Novembre 22, 2009
Mi riferisco a quelle migliaia di pseudo tifosi juventini che stasera durante la partita con l’Udinese hanno ripetutamente cantato dalle tribune dell’Olimpico «se saltelli, muore Balotelli». Sono juventino da una vita, ma certe manifestazioni d’idiozia non hanno nulla a vedere col gioco del calcio; semmai sono l’ennesima manifestazione dello stupidario del c.d. “mondo ultrà”. Vent’anni fa, dopo la tragica scomparsa del calciatore del Cosenza Donato Bergamini, gli pseudotifosi di Catanzaro e Reggina cantavano «dai Bergamini facci un goal»; dopo la morte del tifoso reggino Buda, gli pseudo tifosi del Messina cantavano «e Buda non canta più». Piccoli, semplici, esempi di come l’idiozia collettiva possa trovare sfogo nelle arene ad alto impatto mediatico come gli stadi. Sia ben chiaro, secondo me Balotelli è un personaggio pessimo, un cattivo esempio per i giovani e una bella gatta da pelare per gli allenatori, come lo stesso Mourinho ha ammesso. Ma da qui ad augurarne in coro la morte ce ne passa. Vorrei proprio vedere in faccia l’idiota che ha ideato questo coretto, ammesso che abbia ancora una faccia.
Sono molto deluso anche dall’atteggiamento pilatesco di Alex Del Piero. Mentre si riscaldava, alla fine del primo tempo, gli stessi idioti che inneggiavano a lui, e ai quali il capitano rivolgeva continuamente applausi di ringraziamento, erano quelli che poi cantavano «se saltelli, muore Balotelli». Sono certo che sarebbe bastato un semplice cenno con la mano da parte di Del Piero, o anche solo con un dito, per dire loro di smettere. Ma non se l’è sentita, perdendo l’occasione di fare la figura dell’uomo di buon senso. Ma tant’è. Il calcio, quello vero, farebbe volentieri a meno di certe manifestazioni deteriori.
P.S.: bentornato Sissoko! Cuor di leone ed eleganza di una gazzella. Con lui in campo, è tutta un’altra musica!
P.P.S.: da una rapida ricerca su internet ho scoperto che il coretto è molto comune, specie tra gli pseudo tifosi di Milan e Roma ed è stato applicato da altri idioti con le varianti del caso: INTER «se saltelli, muore un altro Agnelli»; LAZIO «se saltelli, muore Lucarelli» e così via.
Cambiano i colori delle sciarpe, ma l’idiozia del “mondo ultrà” è accomunata dal colore dell’inciviltà.
DEFICIENTI DI TUTTI I PAESI UNITEVI!
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Novembre 22, 2009
Ho sempre sostenuto che in Italia ci siano 58 milioni di commissari tecnici della Nazionale di calcio e altrettanti direttori di giornali. Sì, perchè tutti pensano di sapere cos’è giusto pubblicare e cosa no, a cosa dare visibilità e come riportare le notizie. Tutto ciò ignorando che per arrivare a sedersi in una redazione davanti al cosiddetto “desk” e concordare con colleghi e superiori i contenuti della pagine, occorrono anni e anni di gavetta, e la capacità di apprendere sempre, ogni giorno, senza fermarsi mai o sentirsi arrivati. Le critiche sono sempre ben accette. Ma se sono costruttive, fondate, e soprattutto se arrivano da chi ogni mattina spende un euro per leggere anche quello che hai scritto tu. Ogni tanto è il turno dei soliti noti, che non ti leggono se non sporadicamente e magari “scroccando” il giornale del vicino di casa, che ti raggiungono solo per darti qualche segnalazione su argomenti da approfondire e, non riconoscendo nemmeno l’impegno profuso quotidianamente – che non ti lascia nemmeno il tempo per curare il blog o per uscire, se non nel week end e con grande fatica per poter essere presente a orari decenti – dopo qualche giorno che non hai “risposto” alla loro segnalazione, t’incontrano per strada e, ancor prima di salutarti, ti chiedono : «che tipo di giornalismo vuoi fare?». Quanto basta per mandarli affanculo per direttissima. Questo è un segno di grave mancanza di rispetto del lavoro altrui. Mi sono trattenuto, limitandomi a rispondere che «siamo noi, giornalmente a stabilire le priorità e i temi da trattare». Un modo come un altro per dirgli di non ficcare il naso nel lavoro altrui. Ma c’è voluto un grande sforzo di tolleranza, specie se si pensa che è gente che non mi legge quasi mai. Preferisco passare per scorbutico che intrattenere false pubbliche relazioni con chi non ha la più pallida idea di cosa sia il lungo e tortuoso percorso di formazione giornalistica.
