Lui aveva previsto tutto

Dicembre 13, 2007

Ho appena smesso di guardare Anno Zero perchè il senso di angoscia era tale che continuare ad ascoltare quelle testimonianze mi avrebbe sicuramente levato il sonno. Si parlava delle vittime degli incidenti sul lavoro, proprio in questi giorni in cui la morte degli operai dell’acciaieria torinese ha “fatto notizia” e se ne occupano tutti. Santoro sta conducendo alla grande, mentre la meravigliosa Beatrice Borromeo ha intervistato alcuni compagni di lavoro delle vittime. Ragazzi con accento meridionale, piercing sul viso e tante idee e valori in testa. Un concetto, infatti, è emerso in maniera tragica : i loro compagni sono vittime dell’esasperazione della logica perversa del profitto, che produce precariato per i lavoratori e perdita di sicurezza delle condizioni di lavoro. Un sistema basato sullo sfruttamento, insomma, che si regge nella misura in cui genera profitti per pochi, a scapito delle condizioni di vita dei più, L’uomo con la barba in foto, certe cose le aveva dette nell’Ottocento. Si chiamava Karl Marx. Il suo pensiero è sempre più attuale, alla faccia di chi negli ultimi anni si è riempito la bocca con espressioni come “flessibilità” e ha sostanzialemente avallato una legislazione che ha indebolito alcune sacrosante tutele. Oggi, il sistema di produzione capitalista si basa sullo sfruttamento del lavoro precario in occidente. Poi, cerca altre masse da sfruttare nell’Europa dell’Est, in Cina, in India e nei paesi del terzo mondo in genere. Producono dove conviene, dove guadagnano loro, anche a costo di chiudere dove la legge non permette loro di sfruttare di più la gente. Il sistema capitalista è destinato a implodere. Non si può più andare avanti così. E le forze politiche che si richiamano al pensiero di Marx hanno il dovere di levare alta la propria voce, in un contesto nel quale molti, troppi, avallano le condizioni per creare nuovo sfruttamento. Mai più morti bianche, mai più precarietà, mai più sfruttamento, mai più equidistanza tra sindacato e confindustria, mai più , mai più, mai più!


Here comes the sun

Dicembre 13, 2007

Lo sciopero dei Tir è finito, ma io continuo ad andare in bicicletta. Oggi c’è un bellissimo sole.
Proprio come quel giorno in cui scalammo il monte Consolino partendo dalla Cattolica di Stilo.


Fu uno di quei giorni in cui pensai “Com’è bella la Locride…nonostante tutto”.

“Here comes the sun, nicely…it’s all right”


La mia preziosa alleata

Dicembre 12, 2007

L’allarme l’avevano lanciato ieri sera negli spogliatoi della palestra : i distributori di Siderno hanno finito il gasolio, e sta per terminare anche la benzina. Esco che sono passate da poco le 20. L’unico distributore è presidiato dalle forze dell’ordine che devono regolamentare una fila di qualche centinaio di metri. Io avrò cinque euro circa di benzina nel serbatoio. Ho deciso di farmele bastare fino alla fine di questa protesta selvaggia e perniciosa. Come faccio? Semplice : riscopro la mia alleata a due ruote, che ultimamente avevo trascurato perchè preso dal tran tran quotidiano, limitando l’uso della macchina allo strettissimo necessario. E se piove? Se piove mi ricorderò di quella settimana passata ad Amsterdam nell’agosto del ‘94.Mi colpi l’abbondanza di piste ciclabili, quella coppia che pedalava e si teneva per mano (l’altra mano era sui manubri delle rispettive biciclette, ovviamente), quelli che andavano a lavorare coperti da un semplicissimo impermeabile di cellophane e i postini che portavano la corrispondenza in bici, con due pesantissime borse di pelle ai lati. Uno era proprio curioso, e mi ricordò il “Mago G” della pubblicità di biscotti Galbusera. Grande popolo, quello olandese. Aperto di mentalità ma rispettoso del prossimo e dell’ambiente. Noi italiani, invece, siamo tendenzialmente più pigri e i nostri portalettere sono tutti fighi con scooter, divisa e caschetto in tinta. Usare la bicicletta questi giorni è quasi un atto di disobbedienza civile. Compiamolo insieme. Mi riferisco a sociademocratici scandinavi nel cuore come Giuseppe e Domenico, agli ambientalisti Arcobaleno come Max, e anche alla pasionaria riccia del Pd, che non guasta mai. Ci state?

