Io preferisco l’aspartame

Mio cognato mi ha mandato la foto di una bustina di zucchero che gira nei bar del Piemonte, e in tutto il nord in generale.

Io il caffè lo prendo amaro,ma se proprio devo…meglio l’aspartame. Non trovate?

Ah, a proposito del concetto di modernità tanto caro a certi neoliberisti. L’avete sentita la sparata del signor Fenech…pardon, Montezemolo, che ha subito alzato la cresta dopo la vittoria della coalizione amica, arrogandosi la rappresentatività dei lavoratori e chiedendo a gran voce un “sindacato più moderno”, che tradotto in soldoni, significa “sindacato giallo”? In questo momento in cui la Sinistra non è in Parlamento , ritengo prioritario rinforzare i sindacati, le associazioni, i corpi intermedi in genere e tutta la Sinistra sommersa che nel Paese c’è ma magari non è andata neanche a votare. Altro che sindacato “moderno”!

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10 Responses to Io preferisco l’aspartame

  1. domenico ha detto:

    dal DOSSIER CARITAS/MIGRANTES anno 2007

    Caratteristiche del caso italiano

    Il Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, sulla base dei numeri raccolti, pur senza sottacere i problemi da affrontare, indica dieci buone ragioni per inquadrare il fenomeno innanzi tutto come una ricchezza.

    1. Una forte presenza di immigrati è richiesta dal deficit demografico: senza gli immigrati la popolazione italiana già da una decina d’anni sarebbe in diminuzione. Ogni 10 nuovi nati, 1 è figlio di entrambi i genitori stranieri e questa incidenza cresce di anno in anno.

    2. Il sistema produttivo ha bisogno di una continua immissione di giovani lavoratori, dei quali si lamenta la penuria. Secondo l’Istat nel 2006 l’aumento dell’occupazione è dovuto per i due quinti ai lavoratori immigrati e secondo l’Inail Ogni 5 nuovi assunti 1 è nato all’estero.

    3. In questo dinamismo non è coinvolto solo il Settentrione ma, seppure in misura
    differenziata, tutte le regioni. 2.200.000 immigrati si sono insediati nel Nord, quasi 1 milione nel Centro e più di mezzo milione nel Sud; anche piccole regioni come la Valle d’Aosta o il Molise contano ormai migliaia di immigrati.

    4. Prevale l’inserimento a carattere stabile, perché gli immigrati, in più di 9 casi su 10, vengono per lavoro o ricongiungimento familiare, e, salvo gli stagionali, sono pochi i casi di rimpatrio registrati dall’Istat: appena 15.000 nel 2006.

    5. La stabilità è indicata anche dal fatto che non si tratta più di persone sole ma di famiglie. I minori figli di immigrati sono attualmente 666.000, tra meno di dieci anni saranno più del doppio e nelle scuole superano il mezzo milione di iscritti.

    6. Considerarli “stranieri” è solo parzialmente vero, perché un quarto della popolazione immigrata è costituita da cittadini comunitari, tra i quali prevalgono i romeni e i polacchi.

    7. Sono 400.000 le persone nate in Italia, che non sono immigrati, non essendo arrivate da altri territori, e, nonostante la rigidità della vigente normativa sulla cittadinanza, non si considerano stranieri perché sentono l’Italia come il loro paese.

    8. L’economia italiana ha sempre più bisogno di loro, per il lavoro che svolgono e la
    ricchezza che producono, come lavoratori dipendenti e, in un sesto dei casi, come imprenditori. Gli occupati sono circa un milione e mezzo e il tasso di disoccupazione è ridotto. Diversi settori, come l’agricoltura, la collaborazione domestica, le costruzioni e i servizi di pulizia, entrerebbero in crisi senza il loro apporto.

    9. L’internazionalizzazione e la multiculturalità non sono il male del sistema Italia ma,
    piuttosto, il rimedio. A reggere meglio la concorrenza sono paesi come Gran Bretagna, Germania e Francia, sbocco per lavoratori immigrati e per studenti stranieri e ricercatori: ogni attirano tra i 250.000 e i 300.000 universitari stranieri, 5-6 volte di più rispetto all’Italia.

