E ti saluto luglio!

luglio 31, 2008

Piaciuto il primo post dedicato ai tamarri? Ne seguiranno altri. Credo non ci sia forza più conservatrice, anzi, reazionaria, della presenza tamarra sul territorio e mi sono permesso di fare qualche approfondimento in più. Intanto voglio fare gli auguri al Russo per la nascita del figlio. Ho provato a farlo nel suo bellissimo blog ilrusso.blogspot.com ma mi dovevo registrare e mi sono perso per strada. Un voto in più a sinistra tra 18 anni non guasta proprio. Scherzi a parte, sono partecipe della tua gioia, Russo e mi piace molto il motto “25 aprile sempre”.

Per il resto, a Siderno stanno per mettere un’altra discarica. Forse sì, forse no (ve la ricordate questa canzone di Pupo dei primi anni ’80?). Il punto che mi fa rabbrividire è che al di là delle responsabilità politiche e dei vari commissari governativi, la gente non si mobilita, non partecipa al comitato spontaneo, non reagisce. O sono tutti estimatori dell’odore di spazzatura, o non se ne rendono conto. Addirittura, uno ieri sera mi ha detto “ma lo sai che se fanno la discarica a Siderno il comune incassa un sacco di soldi e va in attivo?”. Tralasciando l’identità dell’individuo, onesto lavoratore di media intelligenza ma di bassa cultura, una sorta di “buon selvaggio” alla Rousseau, mi fa rabbrividire il fatto che, inconsciamente, si consideri tutto in vendita. Anche la salute dei cittadini residenti. Il problema dello smaltimento dei rifiuti c’è. Ma non si può accettare che si faccia la terza discarica a Siderno a trecento metri dalle case e a qualche metro in più da una diga e dal suo laghetto artificiale, vera e propria oasi per percorsi di trekking, mountain bike, o semplici passeggiate all’aria aperta. E soprattutto non si può accettare passivamente tutto questo. “Get up, stand up, stand up for your right, get up stand up, don’t give up the fight”.

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I tamarri, l’amore e il sesso (INEDITO)

