Vent’anni di Jovanotti

novembre 28, 2008

Come molte persone della mia età conobbi Lorenzo “Jovanotti” Cherubini all’inizio del 1988. Era il nuovo conduttore di Deejay television, fortunato programma pomeridiano che andava in onda su Italia Uno. Frutto di un rapporto di partnership con Radio Deejay, che allora da noi non si prendeva in Fm, ci permise di conoscere dei conduttori come Linus, Gerry Scotti (allora quasi magro e con tanti capelli), Kay Rush e tanti altri. Un bel giorno arrivò questo ragazzone simpatico, alto e magrissimo. Indossava un “chiodo”, maglie e jeans oversize che lasciavano intravedere i boxer con le stelle rosse, e portava degli strani occhiali da sole rotondi, con le lenti estraibili. Il suo esordio televisivo anticipò di qualche settimana quello discografico. Fu l’ennesimo colpo di marketing di quella vecchia volpe di Claudio Cecchetto che, lasciato il Gioca Jouer, era diventato il principale manager e scopritore di talenti dell’industria discografica italiana. Jovanotti fece subito presa nel pubblico. E il suo primo album “Go Jovanotti go” andò ad altissima rotazione durante l’estate del 1988, forse la mia estate più bella e spensierata. Il singolo principale fu “Gimme five”, ma ricordo anche la title track e “Mix”. Jovanotti scimmiottava i rappers americani, introducendo il pubblico italiano nel magico mondo del testo parlato su base ritmica. Fu un successo senza precedenti. Le sue magliette, i suoi dischi, perfino i boxer con le stelle andavano a ruba, e noi, diciottenni dell’epoca, ci ispiravamo tutti a lui. “Go jovanotti go” è un album che, nonostante la pochezza qualitativa, ascolto ancora con piacere quando capita. Poi, sull’onda del successo del primo album, arrivarono quelli ancora più commerciali, come “La mia moto”, “Vasco”, “Ciao mamma guarda come mi diverto”, tanto che Lorenzo Cherubini divenne un’icona del genere commerciale che i puristi del rock e dei cantautori sdegnavano. Anch’io mi allontanai da lui e risi quando ai concerti di Vasco Rossi il pubblico gridava “Chi non salta Jovanotti è”. Ma Vasco Rossi, cui la lungimiranza non manca, volle incontrare pubblicamente Jovanotti, per dimostrargli tutta la sua stima. Un gesto simbolico, che sdoganò il rapper di Cortona e lo spronò ad esprimersi come avrebbe voluto, anche andando contro gli interessi e la volontà dei suoi manager. Fu un successone senza precedenti. Da “Serenata rap” in poi, Lorenzo Cherubini entrò a pieno titolo nella schiera dei cantautori italiani, che lo si voglia accettare o no. I suoi testi riuscirono perfino ad essere impegnati nel sociale e le sue ballate romantiche sono da collezione, dalla già citata “Serenata rap” a “Chissà se stai dormendo”, fino alla recente “A te”. Ricordo con grande piacere le emozioni che mi regalò il suo concerto a Locri nel capodanno del 2006. Quella marea di gente e la sensazione di “essere in “Europa”, che dalle nostre parti non si prova spesso. Ieri l’ho visto in Tv nel programma della mia preferita. Oggi Jovanotti è uno splendido 42enne che ci regala capolavori come questa “Come musica” un brano che, per quanto è bello, sembra scritto dal Gino Paoli più ispirato. Vent’anni insieme alla musica di Jovanotti sono passati in fretta, ma piacevolmente. Grazie Lorenzo!

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…per tutto il resto c’è social card!

