Un bel libro da leggere parte III

Il diario di viaggio di una vita ancora giovane, ma con un grosso bagaglio di esperienze alle spalle. L’eterno conflitto interiore di chi è migrante per scelta, e vive tra l’amore verso la “madre” terra natia aspromontana «che dà amore ma non ha forza di dare speranza» e la “moglie” Imola, città della pianura emiliana dove risiede «che dà tanta speranza, peccando forse in amore», tra ricordi indelebili della propria infanzia e prospettive per l’avvenire dei figli. Tutto questo è “Aspre e calde montagne, dolci e fredde pianure”, di Pietro Sergi, edito da La Mandragora. L’autore, un quarantenne originario di Natile Vecchio e trapiantato in Emilia, ripercorre i passi fondamentali della propria vita attraverso i luoghi, le persone e i momenti cruciali. Lo fa con l’inevitabile nostalgia di chi sa di far parte di una generazione di mezzo, a cavallo tra tradizione e modernità, ma anche con un filo di piacevole ironia. E così, succede che un fenomeno atmosferico mutevole, che la saggezza popolare definisce “’u tempu i susu”, venga descritto come «una sorta di Clemente Mastella meteorologico». Protagonista è la montagna locridea degli anni ’70 e ’80, in cui l’infanzia felice e spensierata a contatto con la natura, lascerà spazio allo stupore e alle emozioni dell’adolescenza, come l’immagine della prima donna che guida un’automobile a Natile, o lo sguardo del fratello maggiore prima della partenza per un’avventura da migrante a sedici anni. Il racconto è arricchito dalle riflessioni dell’autore, e con dei disegni che fissano i momenti salienti. Uno di questi, racchiude un grande valore simbolico. Raffigura un terreno agricolo emiliano, perfettamente arato e ordinato, osservato dal finestrino di uno di quei treni per gli emigranti, gli stessi da quarant’anni a questa parte. Così come Salvatores dedicò nei titoli di coda “Mediterraneo” a «tutti quelli che stanno scappando», l’opera di Sergi può essere dedicata a tutti i migranti che hanno a cuore l’ineludibile bagaglio di cultura e tradizioni della propria terra natia.P.S.: grazie Pietro per le belle parole che hai speso ieri. Buon ritorno

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3 Responses to Un bel libro da leggere parte III

  1. Pietro ha detto:

    Ciao, sono appena rientrato a Imola. Grazie a te per questo supplemento…

  2. Virginia Danna ha detto:

    Ciao Gianluca!
    Complimenti sia per il blog, che leggo già da un bel po’ di tempo, sia per aver colto l’essenza di ‘Aspre e calde montagne, dolci e fredde pianure’, libro che io conosco bene essendo una delle ‘colpevoli’ delle illustrazioni del testo.
    Peccato che a volte le giovani voci della letteratura non trovino spazio, né nell’editoria né sulla stampa e non possano quindi farsi conoscere come sarebbe giusto e come meriterebbero.
    Ancora più encomiabile, quindi, che tu abbia permesso a questo libro di essere sia sul tuo blog che su un giornale.
    A rileggerci presto.
    Virginia

  3. Virginia Danna ha detto:

    Ops! Grazie per avermi aggiunta tra i siti amici, mi permetto di ricambiare!

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