L’incubo delle feste patronali

Com’è noto, non amo – anzi – odio le feste patronali, e alla vigilia del trittico san Rocco-Portosalvo-San Cosimo e Damiano, la mia angoscia cresce a dismisura. Sì, perchè, in fondo, la festa patronale rappresenta l’evento mondano dell’anno per l’odiata tamarrìa. Almeno, io la vedo così, e non ne faccio mistero. Per questo, in queste notti sempre più brevi e ancora maledettamente calde, il mio sonno è disturbato da incubi ricorrenti. Mi è capitato, quindi, di sognare che i “tamburinari” di san Rocco (festa popolare che si tiene a Gioiosa Jonica l’ultima domenica di agosto) si trasformassero repentinamente nei famigerati black block, indossando tuniche nere e suonando la macabra marcia dei devastatori di professione. Li ho sognati deturpare coi loro escrementi i murales in memoria di Rocco Gatto in piazza Vittorio Veneto e darsi al saccheggio nella cittadina regina della vallata del Torbido. Poi, nella mia odissea onirica, sono passato alla tragica settimana di festeggiamenti a Siderno, per la patrona del paese – ma quale città… – Maria Santissima di Portosalvo. Ho sognato squadracce di “nazionalportosalvisti” brandire “‘nzulli” (dolci tipici molto secchi e duri, di chiara derivazione araba) a mò di manganelli, con in testa dei fez recanti la scritta “Sidernu cumincia cu sì e finisci cu no”. Ho sognato branchi di campagnole alla disperata ricerca di marito (all’uopo agghindate per la caccia al malcapitato durante la festa patronale) violentarmi in un vicoletto, oltraggiando altresì le immagini di donne dell’Est e del Nord Europa. Ho visto il Tagadà del lungomare alzarsi in volo e gettare una bomba atomica come l’Enola Gay a Hiroshima e, dopo l’esplosione, vedere che del paese erano rimaste in piedi solo l’albergo incompiuto sul lungomare e l’ex pastificio Cataldo. Per fortuna, sul finire del sogno, la situazione era meno grave. Per la festa di San Cosimo e Damiano a Riace, infatti, i nazionalsancosimoedamianisti si limitavano alla somministrazione coatta di panini con salsicce e prodotti di “cardara” derivati da allevamenti di maiali nelle “mandre” site in prossimità di centrali nucleari. Insomma, la salsiccia radioattiva veniva ingurgitata dalla popolazione inerme, una sorta di vaccino per l’imminente costruzione di centrali nucleari sul suolo nazionale.
Sono proprio dei brutti sogni, vero?
C’è qualche psicanalista capace di darmi una spiegazione?

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13 Responses to L’incubo delle feste patronali

  1. Peppe Loccisano ha detto:

    Roccu roccu roccu…evviva santu roccu…
    Gianlù sei passi da Gioiosa domenica fammi uno squillo.
    Ciao!

  2. Virginia ha detto:

    A livello psicanalitico si potrebbe ipotizzare uno choc da ‘nzullo in età prepuberale che ha compromesso i rapporti con l’altro sesso, così da farti essere una sorta di maniaco festaiolo ma con sensi di colpa tali da farti punire nell’inconscio con sogni in cui sei una vittima nelle mani delle paesane chi vannu a ppilu ( mia figlia è tornata oggi da Riace e mi ha spiegato che la frase ‘andare a pilu’ va bene sia per l’acchiappanza maschile che per quella femminile). Il tutto sarebbe confermato dal volo del Takatà coincidente con l’immagine di salcicce: tutti simboli fallici.
    Ma siccome questa analisi psicanalitica è come quella cosa con la quale o senza la quale si resta sempre tale e quale, allora io opterei in alternativa per qualcosa che in prospettiva potrebbe essere più produttivo, tipo un’analisi numerologica: 4 ‘o puorco ( quello della salsiccia radioattiva) 8 ‘a Maronna ( che speriamo che non ti fa fare più brutti sogni) 20 ‘a festa ( una a piacere, quella che ti pare a te) sulla ruota di Napoli ( ma pure su tutte che non si sa mai!)
    A me va il 20% della vincita, ovviamente! 😉

    P.S. Il post meritava un commento serio ed impegnato perché tra le righe tratta argomenti importanti, ma io la prossima settimana riprenderò a lavorare…e se mi metto a parlare di cose serie in questi ultimi giorni di riposo rischio il suicidio…però in maniera seria permettimi di dirti che mi piace molto lo stile di questo post, sei una bella penna, complimenti! 🙂

  3. gianlucalbanese ha detto:

    Grazie per i primi due commenti, molto diversi tra loro. Giuseppe rivendica l’orgoglio di appartenenza cittadina, mentre Virginia, pur non conoscendo molti dei riferimenti indicati, ha gradito il post e la ringrazio per gli immeritati complimenti. Comunque, i numeri ce li giochiamo davvero 😀

