La pazienza della Democrazia


La puntata di Ballarò che mentre scrivo si avvia alla conclusione, ha regalato agli spettatori un Oliviero Diliberto in forma smagliante. Determinato, ironico, pungente e con la risposta sempre pronta sia nei confronti dei modesti interlocutori (Brambilla e Maroni) che degli alleati forse mal sopportati, come il socialista Boselli che ironizzava sul fatto che il segretario del Pdci andrà all’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre sulla piazza Rossa di Mosca. «Troverai meno gente che alla manifestazione del 20 a Roma». Fulminea la risposta : «guarda che il Partito Comunista russo è al 18%, molto più dei socialisti in Italia». Il leader dello Sdi resta di stucco. Alla Brambilla, che parlava di “Casta degli ambientalisti” (che è la cazzata delle 23.05), risponde che la doverosa concertazione del Governo con i cittadini sulla costruzione di opere pubbliche non proprio ben accette dal territorio (vedi la Tav) non era altro che “La pazienza della Democrazia”, espressione geniale e semplice quasi quanto il richiamo ad abbassare sì le tasse, ma solo ai lavoratori dipendenti che sono gli unici a pagare fino in fondo, che strappa l’applauso di tutta la platea del programma di Floris. Ma soprattutto, apre i suoi interventi, dando notizia di una proposta di legge per ridurre i costi della politica presentata proprio ieri dal Pdci. Insomma, passione, dialettica e anche molti contenuti quelli dimostrati dal professore di Istituzioni di Diritto Romano alla Sapienza che è anche segretario del Pdci. Ieri l’ho bacchettato per quel propagandistico richiamo al mantenimento del simbolo di falce e martello che sembra preludere a una mancanza di volontà di fusione con Rifondazione, Verdi e Sinistra democratica. Ne sono tuttora convinto, ma il Diliberto ammirato a Ballarò resta sempre il leader per il quale domani voterei ancora. Anche se da un paio di anni non ho più in tasca la tessera del suo partito. Tra qualche giorno andrà a Mosca per festeggiare la Rivoluzione. Ci spedisca idealmente un cartolina. Poi, però, tornato in Italia torni ad impegnarsi per i contenuti e lasci perdere i simboli, agevolando il processo di unificazione di quella che ora chiamano “Cosa Rossa”. La speranze di chi ancora crede che non ci sia solo del marcio in politica, vengono riposte solo in quelli come lui. Aiò.

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One Response to La pazienza della Democrazia

  1. Max Reale ha detto:

    Quante ne abbiamo sentite in questi 16 anni dopo l’avvento della disgrazia-Berlusconi! Nella terminologia del Cavaliere i comunisti vengono decritti quasi come bestie… pero’, guarda caso, sono gli unici a parlare di salari bassi e solidarieta’ sociale. Ieri sera per noi di sinistra e’ stata una boccata d’ossigeno sentire parlare Diliberto in quel modo… finalmente qualcuno che riporta al centro del dibattito i problemi della gente comune, in questo momento delicato in cui ci stiamo rendendo conto che il nostro voto e’ andato anche a politici come Clemente Mastella……… , aaaaaaa fra poco!!!

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