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Pubblicato da gianlucalbanese
Novembre 18, 2009
Da elettore di sinistra, avrei dovuto compiacermi nel guardare, ieri sera, i pidiellini mostrare grandi crepe, coi finiani che minacciavano il ricorso a elezioni anticipate e un piccolo, ma importante segnale di ammutinamento nei confronti di padron Silvio, dopo aver sopportato di tutto ed essersi tappati il naso così tante volte da avere le narici ancora sigillate. Invece no. Mi stavo preoccupando. Perchè immaginavo un centrodestra a guida Fini, con una leader serio e credibile, senza scheletri nell’armadio – se non l’ormai lontana radice ideologica – e che avrebbe mal digerito un rapporto privilegiato con la Lega. Immaginavo un centrosinistra che, avendo appena iniziato la propria ricostruzione dopo l’isolazionismo suicida del Pd di Veltroni, sarebbe sicuramente arrivato impreparato alle elezioni e avrebbe subito un’altra sonora sconfitta, opposto a uno schieramento retto da una persona seria. Non li riconoscevo più: loro, così machiavellicamente amorali, che si preoccupavano di questioni di natura etica, o comunque di opportunità politica, connesse alla candidatura dell’ennesimo personaggio quantomeno equivoco come il “casalese” Cosentino. Per fortuna, è stato un incubo di breve durata. Oggi, padron Silvio ha ordinato ai suoi di restare uniti e di non andare ad elezioni anticipate. E soprattutto Cosentino rimane il probabile candidato del Pdl alla presidenza della Regione Campania. Questo è il Pdl che mi piace. E che vorrei fosse sconfitto. Per il bene del Paese.
P.S.: era da tempo che non guardavo il Tg2. D’ora in poi, lo chiamerò Tg2 al quadrato. Moltiplicando Tg2 per 2, infatti, fa Tg4. SERVIZIO TELEVISIVO PUBBLICO…VERGOGNA!
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Novembre 15, 2009
A quanto pare, padron Silvio potrebbe cambiare idea. Secondo le ultime indiscrezioni, infatti, sembra che quella che fino a ieri appariva come una certezza – ovvero la candidatura del sindaco di Reggio Calabria, nonchè “uomo della provvidenza” Giuseppe Scopelliti alla presidenza della Regione Calabria – non sia più tale. Il padrone, infatti, gli preferirebbe Bernardo Misaggi, figlio del braccio destro del potentissimo democristiano della prima repubblica Riccardo Misasi. Misaggi, dunque, sarebbe un volto più spendibile di Scopelliti, perchè ha fatto poca politica e quindi non ha scheletri nell’armadio. Poi, è un moderato, e le elezioni, da quando c’è questa caricatura di bipolarismo, si vincono intercettando i consensi al centro. Ma soprattutto, Misaggi è stato per anni il medico della regina madre, la compianta donna Rosa, mamma di padron Silvio. Insomma, un medico di famiglia – o “in famiglia” che avrebbe anche più appeal presso il pubblico televisivo – sarebbe meglio di un sindaco troppo discusso, specie negli ultimi tempi. Staremo a vedere. Se fosse candidato, l’attuale direttore del centro sulle patologie della colonna vertebrale, dovrebbe sobbarcarsi un gravoso compito: raddrizzare la schiena ai berluscones, abituati ad inchini troppo frequenti.
p.s.: mi scuso fin da ora con chi soffre davvero delle patologie in oggetto. Lungi da me il voler ironizzare su certe cose. Sull’eccesso di sudditanza dei berluscones, invece, c’è parecchio da scherzare.