  4. francesca ha detto:

    gianlù. ne vogliamo parlare? CHIAMAMI

  5. francesca ha detto:

    ehm… dicevo… CHIAMAMI CHE STO POST MI PREOCCUPA. fissiamo un appuntamento di psicoterapia 🙂 come stai? ma quando cazzolina ci vediamo? 😦

  6. Alessia ha detto:

    concordo pienamente con l’interpretazione psicologica che ha fatto Virginia.
    è il tuo subconscio in protesta, allarmato dall’imminenza delle ricorrenze e dalla inevitabilità degli annessi e connessi che ogni anno si portano dietro, sempre più numerosi e di notevole portata, a scatenare delle associazioni tanto azzardate e fantasiose.
    non sono esperta in questo campo (a Siderno però c’è una persona che parla sempre di follie, patologie psichiatriche, dissociazioni comportamentali, anche se non ne capisce nulla…ma questo è un altro disorso 😉 ) però posso dirti che di fronte a reazioni del genere devi affrontare le tue paure esorcizzandole: ti propongo una full immersion di bancarelle, panini con la salsiccia (c’è uno “stand” anche davanti al Comune, tanto per riallacciarmi al post sull’amministratore locale e al suo famoso detto “a ggenti voli u mangia”!), giostre, concerti e fuochi d’artificio.
    alla fine ti sarai immunizzato per tutta la vita e sarai pronto ad essere “adottato” a pieno titolo dalla comunità tamarra che ogni anno colora le feste patronali.
    il giornalista d’assalto, quello più esperto, deve inserirsi perfettamente nell’ambiente che vuole descrivere e rappresentare… 😉

    ps-la giostra c a cui ti riferisci si chiama TAGADA’. dovresti provarla…

  7. gianlucalbanese ha detto:

    Ringrazio la pasionaria riccia per avermi reso possibile la correzione del clamoroso errore, seppur giustificabile col fatto che la prima volta che ebbi notizia di questa giostra fu per bocca di una mia amica di Roma, la quale, vent’anni fa, mi parlò di questo tagadà e io, da allora, sono convinto che si sia trattato di un difetto di pronuncia. Come farei a compiere la full immersion che mi suggerisci? E’ più forte di me. Ormai, le “feste” hanno perso il loro significato di devozione popolare, diventando da tempo, soprattutto occasione di business per ambulanti e Comune che fitta gli spazi, se non per delle vere e proprie passerelle, vedi la processione a mare del settembre 2006! Inizio a tapparmi il naso…

  8. Pietro ha detto:

    Gianlù, il sogno è molto divertente! Tuttavia, devo dirti che ho notato una tua certa propensione, come posso chiamarla….un voler essere per forza alternativo alla cultura tamarra, che finisce per condizionarti nei tuoi comportamenti quotidiani, al punto da provocarti questi tuoi incubi notturni. Le feste paesane sono soltanto un’occasione di ritrovo e svolgono una funzione sociale direi vitale per la cultura tamarra, che io accetto perché la definisco un difetto come un altro. Un po’ come mettersi un cappello con le corna e andare a prelevare l’acqua alla fonte del Po. Le feste non sono l’occasione del primo incontro, bensì sono l’occasione per lanciare segnali alla comunità sulla scelta della/del tamarro…

    Inoltre, sono occasione di divertimento per i bambini del paese, che fanno i loro giri dietro i tanburunari e i bandischi, e mangiano anchemente i sussumedda e non solo i stamatichi, i dolci che ricordava Principessina. Poi c’è a fera, con la possibilità di acquistare i sacchetti da calia per tirare i chicchi alle bandische e alle ballerine che giravano per la piazza, in attesa di esibirsi sul palco…magari insieme a Micu u Pulici i Pizzu…

    Senza contare il grande fascino che si acquisiva facendo parte del “Comitato Festa”, che da noi è chiamata “a Cummissioni”…un fascino che mi pregio di aver avuto, avendo fatto parte per molti anni della Commissione per l’organizzazione della festa di San Pietro&Paolo. Ricordo con grande emozione il mio impegno profuso per far arrivare a Natile Vecchio niente pòpò di meno che…I Teppisti dei Sogni….(nessuno dica niente, perché vengo giù e ndi cchiappamu e facimu bruttu malucori!!!). “Pietro, ci volevi tu nella Commissione per portarli qui a Natile…se non era pa tia ndi toccava ammata Micu u Pulici!!!” Se me lo dicessero oggi andrei a nascondermi…

    Per non parlare neppure dell’anno in cui arrivò Giovanna, in una grande Mercedes marrone, che si spense all’ultima curva prima di entrare in paese, con tutta la Commissione impegnata a spingere quella grande cariola fino a dietro il palco! Poi ci fu l’avvento di un facoltoso macellaio che faceva da solo la Commissione di San Rocco, che cominciò ad organizzare feste che quasi mettevano in secondo piano persino la potentissima Commissione di San Pietro&Paolo, facendo arrivare a Natile Vecchio gente del calibro di Michele Pecora e altri Big di quegli anni d’oro…causando quasi una faida tra Commissioni, invece che stimolare i protagonisti a fare meglio. Insomma, Gianluca, come vedi, ogni cosa può essere fonte di incubi ma anche di ricordi piacevo su cui riderci sopra.

