E’ già storia

Qualche giorno fa ho avuto la brillante idea di prendere delle vecchie videocassette e farmele passare su DVD, supporto che dà molte più garanzie dal punto di vista della durata e occupa anche meno spazio. Ho rivisto le riprese dell’estate del 1988, vent’anni fa. Era l’anno che per molti di noi avrebbe significato il compimento della maggiore età, e infatti tra le riprese c’erano anche un paio di compleanni. Ma soprattutto, la videocamera Hitachi che Fortunato ebbe in dono per i suoi 18 anni, caratterizzò un’estate. Le immagini ritraggono una Siderno molto diversa da quella attuale : spiagge senza stabilimenti balneari, e un corso nettamente diverso dall’attuale. Andavamo in giro a fare riprese, lui con la telecamera e io col microfono, col malcelato intento di prendere (bonariamente) per il culo i nostri occasionali interlocutori. Le immagini della festa di Portosalvo del 1988, vanno dalle prove pomeridiane del gruppo-meteora dei Future (che fine avranno fatto?) fino al passeggio serale, e la sensazione che all’epoca fosse tutto un pò meno caotico. Mi sono sorpreso a non avere nostalgia di quel tempo, nè di come fossi io allora. Però fu una delle estati più belle e spensierate. Il secondo filmato, invece, si riferiva alla pasquetta del 1994. Gita a Gerace con gli scooter. Senza casco, senza cellulare (allora erano una rarità) e via. Sembrava tutto più semplice e spontaneo. I tormentoni televisivi riecheggiavano nelle battute e nelle imitazioni che facevamo. Era divertente. Un pò meno bello, vedere che gli amici di quella gita ora sono stati “declassati” a semplici conoscenti. Ci si saluta distrattamente. Altre vie, altre strade. Altre comitive. E’ la legge della vita. Oggi i filmati li facciamo coi videofonini e dopo pochi minuti li mettiamo su internet per farli vedere al mondo intero. Una volta per duplicare una videocassetta era un casino. Prendiamoci il bello della tecnologia e della modernità, e cerchiamo di farci promotori, nel quinquennio che ci sta traghettando verso i 40, del nostro modo di intendere la vita. Noi generazione di mezzo tra quelli che furono impegnati e divennero presto venduti e il vuoto del “tutto e subito” di quelli nati dagli anni ’80 in poi. Oggi, riguardando quelle immagini, non provo nostalgia, le guardo con serenità. Spero che il ventenne di adesso possa dire altrettanto nel 2028 e che non vivrà nell’eterno rimpianto di aver avuto “solo” il 99% di quel “tutto e subito” che società, famiglia e, ahimè, mercato e pubblicità gli avevano sempre promesso.

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3 Responses to E’ già storia

  1. antonio baldari ha detto:

    Caro amico mio,
    comprendo le Tue considerazioni rispetto a quell’anno, 1988, proprio l’anno in cui compivo 18 anni, ed al 1994, l’anno in cui prestai il servizio militare in quel di Cassino. Anche Stilo è cambiata moltissimo e, francamente, non mi identifico con quanti, giovani d’oggi, rappresentano “il futuro”, con quella definizione abusata che si sente dire oggi. Sono d’accordo sulle tecnologie di oggi, che è giusto tenere ed agevolare per fini benefici, senza alcun dubbio, ma che nel mondo odierno, proprio in rapporto alle giovani generazioni, costituiscono l’essenza del nulla, di ciò che inaridisce la mente, anziché esaltarne le qualità intellettive, di gran lunga superiori a quelle che evidenziano quotidianamente.

  2. Pietro ha detto:

    Io soffro molto di attacchi di nostalgia acuta, per tutto iò che è stato e che non tornerà, nè per me e neppure per tanti altri. per Gianluca il 1988 l’anno da ricordare, per me è 1963, anno in cui fui io a compiere 18 anni, ma anche per tante altre cose, non tutte positiva, anzi! Non ho filmati, solo una foto a colori dove avevo un bel faccione e dei lunghi capelli, che a quest’ora saranno in vacanza chissà dove, insieme a quelli di Gianluca e di tanti altri miei (e suoi) coetanei. Sento nostalgia per come eravamo, anche senza tecnologia. Per me è come se il tempo scorresse molto più lentamente, come se avesse lui stesso un’immagine più famigliare, umana, che ti faceva da compagno di strada piuttosto che da concorrente spietato e inesorabilmente vincitore. Erano quelle sue cadenze meno spigolose che trapassavano le immagini, i luoghi e i gesti di ognuno di noi che lo rendevano meno cinico. Per me è come se anche il tempo viaggi molto più velocemente per le strade e le autostrade intorno alla città, piuttosto che tra i viottoli sperduti del mio Aspromonte e delle giornate passate a sognare quelle città in cui, adesso, si sono trasformati in nostalgia. E il sogno non si dev’essere avverato se si è tramutato in nostalgia…forse era un sogno destinato a dissolversi. sta di fatto che adesso inseguo ritmi lenti, ma che non riesco più a raggiungere…vivo nell’era della velocità totale, della velocità globalizzata, oserei chiamarla, ma quella velocità che non mi consente di raggiungere quei ritmi compassati…o forse li ho sorpassati senza nemmeno essermene accorto, quei ritmi. Forse sono dietro di me, mentre io continuo ad inseguirli. Forse la nostalgia non è abituata a viaggiare a questi ritmi, così ne viene travolta. Sembra quasi ci si debba vergognare della nostalgia…invece è anch’essa una compagna di viaggio…
    Chissà se alla nostalgia capita di sognare, ogni tanto? Di sicuro i sogni non la conoscono, la nostalgia. Lei guarda indietro, i sogni guardano avanti. Come vive, dunque, un nostalgico sognatore?

  3. Pietro ha detto:

    Eeeem..l’anno da ricordare è il 1983, perché nel 1963, come ho erroneamente scritto, non ero ancora nato…anche se me lo ricordo bene lo stesso…

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