Il sindaco di Locri Francesco Macrì, intervenendo nel dibattito che ha preceduto l’elezione del nuovo presidente dell’assemblea dei sindaci della Locride, ha detto che «per trovare una soluzione unitaria, l’unica cosa che dobbiamo fare è riunirci tra di noi senza la presenza dei giornalisti, e troveremo subito l’accordo». Il problema, quindi, era la nostra presenza. Peccato che Macrì, che quando fa lo “sprezzante” mi è ancora più simpatico, abbia dimenticato che non si trattava di eleggere il nuovo presidente della “loggia del Leopardo” nella Milwaukee di “Happy Days”, ma il leader di un’associazione importante dal punto di vista politico, per i destini di un intero comprensorio. Insomma, si trattava di una riunione dall’indiscussa rilevanza pubblica e che si teneva in luogo aperto al pubblico, non il convivio di una conventicola qualsiasi. Il punto è che quello che Macrì pensa e ha il coraggio di dire, forse lo pensano anche altri primi cittadini e politicanti locali. Già il primo cittadino di Gerace e presidente del comitato esecutivo dell’associazione dei comuni della Locride, nel suo intervento si è scagliato contro «quei giornalisti avventati» che avevano fatto i nomi dei papabili per la sua successione, sulla scorta di dati oggettivi emersi durante una riunione tra i primi cittadini di distretto. Insomma, se la nostra categoria sta sullo stomaco anche a una persona autenticamente simpatica e di animo buono come il sindaco di Gerace, immaginiamo agli altri. Il punto è che sono tutti contenti quando si parla bene di loro, gli si mette una bella foto (quella in cui sono usciti bene, ovviamente), mentre quando si tratta di scrivere cose a loro non gradite, ci rimangono male, e se la prendono con noi. Chiamatela pure “sindrome del Cainano”, quella che mi fa gridare insieme ai colleghi delle altre testate (compresa la stampa gratuita) : «siamo tutti dei farabutti».
P.S.: vi lascio la buonanotte con una dotta citazione, tratta da “La scomparsa dei fatti”: «Ogni mattina il buon giornalista deve dare un dispiacere a qualcuno». La frase è di Benedetto Croce. Che sia stato anche lui, sotto sotto un farabutto comunista, massimalista, antidemocratico e campione nell’arte della mistificazione e della disinformazione?