 ”Ed ero contentissimo quando guardando Amsterdam non m’importava della pioggia che cadeva…”


Maledetti Tir!

Dicembre 11, 2007

So che a volte sembro il puffo brontolone che odia tutti, ma non ho mai provato soverchia simpatia nei confronti di autocarri, autoarticolati e autotreni, specie dopo che la ruota di un autoarticolato è passata sul mio piede destro, lasciandomelo miracolosamente intatto. E quindi, c si mette anche il fatto che lo sciopero dei Tir di questi giorni sta creando un sacco di disagi. Non conosco la piattaforma rivendicativa e quindi non metto lingua sulle ragioni della protesta, ma quando ho visto che alle otto di stamattina i giornali non erano ancora in edicola, a causa degli inevitabili rallentamenti del traffico causati dallo sciopero, mi sono arrabbiato parecchio. Mi sono altresì ricordato, che a metà degli anni ‘70 in Cile, uno sciopero dei camionisti diede la stura a quel processo che portò in breve al colpo di stato che destituì il presidente socialista Salvador Allende (legittimamente eletto dal popolo) e istituì la feroce dittatura di Pinochet. Non è che, mutatis mutandis, dietro alla mobilitazione di questi giorni, c’è lo zampino del borlotto nano?


Chi dei due è il comico?

Dicembre 9, 2007


Rivedere dopo tantissimi anni Enrico Beruschi è stato un piacere vero, autentico. Sembrava di tornare indietro ai tempi di Drive In. Era Tv pecoreccia e scollacciata, certo, ma meno volgare di certi programmi di oggi, da quelli di Maria De Filippi, ad Alda D’Eusanio a tutto il palinsesto pomeridiano in genere. Però, lui è un personaggio positivo, artefice di un umorismo che piace anche ai bambini. Prima dello show si avvicina al tavolo della stampa e dice : «Uè, ma quante arie che vi date». Mi alzo, gli stringo la mano e gli dico che sono cresciuto coi suoi show. Lui volge lo sguardo verso la collega giovane e carina e dice «lei no. E si vede : è venuta su meglio!». Si arrabbia solo quando vede una ragazza vestita di viola ed è serissimo quando le chiede di cambiarsi, perchè quel colore, nel mondo dello spettacolo, si dice porti male. A fine serata si sottopone volentieri all’intervista dello speaker radiofonico Claudio Panetta di Radio Siderno La Cometa, la radio preferita dalla mia carissima amica Antonella. L’intervista è doppia, dato che riguarda sia il comico che la conduttrice Ivana Criniti. Mentre Panetta rivolge una domanda a quest’ultima, mi avvicino a Beruschi per chiedergli una foto ricordo insieme a lui. In fondo, Drive In è stata una pietra miliare della mia adolescenza. La foto la scatta Elena. A questo punto, Beruschi chiede di fare una foto con lei.

