Anno Zero di ieri sera. Tra sceriffi e “punkabbestia”

Anche la puntata di Anno Zero di stasera era una di quelle che valeva la sua quota di canone annuale Rai. Prima di arrivare al tema principale (la sicurezza al nord con approfondimento particolare sul caso Bologna dello “sceriffo” Cofferati che avrebbe perso dalla sua maggioranza consiliare i partiti della sinistra radicale, proprio per divergenze riguardanti il metodo per affrontare l’emergenza sicurezza in città) c’è stata un’appendice della puntata precedente, con un’approfondimento sulla decisione del Csm di rinviare al 17 dicembre ogni decisione sul trasferimento di Lombardi e soprattutto di De Magistris.

Aldo Pecora, leader del movimento “Ammazzateci tutti” ha dato un’intepretazione identica alla mia e pubblicata su questo inutile blog qualche ora dopo la decisione dell’organo di autogoverno della magistratura. Il ragazzo di Polistena si è dimostrato sempre più padrone della scena e della telecamera, anche se di fronte ad un’opera d’arte come Beatrice Borromeo (quella si che è una donna affascinante, altro che quella radiografia della Prestigiacomo) ha fatto gli occhi da pesce lesso, ma lo capisco perfettamente. Di fronte a cotanto splendore… Non ho mai conosciuto Pecora di persona. Ci ho parlato al telefono un paio di volte per motivi di lavoro. Mi è sembrato un ragazzo come tanti, sorretto da un sincero anelito di giustizia. Certo che è proprio un peccato che quel movimento unitario, spontaneo e pulito dei “Ragazzi di Locri” abbia dovuto presto fare i conti con lacerazioni e veleni, sui quali non entro nel merito, sia per la mia lontananza anagrafica da loro, e sia perchè non ho mai vissuto esperienze del genere. Ai miei tempi, poi, il terreno non era proprio fertile, specie all’ITC “Marconi” che ho frequentato. Ero uno dei pochi a interessarmi di politica, nell’accezione più ampia del termine. Allora di strada da fare ce n’era parecchia, perchè nella seconda metà degli anni ’80 venivamo da un decennio di vuoto totale e mi sono limitato, per un anno in cui sono stato rappresentante d’istituto a fare di quella scuola “Un istituto normale”, ripristinando il comitato studentesco e le assemblee d’istituto. Ma quelli che avevamo a cuore queste cose eravamo lo 0.1% dell’intera popolazione studentesca. Dico sul serio. I ragazzi dei paesi interni erano molto semplici e pensavano a studiare o a marinare la scuola. I più brillanti facevano ambedue le cose ed ora sono affermati professionisti. A molti di loro sono molto affezionato. Quelli “metropolitani” (di Siderno, Locri o Bovalino) pensavano a vestirsi da “tozzi” (versione centromeridionale dei milanesi “paninari”) e non gliene fregava un cazzo della politica. L’anno dopo ci fu qualche timido segnale di risveglio (la c.d. “pantera”) ma il movimento dei Ragazzi di Locri e affini è stata una novità di tutt’altra levatura. Siccome questo inutile blog ospita gli interventi di una di Loro (Maria Grazia Messineo) mi piacerebbe leggere il suo parere sulla storia di quel movimento, anche se forse ne avrà abbastanza di parlare di lacerazioni e scissioni varie, dopo due anni dall’assassinio di Fortugno che diede origine a tutto.

Tornando ad Anno Zero, si è parlato, come detto, di Bologna, che non sembra essere più la città di quella “Bohème confortevole, giocata tra case e osterie, quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie” cantata da Guccini. Il servizio di Sandro Ruotolo offriva le immagini di periferie degradate, furti in casa, schiamazzi e bivacchi in centro. Io non ho avuto la fortuna di vivere a Bologna, men che meno da studente a tempo pieno. I miei amici che hanno vissuto qualche lustro fa, sembrano avallare la tesi di Cofferati e i suoi. Sì, insomma, Bologna non sarebbe più una città tranquilla e sicura. Ma di certo non per colpa dei punkabbestia o degli studenti che la notte vanno a suonare la chitarra, bevono qualche birra e si passano una canna. Il problema sarebbe la microcriminalità diffusa. Ricordo un episodio, che risale all’agosto del 2001, l’ultima volta che visitai Bologna. Dopo una giornata passata a zonzo per la città col mio amico Claudio, ci stavamo riavvicinando alla stazione, poco dopo il tramonto. Una signora che non arrivava a sessant’anni, dopo aver compiuto un rapido e sommario esame visivo delle nostre facce, ci classifica nella gloriosa categoria dei “bravi ragazzi” e chiede il permesso per fare un pezzo di strada con noi. Ovviamente, acconsentiamo, rimanendo sorpresi dai suoi ringraziamenti per l’inattesa prestazione da “Bodyguard”. Quel che più rattrista, alla fine della storia, è che la gente ha paura. E stiamo parlando di Bologna, non dei Quartieri Spagnoli di Napoli, di Bari Vecchia o altro. Forse, Cofferati non ha tutti i torti, e una certa sinistra sbaglia con questi atteggiamenti di aprioristica chiusura di fronte a certe tematiche.