novembre 27, 2008


Una volta si chiamava tessera annonaria. Così, almeno, mi hanno raccontato quelli che c’erano. Era di cartoncino e si usava durante il fascismo per ottenere i generi alimentari razionati. Ora, la tessera annonaria si è adeguata ai tempi. E’ diventata più “figa”, con lo sfondo blu e quel logo coi cerchi arancione e rosso, come le carte di credito dei “grandi”. E soprattutto, ora si chiama “Social card”. L’ultima brillante idea del governo berlusconi (le cui radici ideologiche si richiamano al periodo della tessera annonaria) per “rilanciare i consumi dei meno abbienti” è questa carta che garantisce, se ho inteso bene, quaranta euro mensili da spendere nei supermercati convenzionati a chi ha un reddito inferiore a cinquecento euro al mese. Quasi un’elemosina. Sarebbe stato più dignitoso, forse, regalare un panettone e una bottiglia di Asti Martini, magari inserendo del materiale elettorale del Pdl nella confezione (tra elezioni regionali e amministrative, un promemoria ci sta sempre bene). Dico questo, perchè questo stesso governo che ora se ne esce con questa “elemosina di stato”, è lo stesso che ha abolito l’Ici ai proprietari di case titolari di redditi alti, che quindi non hanno risparmiato quaranta euro al mese, ma molto di più. Mi fermo qui. Le altre “imprese” dell’esecutivo piduista-leghista-postfascista sono sotto gli occhi di tutti. Ma ci sono cose che nella vita non si possono comprare. Per tutto il resto c’è social card.


Facebook sì, Facebook no, Facebook forse…

novembre 26, 2008

Rieccomi. Confesso che dopo un paio di settimane dalla mia iscrizione, posso dire di non essermi appassionato a Facebook, la community virtuale per farsi “i cazzi degli altri”. Certo, non sono mancate le cose piacevoli, come rivedere le persone che si erano perse prima della fine degli anni ’90, le foto di un mio amico di Bologna che ho visto felice e innamorato come non lo vedevo da tempo (ciao Pè ;-)) e qualche simpatica chat con amici lontani che non vedevo da qualche mese. Per il resto, Facebook non mi ha ancora preso. Troppe cose, troppi gruppi di discussione che nascono e poi “muoiono là” dopo qualche giorno, poca sostanza e molta apparenza. Mi sbaglierò? Vediamo. Intanto su facebook ci vado poco e niente. Preferisco il mio inutile blog, anche se negli ultimi giorni lo sto trascurando per cose (ahimè) più serie. Sicuramente “l’Inutile” mi rappresenta meglio ed esprime di più il mio modo di essere. Almeno io la vedo così.


Riposa in pace

novembre 22, 2008


Giornalista, pelato, comunista. Quante cose in comune avevamo io e Sandro Curzi. Con le dovute proporzioni, ovviamente. Ci ha raccontato per decenni i fatti da un’altra angolazione rispetto ai principali telegiornali e mass media in genere. Ce l’ha fatta vedere da sinistra. Da oggi non c’è più.
Riposa in pace compagno Sandro!


Lucida disamina

novembre 22, 2008

Abbiamo perso, meritatamente, la partita più sentita dell’anno. Siamo stati inferiori sul piano del gioco, ci hanno saputo “imbottigliare” e anche se hanno segnato in maniera a dir poco grottesca, dobbiamo ammettere che il risultato finale è giusto. Ora sono a più 6. Ma non finisce qui. Perchè il campionato è lungo e c’è la partita di ritorno. Speriamo che in quella occasione in porta ci sarà Buffon invece di quel “cetriolo” dai capelli di paglia, che ha pensato bene di rimanere fermo invece di intercettare la raggiungibilissima traiettoria del tiro di Muntari. Speriamo che in avanti ci sia Trezeguet a dare manforte a un sempre forte Del Piero. Speriamo che ci sia ancora un Chiellini così gigantesco come stasera, un Nedved sempre così inossidabile, un Sissoko sempre onnipresente. Ma soprattutto non voglio più vedere Amauri così appannato, un Camoranesi così lezioso da diventare irritante, e soprattutto, guarisci in fretta Gigi Buffon, e fai in modo che il cetriolo coi capelli di paglia torni ad accomodarsi in panchina o, meglio ancora, che ritorni a Siena, nella sua dimensione naturale.
Accettiamo la sconfitta. E vediamo il lato filantropico della cosa. Già perchè vedere Moratti esultare, dopo tutte le amarezze che gli abbiamo fatto provare in tutti questi anni, mi ha fatto tenerezza. Lo dico sul serio, senza l’acerrima ironia che i soliti noti proveranno a cogliere.
Ci vediamo al ritorno!


