Sono fiero di lavorare per Calabria Ora, perché è una delle più belle realtà editoriali emerse nel panorama della stampa nazionale negli ultimi vent’anni. Sono fiero di scrivere per questa testata, perché mi ha insegnato che non devo sbagliare, ma se proprio deve capitare «l’importante è non sbagliare per conto terzi». Sono fiero anche dell’irruenza verbale del mio amico Angelo, perché è uno che non le manda a dire. Sono fiero anche di me e di chi mi sta accanto. Sono fiero dei miei tanti e preziosissimi amici. Siamo fieri di essere fatti così.
Un anno di inutilità
Agosto 28, 2008Proprio oggi, l’inutile blog spegne la sua prima candelina. La mia insulsa creatura mediatica supera il primo giro di boa al termine di due mesi estivi ad attività ridotta, ma i risultati complessivi sono abbastanza soddisfacenti. Quasi 65.000 visite per un blog che non serve assolutamente a nulla non sono male. O forse è un blog travestito da chat, da forum, senza voler assurgere a sede di dibattiti importanti. Qui diciamo quello che pensiamo e basta. Senza secondi fini, senza padroni nè padrini, tutto qua.
Che dire? Ringrazio in primis Annalisa per avermi dato l’idea un anno fa, tutti gli amici conosciuti e che perdono un pò del loro tempo a visitarlo quasi giornalmente, quelli trovati e poi persi, i visitatori occasionali e tutti quelli che credono nella libera comunicazione.
Qua non ci sono notizie, scoop, filmati e rivelazioni scottanti, ma solo opinioni e liberi pensieri? Vi sembra poco?
Grazie ancora. Personalmente, auguro al blog altri 99 anni di inutilità
L’incubo delle feste patronali
Agosto 26, 2008Com’è noto, non amo – anzi – odio le feste patronali, e alla vigilia del trittico san Rocco-Portosalvo-San Cosimo e Damiano, la mia angoscia cresce a dismisura. Sì, perchè, in fondo, la festa patronale rappresenta l’evento mondano dell’anno per l’odiata tamarrìa. Almeno, io la vedo così, e non ne faccio mistero. Per questo, in queste notti sempre più brevi e ancora maledettamente calde, il mio sonno è disturbato da incubi ricorrenti. Mi è capitato, quindi, di sognare che i “tamburinari” di san Rocco (festa popolare che si tiene a Gioiosa Jonica l’ultima domenica di agosto) si trasformassero repentinamente nei famigerati black block, indossando tuniche nere e suonando la macabra marcia dei devastatori di professione. Li ho sognati deturpare coi loro escrementi i murales in memoria di Rocco Gatto in piazza Vittorio Veneto e darsi al saccheggio nella cittadina regina della vallata del Torbido. Poi, nella mia odissea onirica, sono passato alla tragica settimana di festeggiamenti a Siderno, per la patrona del paese – ma quale città… – Maria Santissima di Portosalvo. Ho sognato squadracce di “nazionalportosalvisti” brandire “‘nzulli” (dolci tipici molto secchi e duri, di chiara derivazione araba) a mò di manganelli, con in testa dei fez recanti la scritta “Sidernu cumincia cu sì e finisci cu no”. Ho sognato branchi di campagnole alla disperata ricerca di marito (all’uopo agghindate per la caccia al malcapitato durante la festa patronale) violentarmi in un vicoletto, oltraggiando altresì le immagini di donne dell’Est e del Nord Europa. Ho visto il Tagadà del lungomare alzarsi in volo e gettare una bomba atomica come l’Enola Gay a Hiroshima e, dopo l’esplosione, vedere che del paese erano rimaste in piedi solo l’albergo incompiuto sul lungomare e l’ex pastificio Cataldo. Per fortuna, sul finire del sogno, la situazione era meno grave. Per la festa di San Cosimo e Damiano a Riace, infatti, i nazionalsancosimoedamianisti si limitavano alla somministrazione coatta di panini con salsicce e prodotti di “cardara” derivati da allevamenti di maiali nelle “mandre” site in prossimità di centrali nucleari. Insomma, la salsiccia radioattiva veniva ingurgitata dalla popolazione inerme, una sorta di vaccino per l’imminente costruzione di centrali nucleari sul suolo nazionale.