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8 Responses to Anno Zero di ieri sera. Tra sceriffi e “punkabbestia”

  1. Più che scocciata dalle lacerazioni e dalle spaccature che hanno coinvolto il mio movimento, sono delusa dai commenti affrettati della gente e dei giornalisti troppo qualunquisti e precipitosi (non è il tuo caso ovviamente. Verso di te nutro una grande stima, tanto come persona quanto come giornalista).
    Non voglio peccare di presunzione, ma solo chi ha vissuto la storia di quel capitolo della Calabria, può permettersi di commentare e di “racconatare”. Parecchi, con una cospicua dose di malafede, hanno gettato fango e non si sono concessi il beneficio del dubbio che forse il movimento necessitava di più sostegno e di più incoraggiamenti da parte di tutti. E quando dico tutti dico proprio tutti.
    E’ finita. Forse. O forse no. Sebbene divisi, tutti siamo rimasti “in movimento”. Chi in un modo chi in un altro. Tutti o quasi, per esempio, in questi giorni presenziavamo nelle piazze della regione a favore di De Magistris, con petizioni in mano. Perchè il fine era lo stesso.
    Dentro abbiamo mantenuto acceso quello spirito, che difficilmente si spegnerà. Anche se, eccetto qualcuno, la maggior parte preferisce stare lontana dai riflettori, credo che nelle scelte di tutti i giorni, nella quotidianità, ognuno di noi si avvale di un piccolo tesoro, di una giusta coscienza, di un “grillo parlante” che ti aiuta a discernere ciò che è onesto da ciò che è ingiusto. Il movimento dei Ragazzi di Locri avrebbe dovuto investire i giovani di una missione: rivoluzionare se stessi. E non presupponeva affatto che dei ragazzi come tanti, forse meno sfamati a “grande fratello” e “uomini e donne”,avrebbero dovuto cancellare la ndrangheta dalle pagine della Calabria una volta per tutte. Chi ha pensato questo, ahimè, si è sbagliato di grosso.
    Certo, anch’io sono delusa da come sia finita. Ma non punto il dito contro i miei “compagni”, bensì contro la politica, dalla quale noi pretendevamo etica e trasparenza, e più volte siamo stati incastrati. Ma questa è un’altra storia, che si interseca squallidamente e perfidamente con quella bellissima nonché straordinaria del movimento dei giovani. Ma ancor più ritengo responsabili coloro che si sono fermati a guardare da lontano, con le mani in mano… coloro che ritenevano di avere le mani pulite, ma volontariamente le hanno tenute in tasca, e ci hanno lasciati soli.
    Dal momento che me l’hai chiesto, ti racconto la mia storia. Non sempre mi va di condividere quest’esperienza, che custodisco gelosamente nel cuore, con i miei concittadini. Perché non mi capiscono.
    E’ più facile raccontarla ad un ragazzo di fuori, di Roma, o di Bologna…che a qualcuno che vive nelle nostre zone.
    E te la racconto accantonando ogni sorta di polemica.
    Mio nonno mi ha insegnato che la politica ti accende i sentimenti. Che una persona si completa attraverso il suo prossimo. Sì, in effetti, sa di religioso… ma “Io e l’altro” dovrebbe essere il motto di tutti noi.
    Il movimento mi ha rivoluzionata, o meglio, mi ha aiutata ad espletare quello che avevo dentro. Mi ha stimolata, insegnandomi che “credere”, non “illudersi”, è il significato di vivere. E aver trovato altri miei coetanei che stranamente non mi ridevano in faccia quando parlavo di politica o di lotte sociali o di manifestazioni non ha fatto altro che incentivarmi a credere ancora di più. A credere anche nella scuola, nel mio liceo, del quale poi divenni Rappresentante alla consulta provinciale. A vivere, insomma, la società a 360 gradi.