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Novembre 15, 2009
Ho appena visto le immagini successive all’arresto del boss corleonese Raccuglia: ragazzi in strada con la bandiera della Sicilia hanno intonato cori da stadio come tributo alla squadra “Catturandi” dei Carabinieri, hanno saltato insieme a loro al grido di «chi non salta un mafioso è», fino al ritornello di «siamo noi, siamo noi, la Sicilia senza mafia siamo noi». Scene del genere, in Calabria, non se ne sono mai viste, sebbene le brillanti operazioni di forze dell’ordine e magistrati non siano mancate. Ancora una volta i siciliani ci hanno dato una lezione. D’ora in poi, quando incontrerò un siciliano, mi toglierò il cappello
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Pubblicato da gianlucalbanese
Novembre 14, 2009
Non ho mai avuto un gran concetto di quelli che amano definirsi “ultrà”. Troppo spesso, infatti, dietro a un vessillo con i colori della squadra del cuore, all’appartenenza a una comunità cittadina, a presunti “ideali”, si celano questi soggetti che praticano la violenza ad alto impatto mediatico, nelle arene piene di telecamere come gli stadi moderni. Stamattina, oltre trecento “ultrà” hanno sfilato in corteo a Roma, contro il provvedimento governativo che impone, dal prossimo primo gennaio, la c.d. “tessera del tifoso”, un valido strumento che aiuterà le forze dell’ordine nel procedere alla loro identificazione. Protestano, perché, a loro dire, sarebbe un modo di limitare la loro libertà di “essere ultrà”. Vorrei ricordare loro che non sono boy scout o volontari della Caritas: molti di loro si sono resi protagonisti di episodi di violenza, danneggiamenti, saccheggi di autogrill, e, come nel caso del povero Filippo Raciti, omicidi. Nei loro forum su internet vaneggiano di “mentalità ultrà”, quella che esalta lo scontro fisico con le tifoserie avversarie, purché non vengano utilizzati i coltelli – il motto è “basta lame, basta infami – lasciando intendere che il loro concetto di lealtà si ferma lì. Quindi, se il ministro Maroni, che sicuramente non può essere definito un genio, ha emanato un provvedimento del genere, devo ammettere che stavolta non ha tutti i torti. Ma la cosa che mi ha fatto davvero imbestialire, è che questa marmaglia fascistoide – è noto come svastiche, croci celtiche e slogan nazi-fascisti abbondino in quegli ambientini per bene che sono le curve degli stadi – abbia copiato di sana pianta lo slogan dello striscione posto all’inizio del corteo, che recita “Se i ragazzi sono uniti, non saranno mai sconfitti”. Capito? Queste vittime di un provvedimento “restrittivo” che limiterebbe la loro libertà di essere teppaglia, hanno copiato il ritornello di “El pueblo unido, jamas sera vencido” degli Inti Illimani, peraltro scrivendo lo slogan nello striscione con quei caratteri di norma usati da quei “bravi ragazzi” di Forza Nuova. Gli Inti Illimani scrissero quella canzone da esuli di un regime dittatoriale come quello di Pinochet; gli ultrà in corteo oggi lo copiano e si dicono vittime del ministro Maroni che ha introdotto la tessera del tifoso. Mi pare che ci sia una bella differenza. Ma per loro, la storia e la cultura non contano. L’importante è la “mentalita ultrà” e che non venga introdotta la tessera del tifoso. Ci sto: suggerisco a Maroni di consegnare a ognuno di loro la “tessera del cialtrone”.
