O mia bela madunina

maggio 30, 2011

Vuoi vedere che la sinistra quando fa la sinistra vince? Alla faccia della corsa al Centro, del voto utile e della convinzione che si vince solo se moderati, vincono Pisapia e De Magistris e i berluscones perdono perfino ad Arcore… :-) troppo bello per essere vero. Infatti siamo in Calabria e solo qui vincono i pidiellini. Ma un giorno arrivera’ anche qui un minimo di consapevolezza. W l’Italia. Almeno oggi :-)


Succede anche questo

maggio 30, 2011

LOCRI «Il fattore di crescita umana e relazionale in gruppi disomogenei con la presenza di»…«potrebbe rendere la vivibilità, all’interno della classe, difficile e disarmonica, tenuto conto della delicata fase di crescita adolescenziale, con ricadute potenzialmente negative nella formazione complessiva della personalità degli attori componenti il gruppo classe». Non è uno stralcio tratto dai verbali di un riformatorio; è un passaggio di una lettera scritta da un preside, sulla carta intestata di un istituto superiore della Locride. Parole scritte al computer, pochi giorni fa. Frasi di un dirigente scolastico che non vuole che un ragazzo di sedici anni possa trasferirsi nel suo istituto. Ottavio (è il nome di fantasia del protagonista di questa triste storia), ama i film polizieschi, ha qualche brufolo in faccia, porta i jeans e gli occhiali con la montatura colorata. Come tanti adolescenti in ogni parte del mondo. Ma nella scuola che vorrebbe frequentare non lo vogliono. E non è un bullo di quelli che poi mette i filmati delle sue bravate su youtube, e nemmeno un tipo aggressivo. È un Down. E ha un’allergia che gli ha reso difficile continuare a frequentare la scuola in cui si era iscritto in precedenza. La triste storia che raccontiamo oggi ha inizio i primi di aprile. Ottavio, d’accordo con i suoi genitori, chiede di essere trasferito ad un altro istituto. Lo fa per iscritto e pochissimi giorni dopo riceve quattro righe di risposta glaciale: «…tenuto conto che l’interessato è portatore di handicap e che ha superato l’obbligo scolastico» e «considerato il curriculum scolastico» «l’istanza prodotta non può essere accolta da questa istituzione scolastica». Timbro con lo “stellone” della Repubblica Italiana. Quella che tutela il diritto allo studio e la pari dignità dei suoi cittadini. Almeno sulla carta; quella Costituzionale. Firma. E basta. Pratica irricevibile. La famiglia, però, non ci sta. Ha, ovviamentem seguito l’iter scolastico di questo ragazzo dal principio. Elementari, medie. Un diploma con sette e poi la scelta della scuola superiore, laddove, dopo un paio d’anni, consapevole del suo status di diversamente abile, non vuole, tuttavia, rinunciare ad assecondare la propria vocazione, chiedendo di essere iscritto al primo anno di un’altra scuola, anche se frequenta già il secondo. La famiglia non ci sta e si rivolge all’avvocato Alberto Brugnano. Questi scrive al preside della scuola che Ottavio vorrebbe frequentare, al collegio dei docenti e all’ufficio scolastico provinciale. Ricorda al dirigente scolastico quella «preliminare interlocuzione» intercorsa tra lui e la madre del ragazzo poco tempo prima e l’iniziale «favorevole accoglimento della suddetta istanza» di trasferimento che «aveva ingenerato nel minore» e nella sua famiglia «una forte aspettativa, alimentata anche dalla disponibilità profusa da alcuni docenti». Insomma, l’accordo di massima per accoglierlo nella scuola sembrava esserci. Invece no. Il preside non lo vuole. Perchè è un Down e perchè a quell’età (sedici anni compiuti) è fuori da ogni obbligo scolastico sancito dal vigente ordinamento giuridico. L’avvocato gli ricorda che il diritto allo studio viene esercitato chiedendo di essere iscritti alla scuola e non può essere negato con le motivazioni addotte, definendo l’atto di diniego del preside «altamente discriminatorio, oltre che infondato in diritto». Cita pure la circolare ministeriale numero 262 del 22 settembre 1988 che recita che «non può essere rifiutata l’iscrizione e/o la frequenza in modo aprioristico neppure ad alunni con handicap grave o gravissimo di qualunque natura; impedimenti alla loro frequenza – recita la circolare – devono valutarsi “esclusivamente in riferimento all’interesse dell’handicappato e non a quello ipoteticamente contrapposto della comunità scolastica, misurati su entrambi gli anzidetti parametri (apprendimento e inserimento) e non solo sul primo, e concretamente verificati alla stregua di già predisposte strutture di sostegno, senza cioè che la loro permanenza possa imputarsi alla carenza di queste”». E il preside? Rincara la dose, rigettando nuovamente l’istanza d’iscrizione alla prima classe del suo istituto e rispondendo che «Dal punto di vista pedagogico-relazionale, il fattore età degli allievi normodotati (quattordicenni) e di un soggetto portatore di handicap (diciassettenne) in una classe della scuola secondaria superiore, diventa inevitabilmente problematico e destabilizzante per entrambi i protagonisti». Problematico. Destabilizzante. Parole che nell’Europa del XXI secolo fanno un certo effetto. Non spetta a noi giudicare sulla liceità della condotta del dirigente scolastico della quale non abbiamo motivo di dubitare. Rimane una questione di pari opportunità, di sensibilità umana che va oltre il significato letterale delle norme e la loro interpretazione. Resta la rabbia dei genitori. E il cuore della mamma che, in quanto tale, non si preoccupa di parlare in punto di diritto, ma sottolinea amaramente che «Avere un ragazzo disabile in famiglia è un onere per le famiglie ed una risorsa per lo Stato, in quanto il portatore di handicap tenuto in famiglia implica un risparmio per lo Stato nonché un notevole tributo formativo nei confronti del soggetto portatore, il quale, seguito amorevolmente in famiglia e sentendosi protetto ed amato, non sviluppa comportamenti devianti». Vero. Ma oltre la sua famiglia ci sarà qualcun altro a garantire la sua inclusione sociale?