Si mettono in posa, io scatto (malissimo come si vede) e lui rimane in posa, con la collega carina e simpatica, visibilmente imbarazzata. Cerco di uscire da questo “cul de sac” dicendo che la foto è già stata scattata. Lui coglie la palla al balzo e dice, con la tipica cadenza dalle vocali strascicate : «ma per me io posso rimanere ancora così, abbracciato a lei». A quel punto, mi assale un lampo nella memoria, e controbatto con un tormentone dell’epoca, che gli ripeteva ossessivamente Ezio Greggio : «ma lei lo sa che è proprio un bel volpino?», accompagnando la frase col tipico gesto della mano, un pugno col mignolo alzato. La risata permette a Elena di divincolarsi dalla morsa e a me rimane la soddisfazione di essermi tolto uno sfizio che durava almeno da un quarto di secolo. Era una gran cazzata, lo so. Ma morivo dalla voglia di farla…Buonanotte! :-)


Armenu vidimma pilu!

Dicembre 9, 2007

Il titolo, lo so, è proprio “terra terra”, come ama dire un mio amico geologo. Ma è la fedele rappresentazione del pensiero di tanti uomini presenti in sala durante la 32^ Rassegna di moda sartoriale che ha avuto luogo a Siderno qualche ora fa. Lungi da me il voler sminuire la manifestazione, molto ben organizzata, piacevole e curata in ogni minimo dettaglio. Roba da professionisti, insomma. Ma nelle tre ore e mezza di sfilata, il gioco più divertente era incrociare gli sguardi di molti uomini che magari alla sfilata ci sono andati malvolentieri. Avrebbero preferito giocare a carte, guardare la partita su Sky e poi andarsene a letto che tanto fuori pioveva a dirotto. E invece no. Costretti dalle mogli, si sono sottoposti alla “tortura” e alla fine hanno fatto “di necessità virtù”, badando davvero poco alle creazioni, preferendo concentrarsi sulle meravigliose creature.

E come dare loro torto? La scelta del casting è stata davvero encomiabile. Neanche l’ombra di modelle semianoressiche e drogaticce come Kate Moss, ma belle figliuole davvero. E così, il signore dal gessato grigio, faceva una vera e propria radiografia a ognuna di loro. E che dire del vecchietto in prima fila, che applaudiva con inusitato vigore ogni loro gesto in passerella? Roba da far riaccendere antichi ardori, che sembravano sopiti dal tempo. Non facevano eccezione i big della politica regionale. Tra loro anche una big. Sembrava bella perfino lei, in mezzo a quello splendore. Sto esagerando! Scherzavo, ovviamente… :-)


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Finalmente arrivano le sfilate di moda maschile. A parte qualche creazione “troppo originale”, gli abiti sartoriali sono davvero di pregevole fattura. Neanche il tempo di soffermarsi su quel completo blu, che dietro di me scorgo due ragazzine in piena tempesta ormonale, che iniziano a fare fotografie e filmati col videofonino. A quel punto, la passione per la fotografia contagia un pò tutte, dalle signore impellicciate nelle prime file, a una cronista carina e simpatica, puntualmente beccata dal collega più anziano. La manifestazione finisce dopo l’una. Lo spettacolo è stato bello, e, contrariamente a quanto si fa in casi del genere da noi, le passerelle dei politicanti sono state ridotte all’essenziale. Per una sera, una ventata di mondanità e vanità ha pervaso Siderno. Ogni tanto fa bene…”Semel in anno licet insanire” come dice il mio amico Pippo. Alla fine tutti contenti, quindi. Da chi ha saputo apprezzare gli abiti a chi si è “accontentato” e da buon provinciale poco avvezzo a certi spettacoli si sarà detto, tra sè e sè : «Armenu vidimma ‘nu pocu i pilu». Alè