luglio 29, 2008

La pubertà, si sa, è un momento importantissimo per ogni individuo. Per il tamarro, in particolare, è il momento in cui inaugura un nuovo filone di cafonaggine che ne consolida le basi e lo lancia verso l’età adulta. Per i tamarri, infatti, la sessualità non è il naturale completamento dell’amore, nè un’esperienza epicurea di piacere sensuale: è soprattutto racconto gonfiato, testimonianza iperbolica, mirabilia da tramandare alla posterità. E così, il tamarro inizia a vantarsi in età puberale, millantando numeri giornalieri di episodi di onanismo da fare impallidire detenuti e militari di leva. Ma non solo. Non appena scopre che la funzione dell’apparato uro-genitale è anche quella di accoppiarsi, ci tiene a far sapere che è munito dell’”attrezzatura”. In alcune realtà rurali, addirittura, pare sia in uso diffondere una fotografia realizzata pochi giorni dopo la nascita del bebè tamarro, per dimostrare, coram populo, che trattasi indubitabilmente di maschio! Ma torniamo all’età puberale. Accade quindi, che a contatto con altri adolescenti il tamarro si esibisca estraendo “l’aggeggio” in pubblico, o che sfidi a singolar tenzone altri patiti dell’autoerotismo a chi “la manda più lontano” e altre imprese del genere. Poi arriva l’età della prima volta. È il momento in cui noi uomini siamo tutti uguali. Anche il tamarro, che sebbene duri un tempo inferiore ai 19”72 (record del mondo sui 200 metri piani stabilito da Pietro Mennea a Città del Messico nel 1979), racconterà mirabilie ad amici e parenti che sono rimasti indietro nel percorso delle esperienze individuali. In genere, il passaggio dalla “prima volta” al matrimonio è breve. Il tamarro, infatti, si sposa in genere molto presto, in chiara controtendenza con quanto accade nel resto d’Europa. Del resto, la sua famiglia lo mette subito nelle condizioni di contrarre matrimonio ed evitare di oltrepassare le colonne d’Ercole oltre le quali si è considerati “vecchi”. Questo limite, fissato in 25 anni per le donne e in 30 per gli uomini, è assolutamente perentorio e, una volta superato, condanna i malcapitati alla solitudine eterna. Ma cosa fanno le famiglie tamarre per agevolare il matrimonio dei propri rampolli? Tutto. In alcune zone, addirittura, è tuttora in voga “l’appaloramento”, atto negoziale di natura pattizia, in cui due famiglie concordano il matrimonio del figlio maschio dell’una con la figlia femmina dell’altra, poco prima dell’adolescenza. È ancora alta la percentuale di “appaloramenti” tramutatisi in matrimonio. Sembra strano che nel XXI secolo certi costumi siano ancora in voga, ma è così e, si badi bene, l’appaloramento spesso è tra famiglie di parenti, cugini di primo e secondo grado.
Il secondo compito della famiglia tamarra, poi, è quello di costruire una casa che preveda tanti piani superiori grezzi, quanti sono i figli da maritare. In barba a ogni piano regolatore, infatti, il tamarro investe subito sul mattone (in questo dimostra di saperne molto di più dei poveretti che hanno sputtanato i loro risparmi in bond argentini) lasciando spesso solo i pilastri e il solaio per i piani superiori, che verranno completati prima che il figlio sia in età da matrimonio. Molti degli scempi urbanistici che siamo costretti a vedere sono originati proprio da questi costumi. Ma andiamo avanti. Una volta “appalorato” il figlio e costruita la sua casetta grezza nella quale in genere il capostipite occupa il piano terra e i figli i piani superiori – se l’aspettativa di vita si allunga ancora di più, presto i tamarri costruiranno caseggiati alti come l’Empire State Building – si passa all’organizzazione del matrimonio con tutti i riti annessi.
Quello tipico, che precede di qualche giorno la cerimonia, è “l’acconzata d’u letto” in cui le donne congiunte della sposa allestiscono il letto nuziale secondo determinati criteri beneauguranti. Il rito, vagamente vodoo, è una sorta di buon auspicio per la fertilità futura. Il giorno del matrimonio, poi, il tamarro (o meglio, la sua famiglia) non badano a spese. Molti tirano fuori insospettabili abiti firmati ed eleganti. E poi tutta la liturgia dei fuochi d’artificio all’ingresso degli sposi al ristorante, il ricco menu e la partecipazione del cantante cabarettista per divertire le centinaia di invitati. Spesso, infatti, il numero totale dei commensali supera il migliaio. In genere, il clou dell’esibizione dell’artista consiste nella consegna alla sposa di un piatto contente una banana e due pesche sistemate a mò di apparato urogenitale maschile. Bonjour finesse! Ma nei matrimoni tamarri tutto è consentito, anche perchè per molti invitati, il banchetto nuziale rappresenta l’unica occasione dell’anno per cenare o pranzare fuori casa. Già, perchè il tamarro è estremamente tirchio e non conosce spese per libri, giornali, cinema, teatro, concerti, viaggi e tutto ciò che abbia qualsiasi attinenza con la cultura, ma per i matrimoni dei figli e per i botti di capodanno è capace di svenarsi. Ma torniamo all’oggetto del nostro capitolo. I primi anni di matrimonio vengono vissuti dal tamarro solo come un’occasione per copulare quando e dove si vuole. La famiglia, infatti, pensa a tutto (spesso anche al sostentamento degli sposini) e l’unico obiettivo è quello di fare figli, possibilmente prima che lui e lei tamarri oltrepassino le colonne d’Ercole di cui sopra, perchè «un uomo che fa un figlio dopo i trent’anni è già vecchio». Il tamarro uomo, spesso, racconta le proprie performance coniugali ad amici e conoscenti con dovizia di particolari. L’importante è che lui faccia la parte dell’amatore insaziabile e indomito, e la moglie della “vittima piacevolmente consenziente di questa autentica forza della natura che ha la fortuna di avere come marito”. Poco importa che in genere i ruoli siano invertiti. L’importante è raccontare, tanto per citare qualcosa che ho sentito con le mie orecchie che «stanotte erano le due passate, lei dormiva e io non riuscivo a chiudere occhio. L’ho svegliata. Ero pieno di voglia e lei mi diceva di lasciarla stare, ma poi ho insistito e alla fine…ah, se le è piaciuto!». Per quanto riguarda, poi, le pratiche sessuali, il tamarro, che non brilla per cura della propria igiene intima, non sembra molto incline ai rapporti oro-genitali e alle cose “ricercate”, badando più alla concretezza di posizioni collaudate e denominate secondo angolazioni non misurate dal goniometro.
Ora, siccome l’aspetto sessuale e riproduttivo sono gli unici che vengono tenuti in considerazione dal tamarro coniugato (il sentimento è da considerare una sovrastruttura marginale, di cui vergognarsi) l’entusiasmo dei primi anni decresce col passare del tempo. È qui che il tamarro, dopo due-tre anni di matrimonio, si rende conto che oramai vuole bene alla moglie “come una sorella” e forse avrebbe potuto fare qualche esperienza in più prima di sposarsi e di fare figli e magari vedere qualcosa in più del mondo. Inizia, quindi, la fase in cui desidera ardentemente l’evasione, la scappatella, quello che nel gergo tamarro viene definito “pilu stranu”. Ovviamente, anche in questo caso lo scopo è quello di millantare avventure boccaccesche con amici e conoscenti. La donna che intrattiene una relazione extraconiugale col tamarro, infatti, viene prima schedata e poi automaticamente iscritta nel registro delle zoccole. Poco importa che anche per lei si sia trattato di un’innocente evasione da un rapporto logoro, stantìo.
La legge del tamarro è molto tollerante con l’uomo che tradisce, ma è peggio del diritto penale islamico per quanto riguarda la donna che fa le corna. Questo maschilismo più che latente fa sì che i racconti di tradimenti siano di dominio pubblico e che il tenore dei racconti delle performance sessuali con la propria moglie siano elevati alla massima potenza in caso di rapporto extraconiugale. E così, la vita del tamarro si trascina fino alla terza età, nella quale il suo compito precipuo è dimostrare a tutti che «ancora ce la fa come quando era ragazzo» e quindi comincia a insidiare le giovinette e a frequentare case di tolleranza e night club, laddove prova a dimostrare la veridicità delle proprie tesi al cospetto dei giovani adepti.
Una sorta di viale del tramonto nella vita di ogni tamarro che si rispetti.


