In realtà si tratta del solito prologo di inizio maggio, ma in fondo non si stava poi così male. Giusto un’oretta sotto casa mia, a leggere in relax qualche capitolo de “La Casta” - anche in riva al mare ci si deve indignare - dopo essermi abbondantemente cosparso il corpo del latte solare i.p. 30 (quello dei bambini, per intenderci). Mare quasi calmo, temperatura ottimale, ventilazione inapprezzabile (come diceva il grande Sandro Ciotti). Come inizio non c’è male, anche se devo trovare subito un latte solare migliore (mi sa che mi devo “buttare” su Angstrom o Korff) e rifare un pò di guardaroba balneare, infradito e costumi compresi.
Ricordate il matrimonio tra Francesco Totti e Ilary Blasi? Vendettero i diritti televisivi a Sky. Vincenzo Frascà e Claudia Cusato, invece, hanno ceduto gratuitamente i diritti delle immagini del loro matrimonio, concluso da qualche ora, all’inutile blog. Sono dei grandissimi amici, non c’è che dire. E quindi, eccovi le fasi salienti della cerimonia. Cominciamo, ovviamente, dall’arrivo della sposa, nello splendido scenario del santuario della Madonna di Prestarona. Sono da poco trascorse le 11.30
La cerimonia è stata bella e partecipata. Noi di Calabria Ora quest’amore l’abbiamo visto nascere, ed era giusto che fossimo testimoni della sua celebrazione
Fuori dalla chiesa, tengo alta la bandiera in mezzo a un gruppo di destraioli, forte della mia cravatta “giallo Calabria Ora”
Dopo avere apposto la propria firma, Peppe Cavallo riconsegna la busta alla cassiera Domenica Bumbaca
Ecco il momento più emozionante. Quello del “sì”
E poi un’esperienza nuova, almeno per me e per altri invitati, quella dell’offertorio. Da buona “bestia da soma” quale sono, mi hanno affidato l’offerta più pesante: un grosso cesto di prodotti alimentari, ma non mi sono tirato indietro, fingendo nonchalance dopo aver consegnato il cesto al sacerdote
Ottimo il lavoro svolto dagli altri “portatori” dell’offertorio. Qui vediamo Agostino Riitano che riguadagna in gran fretta la propria postazione dopo aver portato il “suo” dono
Terminata la cerimonia, l’immancabile lancio del riso
Dopodichè l’allegra carovana si è trasferita al ristorante “L’Orchidea” di Bovalino. Ecco uno dei due tavoli di CO: Antonella Scabellone, Io, Giuseppe Cavallo, Antonio Baldari, Elia Fiorenza, Maria Teresa D’Agostino e Domenica Bumbaca
Tra i più soddisfatti, la cara amica Antonella, che oltre a essere stata eletta “Miss Matrimonio” da una selezionata giuria, ha rivelato ottime doti organizzative, per quanto attiene all’addestramento degli addetti all’offertorio
E poi, musica danze e anche un omaggio musicale che però nel blog non si può pubblicare. Lo posso inviare a chi me ne farà richiesta. W GLI SPOSI!
Piove e fa freddo da quasi una settimana, l’ospedale di Siderno diventa ufficialmente un cronicario e a me sta capitando troppo spesso di non avere il tempo di curare le amicizie e mi trovo costretto a rifiutare inviti, o semplicemente a fuggire dietro ai miei impegni nell’eterna corsa contro il tempo. Dovrei ritagliarmi più spazio per me stesso. Facile a dirsi. Certo che non ho tanti motivi per essere allegro oggi. O forse è solo questo cazzo di cielo grigio che veramente ha rotto i coglioni. Ecco perchè l’altra notte ho sognato di essere a Cuba. Ho sempre pensato di andarci, ma non ho mai trovato il tempo e i soldi. Ma poi mi domando: «mi piacerà davvero?». Specie ora che il governo sta somministrando al popolo pillole di beni di consumo come da noi, nelle nostre discoteche, spacciano pasticche di extasi. State attenti che si va a finir male. Si inizia col DVD e si finisce col diventare come l’Europa dell’Est con mafia, corruzione, emigrazione e prostituzione diffuse. Ma sì, in fondo sono cazzi loro. E poi forse io a Cuba non ci andrò mai. E va bè. Mando un abbraccio a tutti gli amici vicini e lontani che in questo periodo ho trascurato un pò. Ma non l’ho fatto apposta, credetemi. Buona domenica
