Quei favolosi anni ’70

Gli anni ’70 sono stati il decennio della mia infanzia e della grande canzone d’autore. I cantautori, però, li ho scoperti dopo. Nella seconda metà degli anni ’80 e nella prima dei ’90. Del resto, quando Guccini ha scritto “La locomotiva” avevo due anni e quando uscì “L’avvelenata” ne avevo solo sei. Allora la musica la ascoltavo alla radio, o nei “mangiadischi” che leggevano solo i 45 giri. Tra le canzoni d’autore, ricordo “Generale” di De Gregori e “Una storia disonesta” di Stefano Rosso. Erano le canzoni che passava Radiodue, l’emittente che si ascoltava in famiglia. Ma c’era anche il juke-box del bar sotto casa. Sempre acceso. C’era sempre qualcuno, come dice Ligabue, «con tante monete e qualcosa da ricordare». Andava fortissimo Umberto Tozzi con “Tu”, “Ti amo”, “Stella stai” e anche il cantautore sidernese Benito Prochilo con “Ti voglio bene”. Ma la musica che più di ogni altra mi ricorda quei tempi è quella degli Alunni del Sole, gruppo napoletano di easy listening che, come i film di Totò, viene rivalutato decenni dopo. Per la gioia di Peppe e quelli come lui, riascoltiamo, quindi, “‘A canzuncella” e “Liù”. Peccato che i filmati siano mozzi, ma tant’è. P.S.: non trovate pure voi una somiglianza tra il cantante e Fabio Cannavaro? :-)

4 risposte a Quei favolosi anni ’70

  1. giuseppe scrive:

    Grazie Gianluca, un pensiero veramente carino. Il richiamo che hai fatto a quei favolosi anni ’70 per me sono il canto delle sirene di Ulisse. Anche io, come te, seppur 40enne avanzato, ho vissuto quel periodo con grande intensità. Qualcuno mi dice che era l’età giovanissima, e ha ragione, ma non basta a liquidare un vento di emozioni che correva nel mondo in quei tempi, un’energia fortissima che creava partecipazione e senso della comunità. Il mondo delle Utopie non era stato ancora ferito dall’avvento folle dei consumi e dall’individualismo più esasperato. E allora, accanto a fenomeni musicali come i Pink Floyd, In Italia, i cantautori e poi questi gruppi musicali, ci regalavano piccoli sogni che ancora ci portiamo dentro. Caro Gianluca, siamo una generazione di mezzo e spesso ci lamentiamo perchè non ci sentiamo nè hi tech, nè propriamente rivoluzionari. Anche io all’epoca ero un ragazzino e solo più in là con gli anni ho potuto comprendere il senso straordianario di una canzone di Guccini o di De Gregori; in pratica negli anni ’80 (che oggi non butterei) e nei primissimi ’90, ma, nonostante tutto, abbiamo respirato quell’aria e, credimi, siamo stati fortunati. Quando canto con Giorgio “sugar baby love” per le strade dei mille comuni italiani, non sai che senso di liberazione…Ancora a casa ho il mangiadischi giallo che comprò mio padre. E nessuno potrà farmi dimenticare il mitico bar di Mimì alle Sbarre, quando con 50 lire nel Juke box ascoltavo “Miele” del Giardino dei Semplici o “Africa” dei Toto. Ecco perchè ringrazierò sempre mia madre per avermi “fatto” nel ’66….

  2. Virginia Danna scrive:

    Siete giovanissimi, su questo blog…beati voi! Per me che sono nata nel lontano 1957 gli anni 70 sono stati gli anni della giovinezza, della scuola superiore, dei ‘club’ (locali inventati mettendo insieme in tanti i pochi soldi della settimana con cui si fittava un localino, lo si dipingeva con colori che alla lampada stroboscopica sarebbero diventati fluorescenti e ci si scriveva fuori ‘Discoteca’), di ‘Dio è morto’ urlata per affermare che noi non eravamo schiavi di una fede cieca o de ‘La canzone di Marinella’, canzone bandiera, per noi ragazze dei 70, di chi ha il diritto di far l’amore per passione.
    Ma certo, erano anche gli anni degli Alunni del sole, o di cantanti per una sola estate, che ci facevano ballare a ferragosto sulle rotonde in riva al mare. I ritmi di Toni Esposito, il moog del Guardiano del faro, i balli lenti coi ragazzi che ti cantavano all’orecchio ‘M’innamorai’, gli Squallor, Alto gradimento…
    Grazie, un bell’amarcord, caro Gianluca!

  3. Maria scrive:

    Quel periodo l’ho vissuto e non ero proprio piccola…. ricordo molto bene quelle belle canzoni.

  4. Giuseppe scrive:

    Benito Prochilo the best!

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