Chi si loda s’imbroda

luglio 24, 2008

In questi tempi bui per la democrazia, in cui il lodo Alfano e le altre splendide iniziative del governo del PDL (acronimo di Propaganda Due Liberticida) hanno confermato che la casta dei politicanti ora è ancora più potente, che i cittadini sono dei fessi da prendere per il culo a proprio piacimento, che se sono uguali davanti alla legge sono cazzi loro, che i giornali che pubblicano cose antipatiche a chi comanda (intercettazioni in primis…) sono solo fenomeni marginali e ai quali dare scarso credito, provo a recuperare un barlume di democrazia. Come? Ma promuovendo un referendum! Ora, spero che vada un pò meglio e abbia un appeal maggiore di quello in cui proponevo di istituire l’estate permanente. A occhio e croce mi sa di sì, perchè a chi come me riveste un seppur modestissimo ruolo nel mondo dell’informazione, l’oggetto del quesito referendario aiuta a stare bene e a guadagnarsi la stima del mondo politico.
Quindi, propongo di istituire il riconoscimento giuridico del “DIRITTO ALLA MARCHETTA”, in virtù del quale il politico, di qualsiasi schieramento e a qualsiasi livello, esige di leggere sul giornale solo quello che piace a lui. A chi non riconosce tale diritto e riporta le dichiarazioni così come sono state rese, senza compiacere il politico e senza tenera una postura inclinata, se non una totale genuflessione davanti a lui, non l’arresto, non la diffida, ma l’iscrizione nel registro della ‘NDEGNITA’ DELLA ‘NDEGNITA’ DELLA ‘NDEGNITA! Chiaro?

