Buon 2011

dicembre 31, 2010

La tentazione è forte. Fare il bilancio dell’anno che sta per finire è quanto di più ovvio possa fare uno che scrive. Ma non ci cascherò, perchè potrei scrivere cose troppo personali, banali e che non interessano a nessuno. Mi limito a dire che il 2010 è stato un anno importante, che mi ha regalato gioie e dolori, (vana)gloria e soddisfazioni (reali perchè sudate), conferme ad assunti ben noti da tempo, ed esperienze, non importa se negative o positive. Vita, tanta vita. Oggi, l’anno si chiude con un cielo grigio da più di una settimana, e dalla finestra della mia stanza vedo due binari ferroviari vuoti, fichi d’india ai lati e il mare che, seppure sia vicinissimo, pare che nemmeno ci sia. E quindi, non ci vorrebbe il mare: c’è già; basterebbe un bel vento di ponente, quello che d’estate regala un mare piatto come una tavola e pulito, quello che spazza via le nuvole e riporta il bel tempo. E che porti via dal mondo dolori, sofferenze, malattie e ingiustizie. Magari cominciando da qui. Da questo posto dimenticato da chi conta e sfruttato da chi ne ha succhiato le sostanze e sottratto ogni speranza. Ecco perchè, per dire addio al 2010 e accogliere il 2011 non seleziono brani fin troppo scontati come “L’anno che verrà” di Lucio Dalla o “New year’s day” degli U2. Scelgo una canzone di chi, come me, vive da queste parti e respira salsedine e sopraffazione, ha davanti agli occhi sole e ingiustizie. A tutti noi che partiamo e poi abbiamo la nostalgia di questo posto e che quando torniamo ci lamentiamo ma non vorremmo mai andar via. A tutti noi dedico questo splendido brano strumentale di Francesco Loccisano, il re della chitarra battente. Si chiama “Danza Jonia”. Mi gira in testa da un paio di giorni. È la colonna sonora delle mie speranze. Che non diventeranno mai illusioni. Ma resteranno. Così come «I sogni senza tempo, le impressioni di un momento e le luci nel buio di case intraviste da un treno».
BUON ANNO!


Buon Natale e…Forza Siderno!

dicembre 25, 2010

Una serata di festa, allegria, buonumore e socializzazione. Mai come giovedì sera, infatti, si è realizzata la comunione d’intenti tra una squadra di calcio e la sua comunità cittadina. Tutti insieme a cena per festeggiare un momento sì platonico, come il titolo di campione d’inverno nel girone “B” del campionato di Promozione calabrese, ma soprattutto per augurarsi buone feste e cementare quel rapporto con tutti gli attori sociali che costituiscono gli ingredienti base per il successo di una squadra. Quello che, insomma, accade normalmente e da anni ad Antonimina, ieri è successo nella mia Siderno. Tutti ospiti della società di calcio per una cena organizzata in grande stile e curata in ogni minimo dettaglio. A iniziare dagli inviti, che hanno riguardato (oltre, ovviamente, i dirigenti), i calciatori, lo staff tecnico, gli sponsor, la stampa, i tifosi e chi, ogni domenica, fornisce il proprio prezioso supporto alla buona riuscita degli eventi sportivi, come i volontari della Prociv. Ecco il lungo elenco dei tavoli.
















I più attenti avranno sicuramente notato la presenza del “Caciacio”, uno di quei personaggi locali che Ligabue avrebbe sicuramente inserito in una riedizione di “Piccola città eterna”, o del “Bar Mario”. A quasi cinquant’anni, ha ancora l’agilità di deliziare i suoi estimatori con capriole acrobatiche ed esibizioni al karaoke


Ma la mia più grande scoperta personale – recito il “mea culpa” per non averlo conosciuto prima – è stato il cantautore natilese “Frank Vagabondo”, uno capace di allietare con verve e ironia tutta calabrese i propri ascoltatori, ma anche di inventarsi all’istante delle rime personalizzate per tutti gli ospiti presenti, come ha fatto, appunto, giovedì sera.

E così, tra una portata della deliziosa cena, un passo di tarantella, una canzone di Frank e il taglio della torta, la serata è passata molto piacevolmente. Ce ne fossero più spesso di feste del genere!





Ah, dimenticavo: come dimostra in maniera inequivocabile la foto…mister Fiorenza «Si è mangiato il panettone». Che per un allenatore, di questi tempi, non è proprio scontato. Vero Rafa Benitez?