Sono proprio dei brutti sogni, vero?
C’è qualche psicanalista capace di darmi una spiegazione?
Game over
Agosto 24, 2008Il bel gioco delle ferie è finito. Sono state ben poche le cose da salvare e ricordare. Già perchè rispetto al solito ho dedicato poco tempo al mare, l’unico tentativo di escursione montana è fallito miseramente, il tempo per riposare è stato poco e poi qualcos’altro non è andato per il verso giusto.
Tra le cose da salvare, alcuni momenti lieti passati tra gli amici di sempre, il Roccella jazz, un paio di altri concerti, le “solite” soddisfazioni professionali e le passeggiate notturne nelle viuzze dei borghi antichi in buona compagnia
Per il resto, una merda. Tra il potere d’acquisto degli stipendi (in particolare del mio) in picchiata, il sonno insufficiente e la consapevolezza che per me l’autunno comincia domani. E sarà un autunno caldo. Se poi penso che ancora deve arrivare Portosalvo…
No, non va. Oggi c’è una sola canzone che rappresenta il mio stato d’animo. E’ questa:
Il grande inganno
Agosto 22, 2008Diciamoci la verità: le ferie di agosto sono un grande inganno. Quando cominci ad abituarti a seguire i tuoi bioritmi, a usare il cervello lo stretto necessario, a pensare a te stesso e fare ciò che ti piace, già devi tornare al lavoro. Sono un inganno perchè ti ricordano che il tuo essere uomo può essere ancora più importante del tuo essere cittadino, o peggio, produttore-consumatore. Ti fanno credere che di lì in poi la tua vita sarà sempre così, quando poi dovrai tornare al solito tran-tran. E’ proprio vero: le ferie di agosto sono come i giri di giostra di quando eri bambino. Durano troppo poco. Anche se non le vivi con quella allegria imposta e preconfezionata delle canzoncine alla Edoardo Vianello, e nemmeno col pessimismo del Guccini di “Canzone della vita quotidiana” «Un giorno dopo l’altro, il tuo deserto annuale, con le oasi in ferragosto e per natale». Le ferie ti seducono e ti abbandonano presto. Ti fanno capire che quell’ora che quando lavori vorresti passasse più in fretta possibile, quando sei in ferie diventa preziosa e lo capisci dal suo peso specifico. Le ferie stanno finendo. Peccato
Ecco Caterina
Agosto 15, 2008«A ggenti voli u mangia»
Agosto 15, 2008Tradotto in italiano significa “la gente vuole mangiare”. Così rispose qualche anno fa un amministratore locale all’incauto gestore di questo inutile blog che chiedeva come mai a Siderno non ci fossero manifestazioni culturali estive, al contrario dei paesi vicini. Ma tant’è. Effettivamente, la sagra o simil-sagra, con tanto di colonna sonora con la tarantella risulta assai gradita al pubblico locrideo. Il punto è questo: se la si fa nei paesi interni, o borghi antichi che dir si voglia, trova la sua collocazione naturale, con le viuzze strette e caratteristiche, lo spiazzo col campanile, il municipio e i tavolini e quell’aria da “trasmissione presentata da Mengacci” (come disse ieri sera la f.b.) va più che bene. E’ stato così per il festival del folklore a Siderno superiore, per la sagra della ricotta e della suppularia del mio amico Sandro Tropeano ad Antonimina, e in altre mille iniziative analoghe dei borghi antichi. Un pò meno bene va quando certe cose le vogliono fare in “Città” di quasi ventimila abitanti che stanno sulla costa (o riviera dei gelsomini, che dir si voglia), laddove ci si aspetta di sentire parlare tante lingue, iniziative che guardano all’Europa e al bacino mediterraneo, e si finisce quasi sempre a pasta, polpette e tarantella. Sarà che «a ggenti voli u mangia», però…
A proposito di mangiare, la sagra del caciocavallo di ieri sera a Ciminà era ottima. Buonissimo il formaggio, calda e accogliente l’ospitalità. La foto è stata scattata prima dell’ora di punta, ma era pieno di gente.
