Futuro roseo parte II

Giugno 7, 2008

Manuele è mio nipote. Il prossimo 30 settembre compirà quattro anni. Vive in provincia di Cuneo insieme a mia sorella (sua madre), mio cognato, il fratellino Vittorio e tra un mesetto e mezzo accoglierà la sorellina.
In questi giorni sta trascorrendo un periodo di vacanza al mare, nella Locride. Lo spirito di osservazione non gli manca, e ieri ha rivolto a mia sorella alcune domande che devono farci riflettere:

«Mamma, perchè qua parcheggiano con la macchina sul marciapiede?»
«Mamma perchè qua guidano parlando al telefonino?»
«Mamma, perchè c’è quella carta per terra in strada e nessuno la butta?».

Semplicemente disarmante. Forse la scelta di far crescere lui e i suoi fratelli al Nord non è stata poi così sbagliata. E lo dico io che ho sempre vissuto a Siderno, pur avendo viaggiato parecchio (nelle capitali europee, non nei villaggi Valtur) ed essendomi sempre confrontato con persone di culture, Paesi ed etnie diverse. C’è ancora parecchio da fare qui. E non do tutti i torti a quel mio amico che vive in Emilia e aveva accarezzato l’ipotesi di tornare nella Locride. Una volta appresi certi episodi ed aver ascoltato alcune testimonianze, ha fatto una battuta molto amara, ma terribilmente veritiera: «Tornare giù? Sì, in Trentino…».

Meditate, gente, meditate.


Illu s’a canta e illu s’a sona (lui se la canta e lui se la suona)

Giugno 1, 2008

Chiedo scusa innanzitutto a Bob Dylan se utilizzo il filmato di una sua canzone storica per esporre il concetto, ma lungi da me voler accostare il menestrello del folk alla categoria di soggetti di cui intendo parlare. E’ solo un gioco di parole e di metafore. Veniamo a noi. Nei giorni scorsi abbiamo trattato della figura del Leva & Porta. Oggi parliamo di quello che “lui se la canta e lui se la suona”, ovvero di chi, nel goffo tentativo di far parlare di sè, di creare polemiche ad arte e di ergersi a protagonista, interviene pubblicamente esprimendo pareri o opinioni che non interessano a nessuno, proponendosi, tirandosi la volata da solo per poi ritirarsi, smentirsi e schermirsi. Insomma, tutto e il contrario di tutto. Quel che più lo addolora è sapere che i suoi colpi vanno a vuoto e non lo fila nessuno. Quindi, lui se la canta e lui se la suona. Allora, cari amici vicini e soprattutto lontani, come si definiscono da voi quelli che “se la cantano e se la suonano da soli?”. Qualcuno risponda, mi raccomando, altrimenti stavolta la faccio io la figura di quello che “lui se la canta e lui se la suona” :-D


