Domani pomeriggio, il sindaco di Reggio Calabria viene a Siderno per illustrare all’assemblea dei sindaci della Locride i vantaggi dell’istituzione della città metropolitana di Reggio Calabria (o dello stretto…boh?). In attesa di conoscere i contenuti dell’intervento del “primo cittadino più amato d’Italia” (secondo i sondaggi della stampa nazionale) resta da capire cosa “entrerà in tasca” alla Locride di questa cosa. Di sicuro Reggio avrà dei benefici, o almeno stanno cercando di convincerci di questo, sia da destra che dal Pd. Resta da capire – come acutamente rilevato da Giuliano Quattrone nel corso di una rassegna stampa su Rtv di qualche giorno fa – in cosa consista esattamente questa “città metropolitana” e soprattutto come farà la Locride, coi suoi eterni problemi infrastrutturali (e non solo) a sfruttare l’onda lunga della “città metropolitana”. Mi sa che le idee chiare non ce l’ha ancora nessuno: nè i cittadini, nè tantomeno i politici. Bah…staremo a vedere!
Un ometto solo al comando
Marzo 29, 2009
So di non dire una cosa originale, ma penso che il congresso che ha sancito la fondazione del popolo della libertà sia una delle pagine più tristi della storia repubblicana. Scenografia da concerto rock, intervento del leader maximo in concomitanza con l’apertura dei Tg nazionali più seguiti, sul palco Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo “per far vedere che c’era pilo”, e poi tutti i capetti dei partitini che hanno portato acqua al mulino del caudillo a mò di “ciurma”. Un Fini imbarazzatissimo che prima cerca di parlare di politica in maniera seria e poi finisce per fare il comprimario, e poi, tante, tante bandiere. Contenuti? Pochissimi, se non la solita, inquietante, analogia col programma della P2 e un culto della personalità del leader da oscurare quello di Stalin. Ho letto il titolo di un articolo scritto da un professore di filosofia di Siderno che da sempre milita nella destra sociale. Se non ho letto male, ha paragonato i presenti al pubblico dei programmi Mediaset. Mai definizione fu così azzeccata. E viene da destra. Non oso immaginare quelli che la pensano come lui e che, alla fine, hanno deciso di aderire al Pdl. La Meloni, giovane pasionaria della destra giovanile, ha parlato di legalità. Belle parole. Meno bella la compagnia dei vari Previti, Dell’Utri e dei loro sodali. Ci hanno fatto una testa così dicendo che l’opposizione in Italia non si deve fondare solo sull’antiberlusconismo. Sarà. Ma non abbiamo una destra “normale”. Abbiamo un leader maximo che sta riuscendo nel suo disegno, coinvolgendo anche quelli che hanno una storia politica non condivisibile ma rispettabile. E ora parla di presidenzialismo. Mi sa che ce la farà a ricreare un regime totalitario in Italia, molto prima di festeggiare il centenario della marcia su Roma, previsto tra poco più di una dozzina di anni. Chissà se i suoi accoliti marceranno su Milano 2 o Milano 3? Mah! Toccherà a tutte le forze democratiche del Paese (perfino al Pd) rivendicare, in primis, la diversità da questo soggetto. Toccherà loro cercare di difendere le garanzie costituzionali, senza abboccamenti e ammiccamenti vari. Prima che sia troppo tardi.
L’Antica traccia
Marzo 29, 2009E’ da sempre nella top ten dei locali dell’intera provincia. Si trova a Taurianova, a una quarantina di minuti da Siderno. Non ci andavo da una vita, e ieri sera ci sono stato, grazie alla preziosa compagnia degli amici (ancor prima che colleghi) della redazione di GT. E’ stata l’occasione per passare una piacevole serata in compagnia, per ritornare a cantare (due classici da Radio Capital: “Every breath you take” dei Police e “One” degli U2), grazie alla sapiente regia del karaoke curata dal “grotterisano” Enzo Napoli e per fare qualche brindisi con la premiata coppia Ago&Flavia, la p.g.d.d. e Marco (quest’ultimo, però, non beve) e gli altri amici, compresa la “guest star” Domenico Carrà che ha affrontato la trasferta dopo una cena a Marina di Gioiosa. Il locale è davvero bello e si sta bene. La sorpresa positiva? Due tavoli pieni di sidernesi! Molti di loro li conosco, e la dedica del primo brano a loro era un atto dovuto
prosit!
Buon compleanno!