L’ottimismo è il profumo della vita

Dicembre 6, 2007

Fare compere nel supermercato di sempre nel mese di dicembre è quanto di più stressante ci possa essere. Almeno per quelli come me, sempre con un occhio rivolto all’orologio e i minuti contati. Le statistiche parlano di potere d’acquisto dei salari in picchiata e io, da salariato, lo confermo, eccome. Il punto è che i supermercati sono sempre pieni e la gente compra, compra di tutto, anche le cose inutili. E’ tutta una competizione, un gioco a più livelli : 1) la conquista di un parcheggio meno lontano possibile; 2) ll carrello che si sgancia dagli altri con la monetina; 3) Pronti, via. L’ingresso è quasi sempre traumatico. C’è sempre qualcuno che si piazza lì in quel metro quadro scarso e non ti fa passare e hai voglia a chiedere permesso…; 4) La corsa tra le anguste vie (o meglio “corsie”) dei reparti assomiglia sempre di più a uno slalom, a una gimkana. Non bisogna dribblare solo quelli che hanno tanto tempo e tanta voglia di meditare davanti a due prodotti simili, ma vieni regolarmente investito da scie di maleodoranti effluvi ascellari. Pazienza quelli dei commessi, che fanno un lavoro fisico e quindi sudano, e spesso indossano la maglia in pile del gruppo che, notoriamente, non traspira, ma ci si mettono anche i clienti, ora! Sarà un caso che il reparto meno affollato è sempre quello dove sono esposti sapone, bagno schiuma, deodoranti, ecc.? mah! 5) Coda al banco salumeria e a quello macelleria, sempre col tuo numeretto e gli epigoni di Ricucci (furbetti del quartierino) che si fanno fare la spesa dall’amico che nella griglia di partenza ha un numero antecedente. 6) La cassa. Fila anche là, C’è sempre uno storno alla cassa 6 che blocca la coda. E poi la domanda di sempre : ha la tessera? No, non ce l’ho. Come ve lo devo dire che queste raccolte punti sono delle enormi prese in giro e non la voglio la tessera? 7) La domanda di rito (bancomat o carta?) sembra chiudere la sofferenza, ma rimane la fase “dell’imbustamento”, che qualche volta mi ha fatto dimenticare (già pagate) 3-4 tavolette dell’adorato “fondente nero Novi”, che evidentemente si mimetizza bene con le pochissime buste vuote a portata di mano o con gli inutili depliant di offerte della settimana. Varcare la soglia dell’uscita, ogni volta, è come aver tagliato un traguardo, tra fiumi di champagne e bandiere a scacchi. L’inevitabile zingarella che ti chiede una mometina, però, ti ricorda che «l’ottimismo sarà anche il profumo della vita», ma da queste parti non è arrivato. O almeno è solo uno slogan pubblicitario di un poeta ammaliato anch’egli da sua maestà il denaro. «Dirò una gran cazzata - avrà pensato il poeta - ma almeno mi pagano». E bene, aggiungiamo noi.


Pasionaria, non andare via

Dicembre 5, 2007

Che fine ha fatto Alessia, la pasionaria del Partito Democratico? Il suo ultimo commento risale a una settimana fa, circa. Sappiamo che è rimasta male per determinati attacchi (spesso ingenerosi) subiti, ma una come lei, con i suoi interventi arguti e graffianti manca parecchio. E comunque, posso dire con certezza, che non c’era alcun fumus persecutionis nei suoi confronti. Anzi, lo hanno detto sia Max che altri che frequentano l’inutile blog : la sua assenza si nota, eccome. Speriamo che torni presto.

P.S.: Con qualche giorno di ritardo, voglio rispondere a Nicolino che, bonariamente e simpaticamente, mi accusava di maschilismo, solo per aver detto che Siderno non è ancora pronta ad avere un sindaco donna. Il punto è proprio questo. E’ il paese che non è pronto ad avere un sindaco donna, non sono le personalità politiche in “quota rosa” che mancano. Anzi, voglio sbilanciarmi in un pronostico (sarebbe meglio dire, un auspicio) che però potrebbe diventare realtà tra una decina d’anni : e se fosse proprio lei, la pasionaria riccia, il primo sindaco di Siderno donna? Staremo a vedere! Certo che come ipotesi non sarebbe male. Ma prima, però, mi piacerebbe vedere sulla poltrona di primo cittadino Paolo Fragomeni, un bravissimo politico e una Grande Persona. Ultimamente sta risolvendo qualche problema di salute e quindi, colgo l’occasione per augurargli una pronta guarigione dall’inutile blog. So che la salute, la famiglia e il lavoro vengono prima di tutto, ma coltivo ancora il sogno che un giorno possa concorrere alla poltrona di primo cittadino. Sognare, del resto, non costa nulla.

