
Da qualche settimana nelle nostre caselle di posta elettronica arrivano delle e-mail dalla Russia. Parlano di improvvisi e insostenibili aumenti dei prezzi di gas ed elettricità, di storie di lavoro precario e sottopagato, e chiedono, per affrontare il rigidissimo inverno, stufe vecchie, o semplicemente borse dell’acqua calda. La foto che vedete risale al 1989, anno in cui fu abbattuto il Muro di Berlino. Io non sono mai stato oltre cortina prima di quella data. Solo nel 2003 ho passato una bellissima settimana in una Praga fin troppo capitalista. Però mi domando con frequenza sempre maggiore, se prima della caduta del socialismo reale, ci fosse stata gente costretta a mendicare beni di prima necessità. L’imponente fenomeno migratorio iniziato dal 1990 in poi, infatti, credo che nella stragrande maggioranza dei casi, non sia stato dovuto a una improvvisa voglia di occidente, ma da strettissima necessità, dovuta al crollo di tutte quelle strutture sociali che comunque garantivano determinate coperture. La stampa non convenzionale parla di donne ucraine che affrontano lunghissimi viaggi della speranza a bordo di treni merci, di ragazze rumene che rimpiangono persino Ceausescu, gente che dalla sera alla mattina è rimasta senza lavoro, ragazzi senza scuola gratuita e tanta gente comune costretta ad emigrare, mentre i furbetti del quartierino si organizzavano nelle nuove mafie dell’Est. E quindi, mi chiedo : ma la caduta del Muro, è stata questa grande panacea che ha risolto tutti i mali, o forse era meglio proseguire nella strada di riforme graduali tracciata da Gorbaciov? Non ho dubbi nel propendere per la seconda ipotesi. La stampa ufficiale ha sempre dipinto il blocco sovietico come “l’impero del male” e sicuramente di problemi ce ne sono stati. Ma sul testo di Storia delle Dottrine Politiche scritto dal Sabine e in uso presso la facoltà di Scienze Politiche in numerosi atenei (l’autore è americano, e sicuramente non è un bolscevico, men che meno un menscevico) si parla, a chiare lettere, degli aspetti positivi che George H. Sabine riesce a intravedere persino nel periodo stalinista : modernizzazione e industrializzazione del Paese, costruzione di strade e ferrovie, scuole e servizi sociali per tutti e diritti per i lavoratori. Addirittura, nonostante il centralismo democratico e la burocratizzazione degli apparati, la carriera nel Pcus, secondo il Sabine «Quasi sempre premiava i giovani più capaci e meritevoli». Insomma, il Pcus come esempio di meritocrazia! E non lo dico io,ma l’autore di un testo universitario. I principali risultati, di questa repentina trasformazione dei Paesi dell’Est in stati capitalisti, sono stati : Mafia (quella russa è terribile), emigrazione, Corruzione (provate ad avere bisogno di un poliziotto in Romania) e prostituzione (le tratte delle schiave verso i paesi occidentali vi dicono qualcosa?). Nelle strade del centro di Praga, accanto alle banche e alle boutique delle principali griffe italiane, nell’agosto del 2003 i mutilati trascorrevano le giornate a chiedere l’elemosina. Pensate che anche durante il comunismo siano stati costretti a farlo? E’ questa la libertà e la democrazia che l’Occidente ha festeggiato dopo gli accadimenti dell’89? Voglio augurarmi di no. Ora tutti danno addosso al fallimento dell’esperimento del socialismo reale. Il punto è che molti dei suoi aspetti negativi permangono, accentuati dalle inevitabili diseguaglianze che un sistema di economia capitalista comporta. E così, nella Russia dei nuovi poveri ed emarginati, l’ex pezzo grosso del KGB Vladimir Putin (L’amico Vladimir di Berlusconi, già in affari col Cremlino prima della caduta del muro, con la sua agenzia pubblicitaria Pubblitalia gestita da Marcello Dell’Utri), le elezioni di questi giorni si sono rivelate una farsa e, nonostante il monito degli osservatori dell’OSCE, “Zar Vladimir” ha fatto intendere che andrà avanti per la sua strada. Un russo su otto è ancora comunista, anche se Putin va verso una sorta di riedizione del partito unico, per perseguire meglio i suoi disegni nazionalisti, sotto la parvenza di democrazia. A proposito di quest’ultima. In Venezuela, Chavez incassa la sconfitta al referendum che, in caso di vittoria, l’avrebbe designato “sovrano assoluto”. Cosa vuole dire?Che oggi c’è più libertà e democrazia in Venezuela che non in Russia?