Marzo 27, 2009Oggi la pasionaria riccia compie gli anni, e approfitto di questo inutile blog per rivolgerle i miei personali auguri. E’ un pò che non si fa viva e che è impegnatissima. Chissà cosa starà architettando? mah ![]()
Passano gli anni ma non la sua proverbiale verve. Auguri P.R.!

Via dei Porci Comodi
Marzo 26, 2009Abitare in prossimità di una spiaggia, da noi è come risiedere in una zona franca, nella quale ognuno fa quel che gli pare. Nella stradina sterrata che costituisce l’unica via di accesso alla statale (leggasi “mondo esterno”) in dieci anni ho visto di tutto: cavalli che non soffrono di stipsi andare avanti e indietro con in sella dei fantini incuranti dei residenti e dei passanti; mucche al pascolo durante la stagione invernale, che transitano con la proverbiale lentezza, senza badare più di tanto le macchine. E poi, il solito tappeto di profilattici usati e gettati “ad minchiam” (è il caso di dirlo) per terra, e anche qualche siringa usata. La spiaggia, poi, è il territorio preferito dai tamarri motorizzati: sia motocross, fuoristrada o suv poco importa: l’importante è scorazzare liberi e indisturbati, lasciando quelle belle impronte di pneumatici sulla sabbia. Insomma, mi farò promotore di un’iniziativa presso gli uffici comunali, affinchè il nome della strada venga tramutato da “via dei Gabbiani” in “via dei Porci Comodi”, che mi sembra molto più calzante. E’ di ieri l’ultimo episodio spiacevole: sono trascorse da poco le 16; porto il cane a fare i bisognini prima di andare in redazione. Ovviamente, il mio incrocio tra un barboncino e un volpino (quindi è di piccola taglia) è al guinzaglio elastico, quello che si estende per cinque metri. Noto che a qualche decina di metri c’è un enorme cane nero. Non saprei distinguerne la razza. Di sicuro era senza guinzaglio, col suo padrone placido e tranquillo che lo seguiva con lo sguardo da un centinaio di metri. A un certo punto, il gigante nero e senza vincoli si avvicina con fare minaccioso al mio che, come tutti i cani di piccola taglia, è una carognetta e comincia a ringhiare a un esemplare che è almeno dieci volte lui. Capisco che la situazione sta degenerando: provo ad allontanare il cane nero urlandogli contro, ma non basta. Quindi, prendo in braccio il mio, per sottrarlo alle intenzioni bellicose del gigantesco rivale. Il padrone arriva. Non è anziano; anzi sembra pure poco più giovane di me. Raggiunge il luogo della contesa con la sua andatura flemmatica. Al che gli faccio: “Ma è suo questo cane?”. Mi risponde “sì”. E io: “e le sembra il caso di lasciarlo libero, senza guinzaglio?”. Mi risponde dicendo: “ma è tanto grosso quanto buono…”. Sarà. Di sicuro è ubbidiente, visto che appena il padrone lo chiama, corre da lui. Io però, sono sempre più convinto che, specie alla luce degli ultimi fatti di cronaca, sia sempre opportuno tenere il cane al guinzaglio. Probabilmente se fosse stato sul lungomare o comunque in centro, lo avrebbe fatto. In “via dei Porci Comodi”, invece no. Là, secondo lui e altri, tutto è concesso
Quartullo non c’entra
Marzo 25, 2009Mi occupo di informazione sportiva da quindici anni. Da una decina, nella stampa quotidiana. Ci ho messo poco a capire che per gli addetti ai lavori il calcio, anche quello dilettantistico, è una cosa seria. Forse troppo. Tuttavia, tenendo fede al mio senso del dovere nei confronti della testata presso la quale lavoro e soprattutto verso i lettori, ho sempre cercato di raccontare gli eventi ai quali ho assistito in maniera fedele. Credo di esserci riuscito, almeno così mi han detto. Certo, qualche “mal di pancia” occasionale c’è stato. Ma sempre da parte degli addetti ai lavori: calciatori scontenti di “quel cinque in pagella che è un voto mortificante” che mi facevano chiamare dai genitori per dirmelo; un calciatore che dopo aver sbagliato rigore (e partita) mi disse, dopo aver letto il voto, “credevo che tra me e te ci fosse un’amicizia” (ci sono quattro testimoni che hanno sentito questa frase) e dirigenti di società che hanno covato rancore per una settimana solo perchè ho descritto le differenze tra due squadre impegnate in uno spareggio. Insomma, da queste parti gli addetti ai lavori si prendono troppo sul serio. E io, che come sempre scrivo quello che vedo, vado avanti per la mia strada, a testa alta e con la schiena dritta, finchè mi daranno fiducia e il mio lavoro sarà apprezzato. Poi succede che qualche volta sbaglio: è umano, no? E quando mi segnalano l’errore con garbo e correttezza sono io il primo a riconoscerlo. E così, approfitto di questo mio personalissimo spazio, per scusarmi col calciatore del Locri Pasquale Quartullo, al quale ho attribuito la responsabilità del fallo da rigore decretato durante il derby di domenica scorsa: non è stato lui. E siccome, lo ripeto, si è preso la briga di contattarmi per segnalarmi la cosa con la massima onestà ed educazione, glielo dovevo. Chiedo scusa anche ai lettori e ai telespettatori. Può capitare di sbagliare, specie quando la tribuna stampa dista parecchie decine di metri dal luogo dell’azione, quando il numero di maglia non è perfettamente visibile perchè il giocatore non sta volgendo le spalle verso la tribuna, e quando non si dispone di decine di telecamere e “spider cam” come le grandi Tv digitali. Succede.