Riflessione da WC

Maggio 7, 2008


Il cartello nella foto è affisso sulla parete della toilette al pian terreno (lato nord) del palazzo municipale di Siderno. Per motivi assolutamente inspiegabili, mi ha indotto a una profonda riflessione su quelli che sono i rapporti tra politica e stampa. Ho sempre saputo (e studiato) che in democrazia sono due cose che devono restare rigidamente separate. L’una non può interferire nel lavoro dell’altra. Però, la mia modesta esperienza di cronista di politica paesana, mi ha fatto capire quanto la stragrande maggioranza dei politici, di qualsiasi schieramento, tenda a ficcare il naso nel nostro lavoro. Per carità, niente di che: suggerimenti pleonastici, sottolineature inutili, indicazioni prive di qualsiasi rilevanza giornalistica ma fedeli al credo della propria parrocchia. Questo mi induce a pensare che sono in molti a voler uscire sulle pagine della testata per la quale ho l’orgoglio di collaborare. Buon segno. Il punto è che a volte ci sono dei politici (per la verità non tutti) che pretenderebbero spazi maggiori, magari foto che li fanno apparire più giovani e carini, e quant’altro sia necessario ad appagare la loro vanità, che spesso sembra pure prevalere sugli interessi di partito o di coalizione. Gli estremi sono quando pretenderebbero che il giornale divenisse una sorta di propaggine del proprio ufficio stampa, fino a quelli che vorrebbero perfino l’articoletto di parte. Allora, cari amici di maggioranza, opposizione e gruppi extraconsiliari, rassegnatevi: da noi non c’è trippa per gatti! I più illuminati lo hanno capito da tempo e se ne stanno buoni buoni, quelli più duri di comprendonio occasionalmente insistono. Mi dispiace per voi. Siamo come l’avvenente fanciulla di una canzone di De Andrè che quando il sovrano Carlo Martello le si para davanti, rapito dal fascino della pulzella, quest’ultima risponde: «ad altra più facile fonte la sete placate». Anzi, uno dei criteri principali che adotterò quando andrò a votare nelle consultazioni future, sarà proprio la valutazione del comportamento che il candidato ha tenuto nei confronti della stampa. Se avrà rotto i coglioni, il mio voto se lo scorda! :-D


Io preferisco l’aspartame

Aprile 22, 2008

Mio cognato mi ha mandato la foto di una bustina di zucchero che gira nei bar del Piemonte, e in tutto il nord in generale.

Io il caffè lo prendo amaro,ma se proprio devo…meglio l’aspartame. Non trovate?

Ah, a proposito del concetto di modernità tanto caro a certi neoliberisti. L’avete sentita la sparata del signor Fenech…pardon, Montezemolo, che ha subito alzato la cresta dopo la vittoria della coalizione amica, arrogandosi la rappresentatività dei lavoratori e chiedendo a gran voce un “sindacato più moderno”, che tradotto in soldoni, significa “sindacato giallo”? In questo momento in cui la Sinistra non è in Parlamento , ritengo prioritario rinforzare i sindacati, le associazioni, i corpi intermedi in genere e tutta la Sinistra sommersa che nel Paese c’è ma magari non è andata neanche a votare. Altro che sindacato “moderno”!


Caro Presidente

Aprile 14, 2008

L’esito di exit poll e proiezioni è a dir poco sconfortante, ma siccome io sono uno che vede sempre il bicchiere mezzo pieno, ho deciso di scrivere al Presidente del Consiglio in pectore. Si tratta, come comprenderete, di un atto di grande cavalleria politica. Questo è il testo della missiva:

«Caro Presidente, chi Le scrive è un elettore della Sinistra Arcobaleno, già uno di quei personaggi pericolosi e folkloristici che finalmente Lei e il suo degno compare romano e cinefilo vi state togliendo dai piedi, visto che la loro fastidiosa presenza scomparirà da Palazzo Madama e forse anche da Montecitorio. Caro Presidente, dovrei essere triste, amareggiato, ma non lo sono, perchè penso che grazie a Lei non dovrò più pagare l’odioso bollo auto. Già immagino quei comunisti dell’Ufficio riscossione tributi quando vengono a chiedermi il pagamento della tassa di circolazione e io potrò loro rispondere “il mio presidente ha abolito il bollo auto”…che soddisfazione! Sapesse quanti hanno votato per Lei per questo motivo! Ma non solo, ora che il Presidente sarà lei, non pagherò più un cazzo, tanto ci sarà sempre Lei a venirmi in soccorso con uno dei suoi fantastici condoni! Grazie Presidente. La ringrazio anticipatamente, e poco importa se dovrà sottostare ai ricatti della Lega, senza la quale potrebbe perdere la maggioranza in Parlamento, ci sarò anch’io a proteggerla, e se Borghezio pulirà con l’alcool etilico i sedili dei treni provenienti dal Sud, io strofinerò, centinaia, migliaia di peperoncini piccanti sui sedili degli Eurostar di ultima generazione, quelli che viaggiano solo al Nord, quel Nord che ha votato in massa Lega, così ai passeggeri brucerà il culo, non solo metaforicamente. Certo, presidente, saranno tempi duri per gli immigrati, ma ne risparmi qualcuno. Anzi, visto che stiamo diventando amici, le raccomando due in particolare: uno si chiama Mohamed Sissoko ed è uno di quelli che a noi poveracci ci fa tanto divertire. Arriva dal Mali, in Africa occidentale e, se mi passa il gioco di parole, non ha mai fatto del male a nessuno. So che un suo picchiatore (tale Bonera) ha già avuto (ed eseguito) l’incarico di azzopparlo, ma lui resiste, non si dà per vinto, e allora lo lasci perdere. L’altro, invece, arriva dal Senegal e si chiama Fayè Moussa. Gioca nel Siderno, che ora dovrà disputare i play out per salvarsi e c’è anche bisogno di lui. Sia buono presidente, ci lasci almeno loro. E ci faccia divertire, lei che è un uomo di spettacolo. Ora, Ballarò tornerà ad essere pungente come un tempo, rivedremo certi personaggi che ci facevano ridere così tanto come Socci e poi tanto di quel pilo in Tv da risvegliare ardori che sembravano sopiti. Bravo Presidente, pensi che fra un paio di settimane i nostri sindacati confederali organizzeranno tanti scioperi generali e, lo ammetto, quando il capo del Governo è Lei, riescono molto meglio, c’è molto più gusto a manifestare. E non si faccia scappare l’occasione di nominare Dell’Utri ministro della Cultura e dell’Educazione, lui che ha già detto che farà riscrivere i libri di storia contemporanea, in modo che si sappia finalmente che i partigiani erano dei brutti delinquenti. Bravo Dell’Utri, continui a offrire l’immagine migliore del Sud. E poi la stampa, la stampa. Stavolta la farà tribolare di meno, caro Presidente. Biagi, pace all’anima sua, è morto; la Guzzanti e Luttazzi non li caga più nessuno dopo che sono scomparsi dai grandi circuiti televisivi nazionali e Santoro non merita neanche la Sua considerazione, anzi, lo cacci pure, che tanto quello trova sempre il modo di riciclarsi come parlamentare europeo. Ma una preghiera, per chiudere l’argomento, gliela devo fare: Presidente, CI LASCI ALMENO LA BORROMEO!!!!!!!!!».


La casa della libertà (di essere contro la mafia)

Aprile 2, 2008

E’ l’altra faccia della canzone “I’m Pd”. Lo striscione immortalato nella foto è esposto nel balcone di una abitazione di corso Garibaldi a Siderno. Ovviamente, si tratta della casa di un militante veltroniano, ma sarebbe bello se i militanti e i simpatizzanti di tutti i partiti seguissero il suo esempio. Certo, uno striscione non cambia la storia, ma è un metodo di comunicazione molto efficace, come l’indimenticabile “E adesso ammazzateci tutti”, giusto per fare un esempio. Ad majora semper.A proposito…ecco “I’m Pd”P.S.: com’è arcinoto, io voto per la Sinistra Arcobaleno. Ma mi piacciono sia lo striscione che la canzoncina