    10. In Italia, paese di confine, gli irregolari intercettati nel 2006 sono stati 124.000, dei quali poco più di un terzo è stato rimpatriato. Come ha evidenziato il dibattito sui centri di permanenza di temporanea, la repressione da sola non basta e il contenimento diventa più efficace se accompagnato da misure incentivanti, come i rimpatri assistiti nei confronti dei singoli e le misure di sostegno a a beneficio delle aree di provenienza.

    Il futuro

  2. giuseppe ha detto:

    Interessante il dossier di Domenico. Tante volte parliamo per bocca della disinformazione e strumentalizziamo il problema immigrazione come pretesto per sottacere le nostre magagne…

  3. Anna Villani ha detto:

    la bustina di zucchero è decisamente inoffensiva, rispetto agli slogan che ho letto nei giorni di campagna elettorale quando sonos alita a Milano. Non votare romano vota padano e cose simili…è triste che in Italia si voti per protesta o per sfregio. Una mentalità di cui la Lega si nutre sul piano elettorale facendo il pienone.

  4. Max Reale ha detto:

    la lega nord per me e’ la deriva della politica, perche’ cavalca i problemi della gente facendone i propri cavalli di battaglia.
    Agisce d’astuzia, individuando i punti dolorosi che la politica non riesce o non vuole risolvere, sfruttando la sua capacita’ di essere presente fisicamente la’ dove monta il malcontento.
    Pero’ quando i cittadini si sentono completamente abbandonati dallo stato, si fa trovare vicino alla gente ed e’ questo che porta gli elettori a sbagliare strada votandola; e la colpa e’ di chi ha governato negli ultimi 15 anni perche’ hanno lasciato che alcuni problemi importanti, creatisi con l’avvento della globalizzazione, si incancrenissero ed hanno portato la gente a pensare che gli unici a poterli aiutare, nei problemi di tutti i giorni, sono i leghisti.
    Berlusconi si e’ sempre curato i suoi interessi e Prodi ha tentato di risanare l’Italia troppo in fretta, soffocando l’economia.

  5. Anna Villani ha detto:

    Più che attaccare la Lega occorre esaminare perchè si vota Lega. Perchè la gente sceglie di votare a furor di popolo in una determinata zona del nord, un ritenuto “leader” che invoca anche di abbracciare le armi. Metafora o provocazione, vero o falso, però lo dice. Il “celodurismo” fa ancora scuola. Si è talmente stufi della solita politica da preferirgli non politici, ma anche reazionari. Purchè si cambi, vogliono dire quei voti, ma chi si accorge che è proprio della politica che la gente è stufa? I problemi sono tanti e vogliono che in parlamento siedano persone che abbiano il pugno chiuso, siano inflessibili. Ed a loro modo identificano questo con la Lega. Non si votava con la preferenza però sapevano che il proprio voto andava ad una sigla che davanti ad ogni cosa dice: o sì o no, o tutto o niente.

  6. Alessia ha detto:

    ritengo anche io, come Anna, che sia utile e anche necessario esaminare il perchè di un tale risultato della Lega al Nord, dove è aumentata anche di 11 punti percentuale in città dell’Emila Romagna che sono da sempre baluardi della sinistra.
    quello che mi sorprende ancor di più è scoprire che, dando un nome e un cognome ai voti, soprattutto al nord, si scopre che dietro ci sono motivazioni contingenti che nulla hanno a che vedere con ideologie o credi politici.
    se penso al voto degli operai per la Lega, dico che non hanno votato da operai ma da padri di famiglia col pensiero allo stipendio e alla sicurezza, col sogno di comprare la casa e mandare i figli a scuola, magari anche di farsi una vacanza ogni tanto.
    quello che dobbiamo comprendere è che la quasi totalità dei voti del nord, come giustamente ha evidenziato Pietro, hanno delle precise richieste: sicurezza nella strade e nelle case, oltre che sul posto di lavoro (anche se non credo che questo la Lega possa garantirlo), cancellazione dell’ICI, detassazione degli straordinari, federalismo fiscale. è la soluzione alla crisi economica che stiamo attraversando vista dalla parte di chi produce ricchezza, di chi lavora e cresce, di quella parte d’Italia che paga lo scotto di vivere in una realtà nazionale a due facce: una ricca e sviluppata e l’altra ancora povera e non autosufficiente.
    E allora si può giustificare così quella sorta di “corsa all’accaparramento” messa in piedi da certi movimenti autonomisti di chiara natura isolana e isolata. “Puntiamo a una manovra a tenaglia che mira a rafforzare le rinvendicazioni autonomistiche” ebbero a dire in una conferenza congiunta i secessionisti di nord e sud alla guida di una nuova marcia su Roma, coi fucili imbracciati.
    quello che forse non tutti comprendo è che provvedimenti tagliati su misura per singole realtà locali, che seguono gli interessi e il vantaggio locale piuttosto che generale, favoriti se non addirittura fomentati da piccoli movimenti di opinione trasformatisi in partiti, rischiano di far aumentare l’intolleranza e le disuguaglianze sociali, di promuovere il modello economico e produttivo di una parte del Paese a scapito del più importante principio dell’unità della nazione e dei cittadini italiani. L’Italia non ha bisogno di dividersi ancora, non ha bisogno che alle differenze già esistenti si sommino quelle culturali e territoriali.
    sarebbe un errore enorme alimentare rotture e diversità tra cittadini dello stesso paese: siamo italiani ed europei, non viviamo solo nel nostro ristretto angolo di mondo.