Eventi e mecenati
Marzo 23, 2009La conferenza stampa dell’amico Antonio Russo, patron della rassegna internazionale di moda sartoriale, è stata molto interessante. Sabato mattina, infatti, nella sala consiliare del palazzo municipale di Siderno, lo stilista di Bivongi ha spiegato le ragioni per le quali sarà impossibilitato a organizzare la 33^ edizione: mancanza di contributi da Regione e Provincia. Un vero peccato per questa manifestazione che anche io ho seguito e apprezzato negli anni passati e che per una serata ha fatto vivere l’atmosfera piacevolmente mondana della romana via Condotti. Qui, nella Locride. A Siderno. Il dibattito che ne è venuto fuori, è stato molto interessante e ha fatto emergere alcune tristi realtà:la prima è che dietro ogni grande evento che si organizza nella Locride (Roccella Jazz, Tarantella Power, Festival del folklore, “Ai confini del Sud”, Borgo incantato, Mercato della badia, Palio di Ribusa ecc.) ci sarebbe l’interessamento di un grande politico che ha a cuore la singola manifestazione, magari che si tiene nel suo paese, e si prodiga per fare arrivare i fondi. Sarà così? Probabilmente sì. E chi mi conosce sa quanto io odi la ricerca del consenso elettorale nudo e crudo, specie attraverso l’organizzazione di manifestazioni di grande richiamo, anche se gli esperti di realpolitik mi diranno che sicuramente non è un malcostume ma la logica conseguenza del buon agire di ogni politico. Sarà. Voglio sperare che chi vorrà e potrà dare una mano a Russo e a tutti quelli che organizzano eventi di tale portata, vorrà farlo in maniera disinteressata e non pensando a prossime consultazioni elettorali: i grandi eventi non sono la proiezione della “generosità” di un politico, ma il pane quotidiano per una terra “ad alta vocazione turistica” priva di infrastrutture e nella quale bisogna pur organizzare qualcosa per fare venire un pò di gente, no? Altrimenti tutti andranno in altri posti, magari più facilmente raggiungibili e più vivaci.