    Mi scende qualche lacrima se ripenso a quei pomeriggi d’inverno trascorsi assieme ad Aldo, ad Annamaria, a Martina, a Silvia, a Livio, a Barbara, a Salvatore, a Vincenzo, a Ciccio, a Sacha, a Lucia, a Laura, a Federica, a Domenico, a Gianmarco… a Palazzo Nieddu, a spruzzare decine di metri di stoffa con le bombolette spray per le manifestazioni dell’indomani, oppure per i funerali di qualche morto ammazzato (ricordo ancora quando tutti assieme in un “freddo” pomeriggio andammo, con il lenzuolo bianco, ai funerali di Cotroneo, un giovane calciatore assassinato a Bianco, che avrebbe presto voluto coronare il suo sogno d’amore, sposandosi, e che non avrebbe mai messo in conto una morte prematura per volere di qualcuno).
    Eravamo e siamo tutt’ora ragazzi che hanno vissuto una “primavera” in una terra in cui non fa altro che piovere a dirotto.
    Ragazzi che un tempo non vedevano l’ora di correre a Locri, alle riunioni del Forever, ad incontrarsi, a leggere il giornale assieme, a commentare fatti e misfatti della nostra Regione, a proporre una soluzione. Ad incazzarsi con quelli del consiglio regionale che facevano orecchio da mercante e ci prendevano per i fondelli. E che noi minacciavamo con articoli sui giornali. A contattare gruppi e band locali per la festa del primo di maggio a locri, nella quale chiedemmo ai Sindacati che scesero in calabria di ricordarsi che il 44% della popolazione calabrese è povera e che sono tanti i giovani disoccupati e che devono “prostituirsi alla ndrangheta”.
    Ragazzi che oggi non si incontrano più in quel Palazzo, o al Bar riviera dove solevano intervallare le riunioni con una cioccolata calda o magari al Blue Dahlia dall’amico Ruggero!
    Ragazzi che si incontreranno sempre però nei loro ricordi, nei pensieri e nelle piccole lotte della vita. E, negli ideali, con la speranza che ciascuno di noi li mantenga sempre vivi e contagiosi come in quei mesi.
    L’ingenuità, la spontaneità, la gioventù è stata la nostra forza e la nostra fine. Certo, col senno di poi, con l’esperienza,con la maturità, avremmo dovuto correggere tante cose.
    Siamo maturati, siamo cresciuti, anche con gli errori.
    Il movimento è stato un passaggio…o un trampolino di lancio…non per fare carriera(almeno io) nella politica, come tanti pensano, ma nel capire che si deve lottare, per come si può, a favore di una terra in cui volente o nolente ci sei nato.
    Ogni ragazzo di Locri mi ha insegnato questo. Al di là delle polemiche che ci hanno interessati da vicino, ringrazio chi mi ha catapultata in questa storia due anni fa, una storia a cui non so e non voglio dare un fine, perché se così facessi spezzerei le ali ad una gioventù calabrese che dovrà riprendersi la Calabria da chi con la sopraffazione vuole negarle qualsiasi futuro.
    Ora studio giurisprudenza a Roma, e all’università alla domanda dei miei colleghi: “Di dove sei?”, rispondo con orgoglio: “Sono Calabrese”.
    Il mio pensiero va sempre alla Calabria, nella quale tornerò presto.E forse, questo, lo devo a quelli che furono “I ragazzi di Locri”.