  7. Angelo ha detto:

    Io lego, tu leghi, egli lega, noi leghiamo, voi legate, Mpa cag..o., anche i leghisti del sud non contano proprio niente.
    E pensare che qualcuno ci crede, sarà così o solo per convenienza?

    Ad maiora a tutti

  8. domenico ha detto:

    LA RICOSTRUZIONE A SINISTRA SI FA CON L’OPPOSIZIONE SOCIALE.
    LE IDEE E LE PROPOSTE DI SINISTRA CRITICA

    Si è riunito domenica 20 aprile il Coordinamento Nazionale di Sinistra Critica per discutere delle elezioni. Questa la sintesi della discussione.

    Le elezioni del 13 e 14 aprile segnano la chiusura di un ciclo della sinistra e un’uscita a destra dalla lunga transizione italiana. Le destre capitanate da Berlusconi vincono con i numeri e nella società consolidando un blocco sociale e una presa “culturale” sul paese – regressiva, individualista e intollerante – che costituisce a suo modo una risposta alla crisi economica e ai meccanismi della globalizzazione. Lo stesso voto alla Lega, la vera vincitrice delle elezioni, rappresenta una risposta “radicale e di massa” alla crisi, alle scelte compatibiliste del Pd e una soluzione localistica e tendenzialmente xenofoba che innesta una nuova guerra tra poveri.
    Il Pd, al pari della sinistra, esce sconfitto dal voto e si consegna a uno “splendido isolamento”. Veltroni ottiene lo svuotamento della sinistra ma non sfonda al centro e la sua è una vittoria di Pirro. Non solo, ma i suoi rapporti consolidati con la borghesia italiana vengono messi in difficoltà dall’opposizione e il fronte sindacale che l’ha sostenuto va in crisi mentre, sul piano politico, ha pochi margini di azione sia alla propria destra – l’Udc perde voti in assoluto e resta ancorato all’orbita berlusconiana – che alla propria sinistra per via dello svuotamento della Sinistra Arcobaleno. La segreteria Veltroni per ora resta salda ma inizia a scricchiolare.
    A sinistra c’è la catastrofe. A essere battuto non è solo Bertinotti ma l’intero gruppo dirigente della Sinistra. Un ciclo si chiude, la rifondazione comunista è esaurita. A venire sconfessato è il nucleo storico del togliattismo italiano che viene liquidato dalle urne, l’idea di una compatibilità e di una prospettiva di governo in alleanza con settori della borghesia italiana. Il 13 e 14 aprile è la Bolognina di Occhetto che consuma il suo corso. In oltre quindici anni, la sinistra ha vissuto di una rendita elettorale senza coltivare nessun radicamento sociale. Ora, quella rendita viene meno e un’intera burocrazia viene mandata a casa lasciando sul terreno solo macerie.
    La ricostruzione diventa l’imperativo dell’oggi. Ma nessuno dei gruppi dirigenti responsabili della catastrofe può permettersi di dare indicazioni. E nessuna delle prospettive oggi delineate sul campo appare credibile o degna di attenzione. Né la soluzione identitaria dei “comunisti uniti” di Diliberto, né il supposto rinnovamento che in Rifondazione vede all’azione l’ex ministro del governo Prodi, Ferrero. Le proposte in campo, al di là di variazioni sul tema, infatti, non si discostano sulla strategia – prima o poi, il governo con il Pd; un solido attaccamento alle giunte locali – ma solo per quale settore di apparato deve mettere le mani sugli immobili e sulla cassa.
    Nonostante questi giudizi, comunque, il tema della ricostruzione è posto e Sinistra Critica se lo pone con attenzione, sia pure senza illusioni.