Scusate lo sfogo, ma io sono ancora convinto di essere in Europa. Forse credo alla befana…
La riviera dei crisantemi
Marzo 20, 2009Sarà che l’inverno ci ha “regalato” l’ennesimo colpo di coda, con una giornata fredda, grigia e nuvoloni carichi di pioggia. Sarà che, evidentemente il cielo non è “stufo d’inverno” e non promette neanche “un pò di blu”, ma, alla vigilia dell’equinozio di primavera, non sono molto ottimista se penso alla prossima estate. I disastri delle mareggiate di gennaio hanno lasciato tracce ancora evidenti. Il lungomare di Caulonia, quello più bello, più nuovo, più verde, è stato risucchiato dalla furia delle onde. Stessa sorte è toccata ad ampi pezzi della stradina sterrata che divide il cancello di casa mia dalla spiaggia. Cosa vuole dire questo? Che l’estate, che da noi arriva verso metà maggio (tra un paio di mesi quindi…) ci priverà delle cenette sulla spiaggia al Blu Tango, con Margherita che dispensa manicaretti e simpatia sottolineate dalla brezza dello Jonio? Non oso pensarlo. So che, guardando la situazione in una prospettiva più ampia, gli operatori turistici sono contenti perchè il Cipe ha deliberato i lavori per il ponte sullo Stretto,la statale 106 e l’autostrada “inferno-Reggio Calabria”. Tutte opere utili e importanti (tranne il ponte) ma che verranno completate almeno tra un lustro. E intanto? E ora? Cosa faremo quest’estate che si preannuncia così triste per la crisi? Cosa organizzeranno le amministrazioni pubbliche che ricevono sempre meno soldi dal governo centrale e che quelle poche risorse che hanno le utilizzano per pagare gli stipendi e assicurare quei pochi ed essenziali servizi? Andremo a un Borgo incantato in tono sempre minore? Riusciremo a fare due passi al Mercato della badia o al Festival del Folklore? Ascolteremo la grande musica di Roccella Jazz e di “Ai confini del Sud” anche quest’anno? Lo spero. Ma il pessimismo della ragione finisce per prevalere sull’ottimismo della volontà, e l’estate che sta per arrivare si preannuncia – come direbbe il mio amico Claudio – “abbastanza insulsa”. Spero di essere smentito dai fatti, ovviamente.
Ma mi sa che se il buongiorno si vede dal mattino, c’è poco da stare allegri. Tanto che la riviera dei Gelsomini potrebbe trasformarsi in “riviera dei Crisantemi”. Fora gabbu……..
I migliori Mondiali della nostra vita
Marzo 18, 2009Mi rendo conto che quando parlo di calcio nei decenni che furono sembro un nonnino che parla davanti al caminetto ai propri nipoti, ma siccome ho appena visto un pezzo di partita su Espn classic, mi piace fare un romantico flashback sulle nazionali italiane degli ultimi 30 anni, magari per parlarne ai ventenni di adesso, cresciuti a Tv satellitare e a scommesse. Già, i mondiali, quell’evento che ogni quattro anni rappresenta il culmine di quasi un lustro di crescita calcistica di un Paese, con gli Europei che sembrano quasi un pretesto per ingannare l’attesa per il prossimo Mondiale. I primi che inizio a ricordare furono quelli del 1978 in Argentina: nell’estate del ‘70 non ero ancora nato; nel ‘74 ero troppo piccolo per capire, e quindi, la voce del compianto Nando Martellini, che ebbi la fortuna di intervistare radiofonicamente una ventina di anni dopo, mi riporta ad Argentina 1978. Ricordo che la stragrande maggioranza delle famiglie italiane possedeva un televisore in bianco e nero. Compresa la mia, ovviamente. Per la prima volta, vidi un pallone “nuovo”, almeno da un punto di vista estetico, senza i classici esagoni e pentagoni bianchi e neri. Era il famoso “Tango” dell’Adidas, la cui riproduzione in gomma (quella da 420 grammi, per intenderci…) divenne ben presto oggetto di culto tra i giovanissimi. La Nazionale dell’epoca era retta da un Ct simpatico e molto incline al calcio all’italiana. Si trattava di Enzo Bearzot, che forse sentì su di sè il peso di dover risollevare l’umore di un Paese scosso dagli anni di piombo. Col senno di poi, capimmo, che quel Mondiale fu una sorta di “prova generale” del trionfo dell’82 in Spagna. Ma l’undici titolare era molto simile a quello del trionfo del “Bernabeu”: Zoff, Gentile, Cabrini, Benetti, Bellugi, Scirea, Causio, Tardelli, Rossi, Antognoni, Bettega. Disputammo un girone di qualificazione eccellente, e riuscimmo anche a battere l’Argentina padrona di