Negli occhi di un cane

Sono dieci anni che ho un cane in casa. Voglio “celebrarli” pubblicando questo bellissimo e anonimo scritto, che ho trovato nel web (www.strill.it). Parla di altri cani, meno fortunati del mio. Speriamo che serva a far riflettere.”Red, Macchia, Minietto, Arturo. Intelligenti, vivaci, il più grande ha poco più di un anno, al massimo. Di taglia media; solo Minietto, ricciuto e nero, con i “calzini” bianchi, è piccolo, una miniatura appunto. Qualcuno li ha abbandonati. Oggetti. Presi per un qualsiasi motivo e per un qualsiasi motivo buttati via. Si sono trovati tutti insieme attorno alla prima ciotola pietosa. Una carezza nel freddo e nel buio delle notti vaganti. Si sono trovati e hanno pensato che la vita è dormire vicino per non sentire freddo, curiosare tra muri e giardini aspettando che sia ora di pranzo, e andare al mare tutti insieme, spinti dal primo sole bugiardo di marzo. E hanno pensato che il mondo è un bel posto, se non fosse che, a volte, diventa inevitabile “non capirsi” con gli umani, cozzare contro l’inestirpabile paura del diverso, o semplicemente sbattere forte contro l’intolleranza del mondo. Perché sporcano, perché ringhiano, perché inseguono i bambini in bici. Però ringhiano solo ad alcuni, inseguono solo alcuni. Perché fanno branco, sì, è possibile, o piuttosto perché li vediamo branco, li rendiamo branco. La paura, forse, di più l’ignoranza e una catena di gesti sbagliati. Scacciarli, imporsi, affermare la nostra “superiorità”. E, allora, lo spavento ti coglie di soppiatto, ti spinge a reagire, abbaiare, inseguire o scappare. E, allora, c’è una gabbia al canile. E gli occhi liquidi e intensi si sollevano da terra un attimo, solo per guardarti, per chiederti perché. Sarebbe bastata una mano vicino al musetto, un “vengo in pace”. Sarebbe bastato riconoscerne il diritto di essere vivente, senziente. Non è andata così. Ed è una sconfitta. Abbiamo perso, tutti quanti e su tutti i fronti. Abbiamo perso perché non siamo stati ancora capaci di produrre una società più giusta, perché non abbiamo imparato né insegnato il rispetto, perché non abbiamo compreso che siamo solo una parte del Creato. Accade in un paesino della Locride, ma potrebbe essere un qualunque posto della Calabria, d’Italia, forse. Accade in un luogo qualsiasi, ma nel 2008. Accade dove normative nazionali e comunitarie non “arrivano”. Accade dove la strada verso la civiltà è stata smarrita, dove i bambini sono merce di scambio, dove ci si scuote solo per una “caccia alle streghe”. Oggetti, indifesi. Nel 2008. Perchè la crescita civile di una nazione, sosteneva Gandhi, si misura anche dal rispetto che essa ha verso gli animali”.

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3 Responses to Negli occhi di un cane

  1. Max Reale ha detto:

    Durante la campagna elettorale del 2006, il candidato Mimmo Panetta nei suoi comizi diceva con insistenza che in caso di vittoria avrebbe messo al primo posto del suo programma la salute dei cittadini, ed in particolare avrebbe lottato per farci avere il mare pulito.
    Risultato? Molti lo schernivano dicendo: “vagli videndu u mari… l’importanti e’ l’edilizia!”
    Cosa c’entra coi cani…?
    C’entra, perche’ se un popolo non ha rispetto neanche di se stesso, facendo il bagno a mare tra gli escrementi e tra i rifiuti, puo’ avere rispetto degli animali? Ma quasi tutta l’Italia e’ cosi’…

  2. giuseppe ha detto:

    Quattro cani per strada….

  3. Elga ha detto:

    Ciao, sono Elga, ho letto questo scritto e porto testimonianza della bassezza umana su questo argomento. Due giorni fa ho trovato un cane di piccola taglia in mezzo alla strada, con la zampa fratturata a seguito di un incidente. Qualcuno mi ha detto che era lì da almeno 4 ore e le macchine lo hanno scansato mentre era agonizzante. L’ho preso e curato, ma non posso tenerlo e non sono riuscita a trovare chi si prenda cura di lui. Credo inoltre, che a seguito dell’urto sia diventato cieco. Il cane è molto dolce e bello, vi prego aiutatemi a trovargli un padrone degno di lui, non posso pensare che tutti siano come quei vigliacchi che gli sono passati a fianco senza soccorrerlo.

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