Non è una considerazione molto originale, lo so. Ma l’estate “la più insulsa a memoria mia” come dice il mio amico Claudio, che però prima di ripartire per Roma ha simbolicamente abbracciato il suo ombrellone, sta finendo.
Oddio, fa ancora caldo e il sole, quando c’è, picchia forte. Però la pioggia di ieri, invocata da molti (in primis da me) come fanno certi popoli tropicali rimasti a secco, ci ha proiettati in un’atmosfera da domenica pomeriggio di inizio novembre, che proprio non ispira gioia di vivere. Per me è stata l’estate più sofferta, quella del superlavoro e dei “coccoloni”, del rapporto non più idilliaco con sole e caldo e dei bei ricordi limitati agli orari serali. E così, per bypassare il presente malinconico, mi tengo stretti i miei scampoli di passato recente e provo a immaginare cosa saranno nel futuro. Una confusione di tempi, insomma. In attesa di procedere col completamento del processo di ripartenza settembrina, mi canto questa malinconica e psichedelica “Summer’s almost gone” dei Doors
Ve la ricordate? Risale al 1985. La cantavano i norvegesi A-ha. Quelli di “Take on me”, per intenderci. Sapete quanto mi siano simpatici i popoli del nord Europa e gli A-ha, col loro pop senza pretese, furono tra i gruppi preferiti della mia adolescenza.
Ma torniamo a noi. La canzone mi è venuta in mente perché oggi, 13 settembre 2008, ho ripreso a fare televisione. L’ultima volta (eccezion fatta per un miniciclo di un mese nel settembre 2003 su Promovideo Gerace) fu nella primavera del 2002, al termine di un triennio più che soddisfacente. L’emittente è sempre la stessa, Tele Radio Sud di Siderno, quella che guardavo da bambino, quella che mi fece scoprire nel 1993 l’impatto traumatico con la telecamera. Ero ospite in quanto “portavoce” di una società di atletica leggera di un programma sportivo condotto dal collega Aristide Bava. Accanto a me c’era Michele Tigani, l’allora capo ufficio stampa della Federcalcio, un’istituzione. Ricordo che il programma veniva registrato e che quando fu il mio turno, ovvero quando il conduttore mi rivolse la prima domanda, mi impappinai terribilmente, al punto tale da non riuscire ad andare avanti. Tigani fu molto umano e mi tranquillizzò, così come i tecnici che furono molto pazienti nel riavvolgere il nastro dopo aver interrotto un paio di volte la registrazione. Qualcuno, poi, mi disse la frase che si rivelò determinante «Fai con parole tue…». Quella frase, un pò incoraggiante e un pò maliziosa, suscitò in me una tale reazione d’orgoglio che mi indusse a dimostrare che quelle che stavo usando erano “parole mie” e quindi divenni sciolto e sicuro di me come un affermato deejay. Fu un episodio isolato. Per tornare in quegli studi, infatti, dovetti aspettare il periodo tra la fine del 1999 e l’inizio del 2000. Avevo fatto qualche anno di radio, nella meravigliosa Radio Roccella guidata dall’indimenticato e indimenticabile amico Francesco Mesiti, anni di collaborazioni gratuite con giornali e giornaletti locali e iniziai da poco la collaborazione col Quotidiano della Calabria. Insomma, ero in piena e consapevole gavetta, quella gavetta che dura ancora e che forse non finirà mai. Furono anni bellissimi e io, alla soglia dei trent’anni suonati, fui chiamato a collaborare da Nico Noce, mitico personaggio televisivo locale e mio professore di Diritto ed Economia alle superiori, e presentato al pubblico