Le cronache della giornata nazionale della Gerbera Gialla, tenutasi l’altro ieri a San Luca, riferiscono di una manifestazione poco partecipata. Peccato. La parte sana della Locride ci teneva parecchio. Ma di sindaci ce n’erano pochini, di consiglieri regionali neanche uno (Loiero si è limitato a inviare un telegramma) e protagonisti della manifestazione sono stati il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, la presidentessa dell’associazione Riferimenti che organizza la manifestazione Adriana Musella, e il sindaco di Gela Rosario Crocetta, il primo cittadino più antimafia d’Italia. Un pizzico di glamour l’ha garantito Anna La Rosa, mentre ampio spazio è stato dato sui mass media alla “contromanifestazione” da parte dei parenti delle persone ricercate o detenute. La Musella, in un’intervista uscita oggi su CO, lamenta la mancanza di risalto data all’ospitalità e alla generosità dimostrata dalla gente di San Luca e io, che in quel paese ho iniziato la mia insignificante carriera giornalistica, le devo dare ragione. Il punto è che ha molta più rilevanza giornalistica una contromanifestazione con cartelli e neanche tanto velate accuse ai magistrati Grasso e Gratteri. Illuminante, in proposito, è stato il fondo uscito ieri, sempre su CO, in cui Enrico Fierro rilevava che «due anni fa i giovani della Locride manifestavano contro la ‘ndrangheta dietro lo striscione “e adesso ammazzateci tutti”; oggi, i bambini e le loro mamme espongono cartelli contro Grasso e Gratteri». Stanno cambiando i tempi?
Scomparsa la Sinistra dal Parlamento, ormai certe cose in Italia le dicono solo lui, Marco Travaglio e Beatrice Borromeo. Tonino Di Pietro ha scavalcato tutti a sinistra, rispondendo ai melliflui messaggi del premier con un «Sappiamo la sua storia politica e giudiziaria». Bravo Tonino, così si fa. E poco importa che i suoi dipendenti ti urlino contro di tutto. Sei un deputato, un leader politico e certe cose le puoi e le devi dire. E poi, più a sinistra di te non c’è nessuno in Parlamento
Ma che state dicendo? I mondiali di Materazzi? E’ vero che la nazionale che ha vinto il quarto titolo mondiale non ha espresso un gioco stilisticamente pregevole come nel ‘78, che non ha battuto i titani del calcio mondiale come nell’82, che non ha dato spettacolo come nel ‘90, ma non era poi così scadente da considerare il macellaio pluritatuato il suo uomo simbolo! Dopo quasi due anni, se devo associare delle immagini alla vittoria in Germania, penso al Grande Condottiero Marcello Lippi, ai campioni come Cannavaro (mai pallone d’oro fu tanto meritato), Buffon, Zambrotta, Camoranesi, Gattuso, Del Piero, Toni, Pirlo. Penso ai gregari-rivelazione come Grosso, Iaquinta, De Rossi (poi divenuto un campione), riservando solo una piccola parte di memoria ai c.d. fuoriclasse che quando hai bisogno di loro non ci sono mai (Totti) e a quelli che hanno giocato solo perchè Nesta si era infortunato, altrimenti ne avrebbero fatta di muffa tra panchina e tribuna. Certo, ha segnato il goal dell’uno a uno in finale, ma da qui a farlo diventare uomo simbolo ce ne passa. va bè, amici interisti, scusate se mi sono infervorato. Per farmi perdonare, gradite questa dedica musicale:
So che non è il massimo dell’eleganza godere delle disgrazie calcistiche altrui, ma quanto accaduto domenica a San Siro, ha regalato a noi juventini una settimana di buonumore. In attesa di vedere se riderà bene chi riderà ultimo, godiamoci questa clip col commento di Paolo Rossi (il comico interista):
L’attuale maggioranza al Parlamento, nella scorsa legislatura, ha più volte ironizzato su quella promessa di Prodi, fatta durante un viaggio a Locri poche settimane dopo il delitto Fortugno: “La Calabria sarà la figlia prediletta del mio governo”. In realtà, per la nostra regione Prodi e i suoi hanno fatto l’ordinario, compresa la sacrosanta decisione di non dare vita a quello scempio noto come il ponte sullo Stretto. Ma questi di adesso hanno iniziato col piede sbagliato. “Avremo un ministro calabrese” aveva assicurato il piduista a Cosenza. E tutti a fare i nomi dei papabili: Nucara? Gentile? Niente di niente. In compenso abbiamo la Carfagna, del cui cul nessun si lagna…
Poi la pantomima dei sottosegretari, del “governo penombra” della Mussolini e del governo ombra del Pd, in cui Marco Minniti sarebbe (nei governi ombra il condizionale è d’obbligo) Ministro dell’Interno, forse una delle pochissime cose che è in grado di fare il nostro glabro conterraneo.