casa, con un goal di Bettega, il mio idolo del tempo. Semifinali e finalina andarono male, ma facemmo una gran bella figura, confermata dall’analogo piazzamento negli europei italiani dell’80, quando fummo eliminati in semifinale dal Belgio. Nell’82, dopo una serie di amichevoli pre-mondiale abbastanza deludenti, iniziò il trionfo, quando nessuno dava una lira a quella nazionale molto simile a quella del Mondiale precedente. Intanto, la mia famiglia acquistò un televisore a colori, che ancora, forse, tengo nel garage come “cimelio storico”. Era un Salora, marca finlandese allora sconosciuta. Ma i nordici, si sa, mi sono sempre stati simpatici. Seguii quel campionato con cura maniacale: ricordo che avevo un’agenda del Radiocorriere Tv, nella quale incollai i tabellini delle partite della Nazionale dopo averli ritagliati dal quotidiano che si acquistava a casa. Poi, l’articolo lo facevo io. Mi piaceva scrivere delle partite a modo mio e, francamente, ancora non immaginavo che un giorno qualcuno mi avrebbe retribuito anche per scrivere delle partite che guardavo. Il girone di qualificazione fu un mezzo disastro: tre pareggi (0-0 con la Polonia, 1-1 col Perù con goal di Conti, 1-1 col Cameroun di Roger Milla con goal di Graziani). Passammo per differenza reti (per la precisione per aver segnato un goal in più della terza classificata e nessuno ci dava una lira per il passaggio del girone successivo, quello a tre squadre, la cui vincitrice avrebbe giocato la semifinale. Quella squadra, allenata sempre da Bearzot e con un undici titolare con Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani, era nel mirino di tutta la stampa nazionale. Il maestro Beppe Viola, che sarebbe scomparso prematuramente dopo pochi mesi, intervistava il buon Ciccio Graziani sulla presunta omosessualità di alcuni giocatori, mentre il calendario ci accoppiava con due squadre che sulla carta erano di un altro pianeta: l’Argentina di Maradona e il Brasile di Zico. Da qualche anno, nei campionati italiani erano tornati gli stranieri (prima uno e poi due per squadra) e molti di quei campioni di lì a poco avrebbero giocato in Italia. Incontrammo prima l’Argentina, degli assi della Fiorentina Bertoni e Passarella. Non si sa come, ma vincemmo 2-1 con goal di Cabrini e Tardelli. Tutti pensarono al miracolo, perchè il Brasile sembrava insormontabile, e poi c’era un attaccante rimasto fermo per un sacco di tempo a causa di una lunga squalifica per lo scandalo del calcio scommesse, che Bearzot volle convocare ugualmente, anche se aveva solo tre partite ufficiali sulle spalle. Era un toscano di Prato, mingherlino e non proprio simpaticissimo ai moralisti dell’epoca. Si chiamava Paolo Rossi ed era testimonial dell’industria del latte “Polenghi Lombardo”. Fino ad allora, fu un attaccante con le polveri bagnate. Un uomo d’area ancora a secco, e i rincalzi buoni non mancavano, dall’interista Altobelli al cagliaritano Selvaggi. Si va in campo al Nou Camp di Barcellona in un torrido pomeriggio d’estate. Pronti via: l’Italia è in vantaggio con goal di Rossi, proprio lui, il cecchino con le polveri bagnate che si è sbloccato. Telefono a mio padre in ufficio per informarlo del vantaggio azzurro, ma arriva il pareggio carioca con un goal del romanista Falcao. Pensiamo tutti che è stato molto bello, e invece segna ancora Rossi. Due a uno. Un’altra telefonata a papà, ma il Brasile pareggia ancora con un velenoso tiro tra palo e portiere di Socrates, che di lì a poco sarebbe andato a giocare nella Fiorentina. La squadra di Bearzot non si disunisce, trascinata da un Gentile implacabile in marcatura: dopo aver annullato Maradona, giganteggia anche su Zico e, nella ripresa arriva il terzo goal, ancora di Rossi. Roba da stropicciarsi gli occhi per l’incredulità. E non finisce qui: l’Italia segna anche il quarto goal con Antognoni, ma l’arbitro annulla per un dubbio fuorigioco, mentre Zoff protegge il risultato con alcune parate miracolose. Esplode l’euforia a livello nazionale: i brocchi sono diventati campioni. In due partite passano dalle stalle alle stelle. Nel consorzio agrario sotto casa intravedo i poster di Rossi con la bottiglia di latte Polenghi Lombardo e io, ragazzino timidissimo, trovo anche il coraggio per chiederne uno: me ne danno due, di cui uno