Non avrei mai pensato di non avere neanche il tempo di aggiornare il blog. Invece è successo. Colpa del superlavoro di questi giorni… ma tornerò. Ah, se tornerò! A presto
Di solito non pubblico mai i miei articoli nel blog, ma questo, che è uscito stamattina su CO, merita di essere messo anche qua. Perchè riguarda una cosa troppo importante : l’ospedale di Siderno, che stanno lentamente ma inesorabilmente smantellando nell’indifferenza generale. Mi chiedo dove siano finiti i membri del comitato bipartisan di difesa dell’ospedale di Siderno, che lo scorso giugno raccolsero migliaia e migliaia di firme contro il suo declassamento a “casa della salute”. Allora, il trasferimento di Chirurgia a Locri sembrava l’apocalisse da evitare. Ovviamente, i commissari dell’As, pur in assenza di un nuovo Piano Sanitario regionale, trasferirono Chirurgia, declassarono il Pronto soccorso a “Punto di primo intervento” aperto 12 ore, hanno trasferito da poco Anestesia e tra pochi giorni anche Urologia andrà a Locri. E i politici, dove sono? I caporioni che, applauditi dalla folla, durante la festa de l’Unità dello scorso agosto minacciavano di restituire il certificato elettorale per protesta contro la classe politica dalla quale non si sentivano più rappresentati, che faranno? Voteranno, come sempre, l’amico, il parente o l’amico dell’amico? Un politico lungimirante, in fase di campagna elettorale da noi dovrebbe parlare di lotta alla criminalità organizzata e difesa della sanità. Finora non ne ha parlato nessuno. Attendiamo fiduciosiSarà anche uno “zuccherino” o, se preferite, un contentino, ma cittadini e operatori sanitari assicurano che questo zuccherino ha un sapore terribilmente amaro. Stiamo parlando della disposizione n° 25/CS dell’As 9 di Locri datata 14 marzo, con la quale si dà seguito a quella che i più definiscono come una spoliazione di attribuzioni dell’ospedale di Siderno iniziata lo scorso luglio col trasferimento immediato del reparto di Chirurgia all’ospedale di Locri e proseguita col declassamento del pronto soccorso sidernese a punto di primo intervento e, recentemente, col trasferimento del reparto di Anestesia al presidio locrese (disposizione 22/CS del 7 marzo). Il tutto, in assenza di un Piano Sanitario Regionale che ad oggi non è stato nemmeno discusso dal consiglio regionale e del quale esiste solo una bozza licenziata dalla Giunta Loiero lo scorso novembre, che prevedeva 23 posti per acuti per il nosocomio sidernese. Rimane difficile capire dove saranno collocati questi ipotetici posti per acuti, visto che l’orientamento dei vertici aziendali sembra mirato a proseguire con l’opera di spoliazione dell’ospedale di Siderno, a prescindere dall’iter relativo al Psr. E così, tornando alla disposizione di venerdì scorso, il direttore sanitario Sansotta, assicura che «garantirà la presenza anestesiologica presso lo stabilimento di Siderno per le attività programmate delle Unità Operative». Tradotto in soldoni, significa che il reparto di Anestesia a Siderno non ci sarà più, ma che per le attività programmate (non relative a pazienti acuti, quindi) delle Unità operative di Oncologia, Dermatologia, Riabilitazione Cardiologica, e Radiodiagnostica ci sarà «una presenza specialistica di anestesia». Un pò poco come contentino, vero? La stessa disposizione, inoltre, ribadisce che «quanto prima si darà attuazione al trasferimento dell’U.O. di Urologia dal P.O. di Siderno a quello di Locri, liberando gli spazi in Siderno destinati ad essere occupati dalla Struttura Medicina Fisica e Riabilitativa e dalla Struttura Lungodegenza». Insomma, l’ospedale di Siderno si va via via tramutando in quella “Casa della Salute” di cui parlò l’ex assessore regionale al ramo Doris Lo Moro lo scorso luglio, nel corso di un incontro con cittadini, operatori sanitari e amministratori locali. Cambiano gli assessori regionali, ma non cambia la musica che ora, per il nosocomio sidernese, assomiglia sempre di più a un de profundis.
