Le cronache della giornata nazionale della Gerbera Gialla, tenutasi l’altro ieri a San Luca, riferiscono di una manifestazione poco partecipata. Peccato. La parte sana della Locride ci teneva parecchio. Ma di sindaci ce n’erano pochini, di consiglieri regionali neanche uno (Loiero si è limitato a inviare un telegramma) e protagonisti della manifestazione sono stati il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, la presidentessa dell’associazione Riferimenti che organizza la manifestazione Adriana Musella, e il sindaco di Gela Rosario Crocetta, il primo cittadino più antimafia d’Italia. Un pizzico di glamour l’ha garantito Anna La Rosa, mentre ampio spazio è stato dato sui mass media alla “contromanifestazione” da parte dei parenti delle persone ricercate o detenute. La Musella, in un’intervista uscita oggi su CO, lamenta la mancanza di risalto data all’ospitalità e alla generosità dimostrata dalla gente di San Luca e io, che in quel paese ho iniziato la mia insignificante carriera giornalistica, le devo dare ragione. Il punto è che ha molta più rilevanza giornalistica una contromanifestazione con cartelli e neanche tanto velate accuse ai magistrati Grasso e Gratteri. Illuminante, in proposito, è stato il fondo uscito ieri, sempre su CO, in cui Enrico Fierro rilevava che «due anni fa i giovani della Locride manifestavano contro la ‘ndrangheta dietro lo striscione “e adesso ammazzateci tutti”; oggi, i bambini e le loro mamme espongono cartelli contro Grasso e Gratteri». Stanno cambiando i tempi?
La potente lobby dei camionisti, che fa largo uso di calendari con foto di nudi femminili ed è capace di favorire l’ascesa al potere di dittatori golpisti (chiedere a un certo Augusto Pinochet), in Italia è riuscita a portare al governo Mara Carfagna, già valletta di Davide Mengacci e “gnocca forzista”. Grazie allo psiconano (la definizione è di Beppe Grillo, non mia), dunque, trionfa il “pussy power”. Alla luce di questo, lancio fin da ora, la candidatura di Beatrice Borromeo a premier di un centrosinistra unito. Altro che Walter e la sua pappagorgia! Lanciamo una figa di gran classe, colta, intelligente e progressista, contro le posine da calendario del Pdl. Che ne dite? Facciamo le primarie?
La domenica di merda è finita. Ma è finita bene, perchè ho appena assistito in Tv a una partita che mi ha riconciliato col calcio. Sicuramente il più bello spettacolo calcistico dell’anno. Palermo-Juventus è finita 3-2, ma sono contento lo stesso. Perchè lo sportivo prevale sul tifoso e quindi plaudo a tutti i protagonisti in campo, che hanno dimostrato che in serie A non ci sono solo i Cassano, i Materazzi e altri personaggi diseducativi per le giovani generazioni, ma campioni e uomini esemplari. Bravo Del Piero che ci stava conducendo alla vittoria, bravo Amauri perchè è un campione, e il prossimo anno potrebbe giocare con noi, bravo Sissoko che è una forza della natura, bravi Migliaccio e Colantuono, perchè i pelati sono sempre una potenza. Ma l’applauso più forte lo riservo a un ragazzo di Melito Porto Salvo che conobbi nel 1998. Giocava in serie D in un Locri che si stava riprendendo dalla batosta di una mancata promozione in C2 e probabilmente la sera guardava i posticipi della serie A sulla Tv satellitare. Guardava Del Piero vincere tutto. Questa sera, al termine del partita, ha stretto la mano allo stesso Del Piero che ammirava in Tv. Ma da vincitore. Sto parlando, ovviamente, di Fabio Caserta. Lo ricordo magrissimo e i capelli pieni di gel conciliare l’impegno calcistico con gli studi di ragioneria. Era l’ultimo anno di scuola per lui nella stagione 1997-98 ma in campo era già un leader. Giocava a testa alta e tagliava il campo col piglio di un veterano. Tanto peregrinare per lui in Sicilia (C2 con l’Igea Virtus ecc.) poi l’esperienza col Catania, la serie A e il trasferimento a metà stagione nel Palermo, per indossare quella maglia che forse gli ha regalato questa sera la più bella gioia sportiva della sua carriera. Fabio Caserta, la dimostrazione vivente che, come cantava Gianni Morandi, uno su mille ce la fa. Ed è uno che merita. Sono contento per lui. E orgoglioso di una squadra che anche se perde lo fa con l’onore delle armi e a testa alta, altissima.