E quindi, grazie a tutti. Alla società per aver organizzato questa splendida festa, ai presenti per l’autoironia e lo spirito giocoso dimostrato e a chi ha allietato la serata, nella quale ha fatto capolino anche il cabarettista sidernese Severino, nell’ormai consueto ruolo di “Nonna Cata”. Grazie a tutti voi e…FORZA SIDERNO!


Addio Enzo, “Ct” per antonomasia

dicembre 22, 2010

Mi ritengo fortunato per essere nato nel 1970 ed avere avuto, nell’estate del 1982, quasi dodici anni. Ricordo tutto del Mondiale vinto in Spagna, anche perché cominciavo ad assecondare la mia passione per il giornalismo, incollando i tabellini delle partite in un’agenda del Radiocorriere Tv, scrivendo di mio pugno gli articoli relativi ad ogni partita vista in televisione. E così, quello è stato il Mondiale più bello, sofferto e travagliato. Inutile sottolineare il dolore per la scomparsa, ieri, di Enzo Bearzot. Se n’è andato, infatti, uno degli ultimi protagonisti di un calcio dal volto umano e non inquinato dallo show business come quello moderno. Avrei voluto scrivere un mio ricordo personale del “Ct” per antonomasia. Mi ha anticipato la penna delicata e nostalgica di PEPPE RACCO (che oggi fa anche il compleanno), conscio del fatto che non avrei saputo scrivere di meglio. Auguri Peppe e riposa in pace “Vecio” Bearzot.

“Quando se ne va uno come Enzo Bearzot sembra che la morte non sia una condanna uguale per tutti, che faccia da “livella”, come diceva Totò, anzi, proprio in questo momento, a poche ore dalla scomparsa del “Vecio”, riemerge quel distacco naturale tra chi ha vissuto e chi ha condotto la sua esistenza nel fondo della mediocrità. Bearzot non aveva le caratteristiche di un vincente, però vinceva; non aveva l’aspetto del duro, però era tostissimo; non aveva il fisique du role, come tanti allenatori di oggi, ma rappresentava perfettamente la parte del grande allenatore. A differenza di tanti suoi colleghi, osannati dal giornalismo appartenente a color che nel fondo dell’apparenza si appanciano, in quello storico ’82, dopo avere subito insieme ai suoi ragazzi i peggiori commenti sportivi che la stampa possa ricordare, mise in riga l’Argentina di Maradona, il Brasile di Zico, la Polonia di Boniek, la Germania di Rummenigge. Una dopo l’altra. Si faceva prendere a pallonate come tutti gli uomini di resistenza, protetto da una difesa passata alla storia, condotta da un Santo di nome Gaetano Scirea. Si accompagnava ad un centrocampo di grinta, ma anche di qualità. Quell’anno esplose il romanista Conti, con vicino Antognoni, mentre Oriali decideva di condurre una vita da mediano. Fece da padre a Paolo Rossi riacciuffandolo dal baratro del calcio scommesse dove si stava perdendo l’estro vicentino. Lo ripagò al Sarria di Barcellona con quella splendida tripletta e poi ancora una doppietta alla Polonia ed il bacio mortale alla Germania Ovest, prima che fosse definitivamente annichilita da quello splendido gol di Tardelli il cui urlo, lontano dal dolore di Munch, è l’immagine dell’Italia liberata dagli oppressori. L’urlo sociale della piccola Italia diventata grande quella notte al Bernabeu, dove noi si sentiva “italiani” cullati da Pertini, recuperando in un attimo il senso di dignità di un popolo. Non finiremo mai di ringraziarTi caro Bearzot. Se ne va con te una parte della nostra gioventù che nessuno potrà avere più la fortuna di vivere. Se ne va con te una parte di italiani normali, perbene. Se ne va con te una parte di mondo sportivo che crede ancora alle favole. Sappiamo che quell’aereo che ti portò col Presidente e gli altri a casa, passò, per un attimo, dal Paradiso”. (Peppe Racco)


