatore della Juventus e della Nazionale. Ricordo la mia grande emozione quando vidi che mi rispose su “L’intrepido”. Non fu tanto il piacere di vedere il mio nome e il mio cognome sulla rivista, quanto la soddisfazione di sapere che un grande come lui trovò il tempo e la voglia di rispondere alla mia domanda. Mi disse che secondo lui il migliore era Gaetano Scirea. Che strano il destino. Entrambi sono morti giovani, improvvisamente. Da piccolo non capivo appieno il suo valore, la sua ironia. Rivedere quei filmati in età adulta mi fa provare una grande nostalgia di un tempo che non ho mai vissuto. In cui la domenica sportiva era un programma autorevole, si dava il giusto peso alle cose e Milano era ancora quella città “col cuore in mano” che oggi non c’è più. E così Beppe manca anche a me, che l’ho conosciuto solo di sfuggita. Era anche un’altra televisione, col Novantesimo minuto condotto da Paolo Valenti, le partite della nazionale con la voce di Nando Martellini, il giro d’Italia commentato da Adriano De Zan e con Gianfranco de Laurentiis, ultimo grande signore del giornalismo sportivo televisivo, nel pieno della sua carriera. Le scene patetiche di Galeazzi che fa il trenino, i pettegolezzi stuzzicati da Piccinini a Controcampo, le strafighe scosciatissime (Canalis in testa) che s’improvvisano conoscitrici di calcio, le ridondanze di certi prepartita di Caressa, che si fa affiancare da Bergomi (quest’ultimo parla ai telespettatori di Sky come se si stesse rivolgendo ai propri nipotini), sarebbero venuti dopo. E io, quando c’era Beppe Viola, ero troppo piccolo. Che peccato!


Dicembre 3, 2007 alle 10:26 am
Caro amico, prendo spunto dal tuo malinconico post per sottolineare una delle cose dette da Benigni nella sua splendida trasmissione.
Praticamente egli, parlando dell’Italia, ha riassunto tutte le porcherie successe negli ultimi anni e poi si e’ chiesto, stupìto, che cosa fosse successo a questo paese ed il perche’ di questa caduta verticale di questa splendida nazione che non riesce assolutamente ad essere all’altezza di quello che fu in un lontano passato… (forse i ragazzini non lo sanno ma l’Italia nei secoli scorsi era la nazione piu’ prestigiosa per Arte, Cultura, Inventiva, Estro ecc.ecc.)
La tua malinconia, caro Luca, io la condivido appieno! E pensare che noi contemporanei notiamo nitidamente il peggioramento incredibile della nostra Italia in soli 30 anni, CHE NELLA STORIA SONO COME UNA GOCCIA NEL MARE!!!
Speriamo solo che una volta toccato il fondo, il nostro paese nelle prossime generazioni abbia l’orgoglio di riprendersi il ruolo che ebbe.