Adesso basta con questa politica. Meglio parlare della splendida serata di ieri. Ore 22 sotto casa di Domenico. Ci si ritrova più per mantenere un impegno preso che non per reale convinzione. Del resto, il sonno incalza e in Tv c’è Anno Zero, che non offre solo le meravigliose fattezze della Borromeo, ma una puntatona con in studio lo scrittore anticamorra Saviano e un Sandro Ruotolo da brivido coi suoi servizi nel cuore della terra dei casalesi. Ma io, Mimmo e Peppe, andiamo lo stesso, tanto l’obiettivo è a dir poco minimalista: un bicchiere di vino in compagnia da Micuicola (storica enoteca di Marina di Gioiosa Jonica) e poi a nanna. L’atmosfera, una volta giunti, è quella di sempre. I tavoli sono tutti occupati ma non importa, si sta bene lo stesso. In un tavolo c’è Giorgio che allieta i commensali con la sua pungente ironia, poi il concerto dei Gozza Ensemble inizia. Sono in tre, dei quali conosco molto bene Mimmo Cavallaro, suonatore di chitarra, lira e altri strumenti a corda, da tempo uno degli artisti più apprezzati nel panorama musicale regionale. Antesignano del Tarantella Power di Caulonia, Mimmo e suoi compagni di concerto, propongono un repertorio di brani tradizionali, tra i quali spicca il “Caterinè Ccì Ccì” che vi propongo su You Tube. E’ un crescendo. Il concerto dura fino alle 2 e la gente si scatena. Si fa amicizia tra i tavoli e il personale del locale è cordiale. Tra i presenti, un imprenditore scozzese che ha deciso di investire nel settore immobiliare a Roccella Jonica (il signore biondo e panciuto che entra ed esce dal locale) e la sua compagna australiana, donna particolarmente simpatica che si è esibita nel “fischio con le dita” e non ha esitato a gettarsi nel vortice delle danze. Succede solo da Micuicola. Nella sua atmosfera unica, coi suoi manicaretti e la sua ricchissima cantina. E soprattutto, coi suoi frequentatori speciali. Sembrava di essere in Europa. Davvero
Voglio dedicare questo post a Virginia, a Max e a ‘u sindac. Rispondo a Virginia, dicendo che ho assistito a tre concerti di Guccini. 1996, 2004, 2007. Tutte le volte è stato al PalaCorvo, il palazzetto dello Sport di Catanzaro. Un grande appuntamento diventato, per noi, una piacevole abitudine. La foto pubblicata, si riferisce all’ultimo concerto, l’anno scorso di questi temi. Anzi, si riferisce al pre-concerto, quando si prende posto, si mangia qualcosa e ci si scambia il vino insieme ai vicini di posto. Ricordo che c’era vicino a noi il gotha dei politici di Sinistra della Locride e l’ex presidente della Provincia di Reggio Calabria Cosimo Antonio Calabrò, il cui figlio adolescente conosceva a memoria tutti i testi delle canzoni. Per la serie…buon sangue non mente! Colgo l’occasione per ringraziare della piacevole compagnia gli amici immortalati nella foto : Vincenzo e Claudia, Max e Cosimo. Ma anche Rosy, Giovanna (che non c’era), Angela e il suo ragazzo. E anche quel simpaticone del collega catanzarese Vito Fabio, che ha seguito il concerto con noi, ha bevuto insieme a noi, e mi ha concesso il privilegio di scrivere l’articolo a quattro mani con lui. Mi dici che ci sarà un tour anche quest’anno! Lo spero. A differenza di quello che cantavano i Nomadi…”Noi ci saremo”!. W il Guccio!
Come al solito, le mie previsioni si sono rivelate errate. Ma sono contentissimo ugualmente, perché c’è un pò di Locride nella vittoria di questo Sanremo. Anzi, un pò di Ora della Locride. Già, perchè lo scorso mese di agosto, Giò Di Tonno ha rilasciato un’intervista nella redazione sidernese di Calabria Ora, accompagnato dall’amico comune Peppe Russo, suo manager. Ma non solo. Giò è da considerarsi un roccellese d’adozione, visto che da anni trascorre le sue vacanze nella spiaggia della località balneare. Auguri Giò. E Complimenti anche a Peppe. In fondo, questa vittoria è anche un pò sua.
