Socialisti di inizio ‘900

Sul sito http://www.gianlucacongiusta.org c’è una bella ricostruzione storica di Ucceo Goretti sui socialisti di inizio ‘900 a Siderno e nella Locride in genere. Davvero molto interessante. Mi ha colpito un episodio: nel 1920, sei militanti socialisti furono arrestati perchè sorpresi a cantare Bandiera Rossa durante i festeggiamenti in onore di San Francesco. Provo a immaginare una scena del genere oggi. Non necessariamente con Bandiera Rossa, ma provate a cantare, magari il 25 aprile, magari in piazza l’intramontabile “Bella Ciao”. Quantomeno vi guarderanno strano. Nelle celebrazioni paesane, tutto è così vagamente americano, sulla falsa riga del Columbus day. La banda suona la solita playlist coi brani selezionati dal solito deejay, i presenti fanno la claque anche quando si elogiano le guerre «fatte per esportare la democrazia» e il messaggio che si vuol far passare al cittadino è quello di trovarsi in uno scenario da fiaba, quasi come quella valle della pubblicità dell’acqua minerale che mantiene giovani. Vuoi vedere che non è cambiato poi molto, rispetto ai tempi degli episodi citati da Goretti? Anzi, vuoi vedere che qualcosa è cambiato, ma in peggio? 😦

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One Response to Socialisti di inizio ‘900

  1. Enzo ha detto:

    GAZZETTA DEL SUD del 11 dicembre 1969, pag. 3
    Enzo Verzera: “La Calabria del fascismo alla guerra” – puntata n. 29

    L’ 8 agosto 1925 a Gerace marina le feste patronali forniscono, come al solito, l’incentivo ad un ennesimo scontro tra fascisti e comunisti, scontro che questa volta si risolve in piazza con qualche contuso e pochi arresti, ma si tira dietro uno strascico di natura cavalleresca che appassiona, per diverse settimane, la popolazione del circondario di Siderno, data la notorietà dei protagonisti della vertenza: il rag. Giovanni Speziale, commissario al fascio di Gerace e l’avv. Pietro De Agostino, noto antifascista della zona.
    Il duello ha origine dal fatto che il rag. Speziale (esponente della vecchia guardia e seguace dei metodi di Farinacci) schiaffeggia in pubblico l’avv. De Agostino, il quale, il giorno dopo fa pubblicare la notizia che, nonostante l’offesa ricevuta, non intende battersi con lo Speziale perché non lo ritiene degno di scendere con lui sul campo.
    La notizia ovviamente provoca un finimondo e la reazione rabbiosa dello Speziale (come si ricorderà aveva partecipato al tentativo di incendio della villa dell’on. Albanese e si era unito agli squadristi della «Banda dello sgombro» anche se quest’ultimo particolare non ha trovato piena conferma nei fatti).
    L’episodio è riportato in due versioni diverse dal settimanale «Fede fascista » (che si pubblicava a Siderno e sostenitore dello Speziale) e dal quotidiano l’«Avanti» (a favore di De Agostino).
    «La sera della festa della Immacolata riferisce «Fede fascista» in Gerace Marina la banda suonava l’inno «Giovinezza». L’avv. Pietro De Agostino profferiva: «Evviva la libertà». Il rag. Giovanni Speziale, commissario al fascio di Gerace, ritenendo la esclamazione una provocante offesa al fascismo dava uno schiaffo al De Agostino.
    Poco tempo dopo appare una nota di cronaca sul giornale «Avanti!» in cui si dice che l’avv. De Agostino non aveva sfidato il rag. Speziale perché lo riteneva indegno, conclude il giornale.
    Appena lo Speziale ne ebbe sentore inviò al De Agostino i suoi rappresentanti perché gli chiedessero chiarimenti o riparazioni. Avendo il De Agostino accettata la paternità dello scritto non suo, insorse la vertenza».
    Da taluni si vuole che lo Speziale avesse schiaffeggiato il De Agostino per avere quest’ultimo gridato «Viva la libertà», mentre la banda suonava l’inno: «Giovinezza primavera di bellezza nel fascismo è la salvezza della nostra libertà». Ovviamente il particolare va accertato con il solito beneficio d’inventario.