    Un saluto ad Alessia

  9. Alessia ha detto:

    ciao Pietro! come è andato il rientro a casa? mi sa che anche tu l’hai subito come Gianluca…
    cmq sei riuscito, col tuo racconto, a descrivere un pezzo di festa comune a tutti i paesi, grandi e piccoli, della zona: la calia, a cui aggiungo le mentine e le mandorle con lo zucchero tostato (un must della mia festa di Portosalvo) e, perchè no, anche le rotelle di liquirizia e i denti di dracula gommosi.
    fantastico l’episodio dell’auto in panne della cantante! 🙂
    a questo proposito voglio mandare un saluto a Max, a Rosy e al piccolo Dodò che a quest’ora sarà già informatissimo sul nome del cantante che verrà alla festa a Siderno: è lui che dovrebbe fare parte, quale esperto conoscitore dei gusti musicale e dei cantanti validi che piacciono a giovani, del comitato festa!
    non conosco però i “riti maschili” di accoppiamento durante le feste patronali in ambito tamarro, ma credo che ci sia un pò dell’uno e un pò dell’altro: un pò si approfitta per conoscere il mercato e magari scegliere (se è il caso…), un pò si consolidano rapporti già costituiti come una sorta di presentazione ufficiale al grande pubblico (penso alle conferenze stampa sportive in occasione di acquisti di nuovi giocatori!).
    ma anche questo fa parte della festa e se non ci fosse, forse, dispiacerebbe un pò a tutti.
    rinnovo l’invito al Tagadà: una volta nella vita bisogna provare! quando ero ragazzina ci andavo sempre, ogni anno un giro almeno era d’obbligo.
    ora in verità non mi attirano più, nessuna giostra.
    pensavo, Gianluca, alla processione a mare del 7 settembre con la Madonna sulla barca. anche nell’occasione che hai citato tu, il 2006, ero alla processione con il motoscafo di mio papà e ricordo bene chi è salito sulla barca con la Madonna aggirando i provvedimenti prefettizi “camuffato” da componente del comitato festa patronale.
    lo giudico solo come un primo segnale, forse passato troppo inosservato, della cattive abitudini e del malcostume che poi abbiamo avuto modo di constatare, ampiamente direi!
    ma come dicevano i nostri avi “cchiù scuru d’a menzanotti non veni” e noi, occhio e croce, siamo intorno all’una e mezzo… 🙂
    ma per ritornare all’argomento principale del post, ti vorrei consigliare di vedere quel qualcosa di buono che c’è anche alla festa di Portosalvo.
    hai ragione che la devozione è ormai diventata il corollario di una festa che è solo “mangianza”, in tutti i sensi!
    ma la fede, secondo me, è qualcosa che ti porti dentro e che custodisci gelosamente, senza ostentazioni o proclami ad effetto tanto per impressionare chi hai di fronte.
    è una scelta per la tua vita che ti accompagna silenziosamente in ogni momento della giornata, e che si può rinnovare guardando oltre bancarelle e luci colorate, rumori e odori.

  10. Pietro ha detto:

    …di festi, i Pasca e di Natali, non ti fidanzari…chi ogni brutta bella pari…

  11. Pietro ha detto:

    Ciao Alessia, il mio rientro, ti dirò, è stato più soft di altri anni; non so perché ma non importa. Mi dispiace perché il recarmi al lavoro mi porta via molto tempo, quasi due ore, che potrei dedicare alla mia nuova vita bucolica. Per il resto, “a volisti a bicicletta? e ora pedala”…… mi direbbe qualcuno, se mi lamentassi!

  12. Max Reale ha detto:

    io invece spezzo una lancia a favore delle salsicce preparate con dubbia igiene, delle esalazioni sgradevoli che si avvertono passando sui marciapiede e del traffico semiparalizzato che arreca disagi alla popolazione, e mi auguro che anche stavolta gli amministratori locali possano dire dal palco ” anche quest’anno la festa e’ …..uscita(!)”.

  13. maxreale ha detto:

    Un saluto alla freschissima amica Alessia! Grazie! Il piccolo Dodo’ in questo momento adora Max Gazze’ quindi rimarra’ deluso sapendo che la nosctra comunita’ non l’ha ingaggiato….

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