Ore 23,35. Sono costretto a casa dalla bronchite e sto guardando Sanremo. Questa dei Tiromancino mi piace e capisco perfettamente cosa voglia dire il testo. Quanti ne ho visti provare a calpestare il prossimo, disconoscere il rispetto altrui e amicizie passate, solo per coltivarsi il proprio orticello e magari quadagnare un metro in più. Ho la sensazione che vinca questa. O almeno, se fossi io l’unico giurato, farei vincere questa.
Era da un quarto di secolo che non guardavo il Festival di Sanremo. Quest’anno, però, lo seguo con grande simpatia, perché ci ritrovo diversi artisti che, in un modo o nell’altro, sento vicini. Frankie Hi NRG è uno che pensa, scrive e canta le stesse cose che penso, scrivo e canterei io. Il ritornello «non si fa la rivoluzione, l’hanno detto in televisione» è, nella sua semplicità, geniale, in quanto racchiude il senso di un’opinione pubblica sonnacchiosa e addomesticata dalla Tv, che è capace di dire a tutti anche quando ci si può indignare e insorgere e quando no. Insomma, un bel brano, in linea col filone inaugurato dal capolavoro “Quelli che benpensano”. E poi c’è il grande Mario Venuti, protagonista di un bellissimo concerto lo scorso agosto, nel magico scenario dell’anfiteatro di Siderno Superiore. Lo cito, dicendo che «rimetto in movimento, la mia capacità di adattamento» e chi ritrovo? Giò di Tonno e Lola Ponce. Il primo venne a far visita alla redazione della Locride di Calabria Ora i primi di agosto, accompagnato dall’amico comune Peppe Russo delle Remix Show Agency di Roccella. L’intervista finì sulle pagine di Piana Estate (grazie Frà :-)). E dulcis in fundo, voglio citare il re della Taranta, ideatore e protagonista assoluto di Tarantella Power, il grandissimo festival di Caulonia, che da qualche lustro chiude alla grande l’estate della Locride. Ci conquistò una decina di anni fa con “L’anima Persa” e imparammo ad apprezzarlo nelle serate conclusive del festival di Caulonia, in una piazza Mese sempre più gremita, in preda al delirio collettivo e al “groove” della taranta. Il fratello “ricercato” di Edoardo si presenta con un brano che richiama le atmosfere del Mediterraneo e dei concerti di piazza Mese. Il genere è la tarantella rivisitata in chiave moderna e rivolta a un pubblico internazionale, proprio come quello dei Quartaumentata. La soddisfazione cresce quando vedo che sul palco dell’Ariston ha portato due ragazzi delle nostre parti : il bassista Antonio Simonetta e il chitarrista Francesco Loccisano. A quest’ultimo, nella sua carriera costellata di soddisfazioni, capitò persino di accompagnare una mia esibizione. Sicuramente il momento meno soddisfacente del suo cammino di artista. Era il luglio del 2003 al ricevimento per il matrimonio di Antonella. La parte musicale fu affidata alla sua magica chitarra e alla voce di Cosimo “Cotoletta” De Leo. Grazie alla loro benevolenza, ci fu spazio anche per una mia esibizione. Cantai “Redemption song” di Bob Marley, divinamente accompagnato da Loccisano. Mi auguro di cuore che questa occasione sanremese possa rappresentare in lui il definitivo trampolino di lancio verso i traguardi più ambiti.Ebbene sì, finora questa edizione del Festival della canzone italiana mi piace. Forse perchè Sanremo è “un pò meno Sanremo” ;-)