    Questa è la versione dell’«Avanti!»
    «In occasione della festa patronale svoltasi alcuni giorni or sono si ebbero a deplorare alcuni incidenti dovuti alla provocazione ed all’intolleranza fascista.
    Sabato sera dopo una inutile richiesta da parte dei fascisti locali dell’inno «Giovinezza» alla banda «Calabria», il commissario di pubblica sicurezza si recava dal maestro Eletto, direttore del concerto municipale di Salerno, qui per l’occorrenza, imponendo alla banda l’esecuzione dell’inno in parola.
    La banda di Salerno ha suonato l’inno del Piave applauditissimo e poi «Giovinezza» e la marcia reale fra pochi applausi. Questo fatto ha urtato i fascisti i quali prima che finisse la marcia reale si lanciarono sulla folla che assiepava la piazza gridando: «giù i cappelli»
    Nacquero vari tafferugli. L’avvocato Pietro De Agostino, militante socialista, si ebbe un pugno sulla paglietta da un certo Macrì, il quale fu colpito al viso dal De Agostino che prontamente ha reagito.
    Intanto si faceva nuovamente suonare la marcia reale e da un gruppo di giovani partivano grida inneggianti alla libertà. Il De Agostino che faceva parte del gruppo venne affrontato dal rag. Speziale di Siderno, delegato circondariale fascista e colpito al viso; ma mentre il De Agostino alzava il bastone per reagire venne afferrato alle spalle dai carabinieri che lo trassero in arresto. Contemporaneamente, e per gli stessi tafferugli avvenuti in altri punti della piazza, venivano tratti in arresto Salvatore Panetta e Armando Cuscinà, anch’essi socialisti.
    Più tardi i carabinieri traevano in arresto il fascista Caroleo Francesco, non sappiamo per quale motivo; ma il Caroleo, appena arrestato, incominciò a usare violenza ai carabinieri con pugni e schiaffi fino a quando intervenuti i suoi compagni lo facevano liberare.
    La nuova esecuzione di «Giovinezza» e Marcia reale diede motivo ai fascisti di assalire il giovane operaio Tedesco col quale nei giorni scorsi avevano avuto un pugilato, e alzati i bastoni cercarono di colpirlo. Intervennero i carabinieri per proteggerlo, ma la cosa non andò a genio ai fascisti i quali sfogarono sopra la «Benemerita» il loro livore, tanto ch’essa fu costretta a fare uso delle proprie daghe per difendersi. Naturalmente il Tedesco, quale socialista, venne arrestato.
    La folla disgustata di tanta violenza aveva abbandonato la piazza e allora il rag. Speziale arringò i pochi fascisti.
    Domenica sera si sarebbe dovuta ripetere la sopraffazione ma il contegno fermo e deciso di tutto il popolo ha fatto cambiare opinione ai fascisti, i quali soltanto dopo finita la festa, sotto buona scorta
    dei Carabinieri, percorsero il corso al canto dei propri inni.
    La popolazione rimase molto disgustata dagli incidenti. Il De Agostino voleva adire le vie cavalleresche contro lo Speziale, ma non l’ha ritenuto “degno”.

    Il rag. Speziale, giudicato «persona indegna di battersi» dal suo avversario avv. De Agostino non si rassegna all’offesa che e più grave dello schiaffo dato da lui al socialista al cospetto della popolazione di Gerace. Adisce così il giurì d’onore che è costretto a pronunciarsi sulla richiesta dell’esponente fascista e dopo una lunga serie di consultazioni, di incertezze, si riunisce ed emette il seguente lodo:

    «L’anno 1925 il giorno di martedì 29 dicembre in una sala del Circolo di Unione in Gerace Marina si sono riuniti i sigg. maggiore Assante cav. Rosario, presidente, avv. Scaglione Domenico e Priolo avv. on. Antonio, membri del giury d’onore nella vertenza cavalleresca fra i sigg. Speziale rag. Giovanni e De Agostino Pietro.
    I predetti, presa visione del verbale in data 18 agosto 1925, presentato dai sigg. dott. Umberto Sorace Maresca, Giuseppe Lombardo, rappresentanti del sig. De Agostino Pietro e sigg. Candida Antonino e dott. Giuseppe Macrì rappresentanti del sig. Giovanni Speziale, circa il primo quesito se cioè, il sig. rag. Giovanni Speziale è degno o meno di battersi, dopo avere esaminate testimonianze e documenti, forniti dalle rispettive parti, hanno deciso a maggioranza che il sig. rag. Giovanni Speziale si è sempre comportato secondo le regole della morale e della cavalleria e perciò ha tutte le prerogative del gentiluomo.
    Circa il secondo quesito e cioè chi sia l’offeso e chi l’offensore il giurì a maggioranza decide di riconoscere la qualità di offeso al sig. De Agostino Pietro.
    Il 10 gennaio del 1926, nella villa attigua al castello del cav. Francesco Teotino, in territorio di Gerace Marina, l’avv. De Agostino, assistito dai padrini Umberto Sorace Maresca e Giuseppe Lombardo e il rag. Speziale assistito da Giuseppe Macrì ed Antonio Candida, si battono a duello. Arma prescelta: la sciabola.
    Alle ore 9 del mattino i duellanti (camicia di seta priva della manica destra con colletto inamidato, e
    pantaloni rimboccati) sono pronti allo scontro: direttore il dott. Umberto Sorace Maresca insieme con l’avv. Giuseppe Macry.
    Il primo assalto si risolve nel nulla. I due sono agguerriti, decisi a «tagliarsi la faccia» come si usa dire in gergo. I padrini assistono col cuore in gola, il direttore di scontro è immobile, gli occhi fissi sui contendenti. Il cielo è scuro, fa freddo, l’aria è umida ed agghiaccia le ossa. Il rag. Speziale e l’avv. De Agostino non hanno voluto conciliarsi, nonostante i ripetuti appelli dei padrini. Hanno i lineamenti del volto tesi, lo sguardo arcigno.
    Il secondo assalto è dell’avv. De Agostino che si avventa sull’avversario e prima che questi possa tentare una difesa lo raggiunge con due sciabolate una alla faccia, l’altra al gomito destro. Due colpi rapidi come scatti di coltello, fulminanti. Date le ferite, su concorde parere dei medici, lo scontro viene sospeso. I combattenti, si legge nel verbale di scontro, si sono comportati da perfetti gentiluomini e si sono riconciliati.

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