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Novembre 11, 2009

I peones del Cainano non hanno ancora finito di esultare per il caso Marrazzo che già pregustano la vittoria in molte altre regioni, Campania e Calabria in primis. Di sicuro Bassolino e Loiero non sono in cima alla mia personale classifica di gradimento dei politici di tutti i tempi, ma i big del Pdl non sono da meno. E’ il caso del potentissimo coordinatore regionale della Campania, nonchè sottosegretario Nicola Cosentino: secondo le ultime novità investigative emerse sarebbe stato eletto con l’appoggio determinante dei casalesi, il potente clan di camorra di cui parla Roberto Saviano nel suo “Gomorra”. Che non sia lui il candidato alternativo a Bassolino per la presidenza della Regione Campania? Visti i precedenti (Dell’Utri docet) non mi meraviglierei. Ma per gli sciuscià del Cainano questo non fa notizia. Preferiscono concentrarsi sul caso Marrazzo, condannando quelli che vanno a trans, anche se siamo ancora curiosi di capire chi sia quel fantomatico politico di centrodestra a cui un trans ha fatto riferimento chiamandolo “chiappe d’oro”. Anche se ripeto che a me non scandalizza Marrazzo che va a trans, o il cainano che si imbottisce di Viagra per spararsi le ultime cartucce con giovani escort. Mi scandalizza quello che fanno nella loro attività istituzionale. Così come mi scandalizza il fatto che il sindaco di Reggio Scopelliti – “l’uomo della provvidenza”, ricordate? – si candidi a fare “il sindaco della Calabria”, quando il suo comune ha decine di migliaia di bollette dell’Enel non pagate ed è indebitato fino al collo. Lui è quello che vuole chiudere tutti gli ospedali piccoli, senza neanche convertirli in “case della salute”; lui è quello che ha detto che Reggio è città turistica che porterà sviluppo a tutta la provincia. Lui ha detto che è il nuovo che avanza. Respingiamolo.
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Novembre 9, 2009

Dopo qualche giorno di agonia, l’N73 bianco è spirato: non si accende, le rare volte che si accende non si spegne e non funziona neanche off-line. Peccato: ci avevo fatto un sacco di foto e filmini, molti dei quali sono conservati in una memory card che grazie all’aiuto di qualche chirurgo, conterò di estrarre per utilizzare in un altro apparecchio. Era il videofonino col mio numero principale, quello che hanno tutti, per intenderci. Quindi, consapevole del fatto che possedevo due videofonini funzionanti – l’altro l’ho avuto in comodato direttamente dal gestore telefonico, quello cinese – che non mai usato per videochiamate e quasi mai per mandare MMS, ho recuperato un vecchio GSM di fabbricazione finlandese che a tutt’oggi è uno dei migliori prodotti tecnologici per affidabilità e durata. Lo comprai nel dicembre del 2005 a Messina, dopo l’ultimo esame dato all’università. Come dimostra l’immagine, la parte frontale presenta abrasioni tali da impedire di leggere la marca, il display ha qualche puntino strano, ma funziona alla grande. E’ caduto dalle scale un sacco di volte e si è sempre rialzato, proprio come un grande lottatore che non si da mai per vinto. E’ piccolo, leggero, compatto e la batteria mi dura una settimana, mentre quella dei videofonini – sempre di fabbricazione finlandese – non è mai durata più di un giorno e mezzo. Insomma, il fedele compagno di chi vuole comunicare in maniera dinamica e vuole un telefonino che faccia “drin drin” quando ti chiamano invece delle suonerie polifoniche e che non ti faccia navigare in internet quando hai già il Mac Book con la chiavetta, l’Adsl in ufficio e un sacco di posti con connessione wireless. Il giorno in cui mi lascerà anche questo, comprerò un altro GSM. Blackberry, I-phone e altre cose del genere sono belli, “fanno figo”, ma non mi servono. Ben vengano tutte le offerte speciali. Le declinerò tutte, in nome della fedeltà al mio telefonino di quattro anni, dall’aspetto vissuto come un paio di Levi’s 501 rotti nelle ginocchia e con le tasche posteriori sfilacciate. So resistere alle tentazioni del consumismo, specie alle proposte di acquisto di cose che non mi servono. Del resto, noi comunistacci siamo così: noioooooooooooooooooooooooooooooosi!
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Pubblicato da gianlucalbanese