Il pensiero di un Grande Uomo

Marzo 26, 2008

Molti di voi lo ricorderanno nella parte finale dello speciale di “Blu Notte” di qualche anno fa sulla storia della ‘ndrangheta, lanciare un accorato appello a tutte le amministrazioni pubbliche calabresi al fine di costituirsi parte civile in tutti i processi di ‘ndrangheta. E’ l’ex sindaco di Rosarno Giuseppe Lavorato, uno che ha fatto l’amministratore in una delle realtà comunali più difficili della Calabria, con le cosche che da qualche decennio allungano i propri tentacoli su tutto : autostrada, porto di Gioia e così via. Oggi, la rubrica “Il Chiosco” di Calabria Ora, ospita a pagina 19 un suo illuminante intervento, in cui invita la Sinistra unita a tornare a essere quel punto di riferimento per le masse giovanili che hanno bisogno di punti di riferimento sani e certi. Lo fa riscoprendo (finalmente) uno dei capisaldi della teoria marxista :la Lotta di Classe, da parte degli sfruttati contro gli psuedoimprenditori mafiosi. Già perchè da noi il precariato è stato sempre diffuso,molto prima della Legge 30 purtroppo molti giovani in cerca di lavoro e con una esistenza ben lontana da quegli standard di benessere imposti dalla Tv e della pubblicità, si fanno ammaliare dalle sirene delle consorterie criminali. Ma plaude anche alla scelta di Confindustria siciliana che pare abbia preso posizione contro la mafia. Dalle parole di Lavorato, dunque, emerge la necessità di riscoprire il gusto della partecipazione nelle realtà associative, in quei “corpi intermedi” teorizzati da Durkheim qualche secolo fa, nei quali il singolo,aggregandosi, diventa cittadino e non si limita a fare l’individuo isolato e vulnerabile. Lavorato racconta che durante il fascismo e subito dopo, la gente povera per “contare”, o meglio, per “annacarsi” aderiva alle ‘ndrine. Poi vennero i partiti politici, i sindacati, le associazioni portatori di interessi collettivi, ideali e valori e i più illuminati lasciarono le ‘ndrine per darsi all’impegno politico e sociale. Oggi occorre rifare quel passaggio, superare il riflusso dell’ultimo ventennio e riscoprire il gusto della partecipazione. E si badi bene che oggi è più facile, coi mezzi di comunicazione a disposizione e l’alto tasso di scolarizzazione. In ogni caso, l’inytervento di Lavorato è da leggere, staccare e conservare. E magari, perchè no, tramandare alle giovani generazioni. Per chi non ha potuto prendere il giornale in formato cartaceo, lo trova dopo le 18 di oggi all’indirizzo www.calabriaora.it (edizione completa on line)


Odio i rave party!

Marzo 25, 2008

Mi ha fatto molta impressione la morte per overdose di un 19enne in un rave party alla periferia di Milano. Non è la prima morte di un giovane e mi sa che non sarà nemmeno l’ultima, ma perdere la vita in maniera così stupida lascia esterrefatti. Ora, amici e familiari si chiedono chi sia il pusher che gli ha venduto quella robaccia, ma mi sa che il problema non è solo il pusher, quanto gli stessi rave party. Megaraduni in aree squallide e sterminate, nei quali si ascolta un rumore indefinibile (non osate chiamarla musica) che viene fuori da gigantesche casse acustiche e, sostenuti da ogni tipo di droga, ci si muove (non osate definirla danza) anche per un paio di giorni di seguito. Da soli, in mezzo a tanta gente ma in maniera singola. Una volta si andava in discoteca per “cuccare” o, come si dice da noi “per andare a pilo”. Ora grandi club e rave party sono fatti per sballarsi e basta. E che non mi si venga a dire che il significato originario dei rave fosse anarchia, anticonformismo, ribellione. Mica stiamo parlando del megaconcerto di Woodstock! La c’era musica di qualità, coi grandi gruppi rock. Si socializzava, si faceva l’amore e ci si girava anche una cannetta, ma niente di che. Oggi no. Ai rave si muore. Perchè i rifiuti di questa tanto celebrata “economia di mercato” che domina la c.d. “civiltà occidentale” non trovano altro da fare che sfruttare il proprio tempo libero così, magari convincendosi che il divertimento sia quello. Io che ho il doppio della loro età ma non sono abbastanza vecchio da condannarli per partito preso o per distacco generazionale, m’intristisco per loro. Dicono che i rave sono momenti di aggregazione, mah… e se avessero optato per un megaraduno di trekking? Tutti a scarpinare in montagna e là sì a socializzare e fare una scelta anticonformista contro la società occidentale e i suoi disvalori. O se più semplicemente fossero andati in spiaggia a fare un falò con una chitarra, due bottiglie, sguardi nella penombra e… No, a quanto pare queste cose sono roba antica. Meglio strafarsi di porcherie in un rave party e morire. «Tanto la polizia non viene - pensano i frequentatori di questi macelli - e l’ambulanza c’è solo se la chiamiamo». Oggi qualcuno reclamava la presenza di un presidio fisso di soccorso fuori dai rave. Come se il malore fosse qualcosa che fa parte del gioco e va messo in preventivo. No, ragazzi, così non va. Siete le vittime ignare di questa società di merda che propone solo disvalori. Il denaro,il successo, il rampantismo ecc. Quelli che ce la fanno vanno al Billionnaire; quelli che non ci arrivano si accontentano. Vanno in un rave e si fanno di qualsiasi cosa. Fino a morire…MAI PIU’ RAVE PARTY!