P.S.: cosa ci faceva quell’affascinante signora nel tavolo in basso tutta sola?
Pdatipididà Ptatapididà
Agosto 13, 2008Quando uscì “Roma Spogliata” era il 1981 e facevo la prima media, o giù di lì. L’autore del brano, però, mi è sempre stato simpatico, e pur non facendo parte della top five dei miei cantautori preferiti, l’ho sempre seguito con, appunto, simpatia. E così, ieri sera, prima di rimanere vittima di alcuni fastidiosi disturbi che mi hanno impedito di seguire la seconda parte del concerto, ho intervistato Luca Barbarossa per il giornale. Niente manager a filtrare la richiesta di intervista, niente “agganci” da trovare in loco per raggiungerlo. Niente di niente. Alle 19,30 era lì sul palco che partecipava attivamente al soundcheck, con la maglietta ufficiale del tour, nera come i bermuda, le infradito e gli occhiali. Il tempo di chiamarlo da parte e dopo cinque minuti eccoci nel camper del backstage a chiacchierare mentre faceva merenda con una banana sulla quale ha versato due bustine di zucchero. Quindi, in attesa del picco glicemico che gli avrebbe dato la carica per affrontare le due ore di concerto, abbiamo parlato della sua musica, della sua Roma che non c’è più, degli Yuppies descritti in una bella canzone di fine anni ‘80 e del suo ultimo album, che tra i suoi brani più belli annovera questa “Greta”, che offro al vostro ascolto. Bravo Luca, cantautore e uomo sempre fedele a se stesso!
E’ arrivata Caterina
Agosto 9, 2008Finalmente una bella notizia: oggi alle 18 è nata Caterina, la mia nipotina. Certo, si è fatta attendere qualche giorno, ma ne è valsa la pena. Tre chili e quattrocento grammi di peso, capelli castani chiari, segue Manuele (2004) e Vittorio (2005). Chissà cosa avranno pensato alla vista della sorellina… ![]()
Beh, questa bella notizia, tanto lieta quanto attesa, mi regala un filo di serenità dopo una giornata pesante. Benvenuta, Caterina. Questa è per te
Ora basta!
Agosto 9, 2008Il mio fisico, già logorato dallo stress da superlavoro, in questi giorni deve subire pure il violento attacco dell’afa che non accenna a diminuire. Oggi, ho sfiorato un altro coccolone. Nulla di grave, per carità. Ma qualcosa mi dice che per qualche giorno è meglio tirare il freno, abbandonare la naturale vocazione ad essere sempre presente, sempre in prima linea, ovunque e a qualsiasi ora. Ora, in primis il riposo, poi la vita sociale. Tra l’altro, in questo periodo, con le strade affollate da parenti dei nostri concittadini emigrati al nord (come vedete, non oso chiamarli turisti…) il traffico è ancora più lento e caotico e stasera, tanto per gradire, c’era una sola farmacia aperta sulle quattro presenti nel territorio comunale. Tre file al banco tipo tessera annonaria, climatizzazione insufficiente e scorreggina silenziosa e puzzolente di qualcuno che stava davanti nella coda. Finalmente arriva il mio turno. Ma l’addetta al bancone si sposta per dare retta alla fighetta che prova deodoranti e creme per idratare la pelle dei suoi piedi nella stanza adiacente. Che fare? Tollerare? Ve bè, sì. Ma per quanto?
Buona domenica
Pubblicato da gianlucalbanese
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