  2. gianlucalbanese ha detto:

    Grazie per la lunga e tempestiva risposta. Continua così 🙂

  3. Alessia Ferraro ha detto:

    Carissima Maria Grazia,
    ci siamo conosciute appena un anno fa quando, da strada diverse ed esperienze diverse, tentavamo, almeno per ciò che mi riguarda, di arrivare allo stesso traguardo:dare un segnale forte e finalmente concreto di risveglio per la nostra cittadina e per l’intero territorio della Locride. non avevo in mente di cambiare il mondo dall’oggi al domani ma neppure di andare incontro a ciò che poi è accaduto. una sferzata di rinnovamento era possibile, è ancora possibile! ma ho sbattuto contro l’ipocrisia, l’opportunismo, l’egoismo, la presunzione, la tronfia ignoranza di chi crede di saperla più lunga di te. pensavo che certe follie, di fronte al bene comune e al progresso della collettività, venissero meno, che tutti come me dovessero pensare e credere fermamente che gli interessi personali non possono trovare spazio in una terra come la nostra. ho passato un periodo di forte sconforto e non ti nascondo anche di enorme paura per me e per la mia famiglia, quotidianamente bersagliati da accuse e minacce sussurrate per essere appena udite. ho compreso chi ha deciso di andare via e abbandonare la sua terra, chi vive nel suo piccolo mondo e non guarda fuori dalla finestra; ma poi ho trovato amici, tanti amici nuovi come te e vecchi come Gianluca, che mi hanno fatto sentire il loro appoggio e la loro fiducia. adesso sono felice di ciò che è successo perchè ho distinto tra tutte le persone chi è sincero e vale davvero la mia amicizia da chi non merita neppure un pò di considerazione. un pizzico di fortuna mi ha sempre accompagnata nella vita e credo che in questa esperienza la fortuna più grande siano, ancora e sempre, tutti gli amici che ho e tra i quali ho il piacere di annoverare anche te!mandiamo a casa questi fannulloni opportunisti,riprendiamoci la nostra terra, la nostra casa e facciamo vedere che ci sono ancora calabresi con un forte senso di appartenenza e la voglia di vivere meglio.
    Gianluca nel suo commento ha parlato anche di Bologna. ci ho vissuto come studentessa per sei anni e se potessi tornare indietro rifarei sempre la stessa scelta. i bolognesi sono persone solidali e affettuose, molto comprensive con gli studenti, specialmente con quelli che vengono da più lontano. appena mi sono trasferita lì era l’autunno del 1998 e la città conservava ancora un pò di quella genuinità di cui mi avevano parlato; ma col passare del tempo spacciatori e piccoli delinquenti hanno invaso sempre di più la zona universitaria. Via Zamboni si trasformava al tramonto in una terra di nessuno ed io che andavo a lezione mi imbattevo sempre in qualcuno che mi offriva droga. una soluzione è stata quella di posizionare in tutti i punti strategici una volante della Polizia: la strada si è subito ripopolata di studenti, in particolare di ragazze che non avevano più paura di girare per strada da sole. ma dopo l’elezione di Cofferati Bologna ha cambiato volto di nuovo: il centro è pericoloso ancor più di prima, e se prima i “punkabestia” erano ragazzi alternativi ma innocui, adesso in mezzo a loro si nascondono delinquenti armati e pronti ad aggredire alla prima occasione. sono tanti, troppi per essere controllati e contenuti. gli anziani sono, assieme alle giovani donne, il bersaglio più facile da colpire. comprendo chi dice di aver paura, l’ho avuta anche io e non solo a Bologna. è una brutta sensazione non sentirsi sicuri e protetti in casa propria. viviamo una vera e propria emergenza e anche se non sono per lo stato di polizia, un pò di presenza in più non fa male, crea un effetto deterrente e trasmette sicurezza.

  4. gianlucalbanese ha detto:

    Ospitare gli interventi di Alessia, Maria Grazia e tante altre persone animate da così sani principi è davvero un grande onore per il mio inutile blog. Sapere che qualcuno lo legge lo è ancora di più. Forse non è così inutile come sembra. Stasera sono molto stanco e ho evitato di uscire. Potrei raccontarvi della conferenza dei sindaci che ho seguito per il giornale, ma ho esaurito le pile, e poi spero di essere stato sufficientemente bravo a spiegarlo nel mio articolo su Calabria Ora. Spesso, sintetizzare tre ore di discussione in 3.000 caratteri (spazi inclusi) è davvero un’impresa. Delle mie impressioni personali sulla Conferenza parlerò più avanti, perchè gli spunti di riflessione sono tanti, ma preferisco farli lievitare proprio come il pane. Intanto, rinnovo a tutti i miei ringraziamenti per l’attenzione che state riservando al mio inutile blog, grazie al quale sto scoprendo il piacere della chiacchierata virtuale, del confronto delle idee e dell’incontro tra chi si riconosce in determinati principi. Forse, come sottolinea Il Migliore, con la sua tipica ironia, in mezzo ai 1500 contatti e passa mensili c’è anche qualcuno che guarda dal buco della serratura. Ma tant’è. Se bussasse, sarebbe il benvenuto, come tutti. Del resto, fanno piacere gli interventi appassionati e qualificati, ma anche le critiche costruttive potrebbero essere gradite. Purchè si entri nell’ordine delle idee che questo è un blog libero, dove chi scrive e chi interviene lo fa col cuore in mano, senza lacci nè lacciuoli e senza dover rendere conto ad alcuno. Credo che il mio contatto blogroll salpetti.wordpress.com abbia ragione : la rete è uno degli ultimi luoghi di democrazia autentica. Continuiamo ad esercitarla. Buonanotte 🙂

  5. Cara Alessia, ti quoto in pieno.
    E aggiungo che ti considero una ragazza molto determinata e sorretta da sani principi, per cui non mi può fare altro che piacere di essere annoverata tra i tuoi amici.
    Io ti appoggio, puoi starne certa. E creiamo un bel gruppo attivo a Siderno, ti va?
    …Notte…

  6. Alessia ha detto:

    certo che mi va!!!non ho più voglia di stare a guardare.e vedrai che come noi ci sono tante altre persone che aspettano solo di essere chiamate e coinvolte.

  7. Alessia ha detto:

    mi sa tanto, caro Gianluca,che il tuo proprio non è un inutile blog, anzi è quello che ci voleva per ricompattarci tutti.hai avuto una grande idea…

  8. alessandro ha detto:

    ciao alssia sei bona

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