Gli anni ‘70 sono stati il decennio della mia infanzia e della grande canzone d’autore. I cantautori, però, li ho scoperti dopo. Nella seconda metà degli anni ‘80 e nella prima dei ‘90. Del resto, quando Guccini ha scritto “La locomotiva” avevo due anni e quando uscì “L’avvelenata” ne avevo solo sei. Allora la musica la ascoltavo alla radio, o nei “mangiadischi” che leggevano solo i 45 giri. Tra le canzoni d’autore, ricordo “Generale” di De Gregori e “Una storia disonesta” di Stefano Rosso. Erano le canzoni che passava Radiodue, l’emittente che si ascoltava in famiglia. Ma c’era anche il juke-box del bar sotto casa. Sempre acceso. C’era sempre qualcuno, come dice Ligabue, «con tante monete e qualcosa da ricordare». Andava fortissimo Umberto Tozzi con “Tu”, “Ti amo”, “Stella stai” e anche il cantautore sidernese Benito Prochilo con “Ti voglio bene”. Ma la musica che più di ogni altra mi ricorda quei tempi è quella degli Alunni del Sole, gruppo napoletano di easy listening che, come i film di Totò, viene rivalutato decenni dopo. Per la gioia di Peppe e quelli come lui, riascoltiamo, quindi, “‘A canzuncella” e “Liù”. Peccato che i filmati siano mozzi, ma tant’è. P.S.: non trovate pure voi una somiglianza tra il cantante e Fabio Cannavaro? :-)
Una “letteracanzone”. Un Cd singolo per supportare un’iniziativa tesa a ottenere l’intitolazione di una via di Roma a Gino Girolimoni, vittima storica di uno dei casi più eclatanti di errore giudiziario. E così, è uscito il Cd dei Presi per caso, band capitolina composta da ex detenuti, in cui sono state incise due tracce : la title track “Girolimoni”, e “Lettera aperta”, che è la vera e propria “letteracanzone”, con la quale i cinque del gruppo invitano a ritmo di rock il sindaco Veltroni (definendolo “il signor Buono”) a raccogliere il loro appello. I testi e le musiche dei due brani sono del sidernese Salvatore Ferraro, che suona chitarre e tastiere. Decisamente curati gli arrangiamenti che risultano assolutamente consoni ai testi, e se “Lettera aperta” è un classico rock’n’roll alla Rolling Stones con tanto di riff alla maniera di Keith Richards, molto ricercato è lo stile di “Girolimoni”, nel quale il suono iniziale delle tastiere evoca il tintinnio delle manette ed esalta le doti del cantante Nasini, la cui voce ricorda parecchio quella di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Man mano che il testo cresce d’intensità drammatica, il tappeto musicale si arricchisce, tanto che ricorda i Pink Floyd di “Shine on you crazy diamond”, fino a sfumare tra il mormorio della gente di quartiere al passare del “mostro”, col brano che si chiude in stile ballata alla Tom Waits. I disegni in copertina dei piccoli Giulia e Gabriele regalano tinte pastello ad un packaging molto curato, e va ricordato che l’iniziativa è supportata dall’invio di cartoline da indirizzare a Veltroni, in cui compare già la targa con l’indicazione della via Girolimoni - Innocente. Proprio lui, quel “Sor Gino” additato come mostro quand’era in vita e ora simbolo del riscatto contro la malagiustizia. Per informazioni e download dei brani www.presipercaso.it.Questo video, invece, si riferisce a “Fiesta”, canzone ironica e orecchiabile, alla Sergio Caputo con l’incubo di un detenuto che sogna di godere delle gioie del furto di una Ford Fiesta nell’assolata estate di una borgata capitolina. Si ascolta piacevolmente
Questa canzone è stata pubblicata nel 1967. Io sarei nato tre anni più tardi, ma da quando la conosco, è una delle dieci canzoni che mi piacciono di più. E’ una sorta di manifesto contro l’ipocrisia. E’ divisa in due parti, come si intuisce dal ritmo differente. Decidete pure in quale delle due parti riconoscervi di più, Io, decisamente nella prima. E non fatevi fuorviare dal titolo, che inverte l’ordine tematico delle due parti. La canta Francesco Guccini e s’intitola “Il sociale e l’antisociale”.