come “giovane promessa del giornalismo sportivo”. A trent’anni. Iniziai, come sempre, in punta di piedi, fino a quando l’entusiasmo non mi portò a fare sempre di più. E così, alla rubrica sportiva del lunedì sera fecero seguito la conduzione del Tg e della rassegna stampa, la partecipazione al contenitore della domenica e alcuni cicli di trasmissioni ad hoc, che ancora ricordo con grande piacere. Poi, nel 2002 l’avventura finì e lasciò il posto, in termini di importanza e di impegno, alla grande avventura in corso, quella con Calabria Ora. Ora, un paio di giorni fa, l’attuale gestore, mi ha chiamato a collaborare, prospettandomi il progetto di rilancio dell’emittente e offrendomi ampia disponibilità. Purtroppo, il tempo che posso dedicare a quest’attività è pochissimo, ma quel poco che posso fare lo faccio con piacere. E quindi, oggi ho iniziato con la telecronaca della partita Locri-San Gregorio. Domani sera, nel programma sportivo in prima serata ci sarà il servizio sulla gara e le interviste. Per ora, quindi, inizio con le telecronache integrali delle partite di calcio, cosa che mi è sempre piaciuto fare fin da ragazzino. Mi piace vivere le partite e farle vivere anche a chi le vede registrate. Una volta, un addetto ai lavori (credo un giovane allenatore) mi disse «quando commenti le partite tu alla radio, sembra che chissà a quale spettacolo calcistico stai assistendo…poi le rivedi registrate in Tv e scopri che sono delle partite normali, se non proprio noiose». Fu un grande complimento, davvero. Perchè lo sport in genere, e il calcio in particolare, sono fenomeni da vivere con entusiasmo. E io, nel mio piccolo, cerco di metterlo.
Ora, lascio spazio agli A-ha. Del resto…«The sun always shines on Tv» (Il sole brilla sempre in Tv).
Lo so, non è un gran che come metafora. Ma la tagliata di tonno cucinata ieri sera dallo chef Fabio del ristorante “Il Gusto” ha suscitato un piacere paragonabile solo a….
Eccola, in tutto il suo splendore. Tonno fresco, crudo all’interno e cotto fuori, pomodori corallino e filetti di cipolla rossa di Tropea. Il massimo. Roba da fare impallidire lo stocco…
Ma lo stoccafisso è di destra o di sinistra? Un tempo “pesce dei poveri”, soprattutto nelle zone montane e collinari, lo “stocco” è divenuto una pietanza tra le più ricercate, tanto che ci sono paesi come Mammola e Cittanova, che hanno costruito le fortune dei loro ristoranti proprio basandosi sui menu in cui il merluzzo essiccato, di provenienza norvegese, la fa da padrone. Dunque, proviamo a ipotizzare una sua collocazione politica…sarà un socialdemocratico alla nordeuropea? Può darsi. Diciamo che cucinato “alla mammolese” in umido, con patate e capperi sembra decisamente di sinistra, non foss’altro che per il sugo rosso che…trionferà! Non credo che la definizione dispiaccia al sindaco di Mammola, il comunista Totò Longo. Mi sa che entro un paio di giorni devo risolvere l’enigma. Di una cosa sono certo: a me piace tanto. Io che passo per “palato fine” (e quindi potenzialmente “di destra”, specie per merito dello chef Fabio del Gusto) apprezzo molto il sapore deciso dello “stocco”, sia “alla mammolese” che sulle braci. E poi, per dirla con Dan Peterson…”mi da una carica…”. W lo stocco!
P.S.: sul vino da abbinare, io non vedo di buon occhio il bianco. Meglio un rosso asciutto e deciso, tipo un Negramaro o un Primitivo del Salento. Non trovate?
