Fare compere nel supermercato di sempre nel mese di dicembre è quanto di più stressante ci possa essere. Almeno per quelli come me, sempre con un occhio rivolto all’orologio e i minuti contati. Le statistiche parlano di potere d’acquisto dei salari in picchiata e io, da salariato, lo confermo, eccome. Il punto è che i supermercati sono sempre pieni e la gente compra, compra di tutto, anche le cose inutili. E’ tutta una competizione, un gioco a più livelli : 1) la conquista di un parcheggio meno lontano possibile; 2) ll carrello che si sgancia dagli altri con la monetina; 3) Pronti, via. L’ingresso è quasi sempre traumatico. C’è sempre qualcuno che si piazza lì in quel metro quadro scarso e non ti fa passare e hai voglia a chiedere permesso…; 4) La corsa tra le anguste vie (o meglio “corsie”) dei reparti assomiglia sempre di più a uno slalom, a una gimkana. Non bisogna dribblare solo quelli che hanno tanto tempo e tanta voglia di meditare davanti a due prodotti simili, ma vieni regolarmente investito da scie di maleodoranti effluvi ascellari. Pazienza quelli dei commessi, che fanno un lavoro fisico e quindi sudano, e spesso indossano la maglia in pile del gruppo che, notoriamente, non traspira, ma ci si mettono anche i clienti, ora! Sarà un caso che il reparto meno affollato è sempre quello dove sono esposti sapone, bagno schiuma, deodoranti, ecc.? mah! 5) Coda al banco salumeria e a quello macelleria, sempre col tuo numeretto e gli epigoni di Ricucci (furbetti del quartierino) che si fanno fare la spesa dall’amico che nella griglia di partenza ha un numero antecedente. 6) La cassa. Fila anche là, C’è sempre uno storno alla cassa 6 che blocca la coda. E poi la domanda di sempre : ha la tessera? No, non ce l’ho. Come ve lo devo dire che queste raccolte punti sono delle enormi prese in giro e non la voglio la tessera? 7) La domanda di rito (bancomat o carta?) sembra chiudere la sofferenza, ma rimane la fase “dell’imbustamento”, che qualche volta mi ha fatto dimenticare (già pagate) 3-4 tavolette dell’adorato “fondente nero Novi”, che evidentemente si mimetizza bene con le pochissime buste vuote a portata di mano o con gli inutili depliant di offerte della settimana. Varcare la soglia dell’uscita, ogni volta, è come aver tagliato un traguardo, tra fiumi di champagne e bandiere a scacchi. L’inevitabile zingarella che ti chiede una mometina, però, ti ricorda che «l’ottimismo sarà anche il profumo della vita», ma da queste parti non è arrivato. O almeno è solo uno slogan pubblicitario di un poeta ammaliato anch’egli da sua maestà il denaro. «Dirò una gran cazzata - avrà pensato il poeta - ma almeno mi pagano». E bene, aggiungiamo noi.

Dicembre 6, 2007 alle 12:15 pm
Il problema si puo’ risolvere riscoprendo i vecchi market a conduzione familiare. Sicuramente sono meno competitivi come prezzi e come varieta’ dei prodotti, ma permettono di eliminare quei riti stressanti elencati nel post. A volte il consumatore, in questi grossi supermercati sembra un ridicolo soldatino alla ricerca di un metodo per fregare il vicino e fare prima di lui!
Nei piccoli market che frequento io, mi fanno anche l’imbustamento… e non mi stresso!
Dicembre 7, 2007 alle 4:19 pm
max ha ragione, anche io sto riscoprendo il piacere dei piccoli market, in particolare ce n’è uno a Siderno, di cui non voglio fare il nome per non fare pubblicità, dove sitrovano prodotti locali molto buoni..)IL problema è che nel piccolo market non trovi tutto quello che ti serve e devi poi fare altri giri in altri negozi per completare la lista della spesa…Ma perchè, mi chiedo, in un piccolo paese come il nostro, dobbiamo comportarci come gli abitanti delle grandi città, che devono lottare oltre che con il tempo anche con lo spazio e le distanze, e per questo magari optano per i grandi centri ipermercati , per non perdere tempo?Secondo me siamo vittime incosapevoli delle mode, del progresso che travolge come un tornado, ci comportiamo come i romani e i milanesi, ma viviamo a siderno e potremmo andare anche più lenti..
Dicembre 8, 2007 alle 2:48 pm
La paura ti assale, mentre scivoli nei minuscoli spazi vitali lasciati dai colleghi consumatori? È perché ti rendi conto che non si tratta di fare la spesa. È una lotta, senza esclusione di colpi e senza concessioni di genere ed età. Se sei in ballo, tanto vale ballare. Supera il banco delle merendine, e oltrepassa la rosticceria. È lì l’inghippo peggiore. Se nessuno ti sbarra la strada, puoi sempre raggiungere il reparto della frutta che di solito è abbastanza trascurata, proporzionalmente a quanto è preso d’assalto quel banco con i panettoni in offerta. Intanto puoi sfamarti. Se eviti di guardare negli occhi la gente sciroccata dalle festività imminenti, che sono regali e quindi sono soldi dunque perdita di lucidità; se li eviti dicevamo, puoi anche arrivare al reparto degli ingredienti per torte. Non lo sottovalutare. Lì alberga non notata cioccolata di ogni genere. Vuoi mettere? Ah, la busta, portatela da casa. Ti conviene
A presto, Francesca