«Poti durari n’annu, n’annu e menzu, ma poi è destinata u chiudi», sentenziarono due “addetti ai lavori” pochi giorni dopo l’uscita del numero uno dell’anno uno di Calabria Ora. Oggi, 14 marzo 2008, festeggia il secondo anniversario. Ma non solo, la testata è viva e vegeta e i numeri sono assolutamente incoraggianti : nel secondo anno di vita ha incrementato le vendite del 35% su scala regionale e quasi del 100% nella Locride. Ma al di là dei dati di vendita, mi piace pensare a come gli ultimi due anni della mia vita si siano intrecciati all’esistenza di questo quotidiano. Vorrei cogliere l’occasione di questo secondo anniversario per ringraziare chi ha concepito il giornale, chi lo ha realizzato, chi l’ha finanziato e tutti quelli che contribuiscono a confezionare, ogni giorno, questo prodotto editoriale odiato dai politici e amato dagli sportivi e dai lettori “non omologati”. Ho pensato un sacco di volte a quella telefonata ricevuta poco prima delle 13 il 7 gennaio del 2006, in cui mi proposero di far parte del progetto. Non ebbi un attimo di esitazione. Accettai al volo e mi gettai a capofitto nella scommessa, facendo tabula rasa di altre cose che prima mi vedevano impegnato. Ricordo le nottate passate a confezionare innumerevoli “numeri zero” che non sarebbero mai usciti, ma che facemmo per oliare i meccanismi prima della data di prima uscita del giornale e per dimostrare a chi ci aveva scelto che non aveva sbagliato le selezioni. L’entusiasmo della conferenza stampa di presentazione e della mattina in cui uscì il numero uno. Sicuramente, quello che mi resta di più non è la vanagloria dei complimenti ricevuti o i dati numerici nudi e crudi. Quel che più conta, infatti, sono tutti gli amici che ho incontrato e conosciuto e i maestri che mi hanno insegnato qualcosa che altrimenti non avrei mai imparato. Io, per dirla con Guccini «eterno studente, perché la materia di studio sarebbe infinita, e soprattutto perché so di non sapere niente», se tornassi indietro rifarei esattamente quello che ho fatto negli ultimi due anni. E che l’avventura duri più a lungo possibile. Grazie Calabria Ora.Oggi è anche il compleanno di Antonella, una delle persone più simpatiche del mondo, che da circa otto anni ha la disgrazia di essere mia amica. La foto la ritrae in redazione. E’ un modo per omaggiare sia lei che il giornale. Spero che guardi il blog più tardi possibile, altrimenti mi chiamerà subito per dirmi «togli subito quella foto orreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeenda». Perché è fatta così. E se non ci fosse bisognerebbe inventarla!
Auguri!
Due compleanni importanti
Marzo 13, 2008Gli uomini di buon gusto si riconoscono sempre…
Marzo 13, 2008
Per ora si tratta solo di voci di corridoio (quello della sede Rai, per intenderci), ma c’è chi assicura che tra Michele Santoro e Beatrice Borromeo ci sia del tenero. Le prime indiscrezioni su una loro possibile intesa, non solo professionale, erano arrivate con un servizio fotografico pubblicato sulle pagine di Chi qualche tempo fa, che mostrava il presentatore e la nipote della Marta Marzotto mentre facevano colazione insieme. Scatti che insinuarono il sospetto che tra i due ci sia del tenero. Galeotto sicuramente Anno Zero, dove entrambi sono impegnati. Dopo quegli scatti, il silenzio. Ora a mesi di distanza si torna a parlarne del conduttore invaghito della giovane contessina. Tanto che qualche ben informato dice che Santoro le lasci addirittura carta bianca circa la trasmissione che co-conducono. A deporre a loro sfavore anche il fatto che fosse stato proprio lui a sceglierla come collaboratrice. Non resta che attaccarsi alla tv nella speranza di cogliere qualche sguardo ammiccante tra i due.(Libero News)
Negli occhi di un cane
Marzo 13, 2008Sono dieci anni che ho un cane in casa. Voglio “celebrarli” pubblicando questo bellissimo e anonimo scritto, che ho trovato nel web (www.strill.it). Parla di altri cani, meno fortunati del mio. Speriamo che serva a far riflettere.”Red, Macchia, Minietto, Arturo. Intelligenti, vivaci, il più grande ha poco più di un anno, al massimo. Di taglia media; solo Minietto, ricciuto e nero, con i “calzini” bianchi, è piccolo, una miniatura appunto. Qualcuno li ha abbandonati. Oggetti. Presi per un qualsiasi motivo e per un qualsiasi motivo buttati via. Si sono trovati tutti insieme attorno alla prima ciotola pietosa. Una carezza nel freddo e nel buio delle notti vaganti. Si sono trovati e hanno pensato che la vita è dormire vicino per non sentire freddo, curiosare