Taranta revolution a Gioiosa Ionica

dicembre 20, 2010

Sarà l’atmosfera prenatalizia e il passeggio tra gli stand di “Gioiosa città mercato”; sarà per il gazebo che ci ha fatti sentire tutti più vicini e raccolti; sarà che l’emozione delle prime presentazioni è passata da un pezzo. Ma io, sabato scorso alla presentazione “invernale” di Taranta revolution mi sono proprio divertito. Già vedere Mimmo Garreffa e Gisella Bagnato allo stand dei libri mi ha fatto sentire a casa. Ma soprattutto, sono rimasto molto contento dal parterre di organizzatori ed ospiti. Oggi li voglio ringraziare tutti. In particolare Elio Napoli, assessore comunale alla Cultura, che ad agosto ha letto il libro, proponendomi subito la presentazione nella sua cittadina. Lo ringrazio soprattutto per l’attenzione con la quale lo ha letto, stimolando, già nel suo intervento, alcuni argomenti di discussione. Grazie infinite anche al “padrone di casa” (il sindaco Mario Mazza) e al suo omologo (e scrittore) di Caulonia Ilario Ammendolia. Grazie a Maria Teresa per la conduzione inappuntabile e a Pino Carella per la passione che ci ha messo nella lettura e nella promozione del libro che, per sua stessa ammissione, potrebbe diventare una pièce teatrale. E soprattutto grazie a loro, ai Taranproject. In particolare alle due “punte” Mimmo Cavallaro e Cosimo Papandrea, che hanno offerto il loro prezioso contributo fin dall’inizio, rendendosi disponibili ad essere “usati” come i protagonisti della storia e, naturalmente, per tutte le volte che hanno partecipato alle iniziative promozionali, non ultima quella di sabato. Grazie a loro per la musica che ci hanno regalato e che mi rende orgoglioso di appartenere a questa terra. Grazie al grande Angelo Nizza e a Maurizio Zavaglia che hanno seguito l’evento per i giornali e a “mister” Vincenzo Logozzo ed alla sua inseparabile videocamera. A tutti quelli che sono intervenuti ed hanno ascoltato con attenzione, anche se era sabato pomeriggio, c’era l’Inter in Tv e il profumo di salsicce per strada era assai invitante. Grazie a tutti voi e….EVVIVA CU ABBALLA! (e cu leggi puru… :-) )


Sono loro quelli giusti

dicembre 20, 2010

Non passare le selezioni per il festival di Sanremo non è detto che porti male. Sono tanti, infatti, i precedenti di big della canzone che sono arrivati negli ultimi posti sul palco dell’Ariston ma che poi hanno iniziato a scalare le classiche mondiali e soprattutto il cuore dei musicofili. E così, godiamoci tutti il reggae dei Marvanza, gruppo di Monasterace che dopo aver suonato sul palco del Primo Maggio a Roma è divenuto famoso a livello nazionale. Il motivetto è accattivante, ironico e ruffiano quanto basta. Forse la canzone meritava un lancio commerciale nel periodo estivo. Ma non importa. I Marvanza piacciono sempre. Ascoltiamoli.


Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà

dicembre 15, 2010

Appartengo alla categoria di persone che pensano che un provvedimento di fermo, un’ordinanza di custodia cautelare e un avviso di garanzia non corrispondano automaticamente a colpevolezza. Questa, così come l’innocenza deve scaturire da sentenze passate in giudicato in tutti i gradi di giudizio. E quindi, risulta inutile commentare quanto accaduto ieri nella mia Siderno. Meglio lasciar lavorare la magistratura. Una cosa, però, si può discutere: le scelte politiche. Più si discutono e si criticano, infatti, più è alto il livello di democrazia. Purchè si facciano nei tempi dovuti e con un certo grado di coerenza. Perchè le cose dette col senno di poi lasciano il tempo che trovano. Già, perchè il 6 maggio del 2006, la parlamentare Angela Napoli, che oggi invoca trasparenza e pulizia nella politica calabrese, incitando i militanti di Futuro e Libertà a scegliere dei candidati «Al di sopra di ogni sospetto» era sul palco di piazza Portosalvo insieme a chi oggi è stato sottoposto ai provvedimenti ai quali accennavo all’inizio. Questa, infatti, è la cronaca dell’epoca, a firma della collega e amica Antonella Scabellone:

«C’erano proprio tutti: da Lillo Manti, candidato alla presidenza della Provincia, ad Angela Napoli e Giuseppe Valentino di An, alla consigliera regionale dell’Udc Marisa Fagà, al coordinatore regionale di Fi Pittelli, ai deputati Fedele (Fi), Santelli (Fi)e Reina (Mpa).
Tutti insieme a Siderno, sullo stesso palco, ieri sera nella Piazza Portosalvo, per partecipare alla cerimonia di apertura della campagna elettorale del candidato a Sindaco Figliomeni e delle sue liste. Hanno aperto la serie degli interventi l’assessore uscente Gerace, il candidato alla provincia Riccardo Ritorto e i candidati al consiglio comunale che, in numero di uno per ogni lista (Jole Figliomeni per Forza Giovani; Luly per Mpa; Mollica per An; Rispoli per Sviluppo e libertà; Ascioti per Fi) si sono presentati agli elettori esponendo i motivi della loro scelta e gli obiettivi da perseguire.
Ottimismo sulla riconferma di Figliomeni è emerso dalle dichiarazioni di Lillo Manti che ha ricordato nel suo intervento il compianto Professore Cosimo Jannopollo, già Sindaco di Siderno e Presidente della Provincia. Come si conviene a questi eventi si sono registrate, oltre a parole di elogio per il candidato a sindaco, anche critiche senza sconti allo schieramento opposto. E’ quanto ha fatto Angela Napoli che ha espresso parole molto dure nei confronti di «Chi ha strumentalizzato i giovani di Locri e l’omicidio Fortugno». Le ha fatto eco Jole Santelli. Da ultimo l’intervento del candidato Figliomeni che ha fatto un bilancio della sua gestione, ricordandone come uno dei meriti quello di aver fatto guadagnare a Siderno il titolo di “Città” con D.p.r e il riconoscimento di «Città più sicura in Italia per il turismo». Figliomeni ha rimarcato tra i meriti della sua amministrazione quello di aver risanato il bilancio comunale «Molto vicino al dissesto».
Ha poi parlato delle opere realizzate, tra cui «Il più importante impianto di depurazione della provincia». In ultimo, il candidato a sindaco, ha tenuto a precisare «Che la sua più grande soddisfazione in questi 5 anni è di aver creato un ottimo rapporto con i cittadini»».

Insomma, c’erano tutti sul palco. Anche chi, adesso, “scarica” tanti ex compagni di avventura politica. Quattro anni dopo.

Poi c’è la vicenda della mancata costituzione di parte civile del Comune di Siderno al processo Congiusta del dicembre del 2007. Chi ha buona memoria sa che, a parte Mario Congiusta, gli unici che presero una posizione netta contro la decisione dell’ente, tra gli organi di stampa, fummo noi di Calabria Ora. E anche, nel suo piccolo, questo inutile blog, come ho raccontato nel libro “Avamposto” (Marsilio editore) dei colleghi Roberta Mani e Roberto Rossi. Oggi se ne sono ricordati anche quelli che tre anni fa preferirono mantenere un basso profilo, limitandosi, ora, a fare “copia e incolla” dalla carte dell’operazione. Meglio tardi che mai.


I did it…MY WAY

dicembre 11, 2010

Ieri sera sono stato felice di presenziare all’inaugurazione del MY WAY, ristorante, pizzeria, bar, paninoteca sul corso di Locri. Un locale bello ed accogliente, gestito da alcuni amici che stanno lavorando sodo da mesi, e sono stato fiero di essere presente in quella che è una data storica per il mondo della ristorazione locridea. Ottima la birra scura e la tagliata di carne; squisita la pizza e servizio molto curato dall’aperitivo alla fine.
Ad accogliermi il sorriso del subcomandante Pino in versione “Arthur Fonzarelli de’ noartri” col suo giubbotto di pelle nera e Olga che ha intrattenuto i propri commensali con la consueta verve.

Paolo, Barbara, Tony, Nadia e gli altri ragazzi meritano di sfondare. Perchè ci hanno messo il cuore e tanto impegno, a cominciare dalla scelta del colore delle pareti (che fanno pendant con le tovaglie) fino al menu, alla scelta degli ingredienti e delle birre. C’era tutto il gotha dei Democrat locali. Un pezzo di quella base che ammiro così tanto, e che avrebbe tanto da insegnare alla classe dirigente del partito che oggi ha fatto una cosa nuova: ha manifestato in piazza!

Molto contenuti anche i prezzi. Qui, Paolo e Nadia (‘a curta) stanno confabulando dopo uno dei primi incassi.

Il locale apre prima dell’alba e chiude a tarda notte, per accogliere i propri clienti in tutto l’arco della giornata. In bocca al lupo, ragazzi! :-)


Mister Assface is back!

dicembre 9, 2010

C’è un tale che non si firma i pezzi, ma cerca di mistificare la realtà, sfruttando il lavoro altrui e senza il benché minimo senso del pudore (il rispetto, da gente del genere, non me lo aspetto proprio…). E così, questo anonimo, che per comodità definirei “Mister Assface” ha scritto in una anonima spalletta «…ed anche i comunicati, con i quali si cerca di spiegare, come ha ritenuto di fare l’assessore al Bilancio Daniela Rupo, le determinazioni prese sulle variazioni di bilancio». Si tratta, come chi è del mestiere avrà capito, di un patetico tentativo di camuffare il copiato di sana pianta di cui parlo nel post precedente, adducendo al presunto invio di un comunicato stampa da parte dell’assessore al Bilancio del Comune di Locri agli altri giornali, il giorno dopo l’uscita del mio articolo. La professoressa Rupo, da me contattata poco fa, mi ha confermato che lei non ha spedito alcun comunicato. Ed è molto più credibile di mister Assface. Non foss’altro perché ci mette la faccia, il nome, la carriera universitaria e l’esperienza amministrativa. Mister Assface, invece, si nasconde dietro l’anonimato. Ma una foglia di fico può non bastare.