viene affisso al balcone di casa. La semifinale contro la Polonia è quasi una formalità: doppietta di Rossi e dritto dritto in finale. Affrontiamo la Germania di Rummenigge, del centrocampista Breitner che avrebbe chiuso la sua gloriosa carriera e altri talenti come il portiere Schumacher. Primo tempo: rigore per l’Italia sullo zero a zero. Dal dischetto tira Cabrini e manda incredibilmente fuori. Sembra finita, e il “bell’Antonio” si prende le maledizioni via Tv di un’intera nazione. E invece no. Nella ripresa passiamo in vantaggio. Indovinate con chi? Ma con Rossi, che divenne capocannoniere del torneo con le sue sei reti. Il goal del momentaneo 2-0 di Tardelli entrò nella leggenda: si aggiusta la palla sul destro, carica il sinistro al volo e fa secco Schumacher dal limite dell’area, esplodendo nell’esultanza che mi fece vedere i brividi, specie quando lo incontrai anni dopo a Siderno, nella via Amendola, proprio dove abitavo ai tempi di Spagna ‘82. Io con lo scooter che scendevo verso il mare; lui, commissario tecnico della Nazionale Giovanile che alloggiava all’hotel dei Gelsomini. Lo riconobbi subito: era ingrassato e fumava come un turco, ma quando lo vidi mi venne in mente la sua esultanza dopo quel goal. Non ebbi il coraggio di salutarlo, ma ricordo ancora quel brivido sulla mia schiena. Il terzo goal lo mise a segno Altobelli, subentrato nella ripresa, mentre per la bandiera teutonica realizzò proprio Breitner. L’immagine più bella fu quella del presidente della Repubblica Pertini, il Partigiano, che esultò in piedi. Indimenticabile. Il mondiale successivo fu un fiasco. Messico ‘86 durò pochissimo per noi: i superstiti di Spagna ‘82 erano invecchiati e chi prese il loro posto non fu all’altezza. A casa. Nuovo Ct, nuovo ciclo. Arriviamo a Italia ‘90, il secondo dei miei mondiali preferiti. Si gioca in casa, siamo quasi obbligati a vincere. Abbiamo una buona squadra e un Ct che aveva fatto benissimo con l’Under 21 ed era il vice di Bearzot a Spagna ‘82: Azeglio Vicini. La macchina organizzativa riuscì a muoversi per tempo: furono costruiti stadi nuovi e la maggiore preoccupazione era costituita dalla discesa nello Stivale dei temuti “hooligans” inglesi. Ricordo ancora quando il “Caciacio” pittoresco tifoso sidernese, con un boccale stracolmo di birra a margine di un torneo locale di calcetto disse «fazzu comu i ‘ngrisi», che tradotto significa «faccio come gli inglesi». Non ricordo tutto l’undici titolare, ma la coppia d’attacco iniziale era composta da Vialli, leader della Samp più gloriosa e Andrea Carnevale da Latina (cognome, guarda caso, molto simile a Carneade), attaccante del Napoli di Maradona. Soffriamo un pò nella fase eliminatoria e per risolvere le partite, il Ct deve fare entrare un attaccante palermitano dai capelli rasati e lo sguardo spiritato, che la Juventus ha appena acquistato dal Messina. Si chiama Totò Schillaci che entra e segna. L’altra carta vincente si chiama Roberto Baggio, allora giovane campione della Fiorentina, che insieme al Totò nazionale costituisce una coppia d’attacco affiatata e vincente, che relega Carnevale in panchina (ricordo che noi, ventenni di allora dicevamo, con malcelata malignità che la cosa migliore che aveva quest’ultimo era la moglie, la showgirl Paola Perego) e ci porta in semifinale. A Napoli incontriamo l’Argentina di Maradona e la maggior parte dei tifosi partenopei tifa Argentina. Ma il pibe de oro è ben controllato, anche se a spianare la strada all’Argentina ci penserà quel paperoso di Zenga, che vola a farfalle sul colpo di testa di Caniggia, Finiamo terzi tra tanti applausi di consolazione, mentre il mondiale lo vince la Germania ai rigori. Usa ‘94: una delle peggior squadre mai viste in campo. La brutta copia del Milan e del Parma. Una squadra fatta a immagine e somiglianza del Ct Sacchi, sottoprodotto berlusconiano che tra indicibili colpi del famigerato “culo di Sacchi” e lampi di classe risolutiva di Baggio, riesce, non si sa come, ad arrivare in finale. Vinse un brutto Brasile ai calci di rigore, ma ancora oggi non immagino come una squadra che schierava Evani, Mussi, Tassotti e Benarrivo potesse mai vincere un Mondiale. Arriviamo a Francia ‘98. Ad allenare c’è Cesarone Maldini, trionfatore anni prima con l’Under 21. La squadra è buona