tra muri e giardini aspettando che sia ora di pranzo, e andare al mare tutti insieme, spinti dal primo sole bugiardo di marzo. E hanno pensato che il mondo è un bel posto, se non fosse che, a volte, diventa inevitabile “non capirsi” con gli umani, cozzare contro l’inestirpabile paura del diverso, o semplicemente sbattere forte contro l’intolleranza del mondo. Perché sporcano, perché ringhiano, perché inseguono i bambini in bici. Però ringhiano solo ad alcuni, inseguono solo alcuni. Perché fanno branco, sì, è possibile, o piuttosto perché li vediamo branco, li rendiamo branco. La paura, forse, di più l’ignoranza e una catena di gesti sbagliati. Scacciarli, imporsi, affermare la nostra “superiorità”. E, allora, lo spavento ti coglie di soppiatto, ti spinge a reagire, abbaiare, inseguire o scappare. E, allora, c’è una gabbia al canile. E gli occhi liquidi e intensi si sollevano da terra un attimo, solo per guardarti, per chiederti perché. Sarebbe bastata una mano vicino al musetto, un “vengo in pace”. Sarebbe bastato riconoscerne il diritto di essere vivente, senziente. Non è andata così. Ed è una sconfitta. Abbiamo perso, tutti quanti e su tutti i fronti. Abbiamo perso perché non siamo stati ancora capaci di produrre una società più giusta, perché non abbiamo imparato né insegnato il rispetto, perché non abbiamo compreso che siamo solo una parte del Creato. Accade in un paesino della Locride, ma potrebbe essere un qualunque posto della Calabria, d’Italia, forse. Accade in un luogo qualsiasi, ma nel 2008. Accade dove normative nazionali e comunitarie non “arrivano”. Accade dove la strada verso la civiltà è stata smarrita, dove i bambini sono merce di scambio, dove ci si scuote solo per una “caccia alle streghe”. Oggetti, indifesi. Nel 2008. Perchè la crescita civile di una nazione, sosteneva Gandhi, si misura anche dal rispetto che essa ha verso gli animali”.
E’ già storia
Marzo 13, 2008Qualche giorno fa ho avuto la brillante idea di prendere delle vecchie videocassette e farmele passare su DVD, supporto che dà molte più garanzie dal punto di vista della durata e occupa anche meno spazio. Ho rivisto le riprese dell’estate del 1988, vent’anni fa. Era l’anno che per molti di noi avrebbe significato il compimento della maggiore età, e infatti tra le riprese c’erano anche un paio di compleanni. Ma soprattutto, la videocamera Hitachi che Fortunato ebbe in dono per i suoi 18 anni, caratterizzò un’estate. Le immagini ritraggono una Siderno molto diversa da quella attuale : spiagge senza stabilimenti balneari, e un corso nettamente diverso dall’attuale. Andavamo in giro a fare riprese, lui con la telecamera e io col microfono, col malcelato intento di prendere (bonariamente) per il culo i nostri occasionali interlocutori. Le immagini della festa di Portosalvo del 1988, vanno dalle prove pomeridiane del gruppo-meteora dei Future (che fine avranno fatto?) fino al passeggio serale, e la sensazione che all’epoca fosse tutto un pò meno caotico. Mi sono sorpreso a non avere nostalgia di quel tempo, nè di come fossi io allora. Però fu una delle estati più belle e spensierate. Il secondo filmato, invece, si riferiva alla pasquetta del 1994. Gita a Gerace con gli scooter. Senza casco, senza cellulare (allora erano una rarità) e via. Sembrava tutto più semplice e spontaneo. I tormentoni televisivi riecheggiavano nelle battute e nelle imitazioni che facevamo. Era divertente. Un pò meno bello, vedere che gli amici di quella gita ora sono stati “declassati” a semplici conoscenti. Ci si saluta distrattamente. Altre vie, altre strade. Altre comitive. E’ la legge della vita. Oggi i filmati li facciamo coi videofonini e dopo pochi minuti li mettiamo su internet per farli vedere al mondo intero. Una volta per duplicare una videocassetta era un casino. Prendiamoci il bello della tecnologia e della modernità, e cerchiamo di farci promotori, nel quinquennio che ci sta traghettando verso i 40, del nostro modo di intendere la vita. Noi generazione di mezzo tra quelli che furono impegnati e divennero presto venduti e il vuoto del “tutto e subito” di quelli nati dagli anni ‘80 in poi. Oggi, riguardando quelle immagini, non provo nostalgia, le guardo con serenità. Spero che il ventenne di adesso possa dire altrettanto nel 2028 e che non vivrà nell’eterno rimpianto di aver avuto “solo” il 99% di quel “tutto e subito” che società, famiglia e, ahimè, mercato e pubblicità gli avevano sempre promesso.
Pubblicato da gianlucalbanese
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