Fidel lascia

La notizia è di oggi. Con una lettera indirizzata ai suoi concittadini e pubblicata oggi in prima pagina dal Granma, l’organo ufficiale del Partito Comunista Cubano, Fidel Castro annuncia di rinunciare alla Presidenza. ”Ai miei appassionati compatrioti, che mi hanno fatto l’immenso onore di rieleggermi come membro del Parlamento, nel quale si devono adottare accordi importanti per il destino della nostra Rivoluzione, comunico che non aspirero’, ne’ accettero’ , - ripeto non aspirero’, ne’ accettero’ - l’incarico di presidente del Consiglio di Stato e Comandante in Capo”. Castro, 81 anni, lascia i suoi incarichi ufficiali diciannove mesi dopo che un intervento chirurgico intestinale lo aveva costretto a cedere temporaneamente il potere al fratello Raul.Che succederà ora a Cuba? Gli yankees hanno fatto sapere che sono molto contenti per le dimissioni del leader maximo e sperano nell’introduzione di «riforme democratiche nell’isola dopo cinquant’anni di dittatura». Che significa? Che, tradotto in soldoni, Cuba deve tornare a essere il puttanaio d’America come ai tempi di Batista e rinunciare alle conquiste sociali, in primis scuola e sanità di prim’ordine che nel contesto dell’America latina sono quasi un lusso? Staremo a vedere. Per me, i cubani sapranno mantenere in vita la parte buona della Rivoluzione.

7 Risposte a “Fidel lascia”

  1. Virginia Danna Dice:

    Una figura storicamente controversa, quella di Fidel.
    Uno che ha saputo fronteggiare l’ostilità di Eisenhower, Kennedy, Lyndon Johnson, Nixon, Gerald Ford, Jimmy Carter, Ronald Reagan, George Bush, Bill Clinton, George W. Bush per quasi mezzo secolo.
    Uno che ha affrontato la scomunica di Giovanni XXIII ma anche l’incontro con Giovanni Paolo II .
    C’è chi lo descrive come un ottimo capo di stato che ha dimostrato che si può vivere fuori dal sistema liberista, nonostante il boicotaggio e chi ne parla come di un ricchissimo affarista senza scrupoli.
    Con la sua giubba militare e la barba lunga Fidel è un simbolo ormai e come tutti i simboli è amato o odiato, senza vie di mezzo.
    La sua uscita di scena cambierà la storia cubana, e forse non solo quella.

  2. enzo Dice:

    A dittatore che lascia, ponti d’oro.
    E l’augurio che i cubani, una volta liberatisi del giogo, possano ripetere il miracolo della Spagna postfranchista.

  3. Max Reale Dice:

    Onore ad un popolo che per tanti decenni ha sopportato le angherie ed i ricatti economici della superpotenza dominante, scegliendo di fare la fame pur di non prostrarsi ai piedi del padrone!
    Le dittature non sono mai belle ma Cuba, per me, e’ un grande esempio di popolo dignitoso, perche’ non hanno accettato di essere servi per entrare nelle grazie degli USA. I cubani, per me, possono camminare a testa alta.

  4. giuseppe Dice:

    La notizia rimbomba in tutto il mondo come una liberazione. Sicuramente Fidel Castro se non è nato dittatore, alla fine lo è diventato. Probabilmente anche indotto dal “bloqueo” prepetrato all’isola di Cuba dagli Stati Uniti e dalla necessità, a quei tempi, di evitare di cadere nelle fauci del nemico. Una storia, la sua, effettivamente controversa, nobile per certi aspetti, patologica per altri. Nel 1999 sono stato a l’Avana e ho avuto modo di confrontarmi con i cittadini del luogo. C’era chi lo amava come un padre, chi lo contestava per avere tradito gli ideali nobili della rivoluzione; in primis, la libertà di pensiero. Purtroppo, sotto questo aspetto, non può negarsi che Castro non è stato un democratico e il fatto stesso che ha lasciato il ruolo di Comandante in capo al fratello, dimostra quanto poca libertà politica e sociale vige da quelle parti. Ma Fidel Castro, quando parlate con i cubani, non è odiato come lo fu Ceausescu o Hoenecher o Breznev. Fidel in qualche modo ha comunque servito il suo popolo. E’ difficile incontrare un cubano di basso profilo culturale e, nonostante la mancanza di fondi dovuta all’embargo americano, oggi l’isola ha un’alfabetizzazione del 99,9% e dei medici di altissimo profilo mondiale. Ciò è innegabile. Il resto lo ha fatto la popolazione cubana, così cordiale, così sentimentale, anche così povera, da fare acquisire a Cuba il fascino dell’utopia che non affonda mai. Quell’utopia, Fidel Castro, probabilmente, l’abbandonò quando si divise da Che Guevara, personaggio diventato scomodo per l’establishement comunista cubano e mondiale. E, forse, quando il Che partì per la Bolivia ad attuare una nuova rivoluzione, consegnando una splendida e amara lettera al Capo e rinunciando alle cariche di Ministro del Commercio e dell’Industria, in quel momento, la rivoluzione cubana nei suoi aspetti epici, solidiali e di equità sociale, cominciò il suo declino. Che Guevara aveva compreso nei suoi viaggi in Russia ed in Cina quanto quel “comunismo” sognato vivesse e si rigenerasse sull’annientamento della coscienza umana e sulla pianificazione nichilista di ogni “virgola” della società. Allora decise di lasciare Cuba, scrivendo di avere dato tutto per quella rivoluzione contro la dittatura sanguinaria e filoamericana di Fulgentio Batista. Il Che si stava trasformando in un socialista utopico, mentre Fidel si accomodava nelle poltrone del potere comunista. Questo è stato il male di Castro, ma, a distanza di cinquant’anni e più dall’entrata trionfante dei barbudos all”Avana, non può non riconoscersi la dignità di un uomo che comunque e ad ogni costo aveva deciso, in tempi difficili, di sopravvivere al giogo americano. Queste qualità sono degne degli uomini che fanno la storia e Fidel Castro lascia al mondo occidentale un solo dubbio: ma questo capitalismo, così com’è, può essere l’unico lasciapassare della nostra esistenza?

  5. Maria Dice:

    Credo che comunque ormai se ha fatto danni o se ha saputo governale la sua Nazione, il suo lo ha fatto

  6. Virginia Danna Dice:

    C’è un bell’articolo sul ‘dittatore’ Fidel a questo link:
    http://www.gennarocarotenuto.it/1912-fidel-castro-scusate-se-riciclo-anche-io#more-1912
    Se vi va, può essere una interessante lettura.

  7. gianlucalbanese Dice:

    Grazie mille Virginia per la segnalazione. Nella sezione “Frasi celebri” del mio blog, aggiungerò il finale dell’articolo di Carotenuto, che condivido in toto : «Il socialismo a Cuba ha garantito gli ultimi e svantaggiato i primi. La democrazia in America ha massacrato gli ultimi e favorito spropositatamente i primi. Oggi l’America Latina è profondamente più diseguale di quanto non fosse 47 anni fa laddove Cuba è infinitamente più giusta di quanto non fosse quando era una colonia degli Stati Uniti. Se la democrazia liberale fa morire i bambini di fame, come potranno i latinoamericani non augurare lunga vita al Comandante Fidel Castro?». Grazie ancora. E complimenti a Giuseppe per aver scritto delle cose molto simili a quelle riportate da Carotenuto.

    «De tu querida presencia, comandante Che Guevara»

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