Insomma, Berlusca e i suoi dipendenti hanno dimostrato tutto il loro amore verso la Calabria, fin dalle prime battute. Meditate, cari elettori che gli avete dato fiducia. E siamo solo all’inizio…
Vent’anni fa a scuola ci insegnavano che il factoring, il leasing e il franchising, venivano denominati come i c.d. “contratti atipici”. Poi vennero la legge 30 e tutte le forme c.d. “nuove” di collocamento, tutti eufemismi usati per legalizzare il precariato. Oggi voglio invece parlare dei contratti tipici, o meglio, di quelle figure tristemente consuete giù da noi, che si distinguono in maniera negativa. Una di queste è sicuramente il “Leva e porta”. In inglese “take & bring” (vi immaginate i maniaci delle espressioni paraprofessionali anglosassoni tipo “report”, “briefing”, “marketing” e così via sorpresi nel non conoscere questa espressione?). Il “L&P” è colui che fa da intermediario tra un soggetto e l’altro, senza che nessuno glielo avesse minimamente chiesto, dimostrando però servilismo, mancanza di lealtà, viltà e tanta voglia di mettere zizzania. In pratica, il “L&P” trasmette messaggi, informazioni e quant’altro sia utile per tentare di accattivarsi le simpatie di taluni, danneggiando altri.
Io ne ho conosciuti parecchi. Di tutte le età e con tratti somatici differenti. Un solo tratto distintivo li accomuna: la perenne incapacità di guardare in faccia (in particolare negli occhi) il prossimo. Diffidate, quindi, da chi prova ad abbozzare un sorriso quando vi incontra, ma non ha il coraggio di guardarvi in faccia. Potrebbe essere un “Leva & Porta”
Eccovi una splendida Paola Cortellesi che imita la Prestigiacomo e la Santanchè, che nella versione Cortellesi sembrano perfino carine. Ma, si badi bene, è un’imitazione…
La potente lobby dei camionisti, che fa largo uso di calendari con foto di nudi femminili ed è capace di favorire l’ascesa al potere di dittatori golpisti (chiedere a un certo Augusto Pinochet), in Italia è riuscita a portare al governo Mara Carfagna, già valletta di Davide Mengacci e “gnocca forzista”. Grazie allo psiconano (la definizione è di Beppe Grillo, non mia), dunque, trionfa il “pussy power”. Alla luce di questo, lancio fin da ora, la candidatura di Beatrice Borromeo a premier di un centrosinistra unito. Altro che Walter e la sua pappagorgia! Lanciamo una figa di gran classe, colta, intelligente e progressista, contro le posine da calendario del Pdl. Che ne dite? Facciamo le primarie?
Il cartello nella foto è affisso sulla parete della toilette al pian terreno (lato nord) del palazzo municipale di Siderno. Per motivi assolutamente inspiegabili, mi ha indotto a una profonda riflessione su quelli che sono i rapporti tra politica e stampa. Ho sempre saputo (e studiato) che in democrazia sono due cose che devono restare rigidamente separate. L’una non può interferire nel lavoro dell’altra. Però, la mia modesta esperienza di cronista di politica paesana, mi ha fatto capire quanto la stragrande maggioranza dei politici, di qualsiasi schieramento, tenda a ficcare il naso nel nostro lavoro. Per carità, niente di che: suggerimenti pleonastici, sottolineature inutili, indicazioni prive di qualsiasi rilevanza giornalistica ma fedeli al credo della propria parrocchia. Questo mi induce a pensare che sono in molti a voler uscire sulle pagine della testata per la quale ho l’orgoglio di collaborare. Buon segno. Il punto è che a volte ci sono dei politici (per la verità non tutti) che pretenderebbero spazi maggiori, magari foto che li fanno apparire più giovani e carini, e quant’altro sia necessario ad appagare la loro vanità, che spesso sembra pure prevalere sugli interessi di partito o di coalizione. Gli estremi sono quando pretenderebbero che il giornale divenisse una sorta di propaggine del proprio ufficio stampa, fino a quelli che vorrebbero perfino l’articoletto di parte. Allora, cari amici di maggioranza, opposizione e gruppi extraconsiliari, rassegnatevi: da noi non c’è trippa per gatti! I più illuminati lo hanno capito da tempo e se ne stanno buoni buoni, quelli più duri di comprendonio occasionalmente insistono. Mi dispiace per voi. Siamo come l’avvenente fanciulla di una canzone di De Andrè che quando il sovrano Carlo Martello le si para davanti, rapito dal fascino della pulzella, quest’ultima risponde: «ad altra più facile fonte la sete placate». Anzi, uno dei criteri principali che adotterò quando andrò a votare nelle consultazioni future, sarà proprio la valutazione del comportamento che il candidato ha tenuto nei confronti della stampa. Se avrà rotto i coglioni, il mio voto se lo scorda!
Mi sono sempre chiesto come fosse l’atmosfera del concerto del Primo maggio a piazza San Giovanni a Roma. Non ci sono mai stato. E allora, affidandomi a queste foto e a questi videoclip, scopro che c’era tanta bella gente, che teneva in mano bandiere che non tramonteranno mai.
e non erano necessariamente giovanissimi, come dimostra questo simpatico ferroviere
Intanto, una misteriosa brunetta, rivolge il proprio personale invito al nuovo premier
Giuliano De Palma e i suoi ripropongono un classico rivisitato
Mentre c’è tanta, ma tanta ironia, nelle magliette, nelle bandiere e in improbabili santini
e per finire, come ogni anno, l’esplosione della folla che canta “Bella Ciao”. Mi sa che quest’anno assume la valenza di un gesto liberatorio. Coi tempi che corrono…
per contattarmi, l'indirizzo è gianluca.albanese@libero.it
o contatto Skype "Gianluca Albanese"
Avvertenza
Questo sito non può essere considerato una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001,non può essere considerato un prodotto editoriale.