Una frattura socialmente utile

Stasera ho fatto una capatina alla sala delle adunanze del palazzo municipale per lasciare un foglio ad Antonella che era lì per seguire i lavori del civico consesso. Appena entrato, ho visto e sentito il vicesindaco, il presidente del consiglio comunale e il segretario comunale commentare divertiti il mio braccio ingessato. Ho scoperto, quindi, la funzione socialmente utile del mio infortunio: regala buonumore ad amministratori e alti burocrati. Se l’avessi saputo prima, mi sarei fatto male più spesso. 🙂

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7 Responses to Una frattura socialmente utile

  1. Paolo ha detto:

    Dai non ci credo, ti sarai sicuramente sbagliato!!
    Probabilmente discutevano, divertiti, di altre cose!!!
    Stai sempre a pensare a male!!!

  2. gianlucalbanese ha detto:

    Caro Paolo, ho visto e sentito benissimo, invece. Ma, ripeto, sono lieto di aver regalato loro un pò di buonumore 🙂

  3. Pietro ha detto:

    Non ti curar di loro, ma guarda e passa…

  4. antonia ha detto:

    Pietro mi ha anticipato!Era proprio quello che volevo scrivere io!Comunque, colgo l’occasione di questo post per scusarmi con Giorgio (quello vero)con cui stavo discutendo alla fine del consiglio ma che poi non ho neanche salutato quando è andato via in quanto incalzata da un altro interlocutore che mi ha distratta. Non era nelle mie intenzioni essere cafona, scusa!:)

  5. Max Reale ha detto:

    Non hai voluto essere dei nooscchhri?
    Ed ora prenditi questi sfotto’!

  6. Alessia ha detto:

    alla prossima luna piena ti consiglio di affidarti ai vecchi e sicuri metodi tradizionali: fatti sciumicare!!!

  7. Pietro ha detto:

    Come, Alessia, Gianluca gira per Siderno senza “u foramalocchiu mmucciatu nto pettu”? E ci credo che gli fanno il malocchio, poi…e casca dalla bicicletta…(sembra Prodi…)
    Mi ricordo che a Natile erano poche a saperli fare artigianalmente, i foramlocchi…quasi tutti a forma di cuore, quasi sempre blu da un lato e rossi dall’altro…non ricordo le formule contro il malocchio che la vecchina, “a gnura Culumba”, recitava mentre inseriva l’occorrente prima di cucirli a forma di cuore.
    Erano davvero belli, forse (anche senza forse…) molto più belli che efficaci…
    Il più grande, in quei casi tutto rosso, lo si vedeva attaccato alle corna della mucca o della capra migliore, perché in paese girava gente che “ndavia l’occhi peju i na scupetta”…
    Mi vien da ridere a ripensarci…

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