«Poti durari n’annu, n’annu e menzu, ma poi è destinata u chiudi», sentenziarono due “addetti ai lavori” pochi giorni dopo l’uscita del numero uno dell’anno uno di Calabria Ora. Oggi, 14 marzo 2008, festeggia il secondo anniversario. Ma non solo, la testata è viva e vegeta e i numeri sono assolutamente incoraggianti : nel secondo anno di vita ha incrementato le vendite del 35% su scala regionale e quasi del 100% nella Locride. Ma al di là dei dati di vendita, mi piace pensare a come gli ultimi due anni della mia vita si siano intrecciati all’esistenza di questo quotidiano. Vorrei cogliere l’occasione di questo secondo anniversario per ringraziare chi ha concepito il giornale, chi lo ha realizzato, chi l’ha finanziato e tutti quelli che contribuiscono a confezionare, ogni giorno, questo prodotto editoriale odiato dai politici e amato dagli sportivi e dai lettori “non omologati”. Ho pensato un sacco di volte a quella telefonata ricevuta poco prima delle 13 il 7 gennaio del 2006, in cui mi proposero di far parte del progetto. Non ebbi un attimo di esitazione. Accettai al volo e mi gettai a capofitto nella scommessa, facendo tabula rasa di altre cose che prima mi vedevano impegnato. Ricordo le nottate passate a confezionare innumerevoli “numeri zero” che non sarebbero mai usciti, ma che facemmo per oliare i meccanismi prima della data di prima uscita del giornale e per dimostrare a chi ci aveva scelto che non aveva sbagliato le selezioni. L’entusiasmo della conferenza stampa di presentazione e della mattina in cui uscì il numero uno. Sicuramente, quello che mi resta di più non è la vanagloria dei complimenti ricevuti o i dati numerici nudi e crudi. Quel che più conta, infatti, sono tutti gli amici che ho incontrato e conosciuto e i maestri che mi hanno insegnato qualcosa che altrimenti non avrei mai imparato. Io, per dirla con Guccini «eterno studente, perché la materia di studio sarebbe infinita, e soprattutto perché so di non sapere niente», se tornassi indietro rifarei esattamente quello che ho fatto negli ultimi due anni. E che l’avventura duri più a lungo possibile. Grazie Calabria Ora.Oggi è anche il compleanno di Antonella, una delle persone più simpatiche del mondo, che da circa otto anni ha la disgrazia di essere mia amica. La foto la ritrae in redazione. E’ un modo per omaggiare sia lei che il giornale. Spero che guardi il blog più tardi possibile, altrimenti mi chiamerà subito per dirmi «togli subito quella foto orreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeenda». Perché è fatta così. E se non ci fosse bisognerebbe inventarla! Auguri!
Sono dieci anni che ho un cane in casa. Voglio “celebrarli” pubblicando questo bellissimo e anonimo scritto, che ho trovato nel web (www.strill.it). Parla di altri cani, meno fortunati del mio. Speriamo che serva a far riflettere.”Red, Macchia, Minietto, Arturo. Intelligenti, vivaci, il più grande ha poco più di un anno, al massimo. Di taglia media; solo Minietto, ricciuto e nero, con i “calzini” bianchi, è piccolo, una miniatura appunto. Qualcuno li ha abbandonati. Oggetti. Presi per un qualsiasi motivo e per un qualsiasi motivo buttati via. Si sono trovati tutti insieme attorno alla prima ciotola pietosa. Una carezza nel freddo e nel buio delle notti vaganti. Si sono trovati e hanno pensato che la vita è dormire vicino per non sentire freddo, curiosare tra muri e giardini aspettando che sia ora di pranzo, e andare al mare tutti insieme, spinti dal primo sole bugiardo di marzo. E hanno pensato che il mondo è un bel posto, se non fosse che, a volte, diventa inevitabile “non capirsi” con gli umani, cozzare contro l’inestirpabile paura del diverso, o semplicemente sbattere forte contro l’intolleranza del mondo. Perché sporcano, perché ringhiano, perché inseguono i bambini in bici. Però ringhiano solo ad alcuni, inseguono solo alcuni. Perché fanno branco, sì, è possibile, o piuttosto perché li vediamo branco, li rendiamo branco. La paura, forse, di più l’ignoranza e una catena di gesti sbagliati. Scacciarli, imporsi, affermare la nostra “superiorità”. E, allora, lo spavento ti coglie di soppiatto, ti spinge a reagire, abbaiare, inseguire o scappare. E, allora, c’è una gabbia al canile. E gli occhi liquidi e intensi si sollevano da terra un attimo, solo per guardarti, per chiederti perché. Sarebbe bastata una mano vicino al musetto, un “vengo in pace”. Sarebbe bastato riconoscerne il diritto di essere vivente, senziente. Non è andata così. Ed è una sconfitta. Abbiamo perso, tutti quanti e su tutti i fronti. Abbiamo perso perché non siamo stati ancora capaci di produrre una società più giusta, perché non abbiamo imparato né insegnato il rispetto, perché non abbiamo compreso che siamo solo una parte del Creato. Accade in un paesino della Locride, ma potrebbe essere un qualunque posto della Calabria, d’Italia, forse. Accade in un luogo qualsiasi, ma nel 2008. Accade dove normative nazionali e comunitarie non “arrivano”. Accade dove la strada verso la civiltà è stata smarrita, dove i bambini sono merce di scambio, dove ci si scuote solo per una “caccia alle streghe”. Oggetti, indifesi. Nel 2008. Perchè la crescita civile di una nazione, sosteneva Gandhi, si misura anche dal rispetto che essa ha verso gli animali”.