In questi giorni sono costretto a casa da una fastidiosa bronchite che non ne vuol sapere di passare. Ho più tempo per riposare, dedicarmi alla lettura, a internet e, perché no, alla Tv. Da otto mesi circa sono abbonato a Sky, grazie all’abilità di un operatore di call center che mi ha convinto, complice un’offerta abbastanza vantaggiosa. Ovviamente, non essendo quasi mai a casa, lo sto sfruttando pochissimo quest’abbonamento. Infatti, guardo qualche partita in anticipo o posticipo (Sono abbonato al pacchetto Sky Sport), scampoli di qualche torneo prestigioso di tennis, quando posso History Channel, Espn classic e poco altro. Ma quando ho una manciata di minuti di tempo, metto subito su Sky Tg 24, il mio telegiornale preferito. Dopo il Tg3, ovviamente. A parte l’imparzialità e la copertura 24 ore su 24, colpisce la scelta editoriale di puntare parecchio sull’immagine. E così, i mezzibusti televisivi sono anzitutto belli, ma anche bravi. Sempre un uomo e una donna. Sempre un clone di Barbie e uno di Ken. Un esempio su tutti è quello della trentaduenne Monica Peruzzi (nella foto) , volto e fisico da modella, ma incredibilmente brava come conduttrice. E che dire di quella “strafiga” mora che conduce il Tg la domenica e di cui non ricordo il nome? Sono pochi i non belli che mantengono un ruolo di primo piano. Uno di questi è Gianluca Semprini, che ha un anno più di me e che conobbi nella veste di autore di un libro sull’estremista nero di Terza Posizione Luigi Ciavardini. Evidentemente, Semprini è talmente bravo da permettersi il lusso di non essere bello. A Sky Tg 24, infatti, quelli che hanno raggiunto gli “anta”o non sono fighi vengono relegati alla rassegna stampa al “touch screen” o comunque a un ruolo dietro le quinte. Stesso discorso per il Meteo. Chi, come me, è cresciuto con i colonnelli Bernacca e Baroni con la bacchetta in mano rimane disorientato di fronte alla bionda svedese che distoglie l’attenzione dalla “carta del tempo”. Ma tant’è. Fino ad oggi, ascoltavamo con attenzione le notizie, confortati dall’immagine sempre gradevole di Bianca Berlinguer, Federica Sciarelli e delle altre. Ma era una bellezza discreta, che non prevaricava. Ora, a Sky Tg 24 ci tocca vedere che le “strafighe” non sono solo belle, ma anche brave. E quindi negli attimi di distrazione si può prestare la dovuta attenzione anche alle notizie. Sarà sicuramente “l’autorevolezza del bello”
Tra i più grandi evasori fiscali d’Italia fino a qualche giorno fa c’era il campione di motociclismo Valentino Rossi, il quale si è messo d’accordo col fisco italiano e se l’è cavata versando una somma di gran lunga inferiore a quella per la quale era debitore. Nessuno ha detto niente, neanche quei tanti cittadini comuni che se non pagano una volta le tasse comunali o il canone Rai vengono tartassati. In fondo, nella società dell’immagine e del successo mediatico, a un campione sportivo si perdona tutto, e ora si parla di Valentino solo per la sua recente relazione con Mandala Tayde, la coprotagonista di “Fuochi d’artificio” di Pieraccioni, quella che abitava sopra l’attore toscano la sera si ritrovava con lui per fare “i passettini” a ritmo di Salsa. Erano grandi amici, poi si innamorarono, sulle note di un classico della musica latinoamericana come “Que hay de malo” di Jerry Rivera. Ora Pieraccioni ha cambiato film e partner e la Tayde si accompagna al centauro di Tavullia. Il rombo dei motori ha preso il posto di “Que hay de malo”. Niente più musica latinoamericana quindi. Di sudamericano, in Italia, c’è solo l’atteggiamento del fisco nei confronti dei potenti di ogni genere. Da repubblica delle banane, appunto. Del resto…”Que hay de malo?”.