GIANLUCA ALBANESE
g.albanese@calabriaora.it

P.S.: domani mattina una troupe di Calabria Tv, che ha deciso di realizzare un servizio dopo aver letto il pezzo sul giornale, sarà a Locri per incontrare i protagonisti di questa triste vicenda. Il programma va in onda domani alle 20,30


Sport e politica, concetti da separare

maggio 24, 2011

Lo sport è stato sempre un veicolo di propaganda politica per i regimi totalitari: come dimenticare le Olimpiadi sotto Hitler i mondiali di calcio vinti dall’Italia del Ventennio, gli atleti iperdopati dell’Unione Sovietica, l’Argentina del ’78 e così via? Oggi, qualche strascico di quest’uso strumentale dell’attività agonistica lo si trova anche nel calcio, professionistico e dilettantistico. Il Milan di Berlusconi è solo un esempio. Io diffido dalle curve cosiddette “politicizzate”, dal pugno chiuso del miliardario Lucarelli al saluto romano del burino Di Canio. Diffido dai calci d’inizio tirati da sindaci neoeletti in campi di giuoco semideserti. Diffido dai governatori con un passato da curvaioli (con i gruppi ultras che diventano primi serbatoi di consenso elettorale) e dai sindaci con le sciarpe da tifosi al collo.
Lo sport e la politica sono due cose serie. Se si tengono separate.


Il nostro Pisapia

maggio 20, 2011

Anche se è di estrazione democristiana, è molto più a sinistra di molti sinistrorsi di vecchia data. Anzi, visto che di professione fa l’avvocato, lo considero il Pisapia della Locride. Pino Mammoliti, leader del Pd di Locri ha ottenuto uno strepitoso successo nel primo turno delle elezioni provinciali. Ora, se al ballottaggio del 28 e 29 maggio dovesse vincere il candidato del centrosinistra, Pino Mammoliti sarebbe consigliere provinciale. Un’occasione più unica che rara per chi, come noi, la pensa in un certo modo, e ha bisogno di rappresentanti istituzionali geniali, estrosi, ma anche sensibili e onesti come Pino, grande oratore e persona d’indiscussa generosità. E così, stavolta mi sbilancio, invitando chi la pensa come me a non disertare le urne, ma a votare al ballottaggio e a sostenere il candidato presidente Pinone Morabito: se vince il centrosinistra, infatti, la Locride avrà ben tre consiglieri provinciali di centrosinistra. Oltre a Mammoliti, infatti, verrebbero confermati Pino Mazzaferro del Pdci (persona seria e d’indiscusso rigore morale) e l’assessore uscente allo Sport e Spettacolo Attilio Tucci, uno che ha lavorato bene, producendo pure i cd di artisti come Scialaruga e Francesco Loccisano. Se vince il centrodestra, invece, viene eletto il solo Campisi, ex sindaco di Caulonia in quota “Scopelliti Presidente”. E allora, amici della Locride…«Tre consiglieri is megli che one».


