Ci sarà mai giustizia per Carlo Giuliani?



Ieri sera, fortunatamente, è ricominciato Blu Notte, il programma di Carlo Lucarelli, in onda ogni domenica sera alle 21 su Rai Tre. Come al solito, la ricostruzione dei fatti è stata illuminante. Tema della puntata il G8 di Genova di sei anni fa, il fallimento del programma di ordine pubblico e la morte violenta di Carlo Giuliani, un ragazzo che era sceso in piazza solo per dire insieme ad altri milioni di ragazzi come lui che un altro mondo era possibile. Immagini agghiaccianti, quelle mostrate dalla Tv. Dalla violenza gratuita dei Black Block, respinti dalla stragrande maggioranza del corteo, a quella bruta delle forze dell’ordine sui manifestanti nella palestra della scuola Diaz. Giovani, anziani, donne, professionisti, studenti. Non delinquenti. Tutti lì a riposare dopo una giornata di caldo torrido passata a manifestare, e tutti lì ad essere picchiati selvaggiamente da esaltati che, nascosti da casco, divisa, giubbotto protettivo e manganello, davano sfogo ai propri istinti più bassi, scandendo slogan truculenti, inneggianti a Hitler e Pinochet. Quel giorno, quindi, carabinieri e polizia non avevano il volto umano del maresciallo Rocca o del commissario Montalbano. Ma lo sguardo poco vivace di un carabiniere ausiliario che spara e uccide e poi con la sua camionetta, passa e ripassa sul cadavere di Carlo Giuliani. E poi lo scaricabarile tra le responsabilità, gli omissis, le dichiarazioni prima rese e poi ritrattate, le calunnie, le armi portate dalle squadracce di poliziotti alla Diaz, per poi dimostrare che erano i manifestanti ad essere armati, le parziali ammissioni di alcuni funzionari di polizia col cuore in mano. I tempi della giustizia in Italia sono lunghi, si sa. Spero che un giorno anche Carlo possa ottenerla. Qui di seguito, c’è il testo di “Piazza Alimonda”, canzone scritta da Francesco Guccini su quei giorni. Un testo che fa riflettere :

Francesco Guccini – “Piazza Alimonda” (dall’album “Ritratti” del 2004)

Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
respiro al largo, verso l’orizzonte.
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale,
d’anima forte.
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
Genova, quella giornata di luglio, d’un caldo torrido
d’Africa nera.
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
Nera o blu l’uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;
facce e scudi da Opliti, l’odio di dentro come una scabbia.
Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane
guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;
una voce spezzava l’urlare estatico dei bambini.

Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.
Uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere d’incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.
Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
Si rompe il tempo e l’attimo, per un istante, resta sospeso,

appeso al buio e al niente, poi l’assurdo video ritorna acceso;
marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite
dissipate e disperse nell’aspro odore della cordite.

Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Per quanti giorni l’odio colpirà ancora a mani piene.
Genova risponde al porto con l’urlo alto delle sirene.
Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
una vita troncata, tutta una vita da immaginare.
Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare,
c’è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.
La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l’onda.
Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.

La “salvia splendens” luccica, copre un’aiuola triangolare,
viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.
Dal bar caffè e grappini, verde un’edicola vende la vita.
Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita

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2 Responses to Ci sarà mai giustizia per Carlo Giuliani?

  1. giuseppe ha detto:

    per me questo individuo era un delinquente, basta fare dei delinquenti eroi come avete fatto i brigatisti vergogna

  2. ha detto:

    Mi spiace veramente tanto poter rispondare alla tua domanda, mi spiace perchè la risposta è: NO. Non ci sarà giustizia per Carlo. Non ci sarà, perchè in questo paese retto da una democrazia fasulla e ostentata, vi è gente come questo giuseppe. Non potrà esserci giustizia per Carlo in un paese dove i politici comprano le tv per raccontare le loro notizie. Dove un poliziotto si copre dietro il suo casco, sapendo che la sua divisa lo proteggerà, ma reo di atteggiamenti malvagi ed infami. Non può esserci giustizia in un paese che non ha mai perso i lineamenti fascisti.
    Vogliono soltanto tanti burattini, per raccontare le loro false verità. giuseppe, apri gli occhi, sputaci su questo governo.. Sputa su chiunque vuole essere tuo padrone. Su chiunque impona con la forza un pensiero. Su chiunque si copre dietro una pistola..
    Cmq Gianluca, è questo il tuo nome no? se vuoi altre notizie sulla morte di Carlo, c’è un filmato interessante: “Quale verità per Piazza Alimonda”, un incredibile e minuziosa ricostruzione di quanto accaduto quel giorno.
    Inoltre, Carlo non è il solo ucciso per strada. Federico Aldovrandi ha fatto la stessa fine, con la differenza che Federico non era a nessun g8, non manifestava, scherzava con degli amici in una sera come tante ma poi non è tornato più a casa. E’ stato pestato a morte da delle forze dell’ordine. Ci sono molte storie vergognose di cui troppo poco si parla e troppo poco si sà..
    Apriamo gli occhi.. Questo stato è ASSASSiNO!

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