Attacchiamo il Canada!

Iera sera ho visto “Canadian bacon”, un vecchio film di Michael Moore, il mio regista preferito (insieme a Paolo Virzì). A differenza dei capolavori come “Fahrenheit 9/11”, “Sicko” e “Bowling for Columbine”, “Canadian bacon” non è un documentario, ma una storia di una fantasia così simile alla realtà, da preoccupare veramente. C’è di tutto : una classe dirigente americana succube dell’industria delle armi, che dopo la fine della guerra fredda si ritrova in crisi, con le fabbriche di missili che chiudono, i loro dipendenti che si suicidano nelle cascate del Niagara e le aste per smerciare le armi rimaste stoccate nei capannoni. Per rilanciare la propria immagine nei sondaggi, il presidente si affida a un giovane collaboratore senza scrupoli, che gli dice a chiare lettere che l’unica soluzione possibile consiste nel fare una nuova guerra fredda, ora che il “pericolo rosso” non c’è più. Si cercano dei nemici. Si invita il presidente del Kazakistan alla Casa Bianca per sondare le sue intenzioni, ma durante la cena a base di schifosissimo pollo fritto prodotto dall’ex fabbricante di armi, il presidente kazako, non ne vuole sapere, preferendo pensare per il suo paese un futuro nell’hi-tech, piuttosto che nuovi focolai di tensione internazionale. E così, quel manipolo di deficienti della Casa Bianca, individua il nemico a due passi da casa : ma sì, il Canada! Paese a torto considerato amico, troppo pulito, troppo ordinato, troppo “socialista” con la sua sanità pubblica e l’università gratis, per essere amico degli Usa. Si badi bene, però, non bisogna attaccare il Canada, ma soltanto gettare panico tra l’opinione pubblica, al fine di avviare una nuova corsa agli armamenti nel quadro di una guerra fredda costruita ad arte. Inizia la fobia canadese : si bruciano le bandiere con la foglia d’acero, si distrugge la birra canadese, la gente corre ad armarsi per difendere gli “obiettivi sensibili”, mentre a Toronto e Ottawa la vita procede naturalmente, col suo ordine, la sua pulizia, i suoi servizi sociali. C’è anche chi chi crede di più e prova ad attaccare l’odiato nemico con un blitz a bordo di una barca a motore. Sono uno sceriffo ciccione e la sua compagna scorfana. Sarà proprio quest’ultima con una raffica di bazooka all’interno della torre di Toronto, a bloccare i dispositivi di attacco nucleare, si badi bene, non azionati dalle pacifiche autorità canadesi, ma dall’industriale americano di armi atomiche, che aveva venduto i suoi missili al Canada, conservandone il software di controllo. Insomma, l’ennesima opera di un regista che meglio di ogni altro ha saputo mettere a nudo l’idiozia di una classe dirigente che ha a cuore solo i propri cinici interessi economici, oltre che di un’opinione pubblica sempre in cerca di proclami a effetto per dare ai sondaggisti delle indicazioni sul loro presidente preferito in base all’emotività. Peccato che in quella che a torto, molto a torto, viene considerata la più grande democrazia al mondo, a scegliere il presidente, che detiene il potere esecutivo, non sia il popolo sovrano, ma siano i c.d. Grandi Elettori, che di certo non hanno a cuore le sorti del popolo, ma quelle delle loro tasche. E se domani qualche testa calda al Pentagono, decidesse di avviare una guerra fredda contro l’Unione Europea? Vi sembra un’ipotesi troppo fantasiosa? A me no. Dai “nemici dell’umanità” – così li definì il Che – c’è da aspettarsi di tutto!

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