Stasera inizia il Kaulonia tarantella festival. Desidero, nel mio piccolo, omaggiare questo splendido borgo antico con questo scritto che risale a qualche mese fa, sperando che si facciano presto le 20, per iniziare finalmente a riassaporare l’atmosfera unica dell’evento

CAULONIA
Ora è facile associare il nome del paese al festival di agosto. Caulonia, ormai, nel linguaggio corrente è quasi un sinonimo di tarantella. Ma sarebbe ingeneroso non descriverne tutte le peculiarità, a prescindere dall’evento che ormai la caratterizza. Con oltre cento chilometri quadrati, infatti, è il terzo paese della provincia di Reggio Calabria per estensione. Ci si arriva, manco a dirlo, tramite la statale 106 jonica. Almeno a Caulonia marina, una sorta di propaggine costiera del borgo antico. Venendo da Nord, il paese viene dopo Riace marina, famosa per le sue statue in bronzo, custodite nel museo di Reggio Calabria; venendo da Sud, invece, è preceduto da Roccella Jonica, la cittadina del festival jazz internazionale “Rumori mediterranei” e del castello dei Carafa. Un campeggio sulla spiaggia precede il dosso che dopo una ripida discesa, dà il benvenuto a Caulonia Marina a chi arriva da Roccella. Il paese è piccolo ma carino. Poche centinaia di metri di strada statale, l’ampia e centralissima piazza Bottari coi suoi bar e i portici e poco altro. Il suo fiore all’occhiello era sicuramente il lungomare. Vi si accedeva attraverso un sottopasso ferroviario a senso unico alternato. Costruito negli anni 2000, il lungomare cittadino era il più bello e moderno dell’intero comprensorio: una vasta isola pedonale con tanto verde, piste ciclabili, un anfiteatro a ridosso del mare e una piazza con panchine, altalena e anche due evitabilissime riproduzioni dei bronzi di Riace. Spiagge attrezzate e “in” di giorno; lidi per notti intere di infinito divertimento di notte. C’era quello dal sapore vagamente caraibico, preferito dai teenagers, e quello a gestione familiare, frequentato da un target anagrafico leggermente superiore, famoso per le sue grigliate di pesce fresco a cena, preparate da una simpaticissima e sempreverde moretta, mentre di notte il fratello non disdegna di affiancare il deejay nella selezione dei brani, mixando le ultime hits con improbabili revival. Gli abitanti di Caulonia hanno una marcia in più rispetto agli altri. Agli occhi del “forestiero”, infatti, appaiono generalmente simpatici, umili e aperti di mentalità. Già, perchè a Caulonia la mentalità mafiosa, quella che va ad inquinare anche le manifestazioni più elementari della vita quotidiana sembra non aver mai attecchito. Del resto, la presenza della criminalità organizzata, qui sembra quasi marginale. E quindi, viene meno anche la piaga della “mafiosità”, che per molti è ancora peggio del fenomeno criminale in sè. Quando si relazionano con gli abitanti degli altri paesi, i cauloniesi appaiono molto discreti. Non sono attaccabrighe o fanfaroni. Sono talmente riservati da passare quasi inosservati, se non fosse per quel loro caratteristico accento, con quella strana cantilena che a primo acchito sembra quella del comprensorio dello Stilaro, ma se si presta la dovuta attenzione, cambia, anche se di poco. Da queste parti le sfumature del dialetto variano da paese a paese. È facile, infatti, riconoscere il comune di provenienza semplicemente ascoltando qualcuno parlare in dialetto stretto, cogliendo così quelle sottigliezze che ti fanno dire: «ma tu sei di Caulonia, vero?». La natura ha sempre dato una mano a questo posto, regalandole, tra l’altro la fiumara Allaro, vero e proprio paradiso degli appassionati di torrentismo, che nei mesi estivi, quando il livello dell’acqua si abbassa, si cimentano nella risalita del corso d’acqua. Un esercizio fisico difficile e faticoso, in cui ci si aiuta con le corde, si devono superare massi piuttosto alti e in alcuni tratti occorre nuotare controcorrente. Alla fine dello sforzo, però, si è gratificati dalla “doccia” di acqua gelata sotto una cascatella o dal gioco dello “scivolo” in uno dei punti in cui i massi sembrano levigati apposta per far divertire ancora di più i temerari che hanno risalito l’Allaro. Il torrentismo non è sport da tutti, ma i cauloniesi, quelli “d.o.c.” ad Allaro ci vanno spesso, al punto tale da aver preso confidenza con la fiumara, imparando ad eluderne le insidie. La parte più bella di Caulonia, però, è decisamente il borgo antico, che è anche sede del Comune. Vi si accede attraverso una strada provinciale relativamente lunga e piena di tornanti. Molti i terreni agricoli e quelli incolti che si presentano agli occhi dell’automobilista che sale a Caulonia. Poche le case e le attività commerciali, a parte una trattoria tipica e quasi nient’altro. La provinciale di notte non è illuminata e chi non ha senso dell’orientamento, o non possiede un navigatore satellitare, ha sempre come l’impressione che, al ritorno, abbia sbagliato strada, visto che per un paio di chilometri non si vede alcunchè. Men che meno un segnale stradale capace di dare un pò di conforto. Gli ultimi tornanti sono quelli che, finalmente, conducono al centro abitato. Diciamo gli ultimi nel senso che sono tali per chi si muove in macchina e, appena arrivato, decide, saggiamente, di parcheggiare nella parte alta del paese. Già, perchè Caulonia va “gustata” a piedi, visto che si