Qualche giorno fa ho avuto la brillante idea di prendere delle vecchie videocassette e farmele passare su DVD, supporto che dà molte più garanzie dal punto di vista della durata e occupa anche meno spazio. Ho rivisto le riprese dell’estate del 1988, vent’anni fa. Era l’anno che per molti di noi avrebbe significato il compimento della maggiore età, e infatti tra le riprese c’erano anche un paio di compleanni. Ma soprattutto, la videocamera Hitachi che Fortunato ebbe in dono per i suoi 18 anni, caratterizzò un’estate. Le immagini ritraggono una Siderno molto diversa da quella attuale : spiagge senza stabilimenti balneari, e un corso nettamente diverso dall’attuale. Andavamo in giro a fare riprese, lui con la telecamera e io col microfono, col malcelato intento di prendere (bonariamente) per il culo i nostri occasionali interlocutori. Le immagini della festa di Portosalvo del 1988, vanno dalle prove pomeridiane del gruppo-meteora dei Future (che fine avranno fatto?) fino al passeggio serale, e la sensazione che all’epoca fosse tutto un pò meno caotico. Mi sono sorpreso a non avere nostalgia di quel tempo, nè di come fossi io allora. Però fu una delle estati più belle e spensierate. Il secondo filmato, invece, si riferiva alla pasquetta del 1994. Gita a Gerace con gli scooter. Senza casco, senza cellulare (allora erano una rarità) e via. Sembrava tutto più semplice e spontaneo. I tormentoni televisivi riecheggiavano nelle battute e nelle imitazioni che facevamo. Era divertente. Un pò meno bello, vedere che gli amici di quella gita ora sono stati “declassati” a semplici conoscenti. Ci si saluta distrattamente. Altre vie, altre strade. Altre comitive. E’ la legge della vita. Oggi i filmati li facciamo coi videofonini e dopo pochi minuti li mettiamo su internet per farli vedere al mondo intero. Una volta per duplicare una videocassetta era un casino. Prendiamoci il bello della tecnologia e della modernità, e cerchiamo di farci promotori, nel quinquennio che ci sta traghettando verso i 40, del nostro modo di intendere la vita. Noi generazione di mezzo tra quelli che furono impegnati e divennero presto venduti e il vuoto del “tutto e subito” di quelli nati dagli anni ‘80 in poi. Oggi, riguardando quelle immagini, non provo nostalgia, le guardo con serenità. Spero che il ventenne di adesso possa dire altrettanto nel 2028 e che non vivrà nell’eterno rimpianto di aver avuto “solo” il 99% di quel “tutto e subito” che società, famiglia e, ahimè, mercato e pubblicità gli avevano sempre promesso.
Fedele alla condotta che mi impone di non dare spazio a soggetti poco credibili e men che meno meritevoli di attenzione, stasera non ho pubblicato due messaggi del solito tizio che scrive dal solito computer le solite cose. Capisco il suo disagio e la sua voglia di dire qualcosa, ma qui, qualora non l’avesse ancora capito, non c’è spazio per lui e per quelli come lui. Accetto tutte le sue critiche, quando dice che questo blog è autoreferenziale, che usa un linguaggio pericoloso e dannoso, che il suo gestore è brutto, grasso, ignorante e livoroso. Forse ha anche ragione. Un pò meno quando mi dà del nazista, ma tant’è. Questo soggetto è, per citare Guccini «uno che ha tanto tempo e anche il lusso di sprecarlo» e quindi prova, saltuariamente per la verità, a inserirsi in questa piccola community che di tanto in tanto si arricchisce di presenze nuove e gradite, di persone che esprimono la loro opinione in maniera civile e onesta e sono liberissime di farlo sempre e comunque, come possono testimoniare tutti quelli che la pensano diversamente da me e che intervengono, col loro nome e cognome su questo inutile blog e dicono quello che vogliono. Ma per questo tizio, che in sei mesi avrà usato decine di nickname diversi, non c’è spazio. Non c’è spazio per le sue provocazioni, per le sue frottole e per i suoi pseudoragionamenti fin troppo riconoscibili. Certo, se intervenisse col suo nome e cognome, potrebbe anche esserci spazio per lui, ma alla sua veneranda età non è facile cimentarsi per la prima volta nel difficile ruolo dell’Uomo. Quella è un’arte che si impara da giovani. E lui, non lo è più da tempo. Se ne faccia una ragione. E continui a guardarci, ma dal buco della serratura. Come sempre.
Visitate il sito personale del senatore Fuda (www.pietrofuda.it) e vedrete nella testata, nientepopodimenoche…una citazione di Karl Marx! C’è anche il blog, che trovate tra i miei link amici. La grafica mi ricorda qualcosa…
per contattarmi, l'indirizzo è gianluca.albanese@libero.it
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