Giù le mani dalle canzoni di Guccini!


Oggi Studio Aperto delle 12,25 ne ha combinata un’altra delle sue. Ad accompagnare il servizio relativo alla cattura di un ex brigatista a Siena, c’era infatti il sottofondo di “Piccola Città”, splendida canzone scritta e interpretata da Francesco Guccini e pubblicata nel 1972 con l’album “Radici”. Qual era l’intento di chi, in fase di montaggio del servizio, ha pensato a questa canzone? Forse accostare la musica e i superbi versi di Guccini, da sempre amato dal Popolo dei musicofili di Sinistra, alla cattura di un brigatista? Mi auguro (per loro) di no, e voglio pensare che si sia peccato di qualunquismo, faciloneria e casualità nella scelta della “colonna sonora”. Se invece è come ipotizzavo prima, non rimane che rimanere schifati da certi accostamenti. I testi delle canzoni di Guccini sono da tempo entrati nelle antologie scolastiche e giammai andrebbero associati a servizi riguardanti fenomeni criminali. E cosa dovrebbe fare, di riflesso, il Tg3? Parlare delle magagne di Previti e Dell’Utri col sottofondo di un brano di Mariano Apicella? Mah, ognuno ha i cantanti che si merita. Sarà un caso che il patrimonio musicale della Sinistra italiana comprenda artisti del calibro di Guccini, De Gregori, De Andrè, Bertoli e così via, e la destra possa vantare solo Iva Zanicchi e Mariano Apicella? Ognuno ha le espressioni culturali che merita. Fatto sta, che voglio deliziarvi col testo di “Meglio ‘na canzone”. Vero e proprio inno alla ricchezza poetica. La musica è di Mariano Apicella. Il testo di Silvio Berlusconi

“Ammore, ammore mio, mon amour. O’ ssai, nun t’aspettavo proprio cchiù
E te vulevo scrivere ‘na lettera, però, aggio penzato meglio ‘na canzone : perchè no?

Tenevo ‘a voglia pazza ‘e te vedè, tenevo ‘a voglia pazza ‘e te vasà
Vasà sta vocca bella, ca cchiù bella nun ci sta

Vasà sta vocca doce, ca cchiu doce nun ce sta

E mo ca tu stai ccà. Nun saccio c’aggia a fà.
Se tagg’a fa sentì chesta canzone i quandu tu
vasavi stu guaglione, sultanto n’anno fa

Dicennu chianu chianu, dicennu doce doce
Ammore, ammore mio, mon amour”.

Mi vengono i brividi. A quanto il Nobel per la poesia?

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