Quindi, firmiamo tutti l’appello, affinchè i poveri politici possano finalmente esercitare questo sacrosanto diritto a ricevere almeno una marchetta al giorno, dalla stampa tutta.
Altrimenti, i giornali che ci stanno a fare? 😀

Per “rifarci la bocca” ascoltiamo una splendida canzone della Bandabardò che risale a gennaio 2007…bei tempi! La canzone si chiama “Fine di un Pierrot”. Peccato che il filmato sia tronco. Ne vale comunque la pena


Fine del primo tempo

luglio 21, 2008

La prima tranche di ferie se n’è andata. Poco,pochissimo fancazzismo, ma tante attività utili e costruttive, unitamente a nuove e stimolanti conoscenze. Guardacaso, questa prima tornata si è aperta la sera di venerdì 4 con le granite di Ettore a Locri e si è chiusa lì ieri sera. Amici vecchi e nuovi, ambiti diversi, ma sempre grande spessore. Da parte loro, s’intende…


Allora, vediamo cosa c’è da fare di serio, o giù di lì. Ah, sì. Come ha opportunamente ricordato la pasionaria riccia del Pd, domani sera nella sala del consiglio comunale di Siderno c’è la seconda riunione del comitato civico contro la costruzione dell’ennesima discarica a Siderno. In consiglio comunale si sono detti tutti concordi nel “No” unanime all’ipotesi. Poi, quando è sorto il comitato spontaneo e si è tenuta la prima riunione all’Ymca con una temperatura a dir poco tropicale, i presenti erano quasi tutti di Sinistra. Come mai? Possibile che le tematiche ambientali interessino solo ai “compagni” di Rifondazione e del Psi, agli amici del Pd e a qualche battitore libero come lo scrittore Mimmo Romeo? Non credo proprio. Fatto sta che dell’attuale maggioranza non c’era nessuno, eccezion fatta per un consigliere comunale di Fi che però si è affacciato nell’arroventata struttura, come da lui stesso affermato «solo per un saluto». Ora, spero che sia solo una questione di temperatura e di aria climatizzata. Del resto, il compianto Gaber oggi avrebbe ammesso, forse, che il condizionatore è di destra, mentre il ventilatore è di Sinistra. Già, perchè c’è bisogno di tutti per esercitare la giusta pressione nei confronti di un commissario per l’emergenza ambientale che vuole costruire un altro sito adibito a discarica sul nostro territorio. C’è bisogno dell’impegno dei consiglieri dei partiti di maggioranza, che devono essere presenti non solo attraverso interventi sulla stampa, gratuita e non, ma anche fisicamente. Altrimenti va a finire come con l’ospedale. Ne sono più che convinto. E quindi, buon lavoro al comitato provvisorio che si spera diventi bipartisan. Per ora c’è gente tosta. Dal veterano delle battaglie ambientaliste Damocle Argirò, alla pasionaria riccia del Pd che una ne pensa e cento ne fa e ancora prima della fine della riunione di venerdì aveva già pensato a come coinvolgere i cittadini che risiedono nelle zone vicine all’ipotetico sito, in quanto soggetti potenzialmente molto interessati. Buon lavoro a Totò Sgambelluri che quando sente la parola “moderato” gli viene l’orticaria (come a me, del resto) e a tutti gli altri. In particolare ai consiglieri Pietro Tropiano e Paolo Fragomeni che hanno pensato di costituire questo comitato apartitico, suscitando ugualmente, stando ai boatos, qualche mal di pancia in chi evidentemente non tollera che qualcun altro ci abbia pensato prima. Ricordatevi, cari amici e compagni, il verso di quella canzoncina che fa «tu lavori, e ti tirano le pietre, non fai niente, e ti tirano le pietre». Andate avanti. Sono con voi.