Senza vergogna

dicembre 8, 2010

Pagina che gli altri hanno copiato

Mi sento come la Settimana Enigmistica. La rivista «Che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione». Leggete pure l’articolo in apertura di pagina, dal titolo «Rupo, nessun atto illegittimo». E’ a firma mia, naturalmente. Ed è stato pubblicato ieri, 7 dicembre 2010 a pagina 34. Quindi, leggete quanto pubblicato dalla concorrenza oggi, 8 dicembre nella “falsa apertura” (pezzo, quindi, che gode di una certa visibilità) a pagina 37 e intitolato “Variazioni di bilancio, parla l’assessore”. E’ scaricabile dal sito della concorrenza fino a domani alle ore 20 (edizione completa in pdf di Reggio Calabria). Un copiato di sana pianta. Anche nell’attacco del pezzo. Ovviamente, senza citare la fonte. Evidentemente, è questo il loro stile. Lo sappiano tutti, anche chi mi considera, in cuor suo, una “malalingua”.
Per fortuna, in questo lavoro è tutto scritto e documentabile, con date, numeri di pagina e parole.
Preciso, inoltre, di non essere l’addetto stampa del Comune di Locri e nemmeno dell’assessore Rupo (del resto, non è nostro costume far lavorare gli addetti stampa degli enti, che poi scrivono dei fatti che riguardano la politica dell’ente che li retribuisce), che non ha diffuso alcun comunicato sulla vicenda, ma ha semplicemente risposto ad alcune domande che le ho rivolto nel corso di una telefonata fatta la sera prima. Qui non è una questione di correttezza o di deontologia professionale, ma di senso del pudore. Bello e buono. Ma, evidentemente, non è una dote così facilmente riscontrabile in certi ambienti.


Ma questa…è un’altra Tv

dicembre 7, 2010

Finalmente un programma per il quale valga la pena il pagamento del canone Rai. Carlo Lucarelli è tornato, il lunedì, in prima serata su Raitre. Il suo “Lucarelli racconta” è un bel programma, non molto dissimile da “Blu notte” (e meno male!) ma forse più vicino alla cronaca che alla narrazione di fatti che sono già storia, seppur contemporanea. Ieri qualcuno su facebook si chiedeva come mai nessuno, tra i principali organi d’informazione, avesse ricordato la morte di Stefano Cucchi, nel giorno del suo anniversario. Ci ha pensato Lucarelli, dedicando la prima puntata del suo appuntamento televisivo ai casi di morte in carcere; o, per esare un’espressione molto efficace che è stata il leit-motiv della trasmissione “nelle mani dello Stato”. E così, dalla solita scrivania in preda al caos, in cui si riconoscono solo il pc portatile e il taccuino Moleskine – i ferri del mestiere, insomma – Lucarelli ha aperto le porte di un mondo spesso dimenticato, in cui la custodia cautelare in attesa di giudizio spesso coincide con esperienze terribili. In qualche caso con la morte. Si parla poco delle carceri e del sovraffollamento delle celle. Sono posti dove non ci sono solo i grandi delinquenti, ma anche piccoli ladruncoli o “tossici” che forse andrebbero rieducati in strutture diverse, come le comunità di recupero. Perchè Beccaria non parlava a vanvera. Confesso di aver letto con avidità alcuni libri che narrano anche storie tra le mura di un carcere. Penso alla seconda parte di “Mara, Renato e io” di Alberto Franceschini, “Il dito contro” di Salvatore Ferraro e “Un carcere nel pallone” di Francesco Ceniti. E’ una realtà che m’incuriosisce e della quale forse si dovrebbe parlare di più. Ricordandosi sempre che “Non è importante iniziare i processi, ma concluderli e stabilire la colpevolezza o l’innocenza di una persona”, come dice uno che sto imparando ad apprezzare. Intanto, bentornato Lucarelli. Che in modo sottile ed avvincente ci apre gli occhi ogni lunedì, conducendoci in realtà e storie troppo spesso dimenticate, o ascoltate quasi con indifferenza.


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