P.P.S. :Non è la prima marchetta della mia insignificante carriera. Paolo e tutti gli altri che mi conoscono bene lo sanno. :-)


Ma è davvero tutto rose e fiori?

Dicembre 3, 2007

Da qualche settimana nelle nostre caselle di posta elettronica arrivano delle e-mail dalla Russia. Parlano di improvvisi e insostenibili aumenti dei prezzi di gas ed elettricità, di storie di lavoro precario e sottopagato, e chiedono, per affrontare il rigidissimo inverno, stufe vecchie, o semplicemente borse dell’acqua calda. La foto che vedete risale al 1989, anno in cui fu abbattuto il Muro di Berlino. Io non sono mai stato oltre cortina prima di quella data. Solo nel 2003 ho passato una bellissima settimana in una Praga fin troppo capitalista. Però mi domando con frequenza sempre maggiore, se prima della caduta del socialismo reale, ci fosse stata gente costretta a mendicare beni di prima necessità. L’imponente fenomeno migratorio iniziato dal 1990 in poi, infatti, credo che nella stragrande maggioranza dei casi, non sia stato dovuto a una improvvisa voglia di occidente, ma da strettissima necessità, dovuta al crollo di tutte quelle strutture sociali che comunque garantivano determinate coperture. La stampa non convenzionale parla di donne ucraine che affrontano lunghissimi viaggi della speranza a bordo di treni merci, di ragazze rumene che rimpiangono persino Ceausescu, gente che dalla sera alla mattina è rimasta senza lavoro, ragazzi senza scuola gratuita e tanta gente comune costretta ad emigrare, mentre i furbetti del quartierino si organizzavano nelle nuove mafie dell’Est. E quindi, mi chiedo : ma la caduta del Muro, è stata questa grande panacea che ha risolto tutti i mali, o forse era meglio proseguire nella strada di riforme graduali tracciata da Gorbaciov? Non ho dubbi nel propendere per la seconda ipotesi. La stampa ufficiale ha sempre dipinto il blocco sovietico come “l’impero del male” e sicuramente di problemi ce ne sono stati. Ma sul testo di Storia delle Dottrine Politiche scritto dal Sabine e in uso presso la facoltà di Scienze Politiche in numerosi atenei (l’autore è americano, e sicuramente non è un bolscevico, men che meno un menscevico) si parla, a chiare lettere, degli aspetti positivi che George H. Sabine riesce a intravedere persino nel periodo stalinista : modernizzazione e industrializzazione del Paese, costruzione di strade e ferrovie, scuole e servizi sociali per tutti e diritti per i lavoratori. Addirittura, nonostante il centralismo democratico e la burocratizzazione degli apparati, la carriera nel Pcus, secondo il Sabine «Quasi sempre premiava i giovani più capaci e meritevoli». Insomma, il Pcus come esempio di meritocrazia! E non lo dico io,ma l’autore di un testo universitario. I principali risultati, di questa repentina trasformazione dei Paesi dell’Est in stati capitalisti, sono stati : Mafia (quella russa è terribile), emigrazione, Corruzione (provate ad avere bisogno di un poliziotto in Romania) e prostituzione (le tratte delle schiave verso i paesi occidentali vi dicono qualcosa?). Nelle strade del centro di Praga, accanto alle banche e alle boutique delle principali griffe italiane, nell’agosto del 2003 i mutilati trascorrevano le giornate a chiedere l’elemosina. Pensate che anche durante il comunismo siano stati costretti a farlo? E’ questa la libertà e la democrazia che l’Occidente ha festeggiato dopo gli accadimenti dell’89? Voglio augurarmi di no. Ora tutti danno addosso al fallimento dell’esperimento del socialismo reale. Il punto è che molti dei suoi aspetti negativi permangono, accentuati dalle inevitabili diseguaglianze che un sistema di economia capitalista comporta. E così, nella Russia dei nuovi poveri ed emarginati, l’ex pezzo grosso del KGB Vladimir Putin (L’amico Vladimir di Berlusconi, già in affari col Cremlino prima della caduta del muro, con la sua agenzia pubblicitaria Pubblitalia gestita da Marcello Dell’Utri), le elezioni di questi giorni si sono rivelate una farsa e, nonostante il monito degli osservatori dell’OSCE, “Zar Vladimir” ha fatto intendere che andrà avanti per la sua strada. Un russo su otto è ancora comunista, anche se Putin va verso una sorta di riedizione del partito unico, per perseguire meglio i suoi disegni nazionalisti, sotto la parvenza di democrazia. A proposito di quest’ultima.  In Venezuela, Chavez incassa la sconfitta al referendum che, in caso di vittoria, l’avrebbe designato “sovrano assoluto”. Cosa vuole dire?Che oggi c’è più libertà e democrazia in Venezuela che non in Russia?