Niente paura

luglio 17, 2008

Una notte insonne, a letto subito dopo una tardiva cena, lo stile di vita non sempre così “safety” e…patatrac! Il mio primo collasso, spiacevole esperienza fatta stamani dopo meno di mezzora di scarpinata nella strada che conduce alle cascate del Marmarico, uno dei posti che amo di più al mondo. Niente di che, solo un pò di spavento perché abituato a scarpinare anche quando “fischia il vento e infuria la bufera” non è una bella cosa. Solo un piccolo campanello d’allarme, uno di quelli da ascoltare con attenzione senza farci una malattia, ma correggendo qualcosa.

E pensare che prima di arrivare là, la statua di Tommaso Campanella, col filosofo cogitabondo posto tra monte Stella e monte Consolino (da me ribattezzato “monte incubo” dopo una terribile scalata fatta qualche anno fa) sembrava dirmi, col mento in mano: «ma sei proprio sicuro di andare con questo caldo e dopo una notte insonne?». Guai a non ascoltare i filosofi…


Ringrazio Antonio, Peppe, il medico di Bivongi e soprattutto il meraviglioso staff dell’ospedale di Siderno per il soccorso e il sostegno prestatomi. Sono dei professionisti con la P maiuscola. E io, per l’ennesima volta, mi domando: ma come si fa a togliere risorse, reparti e professionalità a un ospedale così? E’ un vero delitto!


Fancazzismo

luglio 14, 2008


Il “fancazzismo” è una corrente di pensiero che conta numerosissimi adepti. Si traduce in un modo di vivere improntato all’apatia, alla voglia di lavorare praticamente inesistente e alla tendenza al parassitismo. Io, che di solito condanno i fancazzisti, ho deciso di abbracciare questo movimento, ma a tempo determinato. Solo una settimana, per intenderci. Quella in corso, a riposare la mente dopo un anno di iperattività. Il momento magico del g.d.i.b. fancazzista, quindi, è il pomeriggio, quando elegge domicilio all’ombrellone F3 e gli unici problemi da risolvere sono la scelta della sdraio o del lettino o se è meglio il tè freddo al limone o alla pesca. Una settimana così ci vuole. E così, il fancazzismo implica che non si faccia alcuna attività che impegni la mente. Neanche leggere. Specie se si tratta di cose serie, tipo premier corrotti e corruttori, guerre per il petrolio o altro. E quindi, una volta girata la sdraio in direzione del sole, lasciato di spalle un mare riottoso, il fancazzista si lascia accarezzare la pelle da un venticello che abbassa la temperatura e attenua la sensazione di caldo; osserva le bandiere issate di fronte al lido vicino e indovina ancora una volta la nazionalità; si lascia ipnotizzare dai rami delle palme che vanno qua e là trascinate dal vento. Poi se si chiacchiera tanto meglio, ma senza impegno. Perchè il fancazzista, quando decide che non deve fare niente, non deve fare niente. Cascasse il mondo. E ogni tanto fa anche bene 🙂


Altro che impronte digitali!

luglio 12, 2008

Lungomare di Siderno, ore 15,30 di oggi. Sotto un sole cocente, due immigrati che per tirare a campare vendono giocattoli e oggetti vari e sono denominati in maniera dispregiativa “vu cumprà” cercano conforto in un metro quadro di fresco all’ombra di una siepe, riposando dopo una mattinata passata a percorrere in lungo e in largo la spiaggia in cerca di acquirenti. Mi è dispiaciuto molto vederli dormire lì, per terra, o su dei materassini gonfiabili che prima o poi venderanno. Sinceramente, avrei preferito vedere Maroni, Calderoli e Borghezio al loro posto. A cercare un pò di riposo e di fresco, sotto il sole cocente di un pomeriggio di luglio. Altro che prendere le impronte digitali dei bambini rom!