L’aitante giovane che si sta sottoponendo a visita medica si chiama Nicola Le Grottaglie, di professione calciatore. Per la verità, in passato ha fatto anche il modello, ma questo non ha alcuna rilevanza. Già, perchè il difensore pugliese è balzato agli onori delle cronache per aver fatto outing, confessando che non fa sesso da un paio di anni. Per scelta. Una decisione strana, ma sulla cui serietà Le Grottaglie non ha dubbi. Vuole trovare la donna giusta e arrivare al matrimonio con un bel carico di astinenza. Contento lui…Certo che è divenuto un mirabile esempio di incorruttibilità. Già è ricco di suo e «i ricchi - come diceva John Adams, padre del costituzionalismo americano - devono occupare cariche pubbliche perché in quanto tali non hanno bisogno di arricchirsi ulteriormente facendosi corrompere». Al di là della citazione, che rende l’idea del bislacco concetto di democrazia che ha ispirato i padri costituenti a stelle e strisce, Le Grottaglie racchiude tante di quelle virtù che mi ha portato al punto di ritirare la mia nomination di Fabio Cannavaro al ruolo di difensore civico al comune di Siderno e proporre quella del barese, che non sarà stato Pallone d’oro, ma sempre difensore è. Che ne dite? Riuscirebbe a mettere d’accordo tutti?
Chi si cela dietro questo costume da Uomo Ragno? Ma è lui : Dodò Reale, figlio di Max e Rosy, grande amico di Franco Schirripa, fan della nostra Alessia e corteggiatore dell’ape Maia “staibanina”. Sicuramente il volto più simpatico del Carnevale!
Rivedere dopo tantissimi anni Enrico Beruschi è stato un piacere vero, autentico. Sembrava di tornare indietro ai tempi di Drive In. Era Tv pecoreccia e scollacciata, certo, ma meno volgare di certi programmi di oggi, da quelli di Maria De Filippi, ad Alda D’Eusanio a tutto il palinsesto pomeridiano in genere. Però, lui è un personaggio positivo, artefice di un umorismo che piace anche ai bambini. Prima dello show si avvicina al tavolo della stampa e dice : «Uè, ma quante arie che vi date». Mi alzo, gli stringo la mano e gli dico che sono cresciuto coi suoi show. Lui volge lo sguardo verso la collega giovane e carina e dice «lei no. E si vede : è venuta su meglio!». Si arrabbia solo quando vede una ragazza vestita di viola ed è serissimo quando le chiede di cambiarsi, perchè quel colore, nel mondo dello spettacolo, si dice porti male. A fine serata si sottopone volentieri all’intervista dello speaker radiofonico Claudio Panetta di Radio Siderno La Cometa, la radio preferita dalla mia carissima amica Antonella. L’intervista è doppia, dato che riguarda sia il comico che la conduttrice Ivana Criniti. Mentre Panetta rivolge una domanda a quest’ultima, mi avvicino a Beruschi per chiedergli una foto ricordo insieme a lui. In fondo, Drive In è stata una pietra miliare della mia adolescenza. La foto la scatta Elena. A questo punto, Beruschi chiede di fare una foto con lei.
Si mettono in posa, io scatto (malissimo come si vede) e lui rimane in posa, con la collega carina e simpatica, visibilmente imbarazzata. Cerco di uscire da questo “cul de sac” dicendo che la foto è già stata scattata. Lui coglie la palla al balzo e dice, con la tipica cadenza dalle vocali strascicate : «ma per me io posso rimanere ancora così, abbracciato a lei». A quel punto, mi assale un lampo nella memoria, e controbatto con un tormentone dell’epoca, che gli ripeteva ossessivamente Ezio Greggio : «ma lei lo sa che è proprio un bel volpino?», accompagnando la frase col tipico gesto della mano, un pugno col mignolo alzato. La risata permette a Elena di divincolarsi dalla morsa e a me rimane la soddisfazione di essermi tolto uno sfizio che durava almeno da un quarto di secolo. Era una gran cazzata, lo so. Ma morivo dalla voglia di farla…Buonanotte!
Il titolo, lo so, è proprio “terra terra”, come ama dire un mio amico geologo. Ma è la fedele rappresentazione del pensiero di tanti uomini presenti in sala durante la 32^ Rassegna di moda sartoriale che ha avuto luogo a Siderno qualche ora fa. Lungi da me il voler sminuire la manifestazione, molto ben organizzata, piacevole e curata in ogni minimo dettaglio. Roba da professionisti, insomma. Ma nelle tre ore e mezza di sfilata, il gioco più divertente era incrociare gli sguardi di molti uomini che magari alla sfilata ci sono andati malvolentieri. Avrebbero preferito giocare a carte, guardare la partita su Sky e poi andarsene a letto che tanto fuori pioveva a dirotto. E invece no. Costretti dalle mogli, si sono sottoposti alla “tortura” e alla fine hanno fatto “di necessità virtù”, badando davvero poco alle creazioni, preferendo concentrarsi sulle meravigliose creature.
