Attacchiamo il Canada!

Novembre 8, 2007

Iera sera ho visto “Canadian bacon”, un vecchio film di Michael Moore, il mio regista preferito (insieme a Paolo Virzì). A differenza dei capolavori come “Fahrenheit 9/11″, “Sicko” e “Bowling for Columbine”, “Canadian bacon” non è un documentario, ma una storia di una fantasia così simile alla realtà, da preoccupare veramente. C’è di tutto : una classe dirigente americana succube dell’industria delle armi, che dopo la fine della guerra fredda si ritrova in crisi, con le fabbriche di missili che chiudono, i loro dipendenti che si suicidano nelle cascate del Niagara e le aste per smerciare le armi rimaste stoccate nei capannoni. Per rilanciare la propria immagine nei sondaggi, il presidente si affida a un giovane collaboratore senza scrupoli, che gli dice a chiare lettere che l’unica soluzione possibile consiste nel fare una nuova guerra fredda, ora che il “pericolo rosso” non c’è più. Si cercano dei nemici. Si invita il presidente del Kazakistan alla Casa Bianca per sondare le sue intenzioni, ma durante la cena a base di schifosissimo pollo fritto prodotto dall’ex fabbricante di armi, il presidente kazako, non ne vuole sapere, preferendo pensare per il suo paese un futuro nell’hi-tech, piuttosto che nuovi focolai di tensione internazionale. E così, quel manipolo di deficienti della Casa Bianca, individua il nemico a due passi da casa : ma sì, il Canada! Paese a torto considerato amico, troppo pulito, troppo ordinato, troppo “socialista” con la sua sanità pubblica e l’università gratis, per essere amico degli Usa. Si badi bene, però, non bisogna attaccare il Canada, ma soltanto gettare panico tra l’opinione pubblica, al fine di avviare una nuova corsa agli armamenti nel quadro di una guerra fredda costruita ad arte. Inizia la fobia canadese : si bruciano le bandiere con la foglia d’acero, si distrugge la birra canadese, la gente corre ad armarsi per difendere gli “obiettivi sensibili”, mentre a Toronto e Ottawa la vita procede naturalmente, col suo ordine, la sua pulizia, i suoi servizi sociali. C’è anche chi chi crede di più e prova ad attaccare l’odiato nemico con un blitz a bordo di una barca a motore. Sono uno sceriffo ciccione e la sua compagna scorfana. Sarà proprio quest’ultima con una raffica di bazooka all’interno della torre di Toronto, a bloccare i dispositivi di attacco nucleare, si badi bene, non azionati dalle pacifiche autorità canadesi, ma dall’industriale americano di armi atomiche, che aveva venduto i suoi missili al Canada, conservandone il software di controllo. Insomma, l’ennesima opera di un regista che meglio di ogni altro ha saputo mettere a nudo l’idiozia di una classe dirigente che ha a cuore solo i propri cinici interessi economici, oltre che di un’opinione pubblica sempre in cerca di proclami a effetto per dare ai sondaggisti delle indicazioni sul loro presidente preferito in base all’emotività. Peccato che in quella che a torto, molto a torto, viene considerata la più grande democrazia al mondo, a scegliere il presidente, che detiene il potere esecutivo, non sia il popolo sovrano, ma siano i c.d. Grandi Elettori, che di certo non hanno a cuore le sorti del popolo, ma quelle delle loro tasche. E se domani qualche testa calda al Pentagono, decidesse di avviare una guerra fredda contro l’Unione Europea? Vi sembra un’ipotesi troppo fantasiosa? A me no. Dai “nemici dell’umanità” - così li definì il Che - c’è da aspettarsi di tutto!


“Sicko”, un film imperdibile!

Settembre 8, 2007



Ho appena finito di guardare l’ultima fatica cinematografica di Michael Moore, il regista americano che ci racconta il vero volto degli Usa, quello che i media e le loro lobby ci nascondono sempre. “Sicko” parla dello scellerato sistema sanitario americano, in cui chi non ha un’assicurazione privata non si può ricoverare (il film inizia con uno che si cuce da solo i punti di sutura sulle gambe), ma non solo. Anche chi ha un’assicurazione, deve fare i conti con gli innumerevoli cavilli dei contratti, che spesso, rendono di fatto impraticabile la cura anche a chi ha pagato fior di quattrini. Come in ogni suo documentario, Moore raccoglie numerose testimonianze, di gente finita in bancarotta per potersi curare, ma si spinge oltre. Attraverso un buon metodo comparativo, fa vedere i cittadini Usa che per farsi curare attraversano la frontiera e vanno a farsi curare in Canada, dove c’è l’assistenza sanitaria universale, come da noi. In realtà, anche Hillary Clinton, su mandato del marito e allora presidente Bill, nei primi anni ‘90 aveva iniziato un deciso cammino verso l’istituzione di una sanità pubblica negli Usa, ma le grandi case farmaceutiche e la lobby delle assicurazioni se la mangiarono, convincendo i soliti caproni degli americani che una sanità pubblica sarebbe stato il primo passo verso una sovietizzazione dell’economia Usa. Corsi e ricorsi storici…quando chi detiene il potere economico sente il pericolo di perderne una fetta, agita sempre lo spettro dell’arrivo dei comunisti. Vero Silvio? Ma cazzate a parte (a proposito, naturalmente la proposta della Clinton non trovò attuazione e molti membri del congresso Usa dopo aver votato contro quel provvedimento fino a bocciarlo andarono a lavorare presso le grandi imprese di assicurazioni, che tra l’altro gratificarono economicamente anche la Clinton, fino a comprare la sua acquiescenza) Moore ci aveva già fatto vedere che il Canada è più civile degli Usa, in “Bowling for Columbine” e quindi si è spinto oltre, documentando le “mirabilie” dei sistemi sanitari inglese e francese. Poi, torna in patria e scopre che c’è gente che non ha più i soldi per curarsi, altri ammalati vengono scaraventati in strada dagli ospedali perchè avevano finito i soldi, mentre nell’enclave della base militare in territorio cubano di Guantanamo i terroristi detenuti avevano diritto all’assistenza sanitaria gratuita. Ed è qui che scatta la provocazione : Moore carica tre barche di disperati e li porta a Guantanamo per farsi curare là, ma le imbarcazioni vengono respinte dai soldati di guardia. E dove troveranno l’assistenza sanitaria che hanno sempre desiderato, senza pagare? Elementare…a Cuba! Dove tutti saranno ricoverati e assistiti nel migliore dei modi, proprio nello “Stato canaglia” che Bush non vede l’ora di colonizzare. Memorabile l’immagine dei malati in lacrime che ringraziano i medici cubani per il loro supporto morale oltre che terapeutico. Insomma, l’umanità socialista trionfa sull’egoismo di un sistema sanitario improntato sul profitto. Vi ho rotto le palle raccontandovi il film? Non temete c’è ancora tanto da scoprire e un finale che è tutto un programma…Non perdetevelo!