E’ arrivata la primavera

Marzo 21, 2008

Non so voi, ma io ho un terribile ricordo dei temi con questa traccia che ci davano alle scuole elementari. Come si fa, quando si è bambini, a fare delle riflessioni che vanno sul poetico e svilupparle in un tema, senza dire le solite banalità? Ricordo che avevo una gran voglia di scrivere “E’ arrivata la primavera…e chi se ne frega?”. Mah, meno male che a scrivere dei versi sulla stagione più bella dell’anno ci hanno pensato i nostri grandissimi cantautori, altrimenti… Provo a fare, quindi, una carrellata sui versi e le canzoni che mi vengono in mente.

Boccio decisamente la banalissima e ipercommerciale “Questa primavera” di Pino Daniele, davvero un brano di qualità subsanremese (Lo so ViDi che a te piace, ma è colpa tua se me la sono ricordata, visto che l’altro giorno era nel tuo blog)

Molto bella invece “Primavera” di Luca Carboni, che ripercorre il classico filone dei pensieri del bimbo rivalutati con l’esperienza dell’adulto.

E Ligabue in “Ti sento” con “Ti sento, nell’aria che è cambiata, che anticipa l’estate e che mi sbrina un pò” (bello l’uso del verbo “sbrinare”)

E Jovanotti in “Puttane e spose” “ma io ascolto tanta musica mattina e sera, la stagione che io amo di più è la primavera, quando sbocciano negli alberi i germogli dei fiori e la gente ricomincia a stare un pò più fuori”

O il Guccini brontolone degli esordi, quando davanti alla finestra in una giornata grigia e uggiosa come quella di oggi, diceva in “Al trest” “E’ primavera nel calendario, ma pare che l’inverno sia tornato” (tradotto dal modenese)

Questo post sarà in continua evoluzione, arricchito con tutti i contributi e i ricordi musicali che ognuno di voi saprà fornire. Io a quest’ora sono ancora arrugginito e non mi viene in niente altro.

Però la canzone più bella che sta girando in questo periodo è questa :


Gli uomini di buon gusto si riconoscono sempre…

Marzo 13, 2008

Per ora si tratta solo di voci di corridoio (quello della sede Rai, per intenderci), ma c’è chi assicura che tra Michele Santoro e Beatrice Borromeo ci sia del tenero. Le prime indiscrezioni su una loro possibile intesa, non solo professionale, erano arrivate con un servizio fotografico pubblicato sulle pagine di Chi qualche tempo fa, che mostrava il presentatore e la nipote della Marta Marzotto mentre facevano colazione insieme. Scatti che insinuarono il sospetto che tra i due ci sia del tenero. Galeotto sicuramente Anno Zero, dove entrambi sono impegnati. Dopo quegli scatti, il silenzio. Ora a mesi di distanza si torna a parlarne del conduttore invaghito della giovane contessina. Tanto che qualche ben informato dice che Santoro le lasci addirittura carta bianca circa la trasmissione che co-conducono. A deporre a loro sfavore anche il fatto che fosse stato proprio lui a sceglierla come collaboratrice. Non resta che attaccarsi alla tv nella speranza di cogliere qualche sguardo ammiccante tra i due.(Libero News)