E come dare loro torto? La scelta del casting è stata davvero encomiabile. Neanche l’ombra di modelle semianoressiche e drogaticce come Kate Moss, ma belle figliuole davvero. E così, il signore dal gessato grigio, faceva una vera e propria radiografia a ognuna di loro. E che dire del vecchietto in prima fila, che applaudiva con inusitato vigore ogni loro gesto in passerella? Roba da far riaccendere antichi ardori, che sembravano sopiti dal tempo. Non facevano eccezione i big della politica regionale. Tra loro anche una big. Sembrava bella perfino lei, in mezzo a quello splendore. Sto esagerando! Scherzavo, ovviamente…
Finalmente arrivano le sfilate di moda maschile. A parte qualche creazione “troppo originale”, gli abiti sartoriali sono davvero di pregevole fattura. Neanche il tempo di soffermarsi su quel completo blu, che dietro di me scorgo due ragazzine in piena tempesta ormonale, che iniziano a fare fotografie e filmati col videofonino. A quel punto, la passione per la fotografia contagia un pò tutte, dalle signore impellicciate nelle prime file, a una cronista carina e simpatica, puntualmente beccata dal collega più anziano. La manifestazione finisce dopo l’una. Lo spettacolo è stato bello, e, contrariamente a quanto si fa in casi del genere da noi, le passerelle dei politicanti sono state ridotte all’essenziale. Per una sera, una ventata di mondanità e vanità ha pervaso Siderno. Ogni tanto fa bene…”Semel in anno licet insanire” come dice il mio amico Pippo. Alla fine tutti contenti, quindi. Da chi ha saputo apprezzare gli abiti a chi si è “accontentato” e da buon provinciale poco avvezzo a certi spettacoli si sarà detto, tra sè e sè : «Armenu vidimma ‘nu pocu i pilu». Alè
Ho appena finito di guardare uno dei rari programmi Rai per i quali valga la pena pagare il canone. Sto parlando dello speciale Tg1 dedicato a Beppe Viola, a 25 anni dalla sua scomparsa. Ne è stato ricordato lo stile unico, ironico, inconfondibile. Lo ricordo vagamente. Morì a soli 43 anni, nel 1982, poche settimane dopo la vittoria nei mondiali di Spagna. Curava una rubrica su “L’intrepido” in cui rispondeva alle lettere dei lettori. Una volta gli scrissi. Gli rivolsi una domanda semplice, quella di un ragazzino di poco più di undici anni che già sognava di fare il giornalista. Gli chiesi quale fosse, secondo lui, il miglior giocatore della Juventus e della Nazionale. Ricordo la mia grande emozione quando vidi che mi rispose su “L’intrepido”. Non fu tanto il piacere di vedere il mio nome e il mio cognome sulla rivista, quanto la soddisfazione di sapere che un grande come lui trovò il tempo e la voglia di rispondere alla mia domanda. Mi disse che secondo lui il migliore era Gaetano Scirea. Che strano il destino. Entrambi sono morti giovani, improvvisamente. Da piccolo non capivo appieno il suo valore, la sua ironia. Rivedere quei filmati in età adulta mi fa provare una grande nostalgia di un tempo che non ho mai vissuto. In cui la domenica sportiva era un programma autorevole, si dava il giusto peso alle cose e Milano era ancora quella città “col cuore in mano” che oggi non c’è più. E così Beppe manca anche a me, che l’ho conosciuto solo di sfuggita. Era anche un’altra televisione, col Novantesimo minuto condotto da Paolo Valenti, le partite della nazionale con la voce di Nando Martellini, il giro d’Italia commentato da Adriano De Zan e con Gianfranco de Laurentiis, ultimo grande signore del giornalismo sportivo televisivo, nel pieno della sua carriera. Le scene patetiche di Galeazzi che fa il trenino, i pettegolezzi stuzzicati da Piccinini a Controcampo, le strafighe scosciatissime (Canalis in testa) che s’improvvisano conoscitrici di calcio, le ridondanze di certi prepartita di Caressa, che si fa affiancare da Bergomi (quest’ultimo parla ai telespettatori di Sky come se si stesse rivolgendo ai propri nipotini), sarebbero venuti dopo. E io, quando c’era Beppe Viola, ero troppo piccolo. Che peccato!
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