L’abbiamo conosciuto in occasione dei mondiali del 2006 con la sua hit “Siamo una squadra fortissimi”. Stiamo parlando del cantautore e cabarettista Checco Zalone. Poi l’abbiamo apprezzato a Zelig. Ed è proprio da una puntata del seguitissimo show televisivo, che abbiamo tratto questa clip, con un brano che racchiude tutto lo spirito delle brambillate e berlusconate di questi ultimi tempi. La canzone s’intitola “I circhi della Libertà”
Oggi, durante un viaggio in macchina ho ascoltato un album al quale sono molto affezionato. E’ “Parade” degli Spandau Ballet (nella foto). Risale alla metà degli anni ‘80 e contiene alcuni brani di un rock molto raffinato che a distanza di vent’anni e passa, ancora piace. Tra le sue hits, ricordo “I’ll fly for you”, di cui conosco a memoria il testo, “Only when you leave” e “With the pride”. Ma non è dei contenuti musicali che voglio parlare. Ascoltandolo oggi, infatti, mi è venuta in mente la prima volta che ho riprodotto quel suono in un apparecchietto tutto mio. Un mio compagno di scuola, infatti, me lo duplicò in una cassetta Tdk D 46. Tdk è il marchio, “D” il modello (il più semplice di cassetta “al ferro”) e 46 la durata. Già, perchè le misure standard erano 46 minuti, 60, 90 e 120. Ma già in alcuni modelli di walkman le 90 e 120 si rovinavano facilmente, col nastro che veniva “masticato” da testina e capstan. Oggi la musica la si scarica da internet e si ascolta sugli I Pod o su qualsiasi lettore mp3. Il Cd è un supporto magnetico superato, figuriamoci le musicassette e i dischi in vinile! Io però, ai ventenni di oggi voglio raccontare dei dibattiti di vent’anni fa sulla qualità delle cassette vergini. La Tdk andava per la maggiore, seguita dalla Maxell, con le altre, dalle Sony in giù che venivano disdegnate. I più faceti registravano su cassette “al cromo” che costavano un pò di più ma avevano una maggiore fedeltà, mentre i maniaci registravano su cassette “metal” che costavano quasi quanto le originali, ma avevano un’alta fedeltà. Questi valori di fedeltà del suono, ovviamente, sono riferiti agli standard del periodo. Niente di paragonabile ai Cd o ai file mp3 e similari, che hanno livellato verso l’alto la qualità del suono. Allora variava anche la qualità delle cassette originali. Proprio così : la qualità del suono dipendeva dalle case discografiche. E così quelle della Cbs erano incise su nastri al cromo, quelle della Emi privilegiavano i toni acuti e il sound panoramico, quelle della Rca una qualità più normale, mentre quelle di altre case sfigate come la Fonit Cetra, non avevano neanche il dolby sistem, sistema di riduzione del rumore di fondo che funzionava negli apparecchi appositamente dotati. A proposito di apparecchi. Io il primo “stereo” l’ho avuto a 29 anni. Allora, era roba da ricchi o giù di lì e spesso era composto da pezzi di varie marche, con le leggende metropolitane che vantavano le virtù delle piastre Aiwa, dei piatti Technics, e così via. I vecchi dischi in vinile, così fragili e ingombranti, avevano una qualità del suono maggiore rispetto alle cassette, ma per ascoltarli ci voleva lo stereo. Io non ce l’avevo, come detto. Ma in compenso ho avuto diversi walkman, Philips, Sony (il nome commerciale “Walkman” era proprio una prerogativa dell’azienda giapponese) e altre marche minori. Difficilmente ero soddisfatto da uno di loro e ricordo l’incredibile quantità di cuffie acquistate. Roba da ridere oggi, coi minuscoli lettori mp3 che ti permettono di ascoltare ore e ore di musica in poche decine di grammi. Una cosa però la rimpiango : i pomeriggi interi passati ad ascoltare la musica in cuffia, magari sdraiato sul letto. Fu allora che mi feci una “cultura musicale” imparando un sacco di testi a memoria. Oggi ho stereo, lettore mp3, autoradio con cd, computer di ultima generazione ecc. Ma quel gusto di sdraiarmi sul letto, ascoltando una cassetta dall’inizio alla fine (alzi la mano chi non manda avanti senza ascoltare un brano non particolarmente gradito in mp3 o Cd) non l’ho più provato. Allora si gustava tutto di più. Anche fantasticare ad occhi semichiusi su un ingombrante walkman e una musicassetta col nastro che rischiava di “masticarsi” da un momento all’altro. Conservo ancora gelosamente le mie 500 e passa cassette. Ma non le ascolto mai. Un pò per paura che anche lo stereo possa masticarle, un pò perchè non ho tempo. Ma mi mancano tanto.
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