Paraparà Paraparà Paraparappappà

maggio 19, 2011

La Rai concede una prima serata a Sgarbi per parlare male della stampa non allineata e bene del governo e dei suoi derivati; poi, però, dopo il flop di ascolti, decide di sospendere il programma.
Travaglio se la ride, e con lui tutta l’Italia libera e dignitosa, della quale mi onoro di fare parte. Speriamo che, come ha detto il vicedirettore de “Il Fatto Quotidiano”, ora i contribuenti che pagano il canone non siano costretti a sobbarcarsi l’onore di pagare il lauto compenso al critico d’arte ferrarese anche per le puntate che non andranno in onda.
Vuoi vedere che il tempo di tromboni e lacchè è finito? Magari tale tendenza arrivasse anche da queste parti… ;-)


Se il buongiorno si vede dal mattino

maggio 19, 2011

Quanta bella gente che s’incontra la mattina intorno alle otto nei pressi dell’edicola principale sul corso: a parte il solito indossatore di livrea che si gode il momento di gloria di uno dei suoi padroni, e le consuete comparse, stamani c’erano il rottamatore democrat che non vede l’ora di cantarle alla dirigenza del circolo, il sognatore che pensa che le rivoluzioni arancioni si facciano dall’oggi al domani, l’antipanettiano militante della sinistra tafazzista, contento di essersi tagliato gli attributi e di aver fatto un dispetto alla propria consorte e che rimane vittima dei soliti personalismi che sono ben lontani dall’essere abbandonati. Ognuno ha una sua analisi, un suo colpevole senza processo, una sua soluzione in tasca pronta all’uso. Nessuno, però, sembra avvertire l’esigenza di cominciare – finalmente – a parlare con una voce sola. Ci sono cinque anni di tempo per preparare l’alternativa, ma le premesse sono pessime, e se il buongiorno si vede dal mattino, questo paese rimarrà a destra fino all’eventuale apocalisse.
Ovviamente, la mia non vuole essere un’analisi giornalistica – questa non è la sede adatta – ma lo stato d’animo di un libero elettore di centrosinistra che, al momento, non vede grandi prospettive per l’alternativa. Ricordiamo che oggi l’opposizione (contando i voti del democrat Panetta e dell’indipendente Futia, a capo di una lista civica) rappresenta il 45% dei sidernesi. Tanti. Così come tanti sono i consensi tributati a Panetta: quasi mille in più delle liste che lo hanno sostenuto. Alla luce di questo risultato personale non mi sembra sia questo il momento di considerarlo come responsabile principale della sconfitta e proporlo come capro espiatorio: i numeri sono dalla sua parte. Piuttosto, bisogna ragionare sulle prospettive che attendono il futuro di una coalizione tutta da rifondare, da ricostruire, perchè prima di chiedere la testa di Panetta o di chi per lui, bisogna avere ben chiara l’alternativa. Non essendo un militante politico, ma un semplice cittadino libero di esprimere le proprie idee (siamo una merce rara, ultimamente…) vorrei fornire un contributo a quello che vorrei fosse un dibattito in seno al centrosinsitra sidernese allargato ad una non trascurabile area civica che, se ben gestita, può rappresentare una grande risorsa per la comunità. Ovviamente, non sono all’altezza di proporre progetti politici e quindi mi limito a fornire due esempi appresi durante la mia esperienza giornalistica e che provengono da due realtà culturalmente e politicamente più evolute di Siderno, ovvero Bianco e Locri.

BIANCO: L’APPROCCIO PRAGMATICO

C’era una volta a Bianco un circolo Pd fatto di tessere frutto non di una reale partecipazione ma di vere e proprie “quote azionarie” degli allora maggiorenti del partito. Tutti compatti all’apparenza: alle primarie tutti per Bersani e i suoi accoliti a cascata, forti dell’appartenenza all’area di “A testa alta”. E poi c’era una minoranza reietta e negletta. Almeno all’apparenza. Un gruppo di dissidenti, capeggiati dall’attuale sindaco Scordino, iniziò a lavorare per l’alternativa, complice l’ingovernabilità della giunta Cavallaro che ebbe vita breve. Come in una sorta di Hully Gully, il gruppo aumentò di giorno in giorno e, parallelamente, ex di Idv e altri soggetti particolarmente scaltri di area di centrosinistra fondarono il circolo Aldo Moro, vero e proprio serbatoio di voti, considerato un patrimonio da spendere a favore di uno o dell’altro candidato. Il matrimonio tra i dissidenti del Pd e il circolo Aldo Moro è stato alla base della vittoria di Scordino e, successivamente, delle dimissioni dell’allora segretario cittadino democrat.
Perchè cito ques’esempio? Perchè mi sa che la minoranza interna del Pd sidernese voglia abbattere la maggioranza del circolo e i suoi esponenti, partendo da una situazione di oggettivo svantaggio dal punto di vista dei consensi. I numeri, infatti, attualmente sono tutti dalla parte dell’ala panettiana e ci vorrà parecchio tempo – e lavoro – per proporre un’alternativa interna supportata da un consenso ampio. Dico questo nonostante sia cosciente dello straordinario risultato personale conseguito dall’amica Maria Grazia Messineo (163 voti) e da Josè Cusato, due volti nuovi e freschi da non sottovalutare. Ma è controproducente, ora, chiedere la testa di Panetta e dei suoi con i voti che hanno preso. Semmai, se la minoranza riuscisse ad allargare la base di consenso, anche divenendo interlocutrice privilegiata di un’area civica alternativa, potrebbe parlare all’interno del circolo con ben altra autorevolezza. Il caso di Bianco è emblematico in tal senso.