9 settembre. La “festa” patronale di Siderno è, finalmente, finita. L’epilogo stanotte intorno all’una, proprio quando stavo prendendo sonno, con un una mezzoretta di fuochi d’artificio (che in dialetto si chiamano con l’inquietante denominazione di “spari”) con botti assordanti che hanno fatto azionare l’antifurto di molte automobili e fatto abbaiare i poveri cani terrorizzati fino quasi all’infarto. Anni fa, proprio al termine di una festa di Portosalvo, morirono delle persone per un incidente legato ai famigerati “spari”. Se non ricordo male, li sospesero per un anno o due. Poi ripresero. Sarà che odio i fuochi d’artificio, perchè mi ricordano, col loro botto infernale e il bagliore nel cielo buio della notte, gli scenari di guerra in Medioriente, i bombardamenti a Baghdad. Che angoscia! Mah, tant’è. Oggi il corso della Repubblica torna ad essere il salotto buono della città, si torna a circolare normalmente, i commercianti possono riprendere a fare il loro lavoro e, una volta che passerà ’sto caldo di merda si potrà trovare lo slancio per ripartire. Oggi è il 9 settembre. Oggi festeggio io
Sono fiero di lavorare per Calabria Ora, perché è una delle più belle realtà editoriali emerse nel panorama della stampa nazionale negli ultimi vent’anni. Sono fiero di scrivere per questa testata, perché mi ha insegnato che non devo sbagliare, ma se proprio deve capitare «l’importante è non sbagliare per conto terzi». Sono fiero anche dell’irruenza verbale del mio amico Angelo, perché è uno che non le manda a dire. Sono fiero anche di me e di chi mi sta accanto. Sono fiero dei miei tanti e preziosissimi amici. Siamo fieri di essere fatti così.
Il bel gioco delle ferie è finito. Sono state ben poche le cose da salvare e ricordare. Già perchè rispetto al solito ho dedicato poco tempo al mare, l’unico tentativo di escursione montana è fallito miseramente, il tempo per riposare è stato poco e poi qualcos’altro non è andato per il verso giusto.
Tra le cose da salvare, alcuni momenti lieti passati tra gli amici di sempre, il Roccella jazz, un paio di altri concerti, le “solite” soddisfazioni professionali e le passeggiate notturne nelle viuzze dei borghi antichi in buona compagnia Per il resto, una merda. Tra il potere d’acquisto degli stipendi (in particolare del mio) in picchiata, il sonno insufficiente e la consapevolezza che per me l’autunno comincia domani. E sarà un autunno caldo. Se poi penso che ancora deve arrivare Portosalvo…
No, non va. Oggi c’è una sola canzone che rappresenta il mio stato d’animo. E’ questa:
Diciamoci la verità: le ferie di agosto sono un grande inganno. Quando cominci ad abituarti a seguire i tuoi bioritmi, a usare il cervello lo stretto necessario, a pensare a te stesso e fare ciò che ti piace, già devi tornare al lavoro. Sono un inganno perchè ti ricordano che il tuo essere uomo può essere ancora più importante del tuo essere cittadino, o peggio, produttore-consumatore. Ti fanno credere che di lì in poi la tua vita sarà sempre così, quando poi dovrai tornare al solito tran-tran. E’ proprio vero: le ferie di agosto sono come i giri di giostra di quando eri bambino. Durano troppo poco. Anche se non le vivi con quella allegria imposta e preconfezionata delle canzoncine alla Edoardo Vianello, e nemmeno col pessimismo del Guccini di “Canzone della vita quotidiana” «Un giorno dopo l’altro, il tuo deserto annuale, con le oasi in ferragosto e per natale». Le ferie ti seducono e ti abbandonano presto. Ti fanno capire che quell’ora che quando lavori vorresti passasse più in fretta possibile, quando sei in ferie diventa preziosa e lo capisci dal suo peso specifico. Le ferie stanno finendo. Peccato
Finalmente una bella notizia: oggi alle 18 è nata Caterina, la mia nipotina. Certo, si è fatta attendere qualche giorno, ma ne è valsa la pena. Tre chili e quattrocento grammi di peso, capelli castani chiari, segue Manuele (2004) e Vittorio (2005). Chissà cosa avranno pensato alla vista della sorellina…
Beh, questa bella notizia, tanto lieta quanto attesa, mi regala un filo di serenità dopo una giornata pesante. Benvenuta, Caterina. Questa è per te
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