Caro Beppe, erano altri tempi!

Dicembre 2, 2007

Ho appena finito di guardare uno dei rari programmi Rai per i quali valga la pena pagare il canone. Sto parlando dello speciale Tg1 dedicato a Beppe Viola, a 25 anni dalla sua scomparsa. Ne è stato ricordato lo stile unico, ironico, inconfondibile. Lo ricordo vagamente. Morì a soli 43 anni, nel 1982, poche settimane dopo la vittoria nei mondiali di Spagna. Curava una rubrica su “L’intrepido” in cui rispondeva alle lettere dei lettori. Una volta gli scrissi. Gli rivolsi una domanda semplice, quella di un ragazzino di poco più di undici anni che già sognava di fare il giornalista. Gli chiesi quale fosse, secondo lui, il miglior giocatore della Juventus e della Nazionale. Ricordo la mia grande emozione quando vidi che mi rispose su “L’intrepido”. Non fu tanto il piacere di vedere il mio nome e il mio cognome sulla rivista, quanto la soddisfazione di sapere che un grande come lui trovò il tempo e la voglia di rispondere alla mia domanda. Mi disse che secondo lui il migliore era Gaetano Scirea. Che strano il destino. Entrambi sono morti giovani, improvvisamente. Da piccolo non capivo appieno il suo valore, la sua ironia. Rivedere quei filmati in età adulta mi fa provare una grande nostalgia di un tempo che non ho mai vissuto. In cui la domenica sportiva era un programma autorevole, si dava il giusto peso alle cose e Milano era ancora quella città “col cuore in mano” che oggi non c’è più. E così Beppe manca anche a me, che l’ho conosciuto solo di sfuggita. Era anche un’altra televisione, col Novantesimo minuto condotto da Paolo Valenti, le partite della nazionale con la voce di Nando Martellini, il giro d’Italia commentato da Adriano De Zan e con Gianfranco de Laurentiis, ultimo grande signore del giornalismo sportivo televisivo, nel pieno della sua carriera. Le scene patetiche di Galeazzi che fa il trenino, i pettegolezzi stuzzicati da Piccinini a Controcampo, le strafighe scosciatissime (Canalis in testa) che s’improvvisano conoscitrici di calcio, le ridondanze di certi prepartita di Caressa, che si fa affiancare da Bergomi (quest’ultimo parla ai telespettatori di Sky come se si stesse rivolgendo ai propri nipotini), sarebbero venuti dopo. E io, quando c’era Beppe Viola, ero troppo piccolo. Che peccato!