LOCRI: L’APPROCCIO CIVICO

Locri ha sempre da insegnare a Siderno. Anche e soprattutto in politica. La vittoria di Pepè Lombardo, se è vero che è stata agevolata dalla spaccatura del centrodestra cittadino, è altresì palese che non nasce dall’oggi al domani. E’ frutto, infatti, di un paziente lavoro ultraquinquennale del movimento LocRinasce che negli scorsi cinque anni, apparentemente nell’ombra, ha fatto una cosa semplicissima: attività politica in senso stretto, discutendo dei problemi della città, costruendo l’alternativa, conoscendo a fondo i settori su cui agire e rimanendo col giusto distacco dalle beghe partitiche. Un movimento che ha saputo crescere progressivamente assumendo, di fatto, la leadership di una coalizione nella quale i partiti sono minoranza. Ma soprattutto, LocRinasce è riuscita ad abbattere i personalismi per raggiungere un obiettivo comune, ovvero conquistare il governo cittadino. Ricordo bene quando Pino Mammoliti dichiarò al giornale che mai si sarebbe alleato con Lombardo e Barbaro. La mediazione successiva ha condotto alla vittoria al Comune e allo strepitoso risultato elettorale di Mammoliti alla Provincia. Riuscirà mai Siderno Libera a crescere al punto tale da diventare la sorellina minore di LocRinasce, abbandonando i personalismi e la politica dei sassolini delle scarpe portata avanti da alcuni dei suoi peones della sinistra tafazzista convinti di avere sempre la verità in tasca e decisi ad abitare in una riserva indiana fatta di risentimenti personali e scarsa propensione al confronto? I prossimi mesi ci dovranno dare delle risposte. Al momento si riparte da zero. O quasi.


Grazie mille

maggio 17, 2011

Probabilmente qualcuno si aspetta un mio commento dopo le ultime elezioni comunali da queste parti. Io invece penso che il responso della volontà popolare espresso attraverso le urne non vada commentato,ma rispettato. E quindi, anche se nel mio paese avrei preferito un altro risultato (le preferenze fanno parte della natura umana) buon lavoro a chi ora è chiamato ad amministrare Siderno. Io e il resto della stampa libera continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto: evidenziare i meriti e stigmatizzare le colpe e le scelte inopportune, consci che gli unici nostri padroni sono i lettori.
D’altro canto, mi congratulo col “diversamente giovane” (la definizione non è mia, ma del grande Pino Mammoliti) Pepè per la vittoria schiacciante ottenuta nella sua Locri, città che più passa il tempo e più ammiro al punto tale che mi piacerebbe abitarci. Mi trovo meglio a Locri ed è inutile negarlo. E sarebbe stato così anche se avessero vinto Giovanni, Raffaele o Francesco. Si respira un’aria diversa. Ma tant’è.
C’è una cosa, però, che ricorderò per sempre di questa lunga e faticosissima notte di lavoro appena trascorsa, e non è l’inevitabile spossatezza che mi porto dietro oggi, ma il grande lavoro di squadra fatto ieri insieme a un gruppo di impareggiabili colleghi, grazie ai quali abbiamo confezionato un prodotto editoriale unico per completezza d’informazione, attendibilità e copertura territoriale. E quindi grazie di cuore a Ilario “‘u kking”che ha occupato la stessa sedia per una decina d’ore di fila, a Simona “‘ a diavola”, che pur non essendo al top fisicamente ha dato il solito grande e prezioso contributo, a Tonina la fatina dei seggi, al sindac che ha combattuto strenuamente contro la stanchezza, ad Antonio, il re dello Stilaro, alla giovane Rita, alla macchinetta Gigi, alla riccioluta Cinzia, a Federica, Annalisa, Daniela, Domenica, Domenico e a tutti quelli che hanno offerto un po’ del loro impegno per confezionare questo prodotto che oggi è decisamente meglio degli altri. Senza falsa modestia. Sono orgoglioso di voi. :-)


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