sviluppa come una sorta di spirale piena di tornati ripidi e circolari. Sarà stata questa forma particolare del paese, probabilmente, a ispirare uno dei riti più caratteristici della settimana santa, ovvero il “Caracolo”, dallo spagnolo “karacol”, che significa “chiocciola”. Proprio la forma del guscio di una chiocciola, con la sua spirale naturale, infatti, rende l’idea del percorso della processione del sabato santo, in cui due distinti cortei partono dalle rispettive chiese, fanno il giro dei principali edifici religiosi accompagnati dalla banda che suona una marcia funebre, e si incontrano in piazza, compiendo quel lento e circolare movimento che, visto dall’alto, ricorda, appunto, il guscio di una chiocciola. Sorprende constatare che, in una comunità cittadina che si segnala per il suo carattere pacifico, ci sia una così accesa rivalità tra le arciconfraternite che prendono parte ai riti della settimana santa. Quasi una stracittadina. O, se preferite, la versione mignon del palio di Siena. Senza cavalli, però. Ma torniamo ai tornanti di Caulonia. La salita per “conquistare” la centrale piazza Mese può essere compiuta sia dalla strada principale, che dalle “scorciatoie” dei vicoli a gradini. L’ideale è fare la prima all’andata e la seconda al ritorno. Dalla strada principale, infatti, si notano tante sottigliezze, che poi sono quelle che danno quel fascino antico a questo posto, il quale esplode in tutto il suo splendore quando il paese diviene meta di numerosi visitatori. Il pavè, quelle botteghe antiche scomparse nei centri della costa, le tendine a listelle di plastica multicolore all’ingresso di negozi e bar e il cartello di latta appeso al muro con tipi e gusti dei gelati. E poi le trattorie “all’antica”, quelle in cui ogni sera si prepara un tot di pizze, che, una volta esaurito, costringe gli avventori a mangiare “quello che passa il convento” o a cambiare locale se si ha particolare appetito. Quelle che a una certa ora (di solito poco dopo le 22,30) chiudono il portone d’ingresso quel tanto che basta a far apparire, da fuori, un filo di luce e il vociare di chi è là dentro per giocare a carte, bevendo un bicchiere di vino e masticando legumi secchi. Tutto sommato, queste trattorie antiche, reggono la concorrenza di pizzerie, bar e pub moderni, che comunque, non mancano neanche qui. C’è il piccolo spiazzo con la statua di padre Pio, con le braccia ad angolo retto, il palmo delle mano destra semiaperto e una leggera inclinazione all’interno, che ha indotto qualche burlone iconoclasta a pensare che il santo di Pietralcina volesse cimentarsi in una sfida a “braccio di ferro”, e poi, dopo un altro paio di tornanti, si arriva a piazza Mese. Imponente e unica. Col suo caratteristico declivio. Una piazza inclinata, insomma. Nella parte alta, c’è la balconata con un ampio spiazzo con delle panchine e i tavolini dei bar d’estate. Ai lati, alcuni negozi di generi alimentari e qualche “catojo” (gli antichi e umidi ripostigli che spesso vengono usati per contenere cibi che necessitano dei necessari tempi di maturazione, come le salsicce) e in basso il maestoso campanile, col suo orologio perfettamente funzionante, che l’occhio del facilone potrebbe confondere col “big ben” londinese. Il palco del festival della tarantella è qui. Ovviamente, per renderlo diritto e tale da mantenere il suo equilibrio, viene disposto in maniera tale che le gambe posteriori siano più alte di quelle inferiori, accorgimento, questo, che annulla i disagi del declivio. Sotto il campanile, ma anche alla sua destra e alla sua sinistra, Caulonia offre ai visitatori più curiosi la possibilità di avventurarsi nei suoi vicoletti più stretti e bui, che, come tanti piccoli affluenti, “sfociano” nella strada principale, quella dei tornanti, ma prima di finire, offrono tante sorprese, dai ponticelli per improvvisare serenate, o una piazza che non ti aspetti e che ti sbuca all’improvviso. Sono come le ciliege, quei vicoli. Uno tira l’altro, e non fai in tempo a gustarti quello che è già finito che vuoi subito scoprirne ed esplorarne un altro. Ma torniamo a piazza Mese. Se si sceglie di salire ancora, ci sono due opzioni, altrettanto invitanti: a destra si raggiunge un cortile che durante il festival diviene il paradiso dei golosi, con le bancarelle di salsicce e porchetta arrosto, qualche dolce, le tradizionali “zeppole” e fiumi di birra e vino. A sinistra, invece, si sale verso un altro angolo assai suggestivo, quello dal quale si ammira il panorama delle frazioni riconoscibili dalle luci accese nel buio della notte, o ci si può rilassare in una panchina, mentre i bambini giocano nell’altalena. Il merito del Tarantella festival è quello di aver fatto conoscere il posto a chi non l’aveva mai visitato. Lo vedi per la prima volta durante i giorni del festival, pieno di gente, di musica, di strumenti in vendita, di bancarelle con prodotti etnici e alimentari, e poi ti viene subito la voglia di rivederlo “al naturale”, e ne rimani comunque affascinato. Non ha niente da invidiare all’Umbria e ai suoi mitici borghi. Ed è unico, te ne innamori e non lo scordi più. Chiedere se questo festival di tarantella avesse avuto eguale successo in un altro posto, è come domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina. Di sicuro, Caulonia è la cornice ideale per una manifestazione del genere.