    Sinistra Critica esce viva da questa prova, circa 200mila voti la rendono un soggetto attivo sulla scena politica, un soggetto che intende costruire una prospettiva e un’organizzazione stabile a cui invitare tanti e tante che oggi non intendono rassegnarsi o passivizzarsi. Nei prossimi giorni renderemo pubblico un nostro documento di “10 idee per costruire una nuova sinistra” ma nell’immediato lanciamo una serie di iniziative che ci vedranno protagonisti:
    – una campagna di tesseramento e sottoscrizione per l’acquisto di una sede nazionale;
    – una campagna nazionale sul salario per una legge di iniziativa popolare sul salario minimo legale a 1300 euro e per il salario sociale;
    – l’incontro europeo a Parigi del 1 e 2 giugno per la Sinistra Anticapitalistica Europea;
    – l’organizzazione della Prima Festa nazionale di Sinistra Critica a cavallo di giugno e luglio come grande appuntamento collettivo di discussione sul tema della ricostruzione della sinistra.
    La ricostruzione della sinistra, di una sinistra di classe e anticapitalista, non può che passare per delle pratiche sociali, la centralità del conflitto sociale e l’organizzazione della resistenza sociale. Il problema principale oggi non è quale contenitore ricostruire o quale astratta unità mettere in piedi ma quale opposizione organizzare al governo Berlusconi. Centrale, dunque, è la costruzione di “Forum unitari delle lotte e dei movimenti” che valorizzino le alleanze costruite finora, le allarghino e le potenzino. A partire da quelle già esistenti. Ci impegniamo, dunque, e invitiamo a costruire:
    – il 25 aprile ovunque sia possibile, come prima risposta alla xenofobia veicolata dalla Lega e dalle destre;
    – la MayDay del 1 maggio a Milano, quest’anno caratterizzata significativamente sul tema migranti, tema dirimente della prossima fase e su cui costruire un appuntamento specifico di riflessione. L’unità di lavoratori e lavoratrici italiani e migranti è oggi un punto centrale;
    – la manifestazione contro la Mafia a Cinisi il 9 maggio in occasione del trentennale della morte di Peppino Impastato;
    – la manifestazione per la Palestina e contro il governo israeliano a Torino il 10 maggio;
    – l’assemblea nazionale del Patto di Mutuo Soccorso a Riace il 24 e 25 maggio;
    – i vari Pride che si svolgeranno nel mese di luglio.

    [leggi anche: SINISTRA CRITICA VINCE LA SCOMMESSA. ORA RICOSTRUIAMO DALL’OPPOSIZIONE SOCIALE]

  9. Angelo ha detto:

    Caro Sinistra Critica sei fuori dalla storia. Finiamola di parlare con slogan, cerchiamo di vedere la realtà di oggi che certamente non puoi rappresentare con le cose dette.
    Vai da un lavoratore a parlargli di gay-pride, occupazione delle case sfitte, spazio ai centri sociali o meglio di sicurezza (legale).
    Anzi sai che ti dico rispolvero l’eskimo, la barba lunga e torno a manifestare, l’importante è manifestare, come diceva qualcuno a te vicino, io mi commuovo a vedere una manifestazione.
    Mi sa tanto che tu sei come i Tafazzi

  10. domenico ha detto:

    infatti è da li che bisogna ripartire ….. dale piazze …. dove si incontra la gente di sinistra (dove spesso ci siamo incontrati anche io e te Angelo) e non dai bunker dove si incontra chi con la sinistra non ha più niente a che fare.

    besos
    d.

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