Bella e brava

novembre 21, 2008


Confesso che ho sempre avuto un debole per Paola Cortellesi, e sono contento che finalmente le abbiano dato l’opportunità di avere un programma in prima serata tutto per lei. “Non perdiamoci di vista” non è un capolavoro, ma si guarda con piacere, specie quando la talentuosa attrice romana si esibisce nelle parodie delle “dame di regime” dallo scarso spessore politico e dalla dubbia umanità come la Gelmini, la Santanchè e la Moratti. Brava Paola! E poi le esibizioni musicali (ieri insieme a Tiziano Ferro) e il monologo del piccolo camorrista, mettono in risalto il suo innato talento che apprezzo almeno quanto la sua dolce bellezza. Mi sa che mi ha fatto dimenticare la Borromeo 🙂


W il “romano”

novembre 19, 2008

Sono tre anni che, per un motivo o per l’altro, non mi posso spostare da Siderno, e quindi un viaggio è una delle cose in cima ai miei desideri. Non importa la destinazione, i giorni di permanenza o la struttura ricettiva. L’importante sarebbe spostarmi, viaggiare. E visto che adesso non posso proprio farlo, mi sposto con la fantasia, e provo sempre a organizzarmi un ipotetico viaggio per chissà dove, senza una meta precisa, ma con un unica certezza: il primo mezzo di locomozione, ovvero il mitico “romano”, il treno che parte dalla stazione di Siderno alle 21,10 circa e arriva alla stazione Termini poco dopo le sette di mattina. Un’eternità, considerati i tempi medi. Una leggenda metropolitana narra che il “romano” viaggi a una velocità così ridotta, perchè se andasse a quella standard arriverebbe a Roma anche un paio d’ore prima e, giustamente dicono a Trenitalia “che ci fai alle cinque di mattina a stazione Termini”? Sarà lento, vetusto e con una sola carrozza coi vagoni letto, ma io il “romano” lo adoro, forse perchè mi ricorda le brevi ma frequenti trasferte capitoline del triennio 2003-2005, quando era tutto una piacevole abitudine: raggiungevo a piedi da casa mia la stazione di Siderno col mio trolley, poi via nel vagone letto del “romano”, con tutti i piccoli comfort ai quali non ero abituato: il piccolo lavabo, il “pappagallo” e caffè e quotidiano all’alba! Poi l’arrivo a stazione Termini, la colazione nel baretto in via Giolitti col barista catanzarese e via verso una giornata nella capitale, che a volte si concludeva proprio sullo stesso treno, il “romano” che alle 23 circa era pronto a riportarmi a casa, magari dopo una cena in centro. Appartengo a una generazione che non era abituata a spostarsi sulla tirrenica per prendere i treni Eurostar (vecchio tipo, per intenderci…) che da noi nella jonica non passano. Sono altresì diffidente sui voli aerei, specie quelli low cost con le loro clausole contrattuali a dir poco claustrofobiche e poi l’aeroporto di Lamezia Terme dista un’ora e quaranta da casa mia, per non parlare degli onerosi (in termini di tempo) spostamenti dagli aeroporti alle stazioni centrali delle grandi città ai quali a volte mi sono sottoposto ma che detesto. Già, perchè il Leonardo Express che collega l’aeroporto di Fiumicino alla stazione Termini impiega cinquanta minuti circa e di mattina è popolato da una strana fauna: grisaglie e fumi di Londra con Blackberry sempre in funzione e tanta, ma tanta “caglia”. Come dire, il trionfo dell’apparire sull’essere. Proprio quella fauna che detesto. E quindi, meglio il “romano” che ti culla per tutta la notte con la sua velocità quasi ottocentesca, coi suoi ritmi antistress e i suoi rassicuranti orari. Con le sue chiacchiere “da treno” che ti ritrovi a fare con qualcuno che condivide il viaggio con te e “avevi l’impressione di conoscere”. Da noi la ferrovia jonica vive una continua spoliazione, seconda solo a quella della sanità. I comitati “no Tav” non avrebbero ragione di esistere, visto che da noi non passano gli Eurostar, figuriamoci l’alta velocità. Perchè la ferrovia jonica, ancora denominata “Reggio-Metaponto” ha un solo binario e forse è considerara un “ramo secco” della rete ferroviaria nazionale. Ma, parafrasando un celebre spot pubblicitario…”toglieteci tutto ma non il “romano””. …Ah, che voglia di viaggiare 😦