Verso le primarie del Pd


Sui giornali di oggi sono uscite le liste per le elezioni degli organismi nazionali e regionali del nascente Partito Democratico. La parola “primarie” mi fa venire in mente il 16 ottobre del 2005, quando fummo chiamati a decretare Romano Prodi leader del Centrosinistra in vista delle elezioni del 2006. A parte il tragico epilogo di quella giornata, ovvero l’omicidio Fortugno (del quale pubblicherò presto in “scritti mitici” un articolo uscito sullo speciale di Calabria Ora del 16 ottobre 2006) il ricordo di quell’evento era quello di una giornata di festa. La legittimazione popolare di Prodi a leader dell’Unione, infatti, era scontata. Quel che ricordo con maggiore gioia, infatti, furono le lunghe file nel seggio che presidiavo (allora ero nel pieno della mia breve e insignificante militanza politica) di gente che non ne poteva più di Berlusconi e dei suoi intrallazzi, dei suoi conflitti di interesse mai sanati, della politica fiscale a favore delle classi più abbienti, dei condoni che favorivano i furbetti e i disonesti. Insomma, quella gente era lì per cambiare l’Italia e votare alle primarie dell’Unione era una sorta di “prova generale” in vista delle elezioni della primavera, che tutti credevamo trionfali. Lungi da me compiere valutazioni sui risultati di un anno e mezzo di governo. Men che meno parlare di aspettative deluse e risultati raggiunti. Lascio questo compito ai Giovanni Sartori del caso. Certo è, che quell’atmosfera, quell’entusiasmo delle primarie del 16 ottobre del 2005, difficilmente torneranno. Se guardiamo alla fase preparatoria alle primarie del Pd, specialmente in Calabria, notiamo contrasti sulle candidature a segretario regionale, delle quali molte sono state presentate e sbandierate, per poi essere ritirate, e una infinita partita a Risiko sulla composizione delle sette-otto liste per le elezioni degli organismi territoriali. Insomma, con un solo candidato a segretario regionale (Marco Minniti) e una pluralità di liste, sembra che l’unico significato da dare alle primarie del Pd sia quello di capire quale peso politico all’interno del costituendo partito, avranno i singoli gruppi che fanno capo ad altrettante personalità politiche. Insomma, una lotta intestina per chi conterà di più all’interno del Pd. E questa sarebbe la più grande novità politica della storia d’Italia? Questo servirebbe a riavvicinare i delusi alla politica, restituendo loro l’entasiasmo ormai sopito dopo la politica del governo Prodi, costretta a limitare la sua azione politica per rispettare il Patto di stabilità, i parametri di Maastricht e i richiami della Banca Centrale Europea? Così facendo, il Pd riconquisterà il cuore dei progressisti italiani? Ma va là! Non vi lamentate, poi, quando Grillo riempe le piazze!

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