ma sfortunata, ed esce eliminata dai padroni di casa, che poi vinceranno il MOndiale. La bontà della squadra è confermata dal fatto, che due anni dopo, con la stessa intelaiatura e lo stesso Ct perse la finale degli Europei grazie a un golden goal francese di un certo David Trezeguet. Davvero una bella squadra. Non si può dire altrettanto per quella dei mondiali asiatici di Giappone e Corea 2002, quando il Ct Trapattoni prese a calci l’acqua santa in panchina e un certo Bobo Vieri si mangiava anche i goal facili sotto porta. Il resto è storia recente, con Marcello Lippi che trascina alla vittoria una nazionale concreta ma non bella, che batte ai rigori la Francia dopo avere giocato solo una partita alla grande: la semifinale contro i padroni di casa della Germania e vinta nei supplementari coi goal di Grosso e Del Piero. Pensate che nonostante siano passati solo due anni, quasi tre, non ne ricordo l’undici iniziale. Il Mondiale passerà alla storia per il «popopopopopopo» (il ritornello dei tifosi tratto da “seven nation army” dei white stripes) e le leggendarie telecronache di Fabio Caressa coi suoi “CCannavaro”. Spero di assistere ad altri mondiali trionfali. Ma di sicuro, nelle Nazionali degli ultimi trent’anni, metto al terzo posto quella di Italia ‘90; al secondo quella di Argentina ‘78 e al primo, ovviamente, quella di Spagna ‘82. Forse aveva ragione Lello, quando dopo aver assistito in pizzeria insieme a me e a Vincenzo alla finale dei Mondiali del 2006, dopo il rigore decisivo di Grosso, tra esultanze, euforia e alcolici a fiumi disse «Sì, ma nell’82 era tutta un’altra cosa». Giuro che non è solo nostalgia
Compagni democristiani
Marzo 17, 2009Non avrei mai immaginato che per spostare a sinistra l’asse del Pd ci fosse bisogno di un democristiano. Già, perchè Dario Franceschini, una sorta di commissario pro tempore del Partito Democratico, sta interpretando al meglio il ruolo di leader del principale partito di opposizione, senza indulgere a “larghe intese” o abboccamenti vari e facendo quello che un partito di opposizione fa di solito: proposte popolari e un filino demagogiche, ma che in ogni caso mettono in difficoltà il governo, evidenziandone l’impopolarità di alcune scelte. Una piccola soddisfazione postuma per noi della sinistra radicale, che l’opposizione la sappiamo fare solo così, ma, grazie a Veltroni che ci ha fatto fuori dal Parlamento, non possiamo fare neanche quello ora. Ben altre soddisfazioni, invece, sono giunte dall’ex capo del Governo Romano Prodi, quello con cui abbiamo vinto le elezioni del 1996 e del 2006, per intenderci. Il “professore”, infatti, nel corso di un’intervista, ha detto che la colpa della caduta del suo governo non è da attribuire alla Sinistra radicale, come una certa vulgata insiste a dire, ma alla “scellerata scelta di Veltroni che ha voluto a tutti i costi che il Pd corresse da solo in caso di elezioni”. Una scelta che avrebbe infastidito in primis Mastella, il quale, fiutato l’inganno, pare sia andato da Prodi a dirgli: “Voi mi volete fare fuori, ma sono io che faccio fuori voi”. Sia ben chiaro, non mi addolora il fatto che Mastella abbia abbandonato il centrosinistra; mi fa specie, invece, che un leader sconfitto e bocciato dagli elettori, sia stato in grado di sopravvalutare così tanto il suo progetto politico evidentemente acerbo, in maniera così autolesionistica da rimandare al governo un caudillo piduista. Ma non solo. La misura di quanto sia poco gradito il democristiano di sinistra Franceschini al capo del governo sta nello scambio di invettive dei giorni scorsi: il “cainano”, infatti, gli ha dato del “cattocomunista”; Franceschini ha risposto per le rime, definendolo “clericofascista”. Ho apprezzato, inoltre, l’ironia con la quale Franceschini ha parlato dei sondaggi ultraottimisti in mano al centrodestra. Vuoi vedere che anche l’attuale segretario pro tempore precario e provvisorio del Pd ha capito che il centrosinistra può aspirare a vincere solo se fa o dice “qualcosa di sinistra” e che comunque chi fa opposizione deve comportarsi così, piuttosto che porgere l’altra guancia a questa destra irriverente e spregiudicata?
De tu querida presencia, comandante Franceschini!
Pubblicato da gianlucalbanese
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