Per i non sidernesi: nel circolo del Pd ci sono due donne che rappresentano bene le due “anime” del partito.
Una è bionda, professionista e segretario del circolo. Ricorda Giovanna Melandri: donna di governo più che di lotta, che preferisce lavare i panni sporchi in famiglia e non “darli in pasto ai giornali”; l’altra è mora, è giovanissima e studia all’università. E con giornali, conferenze e dibattiti si trova invece a proprio agio. E’ la Serracchiani locale. La rottamatrice che non manda giù tante cose. Questi gli articoli usciti oggi e che riguardano il conflitto interno al circolo del Pd.
Nonostante i 22 anni d’età rappresenta da tempo una delle presenze politiche maggiormente significative nello scacchiere cittadino. Prima come militante dei movimenti studenteschi, poi come la sola candidata ad organizzare, in piena campagna elettorale, un convegno sulla legge Lazzati insieme al giudice De Grazia che ne è il principale estensore. Maria Grazia Messineo, oggi torna nel ruolo di anima critica del circolo locale del Pd e interviene sulla polemica riesplosa tra il segretario cittadino Mariateresa Fragomeni e il leader della minoranza interna Paolo Fragomeni.
«Il nostro intento – spiega la Messineo – non è quello di acuire i toni o scadere nella polemica personale. Tutt’altro. Se poi qualcuno non accetta il confronto, accusandoci di essere polemici, vuol dire che non ha alcuna predisposizione a mediare e a capire che un partito è il quartier generale delle idee, delle opinioni e delle proposte di tutti. Sarebbe – prosegue – un gran passo avanti se qualcuno cominciasse a bearsi un po’ meno dei risultati personali, specialmente se ottenuti in maniera disgiunta».
Ma è solo l’inizio perchè la giovane candidata nella lista dei democrat, nella quale ha ottenuto oltre 160 preferenze alle Comunali 2011 spiega che «L’unico dato incontrovertibile è la sconfitta elettorale, che dimostra come abbia fallito chi ha imposto nel partito, solo attraverso la forza dei numeri, un progetto, una strategia politica che ha portato all’ isolamento, ignorando i pareri altrui. Se si fosse attuata fin da subito una mediazione sana e spersonalizzata, avremmo guidato il paese. Dopo quasi dieci anni di amministrazione Figliomeni, oscura e fallimentare, e dopo tutte le operazioni giudiziarie che hanno visto coinvolta la politica locale, la vittoria del centro-sinistra sarebbe stata agevole.
Scelte ed errori gravi hanno impedito la vittoria. Al di là dei meriti e dei demeriti, delle ragioni e dei torti vogliamo invertire la rotta o apprestarci ad una sconfitta quaternaria? Barricarsi dentro ai propri voti personali, alla bontà dei sogni panettiani conta poco: i risultati bocciano per la terza volta consecutiva».
La Messineo è un fiume in piena e prosegue l’attacco frontale alla segreteria cittadina aggiungendo che «In più, occorrerebbe sindacare sulla cattiva gestione del circolo Pd di Siderno, nonché sulle scelte nell’interesse del partito e non piegate ad un desiderio di assecondare esclusivamente la parte maggioritaria dello stesso. La stessa segretaria dovrebbe garantire più imparzialità e non essere portavoce di qualcuno. Mi domando come questo suo atteggiamento fazioso possa passare inosservato e non sollevare questioni di opportunità politica sulla sua funzione.
Dovrebbe accogliere con più disponibilità le proposte di tutti, dovrebbe pretendere più rispetto nei confronti del partito da parte di tutti gli iscritti, senza che questi entrino ed escano senza preavviso. Più identità e più trasparenza, a cominciare dai tesseramenti».
Concetti, questi, già espressi da tempo dalla Messineo che ora rincara la dose con alcune considerazioni finali.
«Tra l’altro, – aggiunge – premettendo che le mie parole sono suffragate da un incontestabile dato, ci sarebbe da soffermarsi ancora su una questione, che è sotto gli occhi di tutti e che i vertici del partito democratico calabrese, e non solo, farebbero bene ad esaminare. Com’è possibile che il Pd di Siderno a livello comunale raggiunga le 1500 preferenze, surclassando tutte le altre liste, attestandosi come il primo partito, mentre sullo scenario provinciale affonda, “abbandonando” il candidato in quota Pd, che porta a casa circa 700 voti? Non credo affatto si tratti di un dato fisiologico. Tutt’altro. Ritengo, piuttosto, che – conclude – sia emerso agli occhi di chi ancora mantiene un minimo di autonomia di giudizio, un vero e proprio doppio-gioco».
g.albanese@calabriaora.it
Quindi, si passa al corsivo di analisi:
Non ci vuole grande acume e nemmeno troppa memoria per comprendere come la frattura interna al circolo sidernese del Pd, che oggi appare insanabile, sia figlia del fallimento di quella fusione a freddo propedeutica alla nascita del partito benedetto da Veltroni.
Negli anni ‘70 Paolo Fragomeni e Mimmo Panetta erano due giovani e già autorevoli militanti del Pci. Divennero segretari del partito dopo pochi anni, a testimonianza del loro spessore e convissero sotto la bandiera rossa almeno fino alla svolta della Bolognina, quando a inizio degli anni ‘90, Panetta e i suoi lasciarono il partito per accasarsi, pro tempore, in Rifondazione Comunista.
Poi venne tangentopoli, la crisi dei partiti tradizionali che Panetta seppe cogliere al volo come occasione elettorale: fondò il movimento trasversale Alleanza per Siderno e vinse in maniera plebiscitaria le elezioni comunali, divenendo sindaco nel ‘94 e nel ‘96. Da allora lui e Fragomeni furono avversari: Paolo, infatti, rimase fedele al Pci-Pds-Ds e con lui alcuni dirigenti storici di un partito che perse la dimensione maggioritaria. Dopo un lustro in cui si annusarono saltuariamente, Panetta preparò il ritorno in un partito, candidandosi alle regionali del 2005 proprio sotto il simbolo della Quercia, col benestare della corrente di “A testa alta”, che agevolò l’ingresso di Panetta e soci nei Ds un paio d’anni dopo.
La convivenza fu subito difficile, perchè con la forza dei numeri, il gruppo panettiano conquistò, di fatto, un’egemonia traslata e forse anche aumentata dopo la creazione del Pd. E se è vero che strada facendo Panetta conquistò anche qualche altro ex diessino storico, rimase sempre una minoranza interna che, salvo convergenze (parallele?) temporanee mal digerì l’egemonia panettiana nel partito.
Oggi, il leader della maggioranza interna Mimmo Panetta è forte del consenso del segretario Mariateresa Fragomeni (che è sua cugina), del consigliere Agostino Baggetta (suo cognato) e degli inossidabili aficionados, oltre che di molti giovani che, nonostante la sconfitta di maggio, si riconoscono in lui; il leader della minoranza interna Paolo Fragomeni ha con lui Maria Grazia Messineo (sua cugina), l’ex segretario Ds Franco Lombardo e alcuni militanti storici del partito da sempre refrattari al verbo panettiano. In più, Fragomeni sembra essere il punto di riferimento di vecchi e nuovi scontenti, tra i quali potrebbe esserci anche Marcello Cordì, trombato alle elezioni provinciali. In mezzo alle due fazioni ci sono Angelo Errigo e la moglie Gabriella Boccuti (capogruppo in Consiglio) che continuano a predicare unità. (gi. al.)
Pubblicato da gianlucalbanese 






