L’ultimo spinello di Stefano

Non è un bel periodo per i musicisti che hanno fatto epoca. Ieri è morto Stefano Rosso, divenuto famoso con “Una storia disonesta” nel 1976. Ricordo che da bambino ascoltavo questa canzone alla radio e ne apprezzavo l’orecchiabilità, ma il senso lo capii solo da adulto. Per quei tempi fu un brano rivoluzionario, che prendeva in giro i benpensanti dell’epoca. Una buona idea, se contestualizzata al contesto storico-culturale. Poi, però, le cose peggiorarono. Oggi lo “spinello” si chiama “canna” e se lo fanno anche i ragazzini delle scuole medie. Uno schifo. Quelli più grandicelli passano a cose più forti, in nome di quel bieco edonismo che prima o poi farà implodere la c.d. civiltà occidentale. Ma questa – come dice il grande Lucarelli – è un’altra storia. Oggi ricordiamo Stefano Rosso, riascoltando la sua canzone più famosa.

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5 Responses to L’ultimo spinello di Stefano

  1. Alessia ha detto:

    quando scrivi i post sulle canzoni ho sempre il timore di non conoscerle e scoprire, così, che forse non ero poi molto attenta alle novità musicali della mia infanzia (sono nata l’anno dopo l’uscita del pezzo!); e invece ricordo ancora il motivetto della canzone.
    al testo non ci avevo fatto molto caso e ascoltandolo oggi mi fa sorridere: nell’ Italia bacchettona e perbenista di quegli anni si sarà gridato allo scandalo!
    sentire parlare di spinelli, di pakistano nero, mi riporta alla mente la contestazione del ’68, gli husky e le occupazioni universitarie, le manifestazioni di piazza. ecco, gli spinelli erano di quel periodo.
    mentre adesso la canna (che poi è la stessa cosa) mi sembra più legata ad una cultura intellettual-borghese che non disdegna neppure le droghe pesanti usate negli anni ’60 e ’70 da ristrette cerchie di psichedelici alternativi figli dei fiori, la Beat generation dei viaggi e sballi e delle visioni lisergiche.
    dire canna non fa più scandalo, e se ti scandalizzi perchè vorresti portare avanti la questione morale ti rispondono che le Iene hanno fatto il drug test ai parlamentari e le cifre di quanti sono risultati positivi farebbero impallidire chiunque.
    quindi, se dovessimo fare una distinzione, di quelle che spesso facciamo sul blog, tra destra e sinistra direi che la canna è di destra mentre lo spinello è di sinistra!

  2. gianlucalbanese ha detto:

    Cara pasionaria riccia, la tua cultura centrista di provenienza, ti ha fatto commettere uno dei tuoi rarissimi errori. Del resto, vedere una “diavola” come te che sbaglia fa notizia, e io colgo subito l’occasione per rilevare che forse, nel tuo commento sul ’68, volevi citare l’eskimo, in luogo dell’husky. Trattasi sempre di giacconi invernali, ma il primo ha caratterizzato l’epoca, mentre il secondo è stato uno dei tanti che si sono affacciati nella scena dell’abbigliamento a cavallo tra i due millenni. Almeno credo.

    Pazienza, ti sottoporrò a una drastica cura di Guccini. Magari, facendoti ascoltare proprio “Eskimo”, una delle sue canzoni che a me piacciono di più. Tra l’altro è il periodo adatto, visto l’incipit “Questa domenica in settembre, non sarebbe pesata così, l’estate finiva più “nature” vent’anni fa o giù di lì. Con l’inconscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci in tasca “L’Unità”, la paghi tutta e a prezzi d’inflazione, quella che chiaman “la maturità””.

    Oggi l’Unità è il giornale del centro sinistra di un partito a prevalenza centrista.
    Se Gramsci sapesse…

  3. Alessia ha detto:

    mea culpa!
    ho peccato di disattenzione e non ho verificato come faccio di solito!
    hai ragione ma forse è stato semplicemente, come direbbe Freud se potesse analizzare il caso concreto, un lapsus dettato inconsciamente dal mio subconscio che ha fatto prevalere il mio senso estetico sulla correttezza del termine: l’eskimo non mi piace, mi sa tanto di cacciatori di balene dell’Alaska, mentre l’husky è un pò più moderno, da fine millennio!
    tifo ancora per il collo di pelliccia, che è molto glamour e fashion!
    e faccio ammenda per la prossima volta!

    ps-ma tu sei sempre attento, così non vale!

  4. Virginia ha detto:

    … e domani sereno
    volerò in braccio a Dio
    tra i papaveri e il treno
    perché lì è il posto mio

    (Stefano Rosso- Il treno dei papaveri)

    Anche io ho dedicato a Stefano Rosso un post ieri… troppo alternativo per avere un grosso spazio, ma sicuramente nel cuore di tutti noi dell’eskimo!

    Portavo allora un eskimo innocente
    dettato solo dalla povertà..

    Gli eskimo erano verdi, con la pelliccetta staccabile. Il mio invece era blu. E ce l’ho ancora! Per niente glamour e fashion, era un capo ‘da poveri’ perché uno per tutte le stagioni, buono d’inverno e in primavera, con la pioggia o senza, per la scuola e per lo stadio. Insieme alle polacchine ( blu pure quelle) era la mia divisa da ventenne di sinistra, 30 anni fa…

    Ed io che ho sempre un eskimo addosso
    uguale a quello che ricorderai,
    io, come sempre, faccio quel che posso,
    domani poi ci penserò se mai!
    Ed io ti canterò questa canzone
    uguale a tante che già ti cantai:
    ignorala come hai ignorato le altre
    e poi saran le ultime oramai.

    Ci hanno ignorati alla grande, a noi dell’eskimo, questi signori da barca, doppiopetto e casa a New York, ma pian piano abbiamo imparato ad ignorarli anche noi!

  5. giuseppe ha detto:

    …e allora senti cosa fò, soddisfazioni non ti do, divento liberale, mi faccio da mangiare e quando vado al mare a culo nudo